di Giacinto della Cananea
Il Foglio, 10 luglio 2024
La reazione della giunta distrettuale torinese dell’Associazione nazionale magistrati all’articolo di Ermes Antonucci sul Foglio del 6 luglio, in cui si segnalavano i risultati negativi conseguiti da un pubblico ministero, merita qualche riflessione nella prospettiva del costituzionalismo liberale. La reazione si è manifestata nella “condanna” dell’articolo per i toni e le espressioni che “di certo, superano il diritto di critica giudiziaria” e per aver erroneamente considerato i risultati da conseguire. Nessuno di questi rimproveri, però, regge a un’accurata disamina. Il rimprovero relativo ai risultati è confutato dalla storia e dall’assetto istituzionale. In sede storica, nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino adottata a Parigi il 26 agosto 1789 l’enunciazione di vari diritti dell’individuo era completata, rafforzata da un principio istituzionale: “la società ha il diritto di chiedere conto della sua amministrazione a ogni pubblico funzionario”. Quel principio è alla base delle costituzioni delle democrazie liberali, come la nostra.
di Simona Musco
Il Dubbio, 10 luglio 2024
In 33 pagine, la procura generale di Reggio Calabria prova a salvare il processo contro il sindaco di Riace in Cassazione, dichiarando utilizzabili le intercettazioni. Per i giudici d’appello non lo erano, ma in ogni caso non avrebbero dimostrato nulla. Le assoluzioni dalle accuse di associazione a delinquere, peculato e due falsi sono ormai definitive. Ma la procura generale di Reggio Calabria vuole comunque riaprire il processo a Domenico Lucano, sindaco di Riace e neo eurodeputato, chiedendo alla Cassazione di rivalutare le assoluzioni per truffa aggravata ai danni dello Stato, un abuso d’ufficio (reato ormai abolito) e un falso relativo a 56 delibere. A firmare la richiesta l’avvocato generale Adriana Costabile e i sostituti procuratori generali Adriana Fimiani e Antonio Giuttari, che con sole 33 pagine cercano di smontare la corposa motivazione d’appello, che aveva di fatto demolito ogni accusa, capovolgendo la narrazione che aveva fatto a pezzi il modello d’accoglienza di “Mimmo il curdo”.
di Tiziana Roselli
Il Dubbio, 10 luglio 2024
Incluse le procedure di liquidazione controllata, che vengono equiparate a quelle giudiziali: per la Corte costituzionale l’ammissione è necessaria per garantire l’effettività del diritto alla difesa. La Corte costituzionale, con la sentenza numero 121/2024, ha esteso il patrocinio a spese dello Stato alle procedure di liquidazione controllata, equiparandole a quelle delle liquidazioni giudiziali. La decisione è scaturita da una questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Verona, che riguardava gli articoli 144 e 146 del Dpr numero 115/2002, relativi al patrocinio a spese dello Stato nelle procedure di giustizia. Tali articoli includevano la liquidazione giudiziale, ma escludevano la liquidazione controllata.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 10 luglio 2024
Anche il presidente del Consiglio regionale Oliverio si espone: “La strategia politica nazionale dovrebbe guardare con un occhio più attento alle vicende umane e carcerarie”. “Per prevenire e contrastare il dramma dei suicidi e degli atti di autolesionismo nelle carceri occorre contrastare il sovraffollamento, rafforzare la presenza di psicologi, psichiatri, assistenti sociali ed educatori, migliorare le prestazioni sanitarie, aumentare le attività educative e ricreative e, soprattutto, favorire l’adozione di misure alternative alla detenzione, come l’affidamento in prova, la detenzione domiciliare e altre forme di pene non detentive, riservando la detenzione in carcere ai casi più gravi, garantendo, comunque, un percorso di rieducazione e di reinserimento nella società”. Lo ha detto il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Campania, Samuele Ciambriello, questa mattina in conferenza stampa nella sede del Consiglio regionale della Campania con il presidente del Consiglio regionale Gennaro Oliviero e il Garante cittadino di Napoli don Tonino Palmese.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 10 luglio 2024
Ancora un suicidio negli istituti di pena. La Cedu intanto condanna l’Italia per trattamenti degradanti: dovrà risarcire un detenuto con problemi psichiatrici che ha tentato più volte il suicidio. Un detenuto italiano di 57 anni, con problemi di tossicodipendenza, si è suicidato ieri notte nel carcere di Varese, impiccandosi nel bagno della propria cella. Questo tragico evento porta a 54 il numero totale di suicidi nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno. Includendo anche i suicidi degli agenti di polizia penitenziaria, il bilancio sale a 60 vittime. Il sindacato Uilpa, in particolare il segretario generale Gennarino De Fazio, denuncia questi “numeri pazzeschi, senza precedenti”, definendoli “inumani persino per un regime totalitario”.
di Irene Carmina
La Repubblica, 10 luglio 2024
È morto nel carcere di Augusta Giulio Arena, l’ergastolano di 67 anni che da dicembre dello scorso anno aveva smesso di bere e di mangiare per protestare contro una condanna che riteneva ingiusta. A tenerlo in vita nei sette mesi di sciopero della fame e della sete era stata la nutrizione artificiale. Rena aveva deciso di lasciarsi morire. “Se va avanti così non vivrà a lungo”, era stato il grido di allarme lanciato dal garante dei detenuti di Siracusa, Giovanni Villari, sulle pagine di Repubblica a febbraio. È andata esattamente così.
di Viola Giacalone
controradio.it, 10 luglio 2024
L’autopsia dovrà verificare la natura di eventuali e ulteriori lesioni sul corpo del ragazzo oltre a quelle riconducibili al suicidio. Sarà fatta l’autopsia sulla salma del detenuto tunisino di 20 anni che si è tolto la vita, impiccandosi, a Sollicciano. Cosi ha stabilito la pm Ornella Galeotti che ha aperto un fascicolo, così da poter svolgere l’esame autoptico. L’autopsia dovrà verificare la natura di eventuali e ulteriori lesioni oltre a quelle riconducibili al suicidio. Nel frattempo in seguito alla riunione di giunta straordinaria sulla situazione degli istituti penitenziari a livello regionale che si è tenuta ieri pomeriggio, il presidente di regione Eugenio Giani ha annunciato che scriverà al ministro della Giustizia Carlo Nordio per avere chiarimenti sul futuro del carcere fiorentino.
di Arianna Egle Ventre e Giacomo Zandonini
Il Manifesto, 10 luglio 2024
Dal Pakistan a Torpignattara, Mohammad Ishaq Khan era stato condannato per tentato furto. “La giudice non ha potuto disporre accertamenti né è stato possibile attivarsi a livello difensivo. Si rileva una chiusura ermetica del sistema carcerario”, dice l’avvocato Dini Modigliani. “Davvero nelle carceri italiane le persone possono morire così?”, ha chiesto incredulo Irshad dopo aver saputo del decesso del fratello minore: Mohammad Ishaq Khan. La salma è arrivata all’aeroporto di Islamabad, capitale del Pakistan, il 2 luglio. Ad attenderla tutta la famiglia. Secondo la comunicazione ufficiale ricevuta dall’avvocato difensore, lo scorso 4 giugno il detenuto si sarebbe tolto la vita nel carcere romano di Regina Coeli.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 10 luglio 2024
Otto mesi fa la giovane detenuta di Sollicciano ha perso il bambino. L’appello delle associazioni. Da quasi un anno, per l’esattezza otto mesi, cerca una casa per scontare la sua pena agli arresti domiciliari, come previsto dal giudice, ma questa casa ancora non è riuscita a trovarla. E quindi continua a scontare la pena in una cella umida e con infiltrazioni nel carcere di Sollicciano. È la storia di Amira (nome di fantasia), la detenuta tunisina di 27 anni che lo scorso marzo ha perso il figlio al quarto mese di gravidanza. Dopo il drammatico evento la reclusa, in arresto per spaccio di sostanze stupefacenti con una pena di quattro anni, è caduta in uno stato psichico critico, con frequenti crisi di pianto alternati a stati depressivi. Per lei, il suo avvocato e i volontari del penitenziario fiorentino si sono attivati per trovare una casa (non soltanto dopo l’aborto ma anche all’inizio della gravidanza).
di Alessio Gaggioli
Corriere Fiorentino, 10 luglio 2024
Nella città in cui oramai tutto è preso è inevitabile il dramma della giovane Amira. Ci sono gli studenti che non trovano alloggi perché a Firenze, come racconta l’ultima ricerca sul mercato immobiliare, una stanza (letto, scrivania, finestra e armadio) costa 600 euro al mese, ci sono i lavoratori - in gran parte occupati nel mangificio - che schiacciati dai part time imposti dai titolari dei ristoranti guadagnano una miseria. Ci sono i residenti che scappano dal cuore di una città che non ha più cuore. E c’è Amira, una storia problematica alle spalle, ma esemplare della Firenze di oggi: avrebbe diritto agli arresti domiciliari dopo aver perso un bambino a Sollicciano, ma è da un anno che nessuno riesce a trovarle un posto fuori.
- Bolzano. Carcere di via Dante, debellata la scabbia. Rientra dopo mesi l’emergenza sanitaria
- Roma. Il manicomio dei migranti
- Torino. “Travolti dai fascicoli”, la vita di trincea dei magistrati della giustizia minorile
- Napoli. Progetto IV Piano: un aiuto concreto per i detenuti con dipendenze di Poggioreale
- Venezia. Detenuti al lavoro per la Biennale









