di Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 12 marzo 2024
Intervista alla presidente del tribunale di Sorveglianza: “Quando risarciamo i detenuti stiamo affermando che c’è stata una costrizione illegittima, una contraddizione, e molti vincono le cause”.
parmatoday.it, 12 marzo 2024
Ecco cosa chiedono: dalle chiamate ai familiari agli aspiratori nei bagni. Prosegue, in questi giorni, la protesta di 114 detenuti della Sezione Alta Sicurezza all’interno del carcere parmigiano di via Burla. La mobilitazione interna, annunciata per quattro settimane dalla fine di febbraio, ha lo scopo di far luce sulle condizioni di vita delle persone all’interno del carcere. La protesta, che si sta concretizzando anche attraverso alcuni scioperi della fame a staffetta tra i detenuti, ha delle richieste ben precise. Una lista dettagliata di 25 punti è stata infatti consegnata alle autorità, tra cui anche il Garante dei Detenuti della Regione Emilia-Romagna.
di Marco Brunacci
umbria7.it, 12 marzo 2024
Intervista all’ex Direttore della Casa Circondariale di Terni, Francesco Dell’Aira. In occasione del 207° anno della fondazione del Corpo di Polizia Penitenziaria abbiamo incontrato un uomo che ha passato la sua vita nell’amministrazione penitenziaria. Un’amministrazione per quello che è stata, per quella che è oggi e per gli obiettivi che si è prefissa a medio e lungo termine di raggiungere. L’istituzione carcere in questi anni è cambiata da luogo lontano dalla realtà fino a diventare un centro di condivisione dei problemi della società e pronta a reintegrare quei soggetti che hanno bisogno di un’altra possibilità. Il carcere nel passato era lo specchio della società, oggi le parti sono invertite e forse la società è diventata lo stesso specchio riflesso del carcere. Una considerazione degna di essere approfondita e per entrare in un modo cosi’ complesso e sconosciuto all’opinione pubblica solamente chi ha vissuto in prima linea può in maniera esemplare raccontare la time line dei cambiamenti.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 12 marzo 2024
“In pochi giorni, la detenuta tunisina che ha perso il bambino a Sollicciano è dimagrita dieci chili, questo perché non ha potuto seguire una dieta islamica come previsto dalla sua religione. A differenza di quello che succede nel reparto maschile, dove i reclusi possono comprarsi prodotti halal, al femminile questa cosa non è consentita e il risultato è stata una perdita di peso molto importante. Non voglio dire che questo sia collegato direttamente ai problemi che hanno portato all’interruzione di gravidanza, ma resta il fatto che la donna non è stata adeguatamente seguita”. A parlare è Emilio Santoro, presidente del comitato scientifico de L’Altro diritto: “È una doppia discriminazione il fatto che la donna non abbia potuto seguire una dieta islamica, motivo per cui è dimagrita tanto: da un lato è una discriminazione religiosa, dall’altra una discriminazione di genere, visto che al reparto femminile non è consentito quello che è consentito al reparto maschile”. Proprio su questo tema, la detenuta, tramite l’associazione L’altro diritto, aveva presentato qualche settimana fa il reclamo 35bis al magistrato di sorveglianza, “reclamo che è stato consegnato alla matricola del carcere soltanto venerdì scorso, nonostante l’urgenza. Di fatto, nelle ore in cui la donna stava procedendo con l’interruzione di gravidanza, il suo reclamo non era ancora arrivato sul tavolo del magistrato”. Secondo Santoro, “la burocrazia del carcere ha tempi davvero eccessivi che non sono adeguati quando di fronte c’è la salute di una detenuta”. Non solo, ci sarebbero stati anche altri problemi, primo fra tutti quello della poca acqua bevuta dalla signora: “I medici, a causa di una infezione urinaria, le avevano suggerito di bere molta acqua, ma lei ha bevuto soltanto due bottigliette di acqua al giorno, questo perché non aveva soldi per comprarne altre”.
di Alessandra Serio
tempostretto.it, 12 marzo 2024
La nomina del Garante dei detenuti a Messina non può più attendere. Lo confermano i recenti fatti di cronaca, spia del sempre crescente disagio per i carcerati in tutta Italia, e anche le strutture messinesi non fanno eccezione, malgrado le eccellenze. In vista dell’annuale sopralluogo dei Radicali, attesi domattina in carcere, l’associazione Leonardo Sciascia ha fatto il punto della situazione, a dieci anni dalla nascita della sigla radicale che coincidono con i 10 anni dalla prima richiesta di istituzione della figura al Comune di Messina.
di Eleonora Delfino
Gazzetta del Sud, 12 marzo 2024
Infruttuosa l’operazione con cui l’Azienda dovrebbe istituire una graduatoria per gli incarichi. L’Asp ci riprova. Un’operazione che non si annuncia facile. L’obiettivo è quello di individuare personale sanitario per la formazione di una graduatoria aziendale per il conferimento di incarichi provvisori ed in sostituzione per l’assistenza penitenziaria. Il primo tentativo adottato con l’avviso pubblico si è concluso con un nulla di fatto. Il bando è andato deserto nessuna proposta è stata inviata all’Azienda sanitaria provinciale per ricoprire un ruolo certo non facile.
di Maria Di Poppa
giornalelavoce.it, 12 marzo 2024
Ospite del Rotary Club di Chivasso, Elena Lombardi Vallauri ha fornito uno spaccato toccante della realtà di cui è alla guida da maggio. Una serata all’insegna dei diritti, quella organizzata giovedì dal Rotary Club di Chivasso, con un tre ospiti davvero eccezionali. Al termine della cena che si è tenuta presso il ristorante Dei Cacciatori, in frazione Rolandini a Verolengo, sono state invitate a parlare la direttrice della Casa Circondariale di Torino “Lorusso e Cutugno”, Elena Lombardi Vallauri, la garante dei detenuti, Monica Valle, e l’avvocata Benedetta Perego.
di Greta Dircetti
Avvenire, 12 marzo 2024
A Ferrara anche gli atleti della Federazione italiana si sono allenati con un gruppo di detenuti Articolo 27 della Costituzione: “Le pene [...] devono tendere alla rieducazione del condannato’: Parole che il carcere di Ferrara ha fatto diventare un progetto concreto con la nascita, nel 2021, della squadra “Rugby 27 Ferrara’: Un gruppo di ragazzi che per ora si allena, ma che sogna di replicare l’esperienza dei corregionali del “Giallo Dozza’,’ formazione della casa circondariale di Bologna che è iscritta al campionato di Serie C regionale dell’Emilia-Romagna.
di Sara D’Ascenzo
Corriere del Veneto, 12 marzo 2024
“Con i miei occhi”: la Santa Sede al carcere della Giudecca. “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”. Eccolo il cuore pulsante, il nervo innestato nella sessantesima Biennale d’Arte di Venezia. Parte dal Vangelo Secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini il Cardinale José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede per raccontare perché il Padiglione della Santa Sede alla prossima Biennale d’Arte (dal 20 aprile al 24 novembre) dall’evocativo titolo “Con i miei occhi”, abbia trovato il luogo ideale nella Casa di reclusione femminile della Giudecca, a Venezia. Ieri la presentazione in Vaticano, insieme al Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, Giovanni Russo, e ai due curatori del Padiglione, Chiara Parisi e Bruno Racine.
di Franco Corleone
L’Unità, 12 marzo 2024
Fu contrastato dalle baronie universitarie e dai sapientoni della psichiatria tradizionale. “Basagliani”, così venivano additati coloro mettevano al centro la persona e non la malattia. Con la sua rivoluzione dal basso abbatté i muri dei manicomi e del potere. Cento anni fa nacque Franco Basaglia ed è una occasione per tante celebrazioni che devono però evitare la retorica della costruzione di un santino accettato da tutti. Perché non è stato così nella realtà, infatti Basaglia fu contrastato dalle baronie universitarie e dai sapientoni della psichiatria tradizionale e fu messo sul banco degli accusati dalla giustizia. Addirittura il suo nome fu usato per insultare il gruppo che si era creato attorno alla sua figura: i basagliani, un neologismo da usare come una clava contro chi metteva al centro della attenzione e dell’attività terapeutica la persona e non la malattia.
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