valdelsa.net, 29 ottobre 2023
Dare un supporto educativo sanitario alle persone detenute è possibile. Grazie al modello IDEA (Interventi di Educazione all’Autogestione), entra nel carcere di Ranza (San Gimignano) la formazione per le persone affette da malattie croniche come: diabete, ipertensione arteriosa, scompenso cardiaco, ictus e malattie respiratorie. Il tutto è realizzabile grazie al contributo degli infermieri - conduttori formati secondo il metodo elaborato all’Università di Stanford. Qualche mese fa, è stato proposto alla Direzione della Casa di Reclusione di Ranza un progetto della durata di un anno per seminari per l’autogestione delle malattie croniche. Dal mese di agosto, questa opportunità è stata usufruita da una quindicina di detenuti affetti da diabete tipo 2. Il secondo seminario coinvolgerà a breve circa altre 20 persone affette da malattia cronica.
di Riccardo Bruno
Corriere della Sera, 29 ottobre 2023
L’esordio a Torino. “Prima reagivo anche per una sciocchezza, adesso mi piace stare in mezzo alla gente”. Il presidente della Federugby: “Il nostro sport ha una capacità innata di formare al rispetto delle regole”. Al quinto minuto di gioco non ha fretta di fischiare il fallo, concede il vantaggio e i ragazzi del Cus Torino lo sfruttano arrivando a meta. Alla sua prima partita, alla sua prima decisione importante, l’arbitro Klodian Bajraktari, albanese, 27 anni tra pochi giorni, fa la scelta corretta.
di Francesca Orsi
fotocult.it, 29 ottobre 2023
Tania Boazzelli, presidente dell’Associazione Scatto Libero, ci racconta un progetto con i detenuti del carcere di Rebibbia e altre iniziative tese ad aiutare attraverso il mezzo fotografico. L’Associazione Scatto Libero di Roma entra in contatto con realtà socialmente “difficili” e con la fotografia aiuta le persone che vivono situazioni di difficoltà a trovare la loro espressione, un modo creativo per ascoltare la loro voce, in carcere o anche in case famiglia. Ne abbiamo parlato con Tania Boazzelli, presidente di Scatto Libero.
di Loredana Lipperini
L’Espresso, 29 ottobre 2023
L’azione di un dittatore o di un gruppo terroristico non trascina con sé lo stigma per gli artisti. Per questo i casi Adania Shibli e Patrick Zaki ora e le follie come quella di annullare le lezioni su Dostoevskij perché russo sono preoccupanti. Eppure dovremmo aver imparato, grazie a secoli di letteratura, che dividere il mondo in due opposti invocando il sangue dell’uno o dell’altro significa dimenticare non solo che esiste l’ormai dileggiata complessità, ma che esistono le posizioni tacitate (quelle degli uomini e delle donne di pace, per esempio), ed esistono anche, in ognuno, le luci e le ombre. Ce lo ha insegnato fra gli altri il professor Tolkien, facendo soccombere il gentile Frodo al potere dell’anello e, prima ancora, cambiando senso a un aggettivo del poema La battaglia di Maldon, dove si narra del conte inglese Byrthnoth che nel 991 manda a morire i suoi uomini “for his ofermod”. “Audacia”, si era tradotto fino a Tolkien. “Smisurato orgoglio”, corresse il professore.
di Ugo Mattei
L’Espresso, 29 ottobre 2023
Il funzionamento della tecnologia sofisticata ci sfugge del tutto. Così siamo costretti a fidarci di chi la produce. Mentre bisognerebbe sviluppare un sapere critico, lavorando sull’alfabetizzazione e introducendo nelle aule le storie di chi ha lottato in questa direzione. La nostra epoca va caratterizzata come l’era della conoscenza. La conoscenza è strettamente legata all’intelligenza, ma non ne è un sinonimo. L’intelligenza, infatti, è etimologicamente comprensione, sicché uno potrebbe considerare impossibile conoscere ciò che non si comprende. Scienza, conoscenza, intelligenza e comprensione tuttavia, di fronte alla complessità del reale, hanno via via sviluppato fra loro relazioni sfumate e cangianti, generando fenomeni sociali, come la tecnologia, di fronte ai quali lo iato fra conoscere e comprendere diviene abissale. Per millenni gli umani hanno conosciuto il fuoco senza comprenderlo, e ciò risulta vero oggi per la stragrande maggioranza degli automobilisti, di coloro che ascoltano la radio, guardano la tv o utilizzano un cellulare. Per il non specialista, infatti, la tecnologia è sempre una sorta di magia, che genera sorpresa e meraviglia. A fine Ottocento sentire la voce di una persona lontana in una cornetta. Oggi vedere sullo smart phone l’immagine del nipotino che ti sorride da New York.
di Adil Mauro
L’Espresso, 29 ottobre 2023
I Centri di permanenza per il rimpatrio sono gestiti da privati che puntano a un tesoretto di 56 milioni di euro, lasciando i reclusi spesso in condizioni vergognose. “C’è gente che specula sulla pelle di queste persone e non gente qualsiasi. Parliamo di lobby rappresentate in Parlamento. Tutto questo avviene nell’indifferenza generale”, spiega la senatrice Ilaria Cucchi.
di Susanna Rugghia
L’Espresso, 29 ottobre 2023
Morti sospette, detenuti che spariscono, impossibilità di parlare con un avvocato, abuso di psicofarmaci. Il racconto di quello che succede nei centri di permanenza per il rimpatrio fatto da chi ci ha lavorato e ha provato a ripristinare la legalità e l’umanità. “Questo Cpr è una bomba pronta a scoppiare”. L’ultimo allarme sulla situazione ormai ingestibile del Centro per i rimpatri di Gradisca d’Isonzo, in provincia di Gorizia, è arrivato nelle ultime ore dalla sindaca Linda Tomasinsig. Ma la storia di questa struttura arriva da lontano, ed Eva Vigato la conosce bene. “Ormai si vuole sostituire il sistema di accoglienza con la detenzione amministrativa dei Cpr. Che il governo dichiari apertamente che intende portare il modello libico in Italia”.
di Pasquale Rinaldis
Il Fatto Quotidiano, 29 ottobre 2023
In Italia l’emergere della realtà dell’immigrazione irregolare è sempre più evidente, come un dipinto che svela dettagli nascosti al crescere della luce dell’attenzione pubblica. Sono molte le persone che raggiungono il suolo italiano sia attraverso rotte terrestri sia, come spesso accade, intraprendendo viaggi via mare ad alto rischio. Tuttavia, la narrazione pubblica tende spesso a concentrarsi su queste prime fasi che, sebbene siano spesso drammatiche, rappresentano soltanto il punto di partenza di un viaggio che porta a un secondo mare, un mare metaforico altrettanto insidioso. Questo “secondo mare” è rappresentato dalle intricate e spesso disumane procedure burocratiche necessarie per richiedere la protezione internazionale, comunemente nota come “asilo politico”.
di Natale D’Amico*
L’Unità, 29 ottobre 2023
Ci sono molti motivi, e nobili, per essere contrari alla pena di morte. Nessuno tocchi Caino, nei quasi trent’anni che lo separano dal suo primo congresso, li ha sviscerati, descritti, spiegati. Ne ha scritto da ultimo, con straordinaria efficacia, Sergio D’Elia su questo giornale il 15 ottobre. Ve ne sono anche di meno nobili, ma non per questo meno concreti, o meno efficaci per erodere quel consenso niente affatto irrilevante di cui la pena capitale continua sorprendentemente a godere in molte parti del mondo.
di Giovanni De Luna
La Stampa, 29 ottobre 2023
Le foto e i video dei massacri di Hamas e quelle di Gaza distrutta invadono i nostri salotti televisivi: “una competizione vittimaria” per conquistare il favore dell’opinione pubblica, sempre più distratta. Scorrono le immagini dell’orrore. Imperversano sui social, arrivano sui nostri telefonini, ci sommergono dai televisori. È come avere la guerra in casa. Le hanno spedite prima dall’Ucraina, ora da Israele. E a mandarcele sono entrambi i contendenti. È la “competizione vittimaria”: le guerre si vincono sul campo battendo militarmente il nemico, ma si vincono anche su un altro fronte, quello di una opinione pubblica pronta a indignarsi, emozionarsi e schierarsi a favore di chi sembra (o è) “più vittima” dell’altro. La guerra del Vietnam ce lo ha insegnato: un esercito forte e agguerrito come quello americano fu sconfitto da un avversario militarmente più debole ma reso invincibile dal favore dell’opinione pubblica mondiale che, a cominciare dagli stessi Stati Uniti, si schierò senza esitazioni dalla parte dei piccoli vietcong, dei loro pigiami neri, della loro capacità di battersi contro il napalm e le armi sofisticate di una superpotenza.
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