di Stefania Limiti*
Il Fatto Quotidiano, 23 febbraio 2024
Ricorderemo a lungo questo giorno perché è l’alba dell’Europa illiberale. I più ferventi europeisti che guardano all’Unione come orizzonte di progresso, illuministicamente portatore di buoni valori e buone cose, dovranno ricredersi, riavvolgere il filo e ammettere che siamo dentro un nuovo Medioevo. La scelta della Corte inglese di non rendere nota la sentenza contro Julian Assange è una barbarie sbattuta in faccia al giornalista australiano, colpevole di aver rivelato le atrocità delle ‘guerre democratiche dell’Occidente’, ma anche a milioni di persone che si ritenevano salvaguardate da un sistema di garanzie liberali. La vecchia Europa non ha trovato nulla da dire o da fare, lasciando il caso alla perfida Albione, guardando da lontano le manovre di Washington e Londra per gestire la faccenda. Avevamo già capito che non funzionavano quelle regole, ora ce lo hanno detto chiaro e dritto: sopra di tutto ci sono le libertà dell’Alleanza atlantica, vestale dell’Impero.
di Eliana Riva
Il Manifesto, 23 febbraio 2024
Più di 90 persone arrestate, raid della polizia negli uffici legali e nelle sedi delle associazioni, richieste di pene pesantissime per gli oppositori politici e i loro avvocati. La Repubblica di Turchia, che solo pochi mesi fa ha celebrato il suo primo secolo di vita, sta affrontando uno dei periodi più bui di repressione. Tra gli arrestati anche Ayten Öztürk, la rivoluzionaria alevita che ha denunciato di essere stata torturata per sei mesi in un centro segreto di detenzione. L’abbiamo intervistata lo scorso marzo, dalla sua casa a Istanbul, dove si trovava da circa due anni agli arresti domiciliari e l’abbiamo incontrata di nuovo a novembre.
di Irene Soave
Corriere della Sera, 23 febbraio 2024
La denuncia in un video su YouTube. Lyudmila Navalnaya, mamma del dissidente, ha visto il cadavere del figlio, ma le autorità russe non lo restituiscono alla famiglia. “È illegale, vogliono una sepoltura segreta”. Vladimir Kara-Murza: “Continuate a lottare”. Dopo sei giorni dalla morte del figlio Aleksei Navalny ne ha finalmente potuto vedere il corpo: e in un video su YouTube la madre dell’attivista, Lyudmila Navalnaya, dice di avere ricevuto “pressioni e ricatti” da parte degli inquirenti russi perché il funerale del figlio venga celebrato in forma privata. Le autorità si rifiutano di consegnare la salma ai suoi famigliari se questi non accettano di svolgere le esequie in questo modo: “Vogliono portarmi in fondo a un cimitero, a una tomba appena scavata e dirmi: qui c’è tuo figlio. Io non sono d’accordo”.
di Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, Ristretti Orizzonti, Sbarre di Zucchero
Ristretti Orizzonti, 22 febbraio 2024
Era da tanto che non leggevamo una notizia buona, anzi buonissima sulle carceri come quella arrivata il 21 febbraio dall’Ansa: il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Giovanni Russo, ha comunicato in una audizione alla Commissione Giustizia della Camera che il DAP è favorevole alla liberalizzazione delle telefonate per tutte le persone detenute, ad esclusione solo di chi è sottoposto al regime del 41-bis sottolineando tra l’altro che già oggi un direttore ne può concedere “anche cento al giorno”. Quanto all’opportunità dei colloqui intimi senza controllo visivo, è previsto che a breve verrà avviata una sperimentazione. Anche di questo, come associazioni di Volontariato, avevamo parlato con lui in un incontro online il 16 febbraio, l’audizione alla Commissione Giustizia ci ha ulteriormente fatto capire che non si tratta di generiche promesse, ma di importanti certezze.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 22 febbraio 2024
Il procuratore Gratteri: “Bisogna escludere i condannati per mafia e terrorismo”. La situazione delle carceri è davvero grave e il governo se n’è reso conto. Già oggi il sovraffollamento è vicino al livello di guardia, con quel che ne consegue in termini di sofferenze dei detenuti, disumanità, carenze di trattamento, e anche insicurezza dentro le strutture. Gli ultimi dati dicono che in carcere ci sono 60.814 persone, e i numeri aumentano al ritmo di 400 detenuti in più ogni mese. Ma soluzioni miracolistiche non ce ne sono. Ed ecco che sta maturando una svolta copernicana dentro il governo: non c’è altro da fare che varare un provvedimento svuota-carceri.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 22 febbraio 2024
La commissione Giustizia della Camera ha avviato l’esame della proposta di legge presentata da Roberto Giachetti di Italia viva con l’associazione “Nessuno Tocchi Caino”. Finalmente in Commissione Giustizia della Camera è stata dedicata l’attenzione necessaria alla proposta di legge presentata dal deputato di Italia Viva, Roberto Giachetti, insieme all’associazione Nessuno Tocchi Caino, sulla liberazione anticipata (speciale e ordinamentale). L’obiettivo principale di questa iniziativa è affrontare il problema del sovraffollamento carcerario e migliorare le condizioni di vita e lavoro all’interno delle prigioni. Questo risultato tangibile è il frutto del sacrificio di molte persone (il deputato Giachetti e Rita Bernardini di Nessuno Tocchi Caino in primis), e centinaia di detenuti che hanno sostenuto il Grande Satyagraha. A titolo esemplificativo, si può menzionare la partecipazione attiva di 46 donne (le ormai conosciute “ragazze di Torino” per il loro attivismo) e 64 uomini del carcere “Le Vallette” di Torino, oltre a ben 700 reclusi del carcere di Siracusa.
di Valeria Casolaro
L’Indipendente, 22 febbraio 2024
Dopo le vicende di cronaca aventi come oggetto gli stupri di due bambine nel comune di Caivano (Napoli), il governo Meloni ha elaborato quello che è stato poi soprannominato “decreto legge Caivano”, contenente “misure urgenti di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile”. L’obiettivo esplicitamente dichiarato dal governo era inasprire le pene contro i giovani che delinquono, con iniziative volte a rendere più facile l’accesso al carcere dei minori. Sei mesi dopo, gli effetti del decreto sono già evidenti: all’inizio del 2024 sono già 500 i detenuti negli Istituti Penali per Minorenni (IPM) italiani, numero che non veniva raggiunto da oltre 10 anni. Solo un anno fa erano 340, 243 nel gennaio 2022. A lanciare l’allarme è l’associazione per i diritti dei detenuti Antigone che, nel presentare il VII rapporto sulla giustizia minorile in Italia, Prospettive minori, spiega come aumentare il ricorso alle misure cautelari (a scapito di progetti di rieducazione) sia una politica in assoluto “perdente”, quando non addirittura controproducente.
di Giuseppe Rizzo
Internazionale, 22 febbraio 2024
Li riteniamo troppo piccoli per affittare un appartamento, guidare o votare: ma li consideriamo abbastanza grandi per incarcerarli. Oggi in Italia ragazze e ragazzi minorenni finiscono in prigione sempre di più, sempre più giovani e con sempre maggiore indifferenza degli adulti, salvo di quelli che sognano per loro la galera con ostinazione e precisione. Secondo il nuovo rapporto dell’associazione Antigone, i detenuti negli Istituti penali per minorenni, dove si può restare fino ai 25 anni se si studia o si partecipa a un progetto di reinserimento, sono circa cinquecento: e non si registrava un numero così alto da dieci anni. Dal 2014 in media erano stati circa quattrocento, trecento durante la pandemia. I ragazzi detenuti che hanno meno di diciotto anni oggi sono quasi il 60 per cento. Due anni fa succedeva esattamente il contrario: i maggiorenni erano il 60 per cento, i minori il 40. Le ragazze sono tredici.
di Associazione Antigone, Magistratura Democratica, Unione Camere Penali Italiane
Ristretti Orizzonti, 22 febbraio 2024
Ormai non è in gioco solo la dignità dei detenuti, si tratta di preservare la loro stessa vita. Dal 1° gennaio di quest’anno sono già 19 i suicidi in carcere e 24 le persone le persone decedute in stato di detenzione. Questi suicidi, maggiori di oltre 10 volte rispetto al tasso medio di suicidi nella società dei “liberi”, nascono spesso da uno stato di disperazione indotto dalle miserevoli condizioni di vita cui sono soggetti i detenuti. E spesso si tratta di soggetti giovani, che devono scontare condanne non lunghe o addirittura prossimi alla scarcerazione.
agi.it, 22 febbraio 2024
“Nessuno, a partire dalle donne, si abbandoni alla mancanza di speranza quando è ristretto in carcere. Anche con una leale e solidale collaborazione tra pubblico e privato possiamo concretamente affrontare i tanti bisogni del mondo penitenziario, a cominciare da quello fondamentale della salute fisica e psichica, che è il nucleo essenziale della dignità umana”. Lo ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio in occasione della presentazione del documentario ‘Together’, scritto da Vanessa Collini Sermoneta e diretto da Donato Sileo, nato dal progetto di Atena Donna per la prevenzione e gli screening nelle case circondariali. Il documentario è stato girato, grazie a Rai Cinema, nella casa circondariale di Pozzuoli e dà voce alle detenute che hanno deciso di raccontarsi e spiegare in che misura un progetto che mira al benessere psico-fisico può portare nel quotidiano a una qualità di vita migliore.
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