di Selma Chiosso
La Stampa, 30 ottobre 2023
Asti entra in carcere e abbraccia un’umanità dolente. Il carcere si trova a Quarto, da qualche anno ha cambiato pelle e da casa circondariale è diventato istituto ad alta sicurezza. Ospita circa 300 detenuti, ergastolani o con pene lunghissime da scontare, soprattutto per reati di mafia.
di Franco Corleone e Grazia Zuffa*
L’Unità, 30 ottobre 2023
Pubblichiamo la prefazione al nuovo volume “Dalla parte della ragione” (ed. Menabò, 2023), che raccoglie scritti del sociologo Peter Cohen, tra i più importanti studiosi a livello internazionale nel campo delle droghe. La collaborazione di Peter Cohen con Fuoriluogo si è estesa per tutto l’arco dell’attività del mensile, circa un ventennio fino al 2010.
di Donatella Stasio
La Stampa, 30 ottobre 2023
Se il progetto della premier Meloni non troverà argine, farà cadere uno a uno i limiti al potere, essenza della democrazia. È vero quel che dice Giorgia Meloni quando attribuisce al suo governo una “responsabilità storica” nel voler portare l’Italia “nella Terza Repubblica” con l’annunciata riforma costituzionale. Non c’è dubbio che sia il disegno riformatore sia il primo anno di governo del centrodestra spingano il nostro Paese e le nostre istituzioni in direzione opposta a quella in cui ci ha portato la storia dal dopoguerra, e cioè la democrazia costituzionale, fondata su un sistema di pesi e contrappesi, dove il potere politico delle maggioranze di governo è controbilanciato da una serie di limiti a tutela del pluralismo e delle minoranze e dove le istituzioni interloquiscono e collaborano tra loro. Limiti che servono a evitare abusi e derive autoritarie. Questa “democrazia interloquente” - così l’ha definita Meloni più volte - proprio non piace alla destra di governo, che punta invece a una “democrazia decidente” (sono sempre parole della premier), in ossequio alla “semplificazione” del quadro istituzionale. Che, nei fatti, significa scarnificazione della democrazia costituzionale.
di Gigi Riva*
Il Domani, 30 ottobre 2023
C’è un equivoco nell’idea, peraltro diffusa con nobili intenti, che la violenza vada sempre mostrata affinché sia un monito a rifiutarla, condannarla e a impedire, in definitiva, che dilaghi. Ma è proprio così? Basterebbe un calcolo empirico all’ingrosso per concludere che no. Siamo invasi, pervasi, da immagini truci che imperversano dalle televisioni ai social media, aumentate a dismisura ora che alle guerre dimenticate se ne sono aggiunge due fortemente mediatizzate e non si può certo affermare che la quota di violenza sia diminuita anzi si è dilatata sia che si tratti di eserciti e terrorismo sia che riguardi la micro e la macro criminalità. Perché la violenza è una droga, esercita un fascino perverso, stimola il voyeurismo quando non l’ammirazione, in casi estremi anche l’imitazione.
di Cristina Nadotti
La Stampa, 30 ottobre 2023
Le diseguaglianze crescono e i conflitti si acuiscono. Serve una politica che restituisca alle popolazioni la capacità di autodeterminazione. Nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’Onu l’obiettivo di sconfiggere la povertà è il primo. Per raggiungerlo, agire sulle cause climatiche che portano alcune persone ad essere più colpite da eventi meteo estremi, ad avere meno accesso all’acqua pulita e alle fonti di energia è indispensabile. Cambiare, insomma, un paradigma che ha portato all’elaborazione del concetto di “razzismo climatico” è cruciale. Vanessa Pallucchi, con la sua attività di portavoce del Forum del Terzo Settore, organismo che rappresenta 94 organizzazioni nazionali e oltre 158 mila sedi territoriali nel volontariato, nell’associazionismo, nella cooperazione e nell’impresa sociale, e la sua esperienza come vicepresidente di Legambiente, è tra coloro che si battono per “combattere le diseguaglianze e affermare un modello di sussidiarietà circolare”.
di Corrado Zunino
La Repubblica, 30 ottobre 2023
Le guerre allontanano la scuola, e aiutano a mantenere bambini e adolescenti nell’ignoranza. Nella Striscia di Gaza, ma anche in Cisgiordania, da sabato 7 ottobre la scuola non esiste più per i giovani palestinesi, che già prima della Nuova guerra non avevano l’istruzione come priorità. Come ricorda l’organizzazione non governativa Terre des Hommes il diritto alla conoscenza dei bambini palestinesi è sempre sotto minaccia, tanto più negli ultimi tre anni, segnati dalla pandemia, le frequenti interruzioni delle lezioni - pesanti attacchi israeliani a Jenin, Nablus, nella stessa Gerusalemme Est, ovviamente nella Striscia di Gaza - e i numerosi scioperi causati dalla crisi finanziaria che il sistema educativo palestinese conosce da tempo. Bisogna ricordare che su una popolazione totale di 5,3 milioni di palestinesi, 2,1 milioni - e il dato si riferisce alla fase precedente alla Nuova guerra - avevano bisogno di assistenza umanitaria. Sono centinaia i minori detenuti nelle carceri israeliane, scrive Terre des Hommes facendo notare come “il numero esatto non viene diffuso dalle autorità penitenziarie”. Il reato che viene spesso contestato è il lancio di pietre, la cui pena può arrivare fino a 20 anni di reclusione. “Il diritto all’istruzione non è garantito a questi minori detenuti, mentre lo è per i minorenni israeliani in carcere”. Già nella prima metà del 2023 i raid aerei israeliani avevano colpito scuole, adesso, nelle ore dell’attacco di terra, la distinzione tra luoghi civili e luoghi militari si è fatta invisibile. Si studia, in Palestina, affidandosi alle iniziative dei volontari. Terre des Hommes si è spinta nelle zone più remote del Governatorato di Hebron, quindi nei campi profughi di Al Amari, Qalandia e Al Jalazoun. In Libano un’intera generazione di palestinesi e siriani sta crescendo senza istruzione. Con l’avvio della scuola molti minori non sono tornati in classe perché costretti a lavorare. Qui l’impegno educativo trova i volontari di Un Ponte Per specialmente attivi.
di Carlo Rovelli
Corriere della Sera, 30 ottobre 2023
I pro Palestina: quando denunciamo le sofferenze dei bimbi di Gaza, ci ricordiamo di quelli israeliani uccisi? I pro Israele: chiamare antisemita chi non faccia il tifo per le bombe sui civili non ci libererà dal razzismo. Ho una parola da dire, anzi sussurrare, alle persone che stanno dall’uno e dall’altro lato della radicale frattura emotiva suscitata dagli eventi di Gaza. Permettetemi di rivolgermi per primi ai milioni di manifestanti in Italia e nel mondo, solidali con le sofferenze del popolo di Gaza.
di Lorenzo Cremonesi
Corriere della Sera, 30 ottobre 2023
Da poche stanze d’hotel affittate a Hebron per la Pasqua del ‘68 alla missione di “ebraicizzare” la terra con ogni mezzo. All’inizio parve una cosa da niente, un atto un poco folle da parte di un gruppetto di ebrei religiosi particolarmente originali e tanto innamorati della terra d’Israele: affittare poche stanze nell’hotel A-Naher Al-Khaled nel centro di Hebron per celebrare assieme alle loro famiglie la Pasqua ebraica del 1968. Il governo laburista di Levi Eshkol in principio storse il naso, dai giorni seguenti la travolgente vittoria del giugno 1967 si era deciso che i “territori occupati” ai danni di Giordania, Egitto e Siria (eccetto Gerusalemme Est che era stata subito annessa) andavano preservati intatti, per poter renderli agli arabi in cambio della pace e del pieno riconoscimento di Israele.
di Ernesto Galli della Loggia
Corriere della Sera, 30 ottobre 2023
Israele viene criticato perché si affiderebbe solo alla forza senza neppure immaginare una soluzione politica. Ma neanche dalla controparte arriva alcuna proposta. Nella stragrande maggioranza dei talk televisivi e dei commenti della stampa, nelle dichiarazioni pubbliche di tutto lo schieramento di centro-sinistra (ma non solo) ha sempre più spazio il tema “consigli ad Israele”. Dovunque, infatti, è tutto un mettere in guardia Gerusalemme contro gli eccessi della reazione al pogrom del 7 ottobre da parte del suo esercito, a non esagerare, a fare attenzione alle conseguenze. Sempre, naturalmente, sulla base di una premessa che non ci si stanca di sottolineare: e cioè che da decenni Israele ha sbagliato tutto e che dunque proprio noi “che come si sa siamo suoi amici” abbiamo il dovere di dirglielo. Lo Stato ebraico, infatti, non avrebbe mai pensato ad altro che a resistere ma senza mai curarsi d’immaginare una qualunque soluzione per la “questione palestinese”, avrebbe sempre mostrato un deplorevole vuoto di iniziativa politica, si sarebbe sempre cullato nell’illusione che bastasse tirare avanti. E oggi esso commette più o meno lo stesso errore: si mostra capace solo di reagire in maniera inconsulta, pensa solo a bombardare, sparare, invece di fare politica: e non capisce che così prepara unicamente altri mali a proprio danno. È chiaro dunque qual è il nostro dovere di amici dello Stato ebraico: “Aiutiamo Israele a uscire dal brutto vicolo cieco” come s’intitolava esemplarmente un articolo di Gad Lerner sul “Fatto Quotidiano” di qualche giorno fa.
di Davide Frattini
Corriere della Sera, 30 ottobre 2023
Sono 5.200, tra loro 333 donne e 170 minori. Un altro migliaio dal 7 ottobre. Barghouti e Zubeidi i leader. La proposta del numero uno di Hamas a Gaza: uno scambio coi 239 ostaggi. Le foto degli ostaggi stanno attaccate in fila sul cavalcavia davanti al Pentagono israeliano. Il nome, l’età, il luogo dove sono stati rapiti dai terroristi. Anche il loro destino è sospeso sopra un ponte, quello dei negoziati che i famigliari israeliani pretendono vengano portati avanti a costo di un cessate il fuoco.
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