di Fabio Ledda
L’Unione Sarda, 1 novembre 2023
È stata dichiarata la morte cerebrale di Patrizia Incollu, direttrice del carcere Badu e Carros di Nuoro, coinvolta nel pauroso incidente sulla statale 389, in cui era morto l’assistente capo coordinatore nel carcere nuorese, Peppino Fois. Il verdetto dei medici questo pomeriggio, poco dopo le 19, nel reparto di Rianimazione all’ospedale di Nuoro, dov’era stata ricoverata subito dopo lo schianto in condizioni gravissime.
di Giampaolo Cassitta
La Nuova Sardegna, 1 novembre 2023
Ci eravamo conosciuti all’Asinara. Io educatore, lei fresca vincitrice di un concorso per operatore amministrativo. Erano i primi anni novanta ed eravamo giovani, aggrappati alla vita e a un futuro tutto da disegnare. Patrizia Incollu costruiva sorrisi con gli occhi, camminava leggera su quell’isola carcere. Avrebbe poi partecipato al concorso per direttori e l’avrebbe vinto. Perché era brava, perché era determinata. Perché quello era il suo mestiere. Un mestiere ruvido, con molte strettoie e pochissime pianure. Il direttore di un carcere è come una vera e propria missione: difficile, complicata, a volte intrigante a volte quasi inutile. Si lavora sul filo delle opportunità e della paura. Quella di non farcela, quella di non riuscirci, quella di non essere all’altezza.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 1 novembre 2023
Oggi a Milano, alle 15 in piazzale Cadorna, nei pressi del carcere di San Vittore, un presidio a sostegno delle richieste dei parenti. Di sicuro si sa solo che è morto il 26 ottobre nella clinica Humanitas di Milano, il detenuto bergamasco Oumar Dia, proveniente dal carcere di Opera. Non è chiaro il motivo della sua morte: suicidio, malattia o, come sospettano alcuni amici e parenti, forse perfino “altro”. Aveva 21 anni e doveva scontare una pena di 4 anni e sei mesi, in tutto, per una serie di reati tra cui una rapina di un cellulare avvenuta tre anni prima (fine pena 2027). Era stato arrestato a giugno e rinchiuso nel penitenziario di Bergamo, la sua città di residenza. Il primo ottobre era stato trasferito ad Opera. E qui sorge il primo interrogativo: come mai un detenuto che deve scontare una così breve pena viene trasferito? Di solito, spiega il garante dei detenuti di Milano Franco Maisto che si sta interessando al caso, chi sconta pene così brevi viene trasferito semmai a Bollate. La famiglia non sarebbe stata avvisata neppure del trasferimento.
di Viviana Daloiso
Avvenire, 1 novembre 2023
I percorsi di giustizia riparativa a Opera vengono condivisi con gli studenti delle medie e diventano occasione di confronto educativo nelle aule degli istituti di periferia. Come al Gratosoglio. Ryan ripete che no, il carcere non se l’aspettava così. E nemmeno la barca raffigurata nella grande stanza allestita appositamente per la classe. Evoca quella affondata a Lampedusa il 3 ottobre di dieci anni fa, col suo carico di 368 vite. I ragazzi ci girano attorno e osservano gli oggetti raccolti e imbustati nella plastica: cellulari, scarpe, “una pagella che sembra la mia”.
comune.pisa.it, 1 novembre 2023
Scadenza fissata per mercoledì 15 novembre. “Una figura - dichiara l’assessore alla pari opportunità Gabriella Porcaro - istituita dal Consiglio Comunale per tutelare la vita delle persone che si trovano ristrette all’interno degli Istituti di pena affinché non si sentano invisibili e lese nella propria dignità, ma siano inserite in percorsi di graduale recupero mediante il riconoscimento dei diritti garantiti dalla Costituzione. La figura del Garante costituisce il riconoscimento di come le persone private della libertà personale siano parte integrante della cittadinanza, siano riconosciuti titolari di molteplici diritti fra cui quello della partecipazione alla comunità locale attraverso politiche di integrazione, di promozione delle relazioni tra società dei detenuti e società dei liberi per rendere effettivo il principio costituzionale del reinserimento sociale. Il carcere non è uno spazio estraneo alla comunità ma un luogo dove le vite devono poter cambiare, ripartire e ricominciare. Il Garante dovrà preservare l’incolumità e garantire i diritti dei detenuti e assicurare un costante dialogo con le istituzioni, le associazioni e gli altri soggetti coinvolti nel mondo penitenziario. È infatti interesse dell’intera comunità che i detenuti siano riabilitati nel tessuto sociale al fine di ridurre il tasso di recidiva”.
di Marco Pederzoli
Il Resto del Carlino, 1 novembre 2023
L’iniziativa prevede la convivenza in un appartamento seguiti da personale specializzato. Poi con associazioni e imprese si cercherà di facilitarne il coinvolgimento lavorativo e formativo. Quattro persone internate all’interno della Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia avranno presto un’opportunità del tutto inedita per reinserirsi nella società. Ad annunciarlo è stata in questi giorni l’amministrazione comunale di Castelfranco, nell’ambito delle iniziative della settimana della salute mentale “Màt”, che ha visto in questa edizione una serie di eventi. Il progetto prenderà il via già nelle prossime settimane ed è finanziato da Cassa delle Ammende e dalla Regione.
asl5oristano.it, 1 novembre 2023
La Asl 5 di Oristano ha messo in campo un progetto pilota per rispondere al fabbisogno di medici di medicina penitenziaria nel carcere di Massama, che ha avuto il parere favorevole dei sindacati. Un progetto straordinario per rispondere al fabbisogno di medici di medicina penitenziaria nel carcere oristanese di Massama. È la soluzione messa in campo dalla direzione generale della Asl 5 di Oristano, che questo pomeriggio ha ricevuto anche il parere favorevole dei sindacati. Previsti incentivi per i medici già operanti nel carcere per coprire i turni rimasti scoperti a causa della carenza di medici nello stesso istituto penitenziario. “Siamo soddisfatti”, ha esordito il direttore generale della Asl 5, il dottor Angelo Maria Serusi, “riusciremo così a garantire il servizio sanitario nel carcere di Oristano con una condizione di maggiore sicurezza sanitaria dei detenuti, ospiti nella struttura penitenziaria”.
di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 1 novembre 2023
La storia di Bruno Mazza, il fondatore di “Un’infanzia da vivere”: da dodici anni di detenzione all’impegno per strappare i ragazzini dalla strada e dalla camorra. “Mio padre è morto quando avevo 12 anni. Mia madre da sola non ce la faceva. Io e i miei fratelli eravamo difficili. Io la prima media l’ho ripetuta per sei volte, nessuno a scuola capiva che era difficile. (...) Del gruppo dei miei 14 amici nessuno aveva i genitori. Erano tutti morti o tutti in carcere. Ma adesso anche i miei 14 amici sono tutti morti: assassinati o per overdose. Pure mio fratello è morto per droga, tutti qua muoiono per droga. Mi sono salvato perché in carcere mi sono avvicinato alla scuola. (...) A me la scuola in carcere mi ha salvato. Lì ho capito realmente cosa fosse la libertà. E quindi da lì ho iniziato a vivere”.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 1 novembre 2023
Il suo peggior nemico? Il sovranismo. Il 1° novembre 1998, esattamente 25 anni fa, entrava in vigore il Protocollo 11 alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che cambiava il volto della Corte di Strasburgo e la rendeva quello strumento potente di tutela dei diritti umani che oggi conosciamo. Quello di una giustizia sovranazionale che protegga i diritti di tutti è stato un grande sogno europeo del secondo dopoguerra, e speriamo che continui a esserlo.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 1 novembre 2023
Secondo i giudici la valutazione del governo sul paese governato da Kais Saied non è più valida. L’ultimo aggiornamento risale a ottobre 2022 ma da allora le condizioni democratiche e di sicurezza si sono deteriorate. Ci sono tre nuove sentenze del tribunale di Firenze che vanno a toccare il perno della strategia governativa di contrasto dei flussi migratori nel Mediterraneo: la Tunisia di Kais Saied. Secondo i giudici toscani quel paese non può più essere considerato “sicuro”. La data in calce ai documenti è il 25 ottobre 2023, la firma quella del presidente del collegio Luca Minniti. Come per l’analoga decisione del 20 settembre scorso che, insieme alle non convalide del trattenimento dei richiedenti asilo da parte del tribunale di Catania, aveva mandato su tutte le furie l’esecutivo Meloni.
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