di Giulia Crivellini*
Il Dubbio, 1 novembre 2023
Dai raver ai migranti, il carcere di oggi ci restituisce l’immagine profondamente classista della nostra giustizia. Nato per sostenere le democrazie attraverso un sistema di limiti da incriminazioni ingiuste, pene eccessive, arresti arbitrari, processi sommari e controlli pervasivi delle forze di polizia, nato in definitiva dall’esigenza di tutelare i diritti fondamentali della persona, il garantismo in Italia vive oggi una delle sue più profonde crisi.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 1 novembre 2023
Primo sì alla riforma della prescrizione. L’accordo raggiunto nella maggioranza con l’assenso del ministero della Giustizia regge alla prova del voto. A venire respinti sono così tutti gli emendamenti presentati dall’opposizione e passano solo quelli concordati a due riprese negli ultimi giorni fra le tre forze che sostengono il Governo. Il testo del disegno di legge approderà in Aula la prossima settimana, ma la strada sembra ormai segnata per quello che sarà verosimilmente il quinto intervento in 18 anni sul punto.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 1 novembre 2023
Respinti gli emendamenti delle opposizioni, da lunedì si va in aula. Il Guardasigilli è ai margini. È alla fine di una seduta notturna durata quattro ore che la commissione Giustizia della Camera ha concluso l’esame degli emendamenti alla proposta di legge sulla prescrizione, attesa adesso in aula a partire da lunedì della settimana prossima.
di Paolo Comi
L’Unità, 1 novembre 2023
Fratelli d’Italia stufa del ministro e del suo cerchio magico che ha provocato numerose tensioni con le toghe tra gaffe e scivoloni. Carlo Nordio nuovo giudice costituzionale? L’indiscrezione è stata pubblicata ieri da Repubblica che ha intercettato i ‘desiderata’ dei vertici di Fratelli d’Italia i quali non vedono l’ora di sbarazzarsi del quanto mai evanescente ministro della Giustizia. L’occasione propizia sarebbe l’elezione da parte del Parlamento del sostituto di Silvana Sciarra, nominata nel 2014 in quota Pd e che il prossimo 11 novembre dovrà lasciare l’incarico.
di Errico Novi
Il Dubbio, 1 novembre 2023
“Addio a Bonafede e all’improcedibilità che uccideva i processi”: così il partito di Meloni s’intesta la riforma. Grazie alla “perseveranza”, come lui stesso la definisce, di Enrico Costa, già nella scorsa legislatura si arrivò, in campo penale a traguardi tutt’altro che scontati. Basti pensare alle norme sulla presunzione d’innocenza, che il deputato di Azione trascinò al centro del dibattito politico quando nessuno, praticamente, sapeva che in quella materia l’Italia avrebbe dovuto recepire una direttiva Ue.
di Bruno Ferraro*
Libero, 1 novembre 2023
Nel Paese che ha conosciuto nella sua storia forti ondate di emigrazione, in Europa come nelle Americhe, la scarsa propensione alla mobilità dei giudici fa da controtendenza. Una ragione è da ricercarsi nella inamovibilità che, garantita a livello costituzionale come presidio di indipendenza, consente a tutti i magistrati, fatta eccezione per gli uditori di prima nomina, di scegliere il posto ove esercitare la funzione, al limite fino all’ultimo giorno di carriera.
di Luca Pons
fanpage.it, 1 novembre 2023
Una nuova proposta di legga della Lega concretizza le richieste fatte da Matteo Salvini nelle scorse settimane: misure più stringenti per gli attivisti climatici, dal Daspo urbano all’arresto in flagranza di reato se si blocca il traffico. La Lega ha presentato una proposta di legge che prevede l’arresto in flagranza di reato e il carcere per chi blocca il traffico, oltre alla possibilità di Daspo urbano. L’inasprimento delle misure per casi simili, che andrebbe a colpire chiunque protesta pacificamente bloccando la circolazione delle auto, ha l’obiettivo soprattutto di punire le iniziative di attivisti climatici come quelli di Ultima generazione. Più volte negli ultimi anni, e anche nelle scorse settimane, i giovani di Ug hanno lanciato manifestazioni di protesta sedendosi sulla carreggiata di una strada e bloccando il traffico, per attirare l’attenzione sulla lotta al cambiamento climatico e sulle misure politiche che sarebbero necessarie per metterla in atto. La Lega ha sempre duramente contestato queste iniziative: a metà ottobre Matteo Salvini ha detto che gesti simili da parte di “eco-imbecilli” andrebbero puniti con “multa pesante, carcere e arresto in flagranza”. Ora la proposta è arrivata in Parlamento.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 1 novembre 2023
La vicenda degli arresti chiesti dal pm e non concessi dal gip a Milano ha riacceso una polemica annosa. Dalla Roma di “Mafia capitale” alla Milano del “Consorzio” che avrebbe unificato le cosche storiche di cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra. Visioni di pubblici ministeri e direzioni antimafia che finiscono con il vedere metaforiche lupare ovunque, con un radar così ossessivamente puntato in una sola e univoca direzione, tanto da finire sconfessati dalle ordinanze e sentenze dei giudici. È capitato a Roma, quando la procura diretta da Giuseppe Pignatone nel 2014 ha lanciato una bomba che per potenza mediatica ha raggiunto i luoghi più lontani del mondo e ha battezzato la capitale d’Italia come centro mafioso. La cosca è lì, nel cuore dell’Italia, dissero in coro i capitani coraggiosi che si chiamavano Michele Prestipino, procuratore aggiunto, e i sostituti Paolo Ielo, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini, che affiancavano il dottor Pignatone nella fatica delle indagini. Dopo sei anni, e dopo che i giudici dell’appello avevano sconfessato, con un vero appiattimento sula teoria dell’accusa, la lungimiranza dei giudici di primo grado, la cassazione disse parole chiare. Prima di tutto evidenziando quel che dovrebbe essere lapalissiano, e cioè che l’interpretazione del reato la dà la legge, non la fantasia del magistrato, singolo o collettivo che sia. Il “Mondo di mezzo”, stabilì il giudice di legittimità il 22 ottobre del 2019, non era mafia, ma semplice corruzione. C’erano i reati contro la pubblica amministrazione e c’erano i responsabili che li avevano commessi. Ma mancavano i presupposti previsti dall’articolo 416-bis del codice penale, il metodo mafioso nei comportamenti dei soggetti coinvolti e anche quella “fama” conquistata dall’associazione criminale che produce l’assoggettamento omertoso di una porzione di società. Lucciole scambiate per lanterne, che avevano danneggiato nel mondo la reputazione dell’Italia e della sua capitale, e scaricato come merce avariata e pericolosa nelle carceri speciali i due principali responsabili Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, mentre fiorivano successi editoriali e filmografici di coloro che a quell’ipotesi fantasiosa e infondata avevano creduto, o finto di credere.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 1 novembre 2023
Nessuna presa di posizione da parte del sindacato delle toghe dopo l’attacco subito da Perna, il gip di Milano che non ha accolto le richieste d’arresto della procura antimafia. Silenzio da parte dell’Anm nazionale e locale intorno alla vicenda che ha coinvolto il gip milanese Tommaso Perna, che non ha accolto la richiesta di 143 arresti da parte della procura antimafia attirando su di sé pesanti critiche da parte dei media ma anche la contromossa della procura nel suo ricorso già depositato al Riesame, in cui lo accusa, impropriamente, di fare ‘copia e incolla’ da un blog di un avvocato.
Il Manifesto, 1 novembre 2023
Bastano poche parole a Ilaria Cucchi per trasmettere tutta la sua amarezza: “Roberto Mandolini colpevole, salvato dalla prescrizione”. La sorella di Stefano Cucchi, il giovane goemetra romano morto nel 2009 dopo essere stato arrestato per possesso di droga, affida ai social la delusione per la decisione della Corte di cassazione di dichiarare prescritto il reato di falso per il maresciallo Mandolini, all’epoca dei fatti comandante della caserma Appia, e per il carabiniere Francesco Tedesco, che aveva assistito al pestaggio e grazie alla cui testimonianza si sono riaperte le indagini e si è giunti alla verità processuale. I due militari, condannati nel luglio scorso nel corso del processo di Appello bis a 3 anni e sei mesi (Mandolini) e 2 anni e 4 mesi (Tedesco), avevano presentato ricorso in Cassazione. E i giudici della Suprema Corte hanno annullato senza rinvio, riconoscendo il reato estinto per intervenuta prescrizione.
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