di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 2 gennaio 2026
Il film “Norimberga”, in questi giorni nelle sale cinematografiche, riporta all’attenzione le pagine più buie della Storia europea e dell’umanità. Quasi ottanta anni fa, il 1° ottobre 1946, si concluse il processo celebrato nella città tedesca, che condusse alla sbarra i 22 esponenti più importanti del nazismo, 12 dei quali furono condannati a morte per impiccagione. Ancora una volta Hollywood ha presentato episodi e personaggi - non senza abbandonarsi alla tentazione di classificare i “buoni” e i “cattivi” - che hanno portato alla distruzione e poi alla costruzione di un nuovo mondo, basato su nuovi principi giuridici.
di Davide Varì
Il Dubbio, 2 gennaio 2026
Il presidente della Repubblica ha spronato i giovani a prendere in mano il loro futuro. Che fine ha fatto la forza della meglio gioventù che tirò su questo Paese dalle macerie del dopoguerra e della sciagura fascista? E che fine ha fatto la trascinante stagione riformatrice? Quella della sanità universale, dello statuto dei lavoratori, del piano casa e di tante altre conquiste sociali? E dov’è finita la lucida passione dei costituenti che “di mattina discutevano - e si contrapponevano - sulle misure concrete di governo, nel pomeriggio, insieme, componevano i tasselli della nostra Carta costituzionale. La Costituzione italiana, che ha ispirato e guidato il Paese per tutti questi decenni”? Dov’è finita, insomma, quella forza visionaria, quella responsabilità comune verso noi stessi e verso chi vive accanto a noi? È questo il messaggio più forte e più limpido che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto sottolineare nel suo discorso di fine anno, forse il più bello della sua lunga presidenza, il più moderno nonostante celebri gli 80 anni della Repubblica, o forse proprio per quello.
di Davide Rondoni
Avvenire, 2 gennaio 2026
Siamo sicuri che i giovani che vogliono tentare di fare impresa, metter su famiglia, spendere energie, non sentano questa Italia come uno Stato che sovrasta i cittadini? Giustamente il Presidente Mattarella ha rivolto il finale del suo discorso come invito ai giovani. E ha premesso che qualcuno che pensa di conoscerli li “descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati”. Effettivamente, i dati a riguardo della partecipazione elettorale da parte dei più giovani e ancor più i dati della emigrazione all’estero di troppi giovani, fanno capire che qualcosa non va. Ma, ha ragione il Presidente, questi dati non descrivono la qualità dei nostri giovani, che per esempio negli sport e in attività di ricerca danno prova di essere al top nel mondo. Allora cosa c’è che non va? Il Presidente li invita a essere “esigenti”, “coraggiosi” e “responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”. Ma se i dati ci parlano di una disaffezione alla politica da parte dei giovani - che pur in molti casi sono impegnati in attività di carità, o sociali o di partecipazione civile - e se troppi ragazzi se ne vanno via qualche domanda occorre farsela. E io me la faccio tenendo presente il suggerimento di un grande educatore: il vero problema dei giovani si chiama adulti. Insomma, forse ciò che frena o fa andar via i ragazzi italiani, per cui siamo già nella grave emergenza d’essere un Paese per vecchi, sono decisioni prese dagli adulti. Ad esempio sulla legge elettorale. I ragazzi di ottant’anni fa partecipavano a una vita politica che sorgeva dal basso, un impegno che da quei luoghi in cui erano impegnati (si pensi alla Fuci) arrivarono alla politica attiva attraverso scelte popolari e voti presi sul territorio, misurandosi con le esigenze delle persone. Così quei corpi sociali e associativi dove molti ragazzi si impegnavano con adulti diedero politici di prim’ordine.
di Renato Balduzzi
Avvenire, 2 gennaio 2026
Qualche domanda a circa due mesi dall’inizio formale della campagna referendaria. I termini delle questioni sul tappeto andrebbero illimpiditi, resi chiari per quello che sono, e non mascherati per intenti propagandistici. C’è connessione tra verità e pace: non si dà pace senza verità di cose e fatti, non si dà verità di cose e fatti senza una situazione e un contesto di pace, che richiede - come ci ha ricordato Leone XIV nel messaggio per la Giornata mondiale della pace, richiamando la Pacem in terris di san Giovanni XXIII - “mutua fiducia, sincerità nelle trattative, fedeltà agli impegni assunti”, e cioè un contesto di verità. Risuonano altresì, sul punto, le parole, lucide e accorate, del presidente Sergio Mattarella nel messaggio di fine anno, per cui “la pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio”.
di Filomena Gallo*
Il Dubbio, 2 gennaio 2026
La sentenza della Corte costituzionale sulla legge regionale toscana sul suicidio medicalmente assistito rappresenta un passaggio di grande rilievo. Quella legge era stata approvata al termine di un ampio confronto consiliare e a seguito dell’esame - con alcune modifiche - della proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi Subito”, depositata dall’Associazione Luca Coscioni. La sentenza 204 del 2025 chiarisce finalmente ciò che per troppo tempo è stato oscurato da letture strumentali: le Regioni possono legiferare, nell’ambito della tutela della salute, per organizzare e rendere effettivo l’intervento del servizio sanitario pubblico nel percorso di suicidio medicalmente assistito, senza dover attendere una legge statale, purché non si sostituiscano allo Stato nella definizione dei diritti e dei loro limiti.
di Stefano Galieni
L’Unità, 2 gennaio 2026
Erano 6 ragazzi tunisini rinchiusi nel dicembre 1999 nell’allora Cpta “Serraino Vulpitta” a Trapani, ricavato da un vecchio ospizio. Stavano per essere rimpatriati, tentarono la fuga la notte del 28 dicembre, vennero presi e rinchiusi insieme ad altri due connazionali. Uno di loro diede fuoco ad un materasso, non si rassegnavano alla sconfitta. Il risultato fu una morte orribile, resa possibile dal fatto che non si trovarono le chiavi per aprire la cella in cui erano rinchiusi. Fu una notte da incubo, raccontata dagli abitanti di Trapani che abitavano nelle vicinanze del Vulpitta, dagli stessi agenti di polizia che assistettero impotenti alla strage. Per riprendere i fuggitivi si alzarono gli elicotteri in una assurda caccia all’uomo. Dopo la cattura il rogo. In tre morirono immediatamente, gli altri ustionati e intossicati dal fumo subirono anche ulteriori sofferenze.
di Ilaria Dioguardi
retisolidali.it, 1 gennaio 2026
Con il garante delle persone private della libertà personale del Lazio Stefano Anastasia e il presidente dell’associazione Conosci, Sandro Libianchi, una fotografia del sistema penitenziario italiano nell’anno che volge al termine e delle priorità da affrontare per il 2026. Il garante: “Si chiude un anno di morte e disperazione”. I tassi effettivi di affollamento degli istituti di pena hanno raggiunto il 139% nell’intero Paese e il 149% nel Lazio. Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria - Dap e riferiti a fine novembre, i detenuti in tutta Italia erano 63.868 mentre nel Lazio 6.702.
di Andrea Oleandri*
lavialibera.it, 1 gennaio 2026
Il piano del governo Meloni è fallito: mancano gli spazi per i detenuti, le condizioni degli istituti sono pessime e morti e suicidi hanno raggiunto numeri senza precedenti. Si chiude il 2025 e guardando al sistema penitenziario quello che quest’ultimo anno lascia in eredità è una situazione drammatica: è cresciuto il numero delle persone detenute e con esse il sovraffollamento; sono diminuiti i posti disponibili, al netto di un piano di edilizia penitenziaria che - come accaduto in passato - non sta producendo alcun effetto; il numero delle persone morte e dei suicidi si è mantenuto al livello drammatico a cui gli ultimi quattro anni ci hanno abituati; ogni ipotesi di riforma è stata respinta al mittente, nonostante l’anno si fosse aperto con l’appello alla clemenza di Papa Francesco, nel Giubileo dei detenuti.
di Maria Neve Iervolino
fanpage.it, 1 gennaio 2026
Intervista a Alessio Scandurra, coordinatore nazionale Osservatorio Antigone. Sovraffollamento e sofferenza psichica stanno trasformando le carceri italiane in bombe pronte a implodere. In Italia, alla fine di novembre 2025, erano detenute oltre 63 mila persone, quasi 2 mila in più rispetto a un anno fa, a fronte di una capienza effettiva di soli 46.124 posti. Il tasso di sovraffollamento nazionale ha raggiunto il 138,5%, con punte superiori al 200%. Dati che si riflettono direttamente sul benessere di tutte le persone coinvolte nel sistema carcere: detenuti, operatori, e forze di Polizia. Sono i numeri del bilancio di fine anno dell’associazione Antigone. “Ci troviamo davanti a una situazione grave e pesante che dura da un po’ di tempo, ma nel 2025 il logoramento delle carceri si sta riflettendo anche sulle persone. È il risultato della stretta securitaria del Governo che ha reso le carceri meno sicure per tutti”, lo spiega a Fanpage.it Alessio Scandurra, coordinatore nazionale dell’area adulti dell’Osservatorio Antigone.
di Francesco Malfetano
Il Messaggero, 1 gennaio 2026
“Per le carceri italiane serve un grande patto nazionale. Bisogna applicare quel “modello Giubileo” invocato da Pier Ferdinando Casini e intervenire subito. Lo ha detto il Papa nel suo appello in occasione della visita a Rebibbia per l’Anno Santo e ce lo dice soprattutto la Costituzione: non si può più aspettare. È il momento del qui e ora”. Parlamentare dem di lungo corso, Walter Verini è oggi senatore, segretario della commissione Giustizia e capogruppo in commissione Antimafia. Quella delle carceri italiane è una situazione che conosce perfettamente (“Ci sono circa 15mila detenuti in più rispetto alla capienza dei nostri istituti, siamo oltre il 32%. A oggi se ne sono suicidati 80, più 7 agenti di polizia penitenziaria”) e che è convinto bisognerebbe affrontare uniti: “Serve coraggio da parte di tutti”.
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