Il Dubbio, 2 gennaio 2026
Nessuna “pena fissa” per i capi delle associazioni: errore interpretativo della Corte d’appello. Non c’è alcuna pena fissa di 24 anni di reclusione per i promotori delle associazioni dedite al traffico di droga. È su questo presupposto, ritenuto erroneo, che la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate in relazione al trattamento sanzionatorio previsto dall’articolo 74 del d.P.R. n. 309 del 1990. Con la sentenza n. 214, depositata il 30 dicembre 2025, la Consulta ha respinto le censure proposte dalla Corte d’appello di Lecce, che aveva ipotizzato un contrasto con gli articoli 3 e 27 della Costituzione. Al centro della questione vi era la disciplina sanzionatoria per il capo-promotore di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, aggravata dal numero di associati superiore a dieci e dalla disponibilità di armi.
Il Dubbio, 2 gennaio 2026
Nessuna decisione nel merito sull’automatismo delle misure cautelari: difetto di rilevanza. La Corte costituzionale non entra nel merito dell’automatismo previsto in materia di braccialetto elettronico, ma dichiara la questione inammissibile per difetto di rilevanza. Con la sentenza n. 217, depositata il 30 dicembre 2025, la Consulta ha respinto le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Napoli, sezione del riesame, sull’articolo 282-bis, comma 6, ultimo periodo, del codice di procedura penale, come modificato dalla legge n. 168 del 2023 contro la violenza sulle donne e domestica. Il dubbio sollevato dai giudici napoletani riguardava la previsione secondo cui, in caso di non fattibilità tecnica della sorveglianza elettronica, il giudice “impone l’applicazione, anche congiunta, di ulteriori misure cautelari anche più gravi”. Una formulazione che, secondo il rimettente, avrebbe introdotto un automatismo incompatibile con gli articoli 3, 13 e 27 della Costituzione, privando il giudice della possibilità di valutare e motivare la non necessità di misure ulteriori in rapporto alle esigenze cautelari concrete.
Il Dubbio, 2 gennaio 2026
La Corte costituzionale dichiara illegittimo l’articolo 34 cpp: violati gli articoli 3 e 24 della Costituzione. Anche il giudice dell’udienza preliminare rientra a pieno titolo tra le funzioni incompatibili per chi si sia già pronunciato, in fase cautelare, su profili sostanziali della vicenda processuale. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza n. 212, depositata il 30 dicembre 2025, che segna un passaggio di rilievo nel sistema delle garanzie processuali. La Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 34, comma 2, del codice di procedura penale, per contrasto con gli articoli 3 e 24, secondo comma, della Costituzione, “nella parte in cui non prevede l’incompatibilità con la funzione di giudice dell’udienza preliminare del giudice che, come componente del tribunale dell’appello, si sia pronunciato su aspetti non esclusivamente formali dell’ordinanza che dispone una misura cautelare personale”.
Il Dubbio, 2 gennaio 2026
La Corte costituzionale elimina l’automatismo: conta l’interesse del bambino e la sua identità personale. Nell’adozione in casi particolari, il minore potrà assumere anche il solo cognome dell’adottante, sostituendolo a quello originario, quando questa scelta rispecchia la sua effettiva identità personale e risponde al preminente interesse del bambino. A stabilirlo è la sentenza n. 210 del 2025 della Corte costituzionale, depositata il 30 dicembre 2025, che ha dichiarato parzialmente illegittima la normativa vigente. La Consulta ha colpito l’articolo 55 della legge n. 184 del 1983, in relazione all’articolo 299 del codice civile, nella parte in cui imponeva automaticamente l’anteposizione del cognome dell’adottante a quello dell’adottato. Un meccanismo rigido che, secondo i giudici delle leggi, finiva per comprimere un diritto inviolabile, quello all’identità personale, tutelato dall’articolo 2 della Costituzione.
Il Dubbio, 2 gennaio 2026
Una denuncia forte, diretta e accorata, che mette a nudo una delle emergenze più drammatiche del territorio: quella dei minori con gravi problemi psichiatrici, lasciati senza risposte adeguate da un sistema che non dispone delle strutture necessarie. A sollevarla è Roberto Di Palma, Procuratore della Repubblica per i Minori di Reggio Calabria, intervenuto all’annuale incontro con i giornalisti per fare il bilancio dell’attività svolta nel 2025. “I ragazzi psichiatrici non sono capaci di intendere e di volere e hanno bisogno di essere aiutati proprio in queste strutture”, ha spiegato Di Palma, denunciando una situazione che definisce paradossale e insostenibile. “Mi è stato detto: “Arrestatelo”. Ma come faccio ad arrestarlo? Vanno aiutati nelle strutture, che al momento sono inesistenti”. Parole che restituiscono il senso di impotenza istituzionale davanti a bisogni complessi che non possono essere affrontati con strumenti repressivi.
di Federico Gottardo
La Repubblica, 2 gennaio 2026
L’uomo si era messo un sacchetto in testa per stordirsi con le esalazioni ma è rimasto asfissiato. Un detenuto di 40 anni è morto intorno alle 23 del 31 dicembre nella sua cella del carcere di Alessandria. Secondo le prime ricostruzioni, ha preso la bomboletta del fornelletto da campeggio in dotazione e l’ha usata per riempire di gas un sacchetto di nylon. Poi ha infilato la testa, forse per cercare un momento di sballo. Ma è morto asfissiato: inutili i soccorsi degli agenti di polizia penitenziaria, arrivati nella cella appena si sono accorti che il detenuto aveva perso i sensi.
di Barbara Morra
La Stampa, 2 gennaio 2026
La visita alla Casa circondariale del Cerialdo di Cuneo di una delegazione di Radicali, Possibile e Avs. “Un carcere che non è sovraffollato ma che, nei fatti, è saturo. Un luogo che dovrebbe rieducare e reinserire e che invece finisce per logorare chi lo vive e chi ci lavora”. È l’immagine che emerge dalla visita nel carcere di Cuneo da parte di una delegazione di Radicali Italiani, Possibile e Avs. Al termine dell’ispezione il giudizio è netto: “La situazione del carcere di Cuneo non è dignitosa”. A dirlo sono Filippo Blengino e Bianca Piscolla, rispettivamente segretario e membro della giunta nazionale di Radicali Italiani, insieme a Giulia Marro, consigliera regionale di Avs, e Francesca Druetti, segretaria di Possibile.
di Marcelo Pesarini
anconarivistaacolori.it, 2 gennaio 2026
Marco Bondavalli è uscito dal carcere di Montacuto il 30 dicembre 2025. Una piccola grande battaglia di resistenza che ha visto lui con la sorella e la madre, e tutti noi di “Morire di carcere” ottenere un risultato ormai insperato. È uscito con la pressione a livelli abnormi, dumping dello stomaco, sepsi, il catetere cambiato ogni 12 ore dai dottori dell’ospedale di Torrette, perché era troppo scomodo per il carcere, l’ospedale e le 4 residenze adatte alla sua patologia. Ieri il magistrato di sorveglianza ha deciso in suo favore. Al suo fianco c’è stata la parte sana del mondo politico, nominiamo Ilaria Cucchi anche per gli altri, la sua avvocata, medici esterni che avevano lavorato gratuitamente per rappresentare la giustizia.
Corriere del Veneto, 2 gennaio 2026
Dopo il caso del giovane detenuto di 24 anni che sarebbe stato pestato a Santa Maria Maggiore nel febbraio 2024 con rottura della milza il giorno prima del trasferimento al carcere di Montorio di Verona, dove morì suicida qualche tempo dopo, l’amministrazione penitenziaria ha cambiato i moduli con cui si attestano le condizioni di idoneità al trasferimento da una struttura all’altra. Prima, c’era una casella da spuntare (idoneo al trasferimento); dopo è stato creato un altro “form” che invita ad attestare “la capacità di affrontare il viaggio”.
Corriere di Bologna, 2 gennaio 2026
“Constatiamo, con sempre maggiore preoccupazione, che la situazione nel carcere di Bologna è sempre più critica ed allarmante”. Il direttivo e l’osservatorio carcere della camera penale di Bologna commenta così l’ultima rivolta scoppiata tra i detenuti della Dozza. Nel pomeriggio di martedì 30 dicembre, nel reparto 2B del penitenziario, era partita una violenta protesta che aveva coinvolto decine di detenuti, quasi tutti di origine straniera, generata dal rifiuto del medico di turno di ricoverare in ospedale un prigioniero che aveva ingoiato uno stuzzicadenti. I detenuti avevano dato fuoco a materassi e coperte e sfondato il cancello di di sbarramento della sezione, per poi scontrarsi con le guardie di sicurezza. “Nessuna delle misure messe in campo in questi ultimi anni - commentano i penalisti - è evidentemente riuscita a fronteggiare l’emergenza umanitaria che ormai coinvolge il sistema penitenziario italiano nel suo complesso, se è vero che l’introduzione di nuovi reati e di pene più severe non hanno fatto altro che aggravare il già critico sovraffollamento, senza peraltro sortire alcuna efficacia deterrente”.
- Novara. Carcere poco sovraffollato, ma mancano trenta agenti
- Cagliari. Carcere di Uta, visita degli avvocati: “Emergenza sovraffollamento”
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- Verona. Nasce la Cittadella della giustizia riparativa











