di Lucrezia Agliani
ultimavoce.it, 1 gennaio 2026
Poche sono le ore trascorse in seguito alla rivolta delle persone detenute nel carcere della Dozza, a Bologna, dove una quarantina di persone hanno trascorso l’intera notte in corridoio, rifiutandosi di rientrare nelle proprie celle. In seguito, un copione di atti, parole e manovre senza fine, che ribadiscano come il carcere e le istituzioni in Italia si siano sempre poste nei confronti dei detenuti. Prima l’incendio appiccato ai materassi, in seguito l’interventi degli agenti della penitenziaria, che però a poco è servito, data la scarsa agibilità delle celle a causa del fumo e la mancanza di posti liberi nelle altre carceri della Regione. La rivolta nel carcere di Dozza sarebbe partita in seguito al rifiuto di un ricovero di uno dei detenuti.
ansa.it, 1 gennaio 2026
Ora la palla passa alla Camera per l’iter della proposta. Sono state superate le 50mila firme che servono per chiedere al Parlamento di discutere la proposta di legge Zuncheddu e altri sul risarcimento vittime di giustizia. Si tratta di una proposta di iniziativa popolare per garantire una provvisionale economica a chi alla fine di un processo è stato assolto e nei casi di ingiusta detenzione e che poi deve attendere anche 10 anni per vedersi riconosciuto il danno in forma economica. La legge, se approvata, prevede un anticipo per permettere a chi, come Zuncheddu, non è in grado di mantenersi, di poter ricevere un anticipo per sostenersi.
di Francesco Gandolfi
Il Riformista, 1 gennaio 2026
La riforma della magistratura non è un golpe, ma un ddl votato ex articolo 138 della Costituzione: chiamarlo “attentato”, o definirlo “sovversione”, è un abuso semantico prima ancora che giuridico. L’idea che il governo non possa proporre riforme costituzionali ignora l’articolo 71 della Costituzione e dimentica che ogni iniziativa passa dal vaglio del Capo dello Stato (art. 87 Cost.): chi attacca l’uno, colpisce l’altro. L’obiezione utilitaristica (“non serve ai cittadini”) riduce un sistema articolato ad un esercizio cronometrico. La giustizia non è solo velocità: è contraddittorio, riservatezza, prova formata nel dibattimento (art. 111 Cost.). Si dice essere riforma “inutile o dannosa”, ma si tratta di un pigro “aut aut”: se il corpo soffre di comorbidità, e il soggetto è morente, l’inerzia è la terapia peggiore.
di Angelo Picariello
Avvenire, 1 gennaio 2026
Il professor Bachelet, figlio di Vittorio, ex presidente di Ac assassinato dalle Br, guida il comitato che chiede di bocciare la riforma del governo. “La cosa che più mi preoccupa di questa riforma è la demolizione del Consiglio superiore della magistratura, dell’equilibrio usato dai nostri Padri costituenti”. Giovanni Bachelet, presidente del Comitato “Società civile per il No al referendum costituzionale”, è il figlio di Vittorio Bachelet, ex presidente di Azione Cattolica, assassinato dalle Brigate rosse proprio da vicepresidente del Csm. Ex deputato del Pd, richiamato in servizio quasi “a sua insaputa”, ha accettato volentieri: “Le riforme andrebbero fatte insieme”, dice. E ora - dopo il vertice con i leader delle opposizioni di lunedì - si dice convinto che l’obiettivo delle 500mila firme da raccogliere in poco tempo sarà raggiunto.
lospiffero.com, 1 gennaio 2026
“Apprendo con soddisfazione che la Giunta regionale ha deciso di continuare a investire sulla giustizia riparativa, nel solco della Riforma Cartabia, che si è proposta di disciplinare i percorsi e l’incontro tra autori di reato, persone offese e società civile”. Lo dichiara il Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza Giovanni Ravalli in merito all’approvazione della delibera che proroga il Protocollo d’intesa tra la Regione, il Garante, il Centro Giustizia minorile, la Procura presso il Tribunale per i minorenni di Torino, il Tribunale per i minorenni di Torino e i Comuni di Torino e di Novara per gli interventi di giustizia riparativa e di comunità volti all’inserimento di minori sottoposti a provvedimenti penali.
di Daniela Peira
lanuovaprovincia.it, 1 gennaio 2026
Michele Miravalle, coordinatore nazionale Osservatorio sulle condizioni detentive, Associazione Antigone mette in fila tutte le domande e i possibili errori nella gestione della crisi dell’elettricista arrestato e incarcerato. Non si placa lo sgomento del suicidio al carcere di Asti di Christian Guercio, 38 anni, avvenuto nella serata di lunedì. Per tanti motivi. Il primo riguarda proprio lui, un uomo molto conosciuto in città, pieno di amici, presente in molte attività cittadine, grande appassionato di musica con una importante competenza da dj, con un lavoro di elettricista che svolgeva con perizia. Tantissimi, in questi giorni, i messaggi di cordoglio alla famiglia travolta da questo lutto. E tutti, pur conoscendo le fragilità di Christian, fanno emergere le qualità che aveva oltre ai suoi problemi di dipendenza.
di Manuela Zoccola
gazzettadalba.it, 1 gennaio 2026
“Mancano investimenti in educatori e sanitari in grado di garantire l’incolumità psico-fisica degli individui affidati allo Stato”. Christian Guercio, 38 anni, si è tolto la vita nel carcere di Asti la sera del 29 dicembre. L’uomo era un elettricista, grande appassionato di musica, che aveva da anni una dipendenza dalla droga, per cui aveva avuto qualche problema con la giustizia. Proprio per questa dipendenza era finito nel carcere di Asti. Secondo le prime notizie giornalistiche, dopo una crisi fortissima causata dall’assunzione di droghe pesanti, per cui era diventato ingestibile, risultando pericoloso per sé e per gli altri, era stato chiamato il 118 dalla famiglia. Gli operatori sanitari, viste le condizioni dell’uomo, avevano chiesto l’intervento delle Forze dell’ordine. In preda a un fortissimo stato di agitazione, l’uomo si era ribellato a chiunque gli si avvicinasse, finendo per essere arrestato per resistenza a pubblico ufficiale.
di Adriano Arati
Corriere di Bologna, 1 gennaio 2026
Si cercherà di trovare una sistemazione provvisoria. I detenuti verranno smistati tra gli altri reparti della Dozza; impossibile pensare a trasferimenti, al momento non ci sono posti liberi in altri istituti penitenziari. Oltre una quarantina di detenuti del carcere di Bologna ha dormito nei corridoi del reparto dove poche ora prima si era accesa una rivolta. Nel pomeriggio di martedì 30 dicembre nel reparto 2B del penitenziario della Dozza è partita una violenta protesta da parte di decine di detenuti, quasi tutti di origine straniera, generata dal rifiuto del medico di turno di ricoverare in ospedale un prigioniero che aveva ingoiato uno stuzzicadenti.
L’Unione Sarda, 1 gennaio 2026
Una delegazione della Camera Penale di Cagliari, insieme a “Nessuno tocchi Caino”, ha visitato il carcere di Uta per portare un segno di vicinanza concreta alle persone detenute durante le festività. “Un gesto semplice ma necessario, in un momento particolarmente difficile per l’istituto, segnato da gravi condizioni di sovraffollamento e da una carenza strutturale dei servizi offerti, soprattutto in ambito sanitario. Criticità che incidono quotidianamente sulla dignità delle persone ristrette e sul lavoro di chi opera all’interno”, si legge in una nota. La situazione maggiormente critica riguarda la gestione sanitaria dell’istituto, “con particolare riferimento all’assistenza prestata alle persone detenute affette da sofferenza mentale e a quelle che versano in stato di tossicodipendenza. Si tratta di un ambito nel quale le carenze appaiono strutturali e di estrema gravità”.
agrigentonotizie.it, 1 gennaio 2026
Preoccupazione a Sciacca per la possibile revoca del servizio sanitario serale e notturno all’interno della casa circondariale. A lanciare l’allarme è il Sinappe, Sindacato nazionale autonomo di Polizia penitenziaria, che parla di una misura che, se confermata, rischierebbe di mettere in crisi l’assistenza sanitaria ai detenuti e, allo stesso tempo, incidere sulla sicurezza complessiva del territorio. Secondo quanto riportato dal sindacato, a partire da gennaio 2026 la presenza dei medici sarebbe garantita soltanto nelle ore diurne.
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