di Martina Thi Phu Ghedini
Il Resto del Carlino, 4 gennaio 2026
Arci e Acli tra le tante associazioni protagoniste Iniziato l’anno come capitale italiana del volontariato. La Marcia per la Pace ha inaugurato ufficialmente Modena come Capitale italiana del Volontariato 2026. La partecipazione è stata ampia e trasversale, con associazioni, cittadini e volontari. Modena si conferma così protagonista nel valorizzare il ruolo del volontariato a livello nazionale, con la cittadinanza riunita da un obiettivo comune: un 2026 all’insegna della pace e della solidarietà. “Apriamo Modena Capitale del Volontariato con la Marcia per la Pace perché la pace significa giustizia sociale: pari dignità e pari opportunità per tutte e tutti, come afferma la Costituzione - spiega Gerardo Bisaccia, vicepresidente di Arci Modena - il nostro motto è ‘Fuori la guerra dalla storia’: crediamo che il volontariato, soprattutto quello giovanile, sia uno strumento fondamentale per costruire una società più giusta”. Modena si prepara così a vivere un 2026 all’insegna della partecipazione, dell’inclusione e della cittadinanza attiva, con l’auspicio di avvicinare ancora di più i giovani al mondo del volontariato.
di Davide Tamiello
Il Gazzettino, 4 gennaio 2026
Sono poco più di una decina. Un gruppo misto, con pochi punti in comune salvo la condivisione del medesimo spazio: storie diverse, generazioni diverse, stesso sottopasso. C’è chi ha attraversato il mare alla ricerca di una vita migliore, chi ha perso tutto e si ritrova a ricominciare da sottozero, chi è stato piegato dalle dipendenze e chi, semplicemente, un’alternativa non l’ha mai trovata. Sono i ragazzi di via Giustizia: undici uomini tra i 20 e i 50 anni che trascorrono le loro notti nel sottopasso ferroviario che collega l’area della stazione con via Miranese.
di Alessandro Agostinelli
Il Rifomista, 4 gennaio 2026
L’arrivo dei migranti non deve essere strumento della politica per creare un problema percepito più grande del reale, così come l’acquisizione dei diritti di cittadino non può essere trattato come un rituale burocratico ottocentesco. È elementare, fin dall’antichità: meglio cittadino che suddito, migrante, apolide. La cittadinanza è però un concetto mobile, soprattutto in relazione all’immigrazione. In passato gli Stati Uniti aprivano le frontiere a chiunque arrivasse, mentre oggi non accettano migranti. Ma chiunque nasca sul territorio USA è di diritto cittadino americano. Cosa che non accade in Italia.
di Andrea Malaguti
La Stampa, 4 gennaio 2026
Ha ragione Haruki Murakami. “Stando a lungo al buio, il buio diventa la condizione normale. È la luce che finisce per sembrarci innaturale”. Le pupille della civiltà sono ridotte a spilli. Nicolas Maduro, accusato di terrorismo e di traffico internazionale di stupefacenti, negli Stati Uniti rischia la pena di morte. O, se gli va bene, trent’anni di galera. Euforico, in pieno delirio di onnipotenza, con la stessa felicità di un bambino di nove anni (però con la bomba atomica e l’esercito più forte della Terra), The Donald commenta orgoglioso il blitz contro il presidente venezuelano: “L’ho visto letteralmente come se stessi guardando una serie tv. Se aveste visto la velocità, la violenza. Una cosa incredibile”.
di Anna Maselli
Corriere della Sera, 4 gennaio 2026
Il veneziano è in carcere dal novembre del 2024. Il silenzio della famiglia e gli appelli degli amici: “Vanno tutelati i suoi diritti e l’incolumità”. Il governatore del Veneto Stefani telefona al ministro Tajani. Sono ore di apprensione a Venezia per quanto sta accadendo a Caracas, dopo il blitz americano che ha portato all’arresto del presidente Nicolás Maduro. A pochi chilometri dalla capitale del Venezuela, dietro le sbarre del penitenziario El Rodeo I (tristemente famoso per le violazioni dei diritti umani), si trova da oltre tredici mesi Alberto Trentini, l’operatore umanitario arrestato arbitrariamente nel novembre 2024 mentre lavorava con l’organizzazione non governativa Humanity & Inclusion, impegnata nell’assistenza a persone con disabilità. E come Alberto sono centinaia i prigionieri del carcere di massima sicurezza, molti con doppio passaporto.
di Gianni Giacomino
La Stampa, 4 gennaio 2026
Da novembre 2024 è nel carcere di El Rodeo I a Caracas insieme ad Alberto Trentini. Stanno vivendo ore di apprensione Gianna e Corrado Burlò, i figli dell’imprenditore Mario Burlò, per quanto sta accadendo in Venezuela, dopo il blitz americano che ha portato all’arresto del presidente Nicolás Maduro. Perché, dal novembre 2024, Burlò è detenuto nel carcere di El Rodeo I, a una trentina di chilometri da Caracas. Per raccontare la storia dello spavaldo imprenditore torinese, a capo di diverse aziende e con una serie di vicende giudiziarie a cui far fronte, bisogna tornare al 7 novembre 2024. La Cassazione lo assolve in formula piena per una faccenda di criminalità organizzata, ma Burlò è irreperibile.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 3 gennaio 2026
Nei 189 istituti di pena italiani per adulti, alla fine di novembre 2025 erano detenute 63.868 persone, quasi 2mila in più rispetto all’anno precedente. Il tasso di sovraffollamento nazionale ha raggiunto il 138,5%, con 72 istituti oltre il 150% e punte superiori al 200%. È quanto emerge dal bilancio di fine anno di Antigone, “forse il più cupo degli ultimi anni”, dice Alessio Scandurra, coordinatore dell’Osservatorio dell’associazione. “C’è una situazione di assoluta emergenza, al momento l’unica misura possibile è un provvedimento straordinario”.
di Alessandro Diddi*
Il Sole 24 Ore, 3 gennaio 2026
In questi giorni di inizio anno, risuonano ancora con forza le parole con cui il Presidente Sergio Mattarella ha più volte denunciato le criticità del sistema carcerario italiano. Anche nei suoi discorsi alla nazione, il Capo dello Stato ha acceso i riflettori sul sovraffollamento cronico e sulle condizioni strutturali ormai inadeguate. È d’altronde memoria viva la storica condanna inflitta all’Italia nel 2013 dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: con la sentenza Torreggiani, Strasburgo sanzionò la violazione dell’art. 3 della CEDU, accertando che i ricorrenti erano stati ristretti in celle triple con meno di quattro metri quadrati a testa. I dati attuali delineano un quadro allarmante.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 3 gennaio 2026
Il documento del Cpt mette i sanitari in prima linea: referti precisi, indipendenza e stop all’isolamento per i malati mentali. Il diritto alla salute non finisce dove iniziano le mura di un penitenziario. Sembra un’ovvietà, ma la cronaca quotidiana delle nostre carceri racconta spesso una storia diversa. Ora c’è una nuova bussola che arriva da Strasburgo. Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura (Cpt) ha messo nero su bianco il nuovo standard per l’assistenza sanitaria dietro le sbarre, un testo che nasce da trentacinque anni di visite ispettive in tutta Europa. Se mancano le cure, dice il Cpt, siamo di fronte a un trattamento inumano o degradante.
La Repubblica, 3 gennaio 2026
Una rete solidale di cooperative, artigiani e volontari. Nel concetto di Economia Carceraria c’è anche quello di non vuole lasciare indietro nessuno, come le persone che per ragioni diverse sono rinchiuse in un carcere. Anche perché dar loro una seconda opportunità significa contribuire ad una società più sicura e a diminuire i reati: Le statistiche lo ribadiscono continuamente e in modo inequivocabile: solo il 2% di chi in carcere ha opportunità di lavoro e occasioni di reinserimento torna a delinquere. Al contrario, il 68% di chi quelle opportunità non le ha torna a commettere reati. Una rete solidale di cooperative, artigiani e volontari.











