di Stefano Marchetti
Il Giorno, 5 gennaio 2026
Sabato a Milano un concerto speciale tra impegno civile e speranza. Con la Cherubini e gli “strumenti del mare”. La musica non si può imprigionare. “Il suono vola, libra nell’aria, non lo puoi toccare, non lo puoi fermare - osserva Riccardo Muti -. E quando vola, la musica arriva a tutti e tutti possono sentirsi assolutamente liberi di percepire e recepire il messaggio che porta con sé. Non ci sono più barriere di lingue o di razze: vince l’unione dei sentimenti”.
di Mirella Serri
La Stampa, 5 gennaio 2026
“Il digiuno pubblico è illegale”. Già, proprio così, brioches e panini per tutti. Nel gennaio del 1956, giusto sessanta anni fa, i magistrati cercarono di opporsi alla crescita di un fondamentale movimento politico e culturale, destinato a diventare il più importante progetto di egemonia della sinistra progressista nel dopoguerra. Proprio dall’arretrata Sicilia, terra di grande indigenza e dominio della Piovra, venne per la prima volta un messaggio che si sedimentò e condizionò il futuro della penisola. Tutto nacque dalla singolare sentenza giudiziaria che costrinse i pescatori della Baia di San Cataldo ad abbandonare lo sciopero della fame e a rientrare dal loro dissenso.
di Luigi Manconi e di Marica Fantauzzi
La Repubblica, 5 gennaio 2026
A Bologna lo scorso 12 ottobre una persona che manifestava è stata colpita al volto da un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo ed è rimasta cieca da un occhio: ora si fa chiamare come il felino. E ha ispirato una campagna col supporto di Amnesty International. Pare che la lince sia difficile da scorgere. Felino più grande d’Europa, si muove con discrezione. Il suo passo è rapido e il suo cammino è solitario. Il manto è maculato, le zampe sono grandi e le orecchie hanno ciuffi di peli che sembrano quelli di un pennello e che aiutano a sentire i rumori più flebili. La sua vista, specialmente nelle ore notturne, è considerata particolarmente acuta. Si dice che la sua sensibilità alla luce, di notte, sia sei volte maggiore di quella dell’uomo. Per un periodo la lince si estinse, per poi essere reintrodotta e comparire negli anni 70 in Svizzera. Esistono circa 9.000 esemplari in tutta Europa, appena 5 in Italia. Rischia l’estinzione a causa della perdita del suo habitat e del bracconaggio.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 5 gennaio 2026
Filippine, Darfur, Libia, Israele: nell’anno appena concluso, la giustizia internazionale ha dimostrato che se la si lascia lavorare, e se non la si boicotta, ottiene dei risultati. I primi cinque anni di questo decennio hanno ricordato sinistramente quelli degli anni Novanta dello scorso secolo, segnati dai più gravi crimini di diritto internazionale, compresi i due genocidi più veloci della storia: quello del Ruanda nel 1994 e quello della Bosnia nel 1995. Ma dopo quegli orrori, ci fu una risposta, basata sulla necessità imprescindibile di punire i responsabili e almeno i principali esecutori di quei crimini: nacquero i due tribunali speciali per il Ruanda e l’ex Jugoslavia e nel 1998 a Roma venne approvato lo Statuto della Corte penale internazionale permanente (per saperne di più, soprattutto sulle condanne emesse dalle prime due corti, segnalo questo volume).
di Tommaso Greco
Avvenire, 5 gennaio 2026
Dopo l’attacco Usa in Venezuela la tentazione più naturale sarebbe quella di dichiarare la fine del sistema giuridico che regola i rapporti tra gli Stati. Ma questo è proprio ciò che vogliono gli “adoratori della forza”. La tentazione più naturale, in seguito all’attacco statunitense di ieri notte in Venezuela, è di dichiarare che la lunga agonia del diritto internazionale, alla quale abbiamo assistito da qualche anno a questa parte, si è finalmente conclusa con il suo decesso. La legge della forza, che con colpi più o meno eclatanti, si è affermata nei più diversi scenari, ha definitivamente conquistato il campo dei rapporti tra gli Stati, e si è quindi tolta ogni ipocrisia ad una situazione nella quale l’appello alle regole che hanno governato le relazioni internazionali appariva sempre più come del tutto retorico, e quasi sempre interessato. Il diritto internazionale, negli ultimi tempi, è stato infatti difeso dagli Stati quando tornava comodo per giustificare le proprie scelte di campo, e dagli stessi soggetti dimenticato allorché quelle scelte portavano in direzioni incompatibili col diritto internazionale medesimo. Tanto vale quindi togliere ogni velo e lasciare che siano i rapporti di forza a determinare gli equilibri futuri.
di Walter Veltroni
Corriere della Sera, 5 gennaio 2026
Se gli Usa possono bombardare un Paese sovrano è allora ugualmente legittimo che Putin possa invadere l’Ucraina e che la Cina possa regolare i suoi conti con Taiwan. Il nuovo ordine mondiale si afferma oggi così, sulla punta dei cannoni. Dalla tragedia della Seconda guerra mondiale, sessanta milioni di morti, lo sforzo della comunità internazionale è stato quello di fornirsi di regole, istituzioni, procedure per evitare che quell’indicibile orrore non si riproducesse mai più. Nel giro di una manciata di mesi questa polizza di garanzia universale è stata stracciata. La messa in discussione delle istituzioni e del metodo multilaterale genera l’inevitabile ritorno alla politica di potenza, ai “giardini di casa”, alle sfere di influenze, ai patti di non aggressione o a quelli di ferro. Tutte pratiche che hanno lastricato l’inferno del Novecento.
di Paolo Fallai
Corriere della Sera, 5 gennaio 2026
Si parla di conflitti armati come di normali eventualità e di riarmo necessario. Stiamo assistendo al tramonto di un’epoca unica e forse irripetibile. Durante tutta la storia dell’umanità la guerra è stata considerata una normale evoluzione delle relazioni tra i popoli (e i governanti). La guerra era talmente normale che veniva dichiarata da eleganti ambasciatori, aveva un inizio, uno svolgimento e una fine, con tanto di trattati diplomatici (ora si fanno solo operazioni speciali, senza preavviso, che non si sa quando cominciano e non finiscono mai). La Seconda guerra mondiale, con i milioni di morti nelle città e sui campi di battaglia, l’orrore dell’Olocausto, la spaventosa efficienza delle armi dimostrata dalle atomiche americane su Hiroshima e Nagasaki, sembravano aver segnato un punto di non ritorno.
di Giuseppe Sarcina
Corriere della Sera, 5 gennaio 2026
A Washington il meccanismo è sempre più veloce e determinato. Mentre i leader europei si muovono in ordine sparso. Donald Trump accarezzò l’idea di impadronirsi della Groenlandia già nel 2019, nel corso del suo primo mandato. All’epoca la sua proposta suscitò una risata irrefrenabile e collettiva nel Parlamento di Copenhagen. Oggi, purtroppo, c’è poco da ridere. La Groenlandia fa parte della Danimarca, sia pure con lo status di “Territorio speciale”. Danimarca significa Nato e Ue. Che cosa vuole fare Trump, attaccare gli alleati? Il segretario di Stato, Marco Rubio, consiglia di “prendere sul serio” i proclami del presidente Usa. Dopo la notte di Caracas è più difficile dargli torto. Per ora, comunque, nelle capitali europee prevale l’incredulità: di fatto nessuno crede che il Pentagono possa inviare i marines a occupare la Groenlandia, magari facendo leva sulla base aerea di Pituffik, nella parte settentrionale della grande Isola.
Iran. Scontri e barricate per le strade: quindici manifestanti uccisi, 70 città e villaggi coinvolti
di Greta Privitera
Corriere della Sera, 5 gennaio 2026
Sale il bollettino dei morti e delle violenze mentre le autorità cercano di mostrarsi comprensive con le richieste e le frustrazioni dei commercianti. Gli iraniani e le iraniane conoscono a memoria le strategie della Repubblica islamica per dirottare la realtà. Non si stupiscono quando Ahmad Reza Radan, il comandante delle forze di polizia, racconta alla televisione di Stato che “nelle ultime due notti sono iniziati gli arresti mirati di leader che incitavano il popolo”. Secondo Radan questi aizzatori di masse avrebbero confessato di aver ricevuto “dollari” per creare scompiglio. “Le dichiarazioni sotto torchio sono un classico”, scrive Samira, da Shiraz.
Avvenire, 4 gennaio 2026
Elaborata da magistrati e giuristi. La soluzione ai problemi carcerari in una prospettiva di accompagnamento. La drammaticità della situazione carceraria impone soluzioni nuove, originali e realistiche, raccogliendo gli appelli accorati di Papa Francesco, di Papa Leone, del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed il grido di dolore del mondo penitenziario. La proposta di un indulto “differito” maturata in seno al convegno “Il diritto alla speranza nel cinquantennale dell’Ordinamento penitenziario, nell’anno del Giubileo della Speranza e nel triduo del Giubileo dei Detenuti” intende coniugare responsabilità, sicurezza, speranza, clemenza e prevenzione.
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