di Peppe Aquaro
Corriere della Sera, 6 gennaio 2026
La “Casa” di Mesagne, voluta dalla Cei, a pochi chilometri da Brindisi, accoglie gli indigenti e offre pasti caldi e riparo. La squadra solidale di don Pietro Depunzio ha lavorato senza sosta anche nelle feste. Tutto era pronto per la Notte santa e per la messa di mezzanotte. E il giorno dopo, ci sono stati pranzo comunitario, tombolata, i regali per i bambini. Come in tutte le case ma questo è un luogo speciale. Siamo a Casa di Zaccheo (dal nome dell’esattore del quale parla l’evangelista Luca, che volle incontrare Gesù, convertendosi) sorta dieci anni fa, al posto di un asilo a Mesagne, poco più di 25 mila abitanti nel Brindisino.
di Laura Valdesi
La Nazione, 6 gennaio 2026
Parla Battista, assistente capo coordinatore della Polizia penitenziaria “Ecco com’è nata in carcere l’idea di questo progetto musicale e umano”. L’idea? Merito di Giancarlo Battista, 53 anni, sposato con due figlie. Professione assistente capo coordinatore della polizia penitenziaria nel carcere di Santo Spirito. Conosce da 29 anni il ritmo della vita fra quelle antiche mura. Gettando il cuore oltre l’ostacolo ha trasformato in progetto musicale e umano il ventaglio di emozioni di chi sta dietro le sbarre. Portando all’esterno storie di libertà e di riscatto, di creatività che oltrepassano le pareti della detenzione. Prima creando una rock band, i ‘CellaMusica’, dove agenti e detenuti suonano insieme. Poi registrando con essa un disco ‘InnocentEvasione’ che è già su You tube e Spotify.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 6 gennaio 2026
Scomparsi i 10 milioni dal Bilancio e dal Decreto Milleproroghe. Appello dell’Fnsi contro la chiusura di “una delle voci più autorevoli dell’informazione”. “Dopo 30 anni, la convenzione fra Radio Radicale e lo Stato italiano è a rischio per mancanza di finanziamenti. La redazione si è accorta che la testata non viene nominata in nessun provvedimento di legge”. La notizia, rilanciata ieri dalla segretaria generale dell’Fnsi Alessandra Costante, è un fulmine a ciel sereno per i 46 dipendenti, di cui 18 redattori, della storica radio organo della Lista Marco Pannella. La convenzione, stipulata nella forma attuale nel 2020 per i primi 15 mesi, a seguito di una gara indetta dal governo Draghi, avrebbe dovuto essere prorogata come ogni anno.
di Giorgio Paolucci
Corriere della Sera, 6 gennaio 2026
Il libro “Cento ripartenze. Quando la vita ricomincia” (volume 2) riunisce storie raccolte in carceri, scuole e viaggi dei migranti. Così la fragilità è preziosa per la rigenerazione della nostra umanità. Viviamo tempi duri. Tempi segnati da echi di guerre un tempo lontane e oggi sempre più minacciosamente vicine, da difficoltà economiche con cui tanti si devono misurare, situazioni di precarietà, disavventure familiari e personali, solitudini esistenziali... Molti, guardando alle loro esistenze, si scoprono fragili e smarriti, anche se circondati da messaggi illusori che promettono una felicità a buon mercato. Sotto la coltre di sicurezze ostentate c’è un tarlo che silenziosamente corrode le nostre anime: è la perdita del gusto di vivere.
di Dacia Maraini
Corriere della Sera, 6 gennaio 2026
Chi invece crede nella giustizia e nella difesa anche a costo di sacrifici dolorosi, organizza quella che viene chiamata Resistenza, che prima di essere armata dovrebbe basarsi sull’applicazione della giustizia. Nel caso attuale basterebbe che l’Onu fosse svincolato dai veti che la paralizzano per applicare una giustizia mondiale contro coloro che trasgrediscono alle regole dell’autonomia e attentano alla integrità territoriale. L’anno nuovo arriva minaccioso e rancoroso. Sembra che popoli e persone si preparino alla guerra. Il clima è torvo. Le due parole che secondo me in questo momento bussano alla coscienza sono Vendetta e Difesa. La vendetta è un istinto dell’animo umano, un sentimento che abbiamo in comune con gli animali.
di Daniela Piana
Il Dubbio, 6 gennaio 2026
A ben guardare i dati, quale sia la società nella quale ci stiamo immergendo - volenti o nolenti - ci appare chiaramente, per tre aspetti: una distribuzione asimmetrica del potere di influenza e di decisione (le due cose essendo diverse); una capacità ineguale di sapere fare fronte alle incertezze del futuro (e quindi anche di potersi concedere la chance di pensarlo, il futuro); una erosione esponenziale (non incrementale) delle modalità moderne di costruire il consenso attraverso le funzioni esercitate da corpi intermedi. In questo scenario le persone sono in una condizione di rischio crescente (esponenziale) diseguaglianza: dinnanzi agli algoritmi, dinnanzi alle piattaforme, dinnanzi alle corporations, dinnanzi alle decisioni prese in un sistema globale il cui multilateralismo è fortemente incrinato, chi ha la capacità di “giocare” alla pari?
di Roberta d’Angelo
Avvenire, 6 gennaio 2026
Tra la deriva dei social e il disinteresse per i partiti, i giovani scelgono la protesta. Perché c’è un limite oltre il quale la coscienza si rianima. C’è una grande confusione nelle società occidentali. Le rivoluzioni che hanno stravolto la geopolitica nel 2025, soprattutto a seguito della rielezione di Donald Trump, dimostrano un aspetto tutt’affatto pacifico. E il senso di insofferenza e di ansia si percepisce dalla modalità con cui si sposano posizioni estreme, che porta allo scontro tra “fazioni”, in un clima da derby permanente, che va dalle chiacchiere da bar ai dibattiti politici, passando per il sempre più scoraggiante mondo degli odiatori social. In questo contesto si è fortificato e ampliato il movimento pro-Pal, in cui si sono ritrovati giovani e anziani, attivisti e cittadini meno impegnati, spinti dalla necessità di dire basta a una guerra che ha acquisito ogni giorno di più contorni assurdi, fino alla strage di un popolo vessato dalla fame. Un movimento che ha portato in piazza generazioni di persone che disertano da tempo le urne. Disinteressate alla politica, se non infastidite o peggio ancora.
di Paolo Ferrara*
Corriere della Sera, 6 gennaio 2026
L’esperienza di ragazze e ragazzi della cooperativa La Paranza e della Fondazione San Gennaro di Napoli: una storia stupenda di un intero quartiere che crea cultura, bellezza e futuro. Nei giorni scorsi ho avuto la fortuna di vivere da vicino l’esperienza del rione Sanità a Napoli, incontrando i ragazzi e le ragazze della cooperativa La Paranza e della Fondazione San Gennaro: una storia stupenda e ancora tutta da scrivere in cui un intero quartiere sceglie ogni giorno di creare cultura, bellezza e futuro. Lo fa attraverso spazi restituiti alle persone, a relazioni che diventano forza collettiva, a modelli di partecipazione che attraverso l’arte, lo sport, la vita di fede e l’animazione sociale si trasformano in possibilità. Un esempio concreto di cosa significhi “liberarsi insieme” dal giogo della criminalità, della povertà, dell’isolamento e della disperazione. E non è un caso che passeggiando per le vie del quartiere si ritrovino, ben visibili e potenti, le parole immortali di Paulo Freire: “Nessuno libera nessuno, nessuno si libera da solo: ci si libera insieme”.
di Orazio Abbamonte
Il Roma, 6 gennaio 2026
“La giustizia è soggetta a contestazione; la forza è subito riconoscibile e senza dispute. E così, non potendo fare in modo che quel che è giusto fosse forte, si è fatto in modo che quel che è forte fosse giusto”. Questa la ben nota, amara considerazione che Blaise Pascal, alla metà del XVII secolo ci lasciava a proposito degli uomini e del loro senso di giustizia. E la pensava appunto già tre secoli fa, in esito ad una personale esperienza di persecuzione per motivi ideologici e dopo che la Francia aveva vissuto il secolo dei durissimi scontri nel corso delle guerre di religione. Ma dava icastica espressione ad una realtà universale della storia umana, con la quale è necessario fare i conti; e farli sempre più, data la forza devastante e sconfinata di cui l’essere umano è riuscito saggiamente a dotarsi.
di Tiziana Ciavardini
Il Fatto Quotidiano, 6 gennaio 2026
Mentre si rincorrono voci di una possibile fuga di Khamenei verso Mosca, noi che abbiamo amato l’Iran come una madre non possiamo tacere. “La vera rivoluzione inizierà quando il popolo sarà affamato e i bazaari tireranno giù le saracinesche”. Questa frase non era un semplice modo di dire. Era il monito che respiravo quotidianamente durante i miei anni di vita in Iran, camminando tra la gente nel 2009, vedendo il sangue scorrere nel 2019. Oggi, quella profezia si è fatta carne, metallo e grido. Le serrande che sbattono a terra a Teheran, Isfahan, Shiraz e Tabriz non sono solo un segnale economico: sono il fragore di un sistema che sta crollando.
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