di Alessandro Riello*
Il Dubbio, 6 gennaio 2026
È stato recentemente presentato un ddl volto ad introdurre una nuova figura di reato, rubricato “apologia e istigazione relative al fenomeno della criminalità organizzata”, in cui la condotta incriminata è costituita dalla pubblica esaltazione di “princìpi, fatti o metodi propri della criminalità organizzata di tipo mafioso”, nonché dalla riproposizione di “atti o comportamenti, con inequivocabile intento apologetico, con lo scopo di determinare un concreto pericolo di commettere reati simili”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 6 gennaio 2026
Torna puntuale, come un riflesso condizionato, l’ultima narrazione di Report di domenica scorsa sulle stragi del 1992. Ancora una volta il telespettatore viene proiettato in quel labirinto di ombre dove la mafia smette di essere mafia per diventare il braccio armato di un’entità superiore, nerissima, eversiva. Al centro del racconto c’è nuovamente Stefano Delle Chiaie, il fondatore di Avanguardia Nazionale, che secondo la trasmissione non solo avrebbe rimediato l’esplosivo per Capaci, ma sarebbe stato addirittura la mente della strage. Totò Riina al soldo di “er caccola”. Una tesi suggestiva, perfetta per una prima serata, ma che si scontra con un piccolo, fastidioso dettaglio: la realtà dei fatti.
kalaritanamedia.it, 6 gennaio 2026
La situazione si è aggravata con un aumento significativo dei detenuti al 41bis: a Sassari-Bancali sono presenti 92 ristretti in questo regime, a cui presto si aggiungeranno altri 92 a Cagliari-Uta. Così la Sardegna raggiungerà il massimo numero di detenuti in massima sicurezza in Italia, superando le “Costarelle” dell’Aquila, dove si trovano attualmente circa 160 uomini e 12 donne al 41bis. Il numero potrebbe aumentare ulteriormente di 15-20 unità con il completamento della sezione di Badu ‘e Carros, destinata alla massima sicurezza, e il nuovo carcere duro di Nuoro potrebbe accogliere nei prossimi mesi altri 40 ristretti, tutti sotto stretto controllo del Gruppo Operativo Mobile.
di Luca Signorelli
siracusanews.it, 6 gennaio 2026
Il Magistrato di Sorveglianza di Siracusa ha assegnato 45 giorni di tempo alla Direzione della Casa Circondariale di Cavadonna per intervenire sulle gravi criticità riscontrate nel Blocco 20, dove nelle scorse settimane si sono verificate proteste e tensioni tra i detenuti. Il provvedimento, depositato il 5 gennaio 2026, arriva a seguito del reclamo presentato dai detenuti della sezione, difesi d’ufficio dall’avvocato Marco Cadili del Foro di Siracusa, e dopo una visita ispettiva effettuata il 23 dicembre 2025, che ha confermato la fondatezza delle segnalazioni. Il Magistrato ha parlato espressamente di una gravissima violazione del diritto alla salute, determinata da condizioni igienico-sanitarie inaccettabili.
di Valentina Moro
La Stampa, 6 gennaio 2026
“Cuore fragile, anima ribelle instancabile, i tuoi demoni ti hanno accompagnato nella tua vita fin da bambino ce li hai mostrati, li abbiamo sempre accolti, spalancando sempre la speranza e cercando strade percorribili”.. Il ricordo di Christian Guercio, l’astigiano di 38 anni che si è ucciso in carcere, è affidato a una lettera della sorella Alessia. Famiglia e amici si sono trovati domenica al Diavolo Rosso per un ultimo saluto al giovane. Elettricista e dj per passione col nome d’arte Guè, l’uomo da tempo soffriva di problemi di tossicodipendenza, da cui la famiglia aveva tentato di aiutarlo a uscire. Era seguito dal Serd. Racconta la sorella: “Ci hai lasciato il giorno di Natale dove alla mia domanda: “Perché non vuoi entrare in comunità?” mi hai risposto dicendomi “perché io in fondo non mi voglio salvare”.
di Alessandra Serio
tempostretto.it, 6 gennaio 2026
La vicenda sullo sfondo del processo ad un 72enne accusato di evasione dai domiciliari. “Voglio andare in carcere!”. È questa la richiesta che si è sentita fare la giudice Crisafulli al processo per direttissima ad un 72enne accusato di evasione dai domiciliari. Un caso insolito quello dell’uomo, fermato dai Carabinieri perché più di una volta era stato sorpreso fuori casa. Non unico però. Perché dietro tante storie e vissuti che finiscono davanti ai giudici c’è spesso uno sfondo di difficoltà e disagio che la mera cronaca fatica a mostrare e la giustizia gioco forza il più delle volte ignora e non è la prima volta che un giudice si è sentito dire: “Preferisco il carcere”.
di Maria Antonietta Farina Coscioni e Maria Teresa Molaschi
welfarenetwork.it, 6 gennaio 2026
Dopo la visita e il colloquio con la direttrice della Casa Circondariale di Cremona Giulia Antonicelli che regge la struttura in funzione di missione, le esponenti del partito Farina Coscioni e Molaschi scrivono all’Assessore della Regione Lombardia Guido Bertolaso. Gentile Assessore Bertolaso Illustre Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica italiana, Caro Guido, La ringraziamo, anticipatamente, per l’attenzione che vorrà riservarci in virtù delle deleghe conferitele nell’esercizio del suo mandato. Quelle al Servizio Sanitario Regionale, alla Programmazione sanitaria, ai Servizi socio-sanitari e alla Prevenzione sanitaria riguardano anche il diritto alla salute dei e per i reclusi, delle persone private della libertà personale, dei carcerati.
quinewselba.it, 6 gennaio 2026
Ad auspicarlo è Raimonda Lobina, garante dei diritti dei detenuti del carcere di Porto Azzurro che spiega l’importanza della musica per i detenuti. “A Natale, si sa, si è tutti più buoni e quest’anno anche il Giubileo dei Detenuti, proclamato da Papa Leone XIV, ha spinto moltissimi pellegrini a Roma, per denunciare le condizioni spesso degradanti di chi è ristretto e per sensibilizzare la società e la politica su queste tematiche. Appunto, la politica e le amministrazioni, le amministrazioni locali, che invitate a far visita al carcere dell’isola e ad essere presenti in modo concreto, non hanno risposto all’invito, salvo due solitarie e timide eccezioni”. Lo scrive in una nota Raimonda Lobina, garante dei diritti dei detenuti della Casa di Reclusione “Pasquale de Santis” di Porto Azzurro.
irpinianews.it, 6 gennaio 2026
Si è svolta ad Avellino una iniziativa dal titolo “Oltre le mura: la persona oltre alla detenzione femminile”, un evento che ha visto come ospite la criminologa giuridica Claudia Cavallo, esperta in diritti umani e tutela della dignità dei detenuti. La dottoressa Cavallo, membro dello staff del garante dei detenuti della regione Campania e dell’osservatorio per le persone private della libertà personale, ha accolto con entusiasmo l’invito di Sara Spiniello rappresentante del gruppo territoriale di Avellino del movimento 5 stelle e di Simona Romani, referente pari opportunità dello stesso.
di Pierfranco Redaelli
Avvenire, 6 gennaio 2026
Silvia Polleri, educatrice 75enne, con due figli e tre nipoti, spende gran parte del suo tempo accanto ai detenuti nella casa di reclusione milanese diventata un modello per costruire il futuro dopo il fine pena. Anche grazie al suo corso di scuola alberghiera. “La rivoluzione pacifica delle carceri parte da piccoli gesti che hanno a cuore la dignità di chi sta scontando la pena”. Questo il messaggio di Silvia Polleri, nickname “Nonna Galeotta”, che da 21 anni spende gran parte della sua quotidianità accanto ai carcerati di Bollate, per farli sentire meno soli, per trasmettere loro quello che per anni aveva detto Papa Francesco: “Ogni volta che entro in questi luoghi mi domando perché loro e non io. Non mi dimentico di te”. Nonna Galeotta, 75 anni, due figli, tre nipoti, un entusiasmo, una voglia di spendersi in favore di chi ha avuto meno dalla vita, entra nel carcere di Bollate dopo aver vissuto per 22 anni la scuola come educatrice scolastica, con “Abc la sapienza in tavola” cooperativa sociale, con l’intento di favorire il recupero di detenuti che avevano nel passato operato nel campo della ristorazione. “Un nome lungo - riconosce Silvia - ma sempre attuale perché scelto proprio dai detenuti”. Nasce così il primo catering che vede lavorare all’interno di Bollate i primi 5 lavoratori svantaggiati, grazie all’articolo 21, come misura alternativa. Un salto di qualità, con i carcerati che non sono più a carico dello Stato, ma con il lavoro, con la busta paga diventano contribuenti. Preziosa è stata la presenza dell’allora direttrice Lucia Castellano, che ha favorito la nascita del primo servizio in Italia di catering svolto da carcerati durante allestimenti di fiere, matrimoni e convegni svolto sotto lo sguardo di guardie carcerarie in borghese. Dopo solo due anni sono oltre 2 mila i servizi effettuati a Milano, in provincia, e in tutta la Lombardia.
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