di Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
osservatoriorepressione.info, 7 gennaio 2026
Apprendiamo che una donna di quarantuno anni, di cui non conosciamo l’identità, si sarebbe suicidata nel bagno del reparto di Psichiatria dell’ospedale di Livorno il 27 dicembre scorso. È successo ancora. Un’altra volta, sempre nello stesso posto. Sempre nell’Spdc (Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura) padiglione 10° degli Ospedali Riuniti di Livorno. L’Asl Toscana Centro, intervenuta a posteriori con una nota diramata ai giornali, parla di un “caso sentinella”: un evento cioè grave, imprevedibile, inaspettato. Imprevedibile? Per quello che ci è dato sapere in pochi anni si sono verificati almeno altri due casi di persone decedute dopo essere state ricoverate all’interno di quello stesso reparto.
di Domenico Quirico
La Stampa, 7 gennaio 2026
Conversioni, ritrattazioni, apostasie, tradimenti, zig zag, incantamenti, bugie, escandescenze plateali: che balzana commedia umana si recita da due giorni nel Palazzo di Caracas in un gran limbo della informazione e della deformazione. Un cambio di regime con forte puzzo di zolfo e niente aroma di incenso. Quel guastamestieri di Trump, demolitore di ogni tradizione di garbo, becchino del diritto internazionale qualificato ormai come esperimento fallito, ha un merito: le sue azioni sanno metter sulla strada che conduce a vedere tutto quello che c’è di posticcio, di falso e di equivoco in alcuni angolini del mondo. Ora ci sono personaggi pirandellianamente alla ricerca di una maschera, consapevoli che corrono il rischio, indossando quella sbagliata, di finire sulle bancarelle nel reparto della frusaglia a prezzo fisso. O peggio in galera.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 7 gennaio 2026
I dati raccolti da Avvenire rivelano un numero alto di persone trattenute nelle carceri perché oppositori di Maduro o con accuse pretestuose. Eccone le storie, mentre Il Governo tratta per la loro liberazione, con la mediazione della Chiesa. Dal 1980, la lugubre silohuette del carcere di massima sicurezza “El Rodeo I” si staglia sul panorama di Guatire, località a 30 chilometri da Caracas. In una cella di quel tetro palazzone con le sbarre, sinistro simbolo dei mali del sistema penitenziario venezuelano e del trattamento inumano riservato a molti detenuti, il cooperante Alberto Trentini attende da 418 giorni la propria liberazione.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 6 gennaio 2026
Un gruppo di giuristi, filosofi, teologi, magistrati ed esperti della materia penitenziaria propone la soluzione di un indulto “differito”. Nicola Mazzamuto, co-autore del documento, presidente del tribunale di sorveglianza di Palermo: “Bisogna pensare ad una misura responsabile, per aver tempo di riprogettare il futuro e per dare alle persone una libertà accompagnata e assistita, con la presa in carico di una rete di accoglienza”. “La drammaticità della situazione carceraria impone soluzioni nuove, originali e realistiche, raccogliendo gli appelli accorati di papa Francesco, di papa Leone, del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed il grido di dolore del mondo penitenziario.
di Simone Olivelli
La Sicilia, 6 gennaio 2026
Sempre più grave il problema del sovraffollamento delle carceri italiane. Nel 2025, nelle carceri italiane ogni quattro giorni e mezzo un detenuto si è tolto la vita. Gli 80 suicidi - l’ultimo proprio mentre nelle case gli italiani si apprestavano a festeggiare il nuovo anno - testimoniano come la crisi del sistema penitenziario sia lontana dall’essere risolta. Tra sovraffollamento, mancanza di adeguate cure nei confronti di chi soffre di patologie psichiche, carenze nell’organico sia degli agenti che del personale addetto a fornire servizi di altra natura, la luce fuori dal tunnel non si vede ancora. Dai dati registrati dal ministero della Giustizia e aggiornati a fine novembre, risulta che il numero dei detenuti era di 63.868, circa duemila in più rispetto alla fine del 2024 quando a essere reclusi erano in 61.861.
di Nello Trocchia
Il Domani, 6 gennaio 2026
Da quando è recluso l’ex sindaco di Roma è diventato un testimone che, insieme ai detenuti del braccio G8, denuncia in un libro firmato con lo “Scrivano di Rebibbia” le condizioni carcerarie e la pochezza del legislatore che alimenta il populismo penale. Record di suicidi nell’anno appena concluso. Il titolo è chiaro, fin troppo: “L’emergenza negata, il collasso delle carceri italiane”. A firmarlo sono lo scrivano di Rebibbia, Fabio Falbo, e un detenuto eccellente, l’ex ministro e già sindaco di Roma, Gianni Alemanno. A metà dicembre aveva denunciato un’altra carenza strutturale nel carcere romano dove è rinchiuso: il riscaldamento.
di Lorenza Pleuteri
osservatoriodiritti.it, 6 gennaio 2026
Un provvedimento del tribunale di sorveglianza di Torino e l’ennesimo decesso in carcere riportano l’attenzione sul trattamento di detenuti malati e le conseguenze di sovraffollamento e carenza di personale. Il sovraffollamento di un carcere genera un surplus di sofferenza. E la presenza di detenuti malati, quelli che richiedono un’assistenza sanitaria particolare, in un istituto con centinaia di detenuti in più provoca un sovraccarico di lavoro per il personale e pesa sulla gestione dei servizi ordinari. Anche per questi motivi, uniti alle patologie di cui soffre, un recluso della casa circondariale di Torino ha ottenuto la detenzione domiciliare. Basandosi solo sulle condizioni di salute, ritenute non incompatibili con la vita in cella, non avrebbe avuto diritto alla misura applicata e neppure alla sospensione o al differimento della pena.
di Carola Causarano
Il Riformista, 6 gennaio 2026
La campagna referendaria sulla riforma della giustizia si infiamma a Milano. A far esplodere la polemica è una pubblicità affissa alla Stazione Centrale che, come denunciato dal Comitato Sì Separa, veicola un messaggio “ingannevole” contro la riforma, indicando il rischio di “giudici dipendenti dalla politica”. Un’accusa respinta con forza dal fronte favorevole al referendum sulla separazione delle carriere, che parla di una “distorsione consapevole della realtà”. “Alla stazione di Milano campeggia una pubblicità contro la riforma della giustizia che evoca giudici dipendenti dalla politica. Si tratta di una distorsione consapevole della realtà”, denuncia il comitato.
di Errico Novi
Il Dubbio, 6 gennaio 2026
Con lo sdoppiamento del Csm, ma soprattutto con il sorteggio dei futuri consiglieri magistrati, le correnti sparirebbero, o meglio: svanirebbe la loro forma attuale di “pseudo-partiti”. La campagna continua. Siamo nella fase “grandi stazioni”. Come segnalato ieri da Libero, i 6x3 dell’Anm per il No al referendum conquistano la “Centrale” di Milano. E approdano al digitale: manifesti anti-Nordio non solo cartacei ma anche proiettati sui maxischermi. Siamo oltre il Berlusconi del ‘94. Forse è il caso di chiedersi - come fa con grande scrupolo la nostra Valentina Stella in un altro articolo sul Dubbio - com’è possibile che un sindacato dei magistrati disponga di risorse tali da finanziare una campagna del genere. Ma non è l’unica domanda suscitata dai mega-spot anti Nordio. Ce n’è evidentemente un’altra, che riguarda le motivazioni: va bene l’ostilità alla separazione delle carriere, ma com’è che il “divorzio” fra giudici e pm è diventato, per la magistratura associata, una questione di vita o di morte?
di Gian Carlo Caselli
Corriere della Sera, 6 gennaio 2026
Tra qualche mese si svolgerà il referendum che dovrà dire “Sì” o “No” alla riforma costituzionale della “separazione delle carriere” tra Pubblici Ministeri e Magistrati giudicanti. È importante che ciascun votante sia ben informato sulla scelta che dovrà fare nell’urna. Sono infatti in discussione l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Due pilastri della nostra Costituzione democratica. Ebbene, la prima e fondamentale cosa che si dovrà tener ben presente nell’urna è che la separazione non migliorerà per niente il funzionamento del sistema giustizia in Italia. Proprio per niente!
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- Siracusa. Il Magistrato di Sorveglianza: “Nel carcere grave violazione del diritto alla salute”
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