di Monica Ricci Sargentini
Corriere della Sera, 8 gennaio 2026
Trump: “Ha sparato per autodifesa”. Uccisa una 37enne moglie di un leader di un movimento a difesa dei migranti. La versione della Homeland Security e il video che la smentirebbe. È accaduto di nuovo, a pochi isolati dal luogo in cui cinque anni fa George Floyd fu brutalmente soffocato da un poliziotto. La vittima questa volta non è afroamericana ma una donna bianca di 37 anni, uccisa durante un’operazione dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice), dispiegato per ordine del presidente Donald Trump in diverse città americane contro l’immigrazione clandestina. Si tratterebbe, secondo i media americani, di Renee Nicole Good, cittadina americana madre di tre figli, originaria del Colorado.
di Estefano Tamburrini
Il Fatto Quotidiano, 8 gennaio 2026
La famiglia ha chiesto di rispettare “la consegna del silenzio” per non compromettere la scarcerazione di Alberto. Le aperture della presidente ad interim contestate da ministro dell’Interno, Diosdado Cabello. La Farnesina naviga a vista mentre un gruppo di senatori americani assieme ad una Ong cerca di ottenere un elenco affidabile dei prigionieri detenuti a Caracas. Sulla scrivania di Delcy Rodríguez, presidente ad Interim del Venezuela, spunta già il dossier che comprende detenuti politici, ostaggi e prigionieri stranieri reclusi nelle carceri venezuelane. Presenti anche gli italiani: Alberto Trentini, 46 anni, operatore umanitario, senza accuse, Biagio Pilieri, 60 anni, giornalista, incriminato senza prove di terrorismo e tradimento alla Patria, e Daniel Echenagucia, 47 anni, imprenditore, nella stessa situazione di Pilieri.
Il Foglio, 7 gennaio 2026
Dalla drammaticità del sovraffollamento nasce una proposta di clemenza “preparata e accompagnata”. Un modo per recepire il grido di dolore che si alza dalle nostre carceri. La drammaticità della situazione carceraria impone soluzioni nuove, originali e realistiche, raccogliendo gli appelli accorati di Papa Francesco, di Papa Leone, del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il grido di dolore del mondo penitenziario. La proposta di un indulto “differito” maturata in seno al convegno “Il diritto alla speranza nel cinquantennale dell’Ordinamento penitenziario, nell’anno del Giubileo della Speranza e nel triduo del Giubileo dei Detenuti” intende coniugare responsabilità, sicurezza, speranza, clemenza e prevenzione.
di Michele Passione*
Il Manifesto, 7 gennaio 2026
Alla fine del 2025 la Corte costituzionale ha depositato quattro sentenze di grande importanza, tra cui la numero 201 relativa alla liberazione anticipata. Con questa pronuncia, la Corte ha ripristinato il potere/dovere del magistrato di sorveglianza di valutare le istanze di liberazione anticipata presentate dal detenuto, anche se in queste non è menzionato uno specifico interesse all’ottenimento del beneficio richiesto: requisito previsto, a pena inammissibilità, dalle recenti modifiche apportate all’articolo 69 bis, comma 3 ordinamento penitenziario, dal decreto legge 92/2024, convertito con legge 112/2024 e dal recentissimo Decreto del presidente della Repubblica 176/2025, pubblicato nelle more del deposito della sentenza.
di Gianni Alemanno e Fabio Falbo
Il Dubbio, 7 gennaio 2026
L’anno nuovo è arrivato, molti rappresentanti istituzionali sono venuti a trovarci, ma la vita qua dentro è quella vecchia di persone detenute senza diritti. E la causa di questo non è chissà quale disegno repressivo e securitario. No, è la banalità di una burocrazia che non regge il peso di carceri sovraffollate e senza personale, ma non vuole neppure ammetterlo. Questa banalità burocratica si chiama “mancanza di scorte”. Per mancanza di scorte non viene tutelato il diritto fondamentale alla salute garantito dall’art. 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.
di Chiara Pelizzoni
Famiglia Cristiana, 7 gennaio 2026
Da questa convinzione nasce l’impegno del gruppo bancario che sostiene la Scuola di Edilizia promossa dalla Fondazione Don Gino Rigoldi nel carcere milanese di Opera oltre a numerosi altri progetti delle case circondariali italiane. Una finestra sul mondo, un ponte oltre le sbarre, una strada verso la libertà e il riscatto sociale: questo rappresenta il lavoro per chi è in carcere. I numeri parlano chiaro: la recidiva nei ventimila carcerati che hanno un contratto di lavoro è del 2%, contro il 70% stimato sull’attuale popolazione carceraria (dati Cnel).
di Lucia Olivieri
L'Edicola del Sud, 7 gennaio 2026
"Rispettiamo la Costituzione anche dietro le sbarre, dando cure vere ai tossicodipendenti e riducendo i suicidi". "Le carceri italiane sono diventate discariche umane dove buttare pazzi e tossicodipendenti". Non usa mezzi termini Federico Pilagatti, segretario nazionale del Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, nel denunciare una situazione al collasso. Dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), migliaia di detenuti con problemi psichiatrici o dipendenze finiscono dietro le sbarre senza assistenza specialistica adeguata: "Al massimo gocce per dormire o metadone, a causa di un sistema sanitario in default, che non cura nemmeno i cittadini liberi".
di Natale Labia
L’Edicola del Sud, 7 gennaio 2026
Non c’è ancora una data ufficiale, ma il clima politico è già incandescente. Lo scontro sul referendum confermativo per la riforma della giustizia è iniziato. A incendiare le polveri è stato un video del comitato per il No nei luoghi di grande transito pedonale, come le stazioni e gli aeroporti cui si sostiene che con la riforma i “giudici dipenderanno dalla politica”. La replica dei sostenitori del Sì non si è fatta attendere. Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera (Fi), ha tuonato definendo il video “la madre di tutte le menzogne”. Sulla stessa linea Antonio Di Pietro, tra i fondatori del fronte del Sì, che ha liquidato l’iniziativa come “ingannevole”.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 7 gennaio 2026
Il procuratore aggiunto Cascini sostiene il “No” alla riforma con la gip Maccora. L’ex procuratore della Cassazione Salvato passa al “Sì”. C’è chi dice No. Ma c’è anche chi dice Sì. E, via via che si avvicina il referendum sulla riforma Nordio - in data ancora da fissare dopo il 15 marzo - cresce la polarizzazione tra le toghe. Con critiche incrociate, amplificate dalla politica. Contro la riforma della separazione delle carriere, doppio Csm con membri togati sorteggiati e istituzione di un’Alta corte disciplinare con sanzioni inappellabili, l’Associazione nazionale magistrati ha fondato il comitato “Giusto dire NO” (qui: cosa cambia con la riforma della Giustizia). Moltissimi si sono già spesi contro la modifica costituzionale, a fianco di battitori liberi come il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri.
camerapenalevittoriochiusano.it, 7 gennaio 2026
In media, ogni anno, negli ultimi 30 anni, 960 persone hanno subito una detenzione ingiusta: persone indagate, a volte anche processate, hanno trascorso in carcere periodi più o meno lunghi (a volte lunghissimi) prima di vedere riconosciuta la propria innocenza. Vittime innocenti del potere punitivo dello Stato, in senso tecnico e giuridico, che infatti la Legge prevede vengano risarcite (rectius “riparate”) con un indennizzo a spese dell’Erario che ha un limite di poco più di 500 mila euro. Ma ciò avviene dopo un lungo ed estenuante (ulteriore) iter processuale, spesso anche 10 anni dopo il proscioglimento dalle accuse.
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