di Andrea Zedda
Vanity Fair, 7 gennaio 2026
Trentatré anni in galera da innocente: Beniamino Zuncheddu, vittima del più grave errore giudiziario italiano, ha imparato a non odiare da Rita da Cascia. Ora che è un uomo libero, si impegna affinché la verità vinca sempre. Può davvero bastare un sorriso per alleggerire trentatré anni di prigione? Probabilmente no, e forse una risposta non esiste. Eppure è la sensazione che si prova ascoltando Beniamino Zuncheddu mentre racconta la sua storia. Tutto comincia il 28 febbraio 1991. Beniamino sta guardando il Festival di Sanremo quando alcuni agenti bussano alla porta e lo invitano a seguirli in caserma per dei semplici “accertamenti”: secondo Luigi Pinna, unico sopravvissuto alla strage di Sinnai, dove persero la vita tre persone, Zuncheddu sarebbe l’autore della mattanza. Solo trentatré anni dopo si scoprirà che quel riconoscimento era stato pilotato: un agente di polizia aveva infatti suggerito a Pinna il nome di Beniamino e gli aveva mostrato la sua foto prima dell’identificazione.
Il Sole 24 Ore, 7 gennaio 2026
La Consulta, sentenza n. 201/2025, afferma che il condannato ha diritto a sollecitare una decisione del giudice al termine di ogni semestre di pena scontata. È costituzionalmente illegittima, per violazione, tra gli altri, dei principi di ragionevolezza e di finalità rieducativa della pena, una norma del 2024 che ha modificato la disciplina della liberazione anticipata (articolo 69-bis della legge sull’Ordinamento penitenziario). Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza n. 201, con cui ha giudicato fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dai magistrati di sorveglianza di Spoleto e di Napoli.
di Carmine Paul Alexander Tedesco
lexced.com, 7 gennaio 2026
Un ex detenuto aveva richiesto un risarcimento per le condizioni inumane subite in carcere. Il Magistrato di Sorveglianza aveva rigettato la richiesta in quanto l’interessato era stato scarcerato, presumendo una cessazione dell’interesse. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la competenza sul risarcimento detenuti spetta al Magistrato di Sorveglianza anche dopo la fine della pena e che il procedimento richiede un’udienza in contraddittorio, non potendo essere deciso “de plano”. La questione del risarcimento detenuti per condizioni di detenzione inumane e degradanti, in violazione dell’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu), è un tema di cruciale importanza. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 40485/2024, ha ribadito principi fondamentali riguardo alla competenza e alla procedura da seguire, anche quando il richiedente viene scarcerato nel corso del procedimento. Questa decisione chiarisce che il diritto a ottenere giustizia non si estingue con la fine della pena.
Il Sole 24 Ore, 7 gennaio 2026
La Consulta, sentenza numero 202/2025, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 609-octies del Cp, per violazione degli articoli 3 e 27 della Costituzione. Qualora la condotta posta in essere dal reo abbia un disvalore significativamente inferiore a quello normalmente associato alla figura astratta del reato, tale da poter essere considerato di sicura minore gravità, è irragionevole che la pena comminata dall’articolo 609-octies del codice penale per il reato di violenza sessuale di gruppo - che il legislatore, nella giusta considerazione dell’elevato disvalore di tale tipologia di reati, ha fissato, nel minimo, in otto anni di reclusione - non possa essere diminuita, così come già previsto per reati altrettanto gravi, come la violenza sessuale e atti sessuali con minorenne.
Il Sole 24 Ore, 7 gennaio 2026
La Consulta, sentenza n. 203/2025, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale parziale del co. 5-bis dell’art. 28 del Dpr n. 448 del 1988 nella parte in cui non esclude i casi di minore gravità. La Corte costituzionale si è pronunciata sulle questioni di legittimità costituzionale del comma 5-bis dell’articolo 28 del d.P.R. numero 448 del 1988, introdotto in sede di conversione del decreto-legge numero 123 del 2023 (c.d. decreto Caivano), a tenore del quale non è consentita la sospensione del processo con messa alla prova dell’imputato minorenne quando si procede per violenza sessuale aggravata (ovvero per omicidio o rapina, sempre in forme aggravate); questioni sollevate dai Giudici dell’udienza preliminare dei Tribunali per i minorenni di Roma e Bari.
Il Sole 24 Ore, 7 gennaio 2026
La Consulta, sentenza n. 212/2025, ha dichiarato l’incostituzionalità dell’articolo 34, co. 2, del Cpp nella parte in cui non prevede l’incompatibilità. Con la sentenza numero 212 è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale, per contrasto con gli articoli 3 e 24, secondo comma, della Costituzione, dell’articolo 34, comma 2, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede l’incompatibilità con la funzione di giudice dell’udienza preliminare del giudice che, come componente del tribunale dell’appello avverso l’ordinanza che provvede in ordine a una misura cautelare personale nei confronti dell’indagato o dell’imputato, si sia pronunciato su aspetti non esclusivamente formali dell’ordinanza anzidetta.
di Federica Pacella
Il Giorno, 7 gennaio 2026
A Pavia tre detenuti si sono tolti la vita, il triste record regionale (dove in totale sono stati 14). Solo Bollate e Voghera sono in regola dal punto di vista della capienza. Quattordici suicidi negli istituti penitenziari lombardi in un anno, più di uno al mese: drammi che hanno interessato quasi tutte le province. Una conta tragica, quella aggiornata dalle Camere Penali, che hanno pubblicato il triste elenco con 80 suicidi in tutta Italia, di cui, appunto, 14 in Lombardia. Sono stati coinvolti quasi tutti gli istituti lombardi: Vigevano, Cremona, Mantova, Bergamo, Milano San Vittore, Monza, Brescia, Busto Arsizio, Como con uno, Milano Bollate con due, Pavia con tre.
di Valentina Farina*
brindisireport.it, 7 gennaio 2026
La condizione dei detenuti in Puglia, come nel resto d’Italia, è caratterizzata da un forte sovraffollamento carcerario. Dati statistici dell’amministrazione penitenziaria rilevano al 30 novembre 2025 una presenza negli undici istituti pugliesi di 4.601 persone detenute (di cui 200 donne e 506 stranieri) a fronte di una capienza di 2.945 unità. Il problema del sovraffollamento investe anche le strutture penali minorili, conseguenza dell’applicazione del “Decreto Caivano”, a cui si aggiungono problemi legati a carenze strutturali e di sicurezza e mancanza di personale - a seguito anche dei continui tagli economici effettuati in questi anni dai vari governi che si sono nel tempo succeduti, con una ricaduta significativa sul processo di rieducazione e di reinserimento sociale dei ragazzi detenuti, costretti a vivere “il tempo vuoto della detenzione” e a partecipare a limitate attività scolastiche, formative, sportive, ricreative ed educative.
ottopagine.it, 7 gennaio 2026
Il Garante Ciambriello denuncia la situazione nelle carceri. Atmosfera inusuale quella che si è respirata ieri nel reparto di articolazione psichiatrica del carcere di Secondigliano, dove si è svolto un pranzo delle festività natalizie promosso e offerto dal Garante Campano delle persone private della libertà personale Samuele Ciambriello. Il pranzo è stato organizzato per le 18 persone ristrette nell’articolazione psichiatrica dell’istituto. Le operatrici volontarie dell’associazione La Mansarda, che da anni si recano settimanalmente e gratuitamente nel reparto dedicando i loro lunedì alle attività con i detenuti, insieme al gruppo del Garante, hanno curato l’allestimento, portando cibo e decorazioni natalizie.
di Michela Cuccu
La Nuova Sardegna, 7 gennaio 2026
Le mura del carcere di Massama, a Oristano, tornano a tremare. Quella che doveva essere una tranquilla domenica pomeriggio, il 4 gennaio scorso, si è trasformata in poche ore in un teatro di guerriglia. La notizia, trapelata solo oggi, delinea un quadro di tensione altissima che va ben oltre la cronaca di un disordine passeggero. Tutto sarebbe iniziato intorno alle 15. Un gruppo di detenuti avrebbe preso il controllo di un’area dell’istituto dando vita a una protesta violenta: vengono distrutte le cassette degli idranti, trasformando i corridoi in fiumi d’acqua, e vengono mandate in frantumi le lampade, lasciando le sezioni nel buio o sotto luci spettrali. Per impedire l’intervento delle guardie, davanti ai cancelli viene appiccato un fuoco. Nonostante l’organico ridotto ai minimi termini, gli agenti della polizia penitenziaria sono riusciti, con non poca fatica, a riportare la situazione sotto controllo.
- Porto Azzurro (Li). Le festività vissute dai detenuti e le istituzioni quasi assenti
- Catanzaro. “Adozione in Città”, prende vita il progetto per i minori detenuti
- Siracusa. Erbe officinali e pasticceria, il riscatto dei detenuti con la cooperativa L’Arcolaio
- Bologna. “Ritagli di Futuro”, le detenute riciclano materiali di scarto della Fondazione Mast
- Milano. Riccardo Muti tra i carcerati di Opera: “Nessuno è irrecuperabile”











