di Bruno Mellano
La Stampa, 5 gennaio 2026
Gli ultimi episodi a fine 2025 e la notte di capodanno ad Asti e Alessandria: la portata del fenomeno è venti volte superiore a quella dei cittadini liberi. “Spes contra spem”, l’impegnativo insegnamento di San Paolo richiama le “persone di buon volontà” ad essere esse stesse elemento fondativo di speranza attiva e propositiva, anziché limitarsi al ruolo di chi attende, sia pure con fiducia o fede, eventi esterni che nutrano prospettive di speranza. Gandhi, con altre parole e altri riferimenti culturali, diceva “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Molti contesti attuali provocano legittimi scoramenti e diffuso senso di impotenza. La società contemporanea in molti ambiti appare difficilmente modificabile dall’impegno singolo o organizzato dei cittadini. Il carcere, per esempio, in maniera eclatante, appare irredimibile, una situazione del nostro vivere sociale refrattaria ai cambiamenti attesi ed auspicati.
di Stefano Maria Capilupi
Il Riformista, 5 gennaio 2026
“Una delle guardie che gli stava vicino dette uno schiaffo a Gesù … lui gli rispose: “…perché mi percuoti?” (Gv 18, 22-23). Il Cristianesimo - uno dei fondamenti dell’umanesimo europeo - è l’unica grande religione in cui il fondatore è un laico che finisce arrestato, attraversa l’umiliazione della custodia, conosce tortura e violenza legale, e muore come condannato. La Croce è anche il riscatto di un’ingiustizia storica. Dentro la modernità, la critica laica ai sistemi punitivi, che unisce Beccaria e Filangieri all’eredità socratica, ha insegnato a diffidare della vendetta pubblica e dell’arbitrio. Ma già la teologia morale di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori anticipava che la persona non si esaurisce nel suo delitto, e la pena, se vuole essere davvero giusta, non può ridursi a pura ritorsione.
di Angelo Riccardi*
ilsipontino.net, 5 gennaio 2026
Ho letto con attenzione i Diari dal carcere di Gianni Alemanno. Li ho letti senza spirito morboso, senza compiacimento e senza pregiudizio. Li ho letti come si leggono le parole di chi è costretto al silenzio fisico ma tenta, attraverso la scrittura, di restare dentro la comunità umana e civile. La prima cosa che colpisce, leggendo queste pagine da Rebibbia, non è la denuncia, che pure c’è, ma il cambio di prospettiva. Alemanno non parla più da sopra, come spesso accade a chi ha esercitato ruoli di potere; parla da dentro. E questo, nel bene e nel male, è un punto di non ritorno. Il carcere, così come lo racconta, non appare come un luogo di giustizia compiuta, ma come uno spazio sospeso: dove la pena spesso smette di essere strumento di responsabilizzazione e diventa logoramento, attesa, riduzione della persona a pratica amministrativa.
politicamentecorretto.com, 5 gennaio 2026
“Le persone disabili non ci dovrebbero proprio entrare”. Usa il condizionale, Luigi Pagano, ma il senso delle sue parole è netto. Storico direttore del Carcere di San Vittore, con una lunga esperienza nel Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, oggi garante dei detenuti di Milano, Pagano interviene sul tema del carcere e delle sue criticità strutturali e culturali, nel corso di un’intervista a Paola Severini Melograni durante la trasmissione “O anche no”, in onda su Rai 3, spazio da sempre dedicato ai temi dell’inclusione, dei diritti e della dignità delle persone. “Purtroppo moltissime persone, secondo me, non dovrebbero entrare in carcere oppure potrebbero uscirne. A maggior ragione le persone con disabilità”, afferma. “Io credo ancora, e ne sono convinto - prosegue Pagano - che il carcere sia ormai una misura anacronistica. Grazie a Dio sta perdendo terreno”.
di Biagio Marzo
Il Riformista, 5 gennaio 2026
Il referendum confermativo sulla riforma della giustizia continua a muoversi nella nebbia. L’unica certezza riguarda le modalità di voto: due giorni, domenica e lunedì, con chiusura alle ore 15. Sul calendario, invece, è scontro politico. Ma i referendum non si vincono sui tempi - lunghi o brevi che siano - bensì sul merito delle questioni sottoposte agli elettori. Intorno alla cosiddetta riforma della giustizia si è accumulato molto rumore di fondo e una quantità impressionante di informazioni fuorvianti. Occorre allora chiamare le cose con il loro nome.
di Carola Causarano
Il Riformista, 5 gennaio 2026
Il referendum confermativo sulla riforma della giustizia voluta dal ministro Carlo Nordio si avvicina e, pur in assenza di una data ufficiale, il quadro politico e istituzionale che lo circonda appare già fortemente polarizzato. Secondo il guardasigilli, il voto dovrebbe tenersi “presumibilmente nella seconda metà di marzo”, una finestra temporale che trova il consenso della maggioranza di governo e che segna l’avvio di una fase decisiva nel confronto sulla riforma.
di Pietro Mella Bitti
torinocronaca.it, 5 gennaio 2026
“Perché l’argomento riguarda chiunque possa trovarsi davanti a un giudice”. A parlare è Antonio Rinaudo, ex magistrato antimafia della Procura di Torino, in pensione dal 2018 dopo 41 anni di servizio. Oggi è tra i fondatori del comitato Cittadini per il sì, nato per sostenere il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, presieduto dalla senatrice Francesca Scopelliti. Il punto di partenza, spiega Rinaudo, è spesso riassunto con l’espressione “separazione delle carriere”, ma il significato è più ampio: “Sostanzialmente si tratta di rendere il giudice autonomo e indipendente rispetto al pubblico ministero, soprattutto per come oggi è strutturato il Consiglio superiore”.
di Giovanni Iacomini*
Il Fatto Quotidiano, 5 gennaio 2026
Chiunque abbia avuto problemi con la giustizia tende a prendere per buona qualsiasi iniziativa che possa dare anche solo l’idea di andare contro il presupposto strapotere della magistratura. Tra i miei studenti detenuti, la (contro-)riforma sulla separazione delle carriere gode di ragguardevole consenso. Chiunque abbia avuto problemi con la giustizia tende a prendere per buona qualsiasi iniziativa che possa dare anche solo l’idea di andare contro il presupposto strapotere della magistratura. Siamo reduci da decenni di disinformazione propagandata da televisioni e media che mirano a screditare chiunque si proponga di smascherare le marachelle di padroni, padrini e politici da controllare in quanto disonesti. È indiscutibilmente vero che la giustizia non funziona, ma si tratta di un problema annoso le cui colpe vengono addossate unicamente sui giudici.
di Stefano Lo Russo*
Corriere della Sera, 5 gennaio 2026
Nel dibattito pubblico italiano la sicurezza continua a essere trattata come una bandiera ideologica: da una parte l’enfasi sull’ordine pubblico, dall’altra l’accusa di lassismo. È una semplificazione utile allo scontro politico quotidiano, ma poco efficace per i cittadini. Nelle democrazie avanzate la sicurezza è una politica pubblica complessa, che funziona solo quando competenze diverse e livelli istituzionali differenti agiscono in modo coerente e coordinato. Quando questo non accade, le responsabilità si disperdono, l’azione pubblica perde efficacia e si indebolisce l’intervento dello Stato.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 5 gennaio 2026
“Era malato, il carcere non ne ha tenuto conto”. A settembre 2024 il 18enne Youssef Barsom morì in un incendio: la procura ha chiesto l’archiviazione per i compagni di cella accusati di avere agevolato un tentativo di suicidio. Ma il fratello del ragazzo si oppone: “Ignorate le sue gravi patologie psichiche e le responsabilità del penitenziario”. Per la morte la notte tra il 5 e 6 settembre 2024 del 18enne egiziano Youssef Barsom nel rogo della sua cella a San Vittore la Procura di Milano chiede l’archiviazione dei suoi due compagni di cella, unici indagati (emerge adesso) nell’ipotesi che ne avessero agevolato un tentativo di suicidio.
- Cuneo. “Al carcere Cerialdo mancano risorse, attività culturali e percorsi di reinserimento”
- Vibo Valentia. Visita delegazione di +Europa: “Carenza di personale nell’area sanitaria del carcere”
- Fossano (Cn). La Garante: “Carcere struttura di eccellenza, pronta a nuovi cambiamenti nel 2026”
- Santa Maria Capua Vetere (Ce). Se i detenuti vestono le “guardie”
- Prato. I detenuti si prendono cura della colonia felina e degli spazi verdi











