di Marco Ruotolo
La Stampa, 18 agosto 2023
“Una telefonata allunga la vita”, recita un noto messaggio pubblicitario degli anni Novanta. Riprendendo questo spot, l’Associazione Antigone ha lanciato l’omonima campagna nell’estate 2022, sottolineando che i limiti temporali previsti dalla vigente disciplina penitenziaria sulle conversazioni telefoniche non avrebbero più senso, essendo in larga parte legati ai costi del servizio, assai elevati ai tempi della redazione dei testi normativi in discussione e oggi non più tali. Può sembrare una questione secondaria, ma è invece un problema fondamentale, perché il sentimento di abbandono o di isolamento spesso avvertito da chi abita gli istituti di pena può facilmente scivolare in una condizione di disagio estremo, soprattutto per coloro che hanno scarse o nulle possibilità di colloqui in presenza con i propri familiari. In un momento di sconforto una telefonata può, appunto, salvare una vita, consentendo di allontanare pensieri autolesionistici o addirittura suicidari.
di Edmondo Bruti Liberati
Il Foglio, 18 agosto 2023
Statistiche italiane e mondiali dimostrano che pene alternative e trattamenti umani diminuiscono le recidive. Utilizzarli è un vantaggio sociale. Ad esempio l’uso del telefono. Il suicidio di due detenute ha riportato all’attenzione la condizione carceraria. Di fronte all’insondabilità del gesto estremo, da chiunque e in qualunque circostanza compiuto, sta il rispetto e il silenzio. Ma in questi casi si è trattato di persone in “custodia” delle istituzioni penitenziarie dello Stato.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 18 agosto 2023
Garanti regionali e associazioni nelle carceri: sovraffollamento, ma anche lacrime per la salute fisica e mentale, invasione di topi e blatte e detenuti che entrano per scontare solo pochi giorni. Dalle visite di ferragosto effettuate dai garanti regionali, dalle associazioni come Nessuno Tocchi Caino e dalle delegazioni del Partito Radicale, emerge prepotentemente che il sistema penitenziario in Italia è allo sbando. Partiamo dalle parole di Maria Grazia Caligaris dell’associazione Socialismo Diritti Riforme Odv, le quali mettono in luce una situazione allarmante all’interno delle carceri sarde, sottolineando l’importanza di affrontare la questione anziché cercare soluzioni superficiali. L’alta percentuale di detenuti anziani è uno degli aspetti che richiede attenzione immediata.
di Iuri Maria Prado
L’Unità, 18 agosto 2023
La soluzione sarebbe la destituzione del penalismo carcerario e meno potere giudiziario, che continua a incarcerare mentre è attivo nella riaffermazione della propria autonomia. Scrive Gian Carlo Caselli sulla Stampa di ieri che il carcere “punisce troppo o troppo poco”. Evitiamo di replicare (tanto a che serve?) che il carcere non dovrebbe punire né tanto né poco, se per punizione intendiamo qualcosa che si aggiunge alla pura e semplice - e già spesso ingiustificata - privazione della libertà. Repliche come questa stanno solo nella testa di qualche amico dei mafiosi e dei corrotti, insomma esprimono la tigna del “garantismo farlocco” più volte denunciato dalla prosa chiomata dell’ex magistrato torinese e dalla maggioranza dei suoi colleghi intabarrati di nero.
di Manuela D’Alessandro
agi.it, 18 agosto 2023
Cresce a ritmi record il numero di giovani nei penitenziari. Un direttore, una comandante della polizia penitenziaria, un’avvocata, un pm e una suora spiegano cosa sta succedendo. Il numero dei reclusi di età inferiore ai 30 anni è in costante e rapida ascesa ma il carcere, nella maggior parte dei casi, li ‘ignora’ o non ha a disposizione persone e strumenti per aiutarne il reinserimento e la cura, quando necessario. “Da sette mesi mio figlio, che ha 23 anni e soffre di disturbi psichici, è a Bollate - racconta una madre -. In tutto questo tempo non ha ancora visto un educatore, uno psichiatra o uno psicologo”.
di Francesco Gianfrotta
Corriere della Sera, 18 agosto 2023
C’era una volta il carcere di Torino: un luogo dove lavoravano duramente direttore, polizia penitenziaria, educatori, assistenti sociali, volontari, accomunati dall’idea - confortata da risultati positivi - che una detenzione finalizzata al cambiamento delle persone fosse obiettivo non velleitario ma possibile. Idea condivisa e praticata anche in altre carceri; a Torino, sostenuta dalla città, che investiva importanti risorse; dalla Chiesa, che faceva altrettanto; da altre istituzioni e pezzi della società (scuola e Università organizzavano corsi in carcere; la Regione era impegnata nella formazione; mondo della cooperazione e settori della imprenditoria offrivano occasioni di lavoro): tutti convinti che fosse interesse generale - oltre che dovere costituzionale - che chi sbaglia, oltre a dover pagare, sia posto in condizioni di scegliere una prospettiva diversa dalla recidiva, con vantaggio per l’intera collettività.
di Anna Grazia Stammati*
Ristretti Orizzonti, 18 agosto 2023
Nelle carceri italiane si va lentamente e drammaticamente consumando l’ennesima estate contrassegnata dalla cronaca di un supplizio che continua a essere “giocato” sui corpi dei detenuti e delle detenute, facendo riemergere dall’ombra delle celle la realtà dell’ esecuzione della pena, dalla quale ci si vorrebbe tenere distanti, ma che si ripropone nella sua gravità, nonostante si tenti di derubricare il problema a questione contingente, demandando sempre a qualcosa d’altro la sua soluzione (a una nuova legge, all’edilizia carceraria, al reperimento di spazi ulteriori e più idonei alla detenzione, all’aumento del personale e delle risorse che, però, non arrivano mai e sono sempre insufficienti).
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 18 agosto 2023
Parla Giorgio Pieri, coordinatore nazionale delle Comunità Educanti per i Carcerati. Diecimila detenuti in più rispetto ai posti disponibili per regolamento e un sovraffollamento pari al 121%. Celle riempite fino all’inverosimile alle quali corrispondono giornate “vuote” da colmare con “qualcosa da fare” per ognuno dei 57mila reclusi che occupano le 189 carceri italiane. L’attività, il lavoro, la vicinanza umana, dentro e fuori dalle strutture penitenziarie sono le uniche risposte possibili a quel buio della disperazione che rischia di condurre al suicidio, ad atti di autolesionismo o a violenze contro gli altri.
di Chiara Bonetto
semprenews.it, 18 agosto 2023
Intervista a Giorgio Pieri, coordinatore nazionale del progetto CEC (Comunità educante con i carcerati). Il sistema carcere non è un luogo rieducativo, ma violento e senza speranza. Ogni governo propone qualche soluzione, che però non viene poi messa in pratica. La proposta che può dare una svolta: “No alle pene alternative. Sì alle pene educative”.
di Giovanni Fiandaca
Il Foglio, 18 agosto 2023
Più reati e più pene. Il governo Meloni e il ministro Nordio (scavalcato?) non fanno che peggiorare la nevrosi del panpenalismo. Un male vecchio e trasversale della politica italiana incapace di vera giustizia.
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