viterbotoday.it
Presentato nel teatro del carcere viterbese il progetto “Pills of rights”, iniziativa del corso di dottorato in “Diritto dei mercati europei e globali. Crisi, diritti, regolazione” dell’Unitus. Un documentario su temi precisi e scelti con molta cura: lo spazio, il tempo e i legami fra le persone. È quello realizzato da docenti e dottorandi dell’Università della Tuscia insieme ai detenuti di Mammagialla e proiettato questa mattina nel teatro dell’istituto penitenziario. Si tratta della seconda edizione del progetto “Pills of rights”, iniziativa innovativa del corso di dottorato in “Diritto dei mercati europei e globali. Crisi, diritti, regolazione” dell’ateneo viterbese, in collaborazione con la casa circondariale e con il supporto di Kama productions.
castelvetranoselinunte.it, 5 giugno 2026
È stata inaugurata stamattina alla casa circondariale di Castelvetrano l’area verde adiacente alla sala colloqui. Si tratta di una zona all’aperto che consentirà ai detenuti di fare i colloqui con i familiari e i figli; a riqualificarla sono stati gli stessi detenuti che hanno seguito uno stage del corso di formazione professionale per operaio edile polivalente tenuto dall’ente “Euro” di Palermo. L’occasione di oggi, alla presenza della direttrice Giulia Bruno, dell’assessore comunale Rosalia Ventimiglia, dell’avvocato Antonino De Lisi, garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale, dei club service Rotary, dell’associazione “Cotulevi” (con la presidente Aurora Ranno e la responsabile degli sportelli di Campobello e Castelvetrano, Mariella Gulotta), dell’associazione “Marisa Leo”, dell’associazione “Palma Vitae”, è servita anche per riflettere sul tema della violenza di genere e del femminicidio, soprattutto in considerazione della specifica tipologia di detenuti ristretti nel carcere di Castelvetrano (autori di reati a forte “riprovazione sociale”). I club service Rotary hanno contributo all’acquisto degli arredi dell’area verde, mentre l’associazione “Cotulevi” ha donato una panchina rossa che è stata collocata nell’area.
di Massimo Gramellini
Corriere della Sera, 5 giugno 2026
Si può essere orgogliosi del proprio Paese senza disprezzare quello degli altri? Si può amare la propria patria senza odiare quella degli altri? O l’unica alternativa al sovranismo di Trump, Netanyahu, Putin e Vannacci è la condizione fluida di chi non riconosce più radici né storie condivise e si muove per il mondo come dentro un immenso aeroporto? Le celebrazioni del 2 Giugno, con le polemiche che ne sono seguite, hanno riproposto l’interrogativo: è possibile essere patriottici senza diventare fanatici o, per contrasto, apolidi? Con il nazionalismo gli italiani hanno sempre avuto un rapporto complesso, in bilico tra disprezzo e retorica. D’Annunzio e Mussolini abusarono di iperboli italocentriche, e con esiti talmente catastrofici che, per reazione, la nascente Repubblica finì per diffidare del patriottismo, facendolo coincidere con il suo gemello violento: il bellicismo.
di Venanzio Postiglione
Corriere della Sera, 5 giugno 2026
Le fake news, sempre esistite, adesso viaggiano, si diffondono e si allargano a una velocità infinita. Il controllo delle fonti è diventato una necessità, un’urgenza e un’ossessione. E la strada giusta resta una sola: la fiducia che lega chi legge e chi scrive. Pochi anni. Passaggio d’epoca. Una regola, nei giornali, era semplice, dritta: “Faccio presto”. Passano i mesi, siamo a oggi, la frase chiave è un’altra: “Devo controllare”. Certo che la rapidità resta vitale. Certo che le notizie si verificavano anche prima. E ci mancherebbe. Però. Però il diluvio di notizie, spesso false, ha stravolto le abitudini di chi scrive e di chi legge. Ci siamo persi la verità.
di Giulia Merlo
Il Domani, 5 giugno 2026
Il Patto entrerà in vigore il 12 giugno e il governo ha già approvato con decreto legge un pacchetto di norme per mettere a terra in particolare il meccanismo delle procedure accelerate per valutare le domande “entro un massimo di 12 settimane”. Novità sulla giustizia: rinviata l’entrata in vigore del gip collegiale. Anticipare l’impianto normativo con un decreto legge per dare immediata attuazione al patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo che entrerà in vigore il 12 giugno. “L’Italia ha fatto i compiti a casa”, ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, nello spiegare l’intervento approvato in Consiglio dei ministri.
di Francesco Riccardi
Avvenire, 5 giugno 2026
La scusa non regge più: ogni giorno gli sfruttati ci sorpassano in bicicletta con i loro borsoni colorati. Li vediamo pigiati negli scantinati, bastonati dai padroncini al primo accenno di sciopero. Chi davvero non si vede sono coloro che dello sfruttamento beneficiano. E il vero pericolo è il nostro assuefarci, anche come consumatori. Chissà, forse a risolvere il problema del caporalato ci penserà domani l’Intelligenza artificiale. Calcolando, in una frazione di secondo, quante ore di lavoro di braccianti occorrono per raccogliere le fragole in un’impresa agricola. E, in un’altra frazione di secondo, controllando nell’anagrafe Inps se quell’azienda ha effettivamente versato contributi corrispondenti, riscontrando fatture di vendita e bonifici degli stipendi.
di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 5 giugno 2026
Centrale il ruolo del “padronato” (italiano): “Tanti mangiano sulla nostra pelle”. C’era una volta Jerry Masslo: il primo a lasciarci la pelle o, almeno, il primo di cui c’accorgemmo. Quando quattro bravi ragazzi di Villa Literno l’ammazzarono, trentasette anni fa, per strappargli poche banconote racimolate tra le chiamate all’alba nella “piazza degli schiavi” e le giornate senza fine nei campi di pomodoro, un’Italia ancora provvista di pudore insorse, manifestò, raccolse firme, gridando “mai più!”. Il rogo di Amendolara racconta che siamo ancora all’anno zero, fermi a Jerry. Abbiamo però trovato una parola buona per cavarcela: caporalato. Basta dirla per sentirsi meno coinvolti. La fine tragica di Amin Khogyani, Ullah Qiemi, Amjad Safi e Waseem Khan, bruciati vivi da due assassini venuti da lontano quanto loro, ci appare distante benché consumata sotto il nostro naso, una faccenda di caporali e braccianti, pachistani e afghani.
ilpost.it, 5 giugno 2026
Erano stati arrestati il 24 maggio: stanno protestando contro la detenzione, i maltrattamenti e l’impossibilità di avere assistenza legale. Gli organizzatori della Global Sumud Flotilla, l’iniziativa civile che ha provato due volte a rompere il blocco navale imposto da Israele davanti alla Striscia di Gaza, hanno fatto sapere che i dieci attivisti detenuti in Libia stanno facendo uno sciopero della fame. Facevano parte del gruppo che stava provando ad attraversare il paese per portare cibo, medicinali e beni di prima necessità a Gaza passando dal varco di Rafah, in Egitto, e che è stato bloccato dalle autorità libiche nei giorni scorsi. In un comunicato diffuso giovedì gli organizzatori hanno scritto che da quattro giorni rifiutano cibo e acqua per protestare contro la detenzione, i maltrattamenti e l’impossibilità di avere assistenza legale.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 5 giugno 2026
Marjane Satrapi è morta. “Morte de tristesse”. E i palazzi degli ayatollah sorridono, perché Marjane Satrapi li aveva lasciati “senza mutande”. Nudi di fronte alla violenza di una rivoluzione tradita, pure adesso che Marjane Satrapi se ne è andata. Con i suoi passi e una matita spezzata, tra il fumo di sigarette e dolore.Nei suoi fumetti era quasi impossibile distinguerli, sigarette e dolore: si accompagnavano. E così deve essere stato anche per lei, quando a 56 anni ha deciso di lasciarsi morire perché aveva perso “l’amore della sua vita”, suo marito Mattias Ripa. Così racconta la sua famiglia, senza finzioni. E per noi è facile crederlo, perché Marjane Satrapi aveva già scritto tutto. Aveva messo gli occhiali alle ragazze di tutto il mondo per guardare all’Iran senza strabismo.
agi.it, 5 giugno 2026
È morto nel carcere di massima sicurezza di Matona, in Mozambico, Umberto Sartori, nato a Ponte dell’Olio, in provincia di Piacenza, ma con cittadinanza mozambicana. Il decesso, riportano fonti diplomatiche, risale al 15 maggio. Sartori, che era in isolamento e stava facendo lo sciopero della fame, era stato arrestato il 21 aprile di quest’anno per traffico di droga, riciclaggio di denaro e possesso illegale di armi, ma non era stato ancora processato. Personale dell’ambasciata d’Italia a Maputo ha seguito il caso e compiuto tre visite nel penitenziario e dopo la morte ha fornito assistenza consolare alla famiglia che, a causa delle delicate condizioni di salute, aveva richiesto misure cautelari alternative al carcere.
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