Corriere di Verona, 30 giugno 2022
Cinquant’anni. Tutto cominciava nell’estate del 1972 in via Rigaste San Zeno. Lì, nelle sette stanze della soffitta di un edificio di proprietà dei Salesiani, don Sergio Pighi prendeva ad accogliere i giovani senza dimora della città. Nasceva così la “Comunità dei Giovani”. Quella comunità che domani sera alle 20.30 organizza un momento di riflessione in via Rigaste e domenica - alle 9.30, nella chiesa di Albarè a Costermano, in Località Villa - celebra una messa “in ricordo di don Sergio e di tutti i volontari saliti in cielo”.
di Tino Nicolosi
Il Mio Cavallo, 30 giugno 2022
Un progetto ambizioso voluto da Engea nel carcere di Como per formare figure professionali che abbiano vere possibilità di inserimento nel lavoro una volta scontata la pena. Il sistema penitenziario nazionale da molti anni si occupa del reinserimento dei detenuti nel mondo lavorativo e quindi nel tessuto sociale. Scontata la pena, molti cittadini italiani (e non più etichettabili come detenuti) hanno difficoltà a rientrare nell’ambiente lavorativo.
di Marianna Vazzana
Il Giorno, 30 giugno 2022
Spettacolo a Opera per il Municipio 5. Lavori socialmente utili e concerto con i violini prodotti in carcere. “Il dramma della caverna”. È il titolo della rappresentazione teatrale messa in scena ieri dai detenuti di alta sicurezza del carcere di Opera davanti a una platea composta dai consiglieri di Municipio 5, che per la prima volta nella storia hanno organizzato un consiglio all’interno dell’istituto penitenziario (“con ingresso affacciato sul nostro territorio”, fa sapere il presidente Natale Carapellese”), gli agenti e tutto lo staff che ogni giorno si occupa di questa macchina gigantesca, “che deve funzionare nell’ottica di dare un’opportunità a 1.400 detenuti”, spiega il direttore Silvio Di Gregorio. “Le persone rimangono da noi per 10, 15 anni in media. Un periodo lungo. Quindi il sostegno deve essere totale: il detenuto viene accolto e guidato in un percorso che è prima di tutto introspettivo, per arrivare a un cambiamento reale”. Ha apprezzato lo spettacolo, attraverso il quale i reclusi “hanno mostrato le dinamiche del carcere di aver compreso la differenza tra chronos, il tempo che si misura, e kairos, quello di qualità, del fare”. Quanto alla presenza del Municipio 5: “È stata preziosa. Ci aiuterà a trasformare ancora di più il carcere in un’opportunità, visto che grazie a questa collaborazione alcuni detenuti svolgeranno lavori socialmente utili sul territorio, in un’ottica di riparazione del danno”.
di Massimiliano Boschi
altoadigeinnovazione.it, 30 giugno 2022
La stragrande maggioranza dei cittadini italiani non ha idea di che cosa sia un carcere, eppure viene evocato a gran voce come soluzione rapida e definitiva di numerose questioni al grido di “In galera e buttate la chiave!”
Corriere di Bologna, 30 giugno 2022
Quattro atti per quattro chiese. È “La scandalosa gratuità del perdono”, spettacolo itinerante scritto e diretto da Paolo Billi che vede in scena il 4 luglio per la prima volta tutti i protagonisti con cui il regista bolognese lavora da oltre vent’anni: i ragazzi dell’Istituto Penale minorile di Bologna, quelli in carico all’Ufficio Servizio Sociale Minorenni e le detenute della Casa Circondariale di Bologna riunite nella Compagnia delle Sibilline, a cui si aggiunge un gruppo di cittadini. Il testo si ispira alla parabola del Figliol prodigo e “il perdono - spiega Billi - non è concesso perché richiesto, ma è un atto gratuito, per questo è scandaloso”. In collaborazione con la Curia di Bologna si parte dalla Basilica di San Francesco, poi la seconda stazione alla Basilica di Santo Stefano, prosegue alla Chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano e si conclude a Santa Maria della Vita (Ore 20. Replica ore 21. Info 333/1739550. Gratuito, prenotazioni su Eventbrite.it). “Questa iniziativa rappresenta una speranza su cui fondare i processi rieducativi” commenta la presidente del Tribunale per i Minorenni di Bologna, Gabriella Tomai.
rovigo.news, 30 giugno 2022
“Il carcere in piazza”. Due serate, venerdì 1 luglio in piazza Annonaria alle 21 e sabato 2 luglio in piazza Vittorio Emanuele II a Rovigo alle 21, dedicate alla condizione carceraria organizzate dall’Associazione Voci per la Libertà.
di Carlo Lania
Il Manifesto, 30 giugno 2022
Lega e FdI attaccano i ddl. Salvini: “La sinistra vuol far saltare il governo”. Divisi sul territorio, Lega e Fratelli d’Italia si ricompattano alla Camera pur di fermare la riforma della cittadinanza e il disegno di legge sulla cannabis. I due provvedimenti sono arrivati ieri nell’aula di Montecitorio dopo il via libera delle commissioni e hanno avuto l’effetto di accendere subito lo scontro. Al punto che Matteo Salvini non si risparmia e arriva a parlare di “volgare provocazione che mette a rischio la maggioranza”, mentre Giorgia Meloni chiede che entrambi i ddl vengano cancellati dal calendario dei lavori.
di Flavia Amabile
La Stampa, 30 giugno 2022
La corsa a ostacoli quotidiana: “Viviamo come clandestini, ora il Parlamento deve aiutarci”. Quattro storie di giovani costretti a crescere in Italia senza la cittadinanza italiana.
di Concita De Gregorio
La Repubblica, 30 giugno 2022
Le ragioni della depenalizzazione quando inizia la discussione parlamentare. Se proibisco l’aborto le donne non smetteranno di abortire, se proibisco il fumo chi lo fa non smetterà di fumare: sarà solo più pericoloso, ci guadagnerà gente senza scrupoli, le condizioni per farlo e le sostanze usate potrebbero portarmi alla morte. Sarà più costoso perché illegale e dunque saranno, queste, possibilità legate al denaro, a chi ne ha di più. La sicurezza diventerà una questione di classe, un privilegio di chi può permettersela. Ma continueranno. Le donne ad abortire, i malati usare droghe che leniscano il dolore, chi fuma per il piacere di farlo lo farà ancora. Sono molte le analogie fra aborto e cannabis, di cui oggi si torna a parlare per il disegno di legge in discussione alla Camera. Anche l’uso della cannabis terapeutica infatti in Italia è lecito, come l’aborto, ma nella pratica è quasi impossibile esercitare quei diritti: gli obiettori, tra i medici, sono tali e tanti che in moltissime regioni d’Italia non si può abortire, la cannabis terapeutica è altamente insufficiente: la produce solo lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze che ne realizza circa 150 chili all’anno a fronte di una tonnellata di fabbisogno (dati 2020) che lo Stato acquista sul mercato estero nello stesso momento in cui, con l’altra mano, sequestra e distrugge ovunque coltivazioni illegali, appunto, della stessa sostanza. Sono diritti acquisiti sulla carta, negati o quasi nella pratica.
di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 30 giugno 2022
L’80% a carico di famiglie e associazioni. All’Italia solidale? Applausi e zero soldi. Oltre l’ottanta per cento dell’accoglienza dei profughi ucraini è ancora sulle spalle dei privati. A quattro mesi dall’inizio del conflitto, mentre gli arrivi registrati alle frontiere toccano quota 140 mila, in Italia le cose non funzionano. Lo denunciano comuni, parrocchie, famiglie e tanti enti del terzo settore che da subito si sono caricati dei costi dell’emergenza e che tuttora li sostengono senza ricevere un soldo dallo Stato, nonostante le promesse e i fondi messi in campo dal governo. “Le famiglie ospitali che hanno aperto le loro case ai profughi non hanno ancora avuto nulla, molte sono arrabbiate e si sentono abbandonate dalle istituzioni”, spiega Fabiana Musicco, fondatrice e direttrice di Refugees Welcome che segue l’accoglienza privata di 350 ucraini. Di cortocircuiti ce n’è più d’uno, a partire dal bando della Protezione civile sull’accoglienza diffusa scaduto ad aprile, rallentato da una burocrazia che spreca milioni di euro e frustra i profughi che spesso si rimettono in viaggio verso la Polonia, altri paesi Ue o la stessa Ucraina. Come non bastasse, dal bando sono stati esclusi i posti offerti dal terzo settore in Sicilia, Calabria e Basilicata, tuttora inaccessibili nonostante l’urgenza. “Ci sono comuni, parrocchie, famiglie che non riescono più a sostenere i costi dell’ospitalità offerta, che non possiamo sgravare perché nessuno ci autorizza a usare gli alloggi che pure già abbiamo a disposizione”, racconta Paolo Pesacane di Arci Basilicata, dove capita che gli enti paghino spese e affitto per alloggi che non possono assegnare. Col cerino in mano resta proprio quell’Italia solidale che nei mesi scorsi si è guadagnata il plauso di media e istituzioni, e che oggi si sente tradita.
- Il prezzo dell’allargamento della Nato: i curdi svenduti a Erdogan
- Turchia. Per Erdogan arriva il via libera al massacro dei curdi
- Gran Bretagna. La ministra dell’Interno riscrive illegalmente la definizione di rifugiato
- Grecia. Polizia sotto accusa: “Richiedenti asilo usati per fare il lavoro sporco”
- Libia. Nelle carceri uomini e donne violentati per cibo e acqua











