di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 8 giugno 2022
Se passasse il sì, si arriverebbe all’impossibilità di passare da una funzione all’altra nello stesso ordine giudiziario. I promotori del referendum numero 3 (scheda gialla) aspirano alla separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici perché solo così - affermano - si può realizzare la vera parità tra accusa e difesa davanti a un giudice realmente “terzo”: due magistrature diverse, senza la comune appartenenza a un unico ordine giudiziario e con due organi di governo autonomo differenti al posto dell’attuale Consiglio superiore della magistratura. Ma la Costituzione prevede un unico Csm e, all’articolo 107, stabilisce che “i magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni”.
di Guido Salvini*
Il Dubbio, 8 giugno 2022
Sono del tutto d’accordo con l’obiettivo principale di chi ha proposto il referendum sulla separazione netta delle carriere, e cioè che i Pubblici Ministeri non possano condizionare le scelte dei giudici, ma credo che una separazione tout court, così come proposta, rischi di essere controproducente e poco realistica, perché non tiene conto del percorso dei giovani che affrontano il concorso di magistratura.
di Astolfo Di Amato
Il Riformista, 8 giugno 2022
A pochi giorni dal voto ancora non se ne parla. La causa non è la guerra in Ucraina né i quesiti “troppo tecnici”. C’è una strategia. E c’è un’alleanza irresistibile: Mani Pulite l’ha dimostrato.
di Aldo Torchiaro
Il Riformista, 8 giugno 2022
Luca Palamara, già a capo dell’Anm, arriva in redazione al Riformista Tv e va in onda con il sottopancia “Saggista”. Non a sproposito: Il Sistema, che ha scritto a quattro mani con Alessandro Sallusti, va per la maggiore. Lobby e Logge, suo secondogenito, segue quella strada. Sedici edizioni che hanno superando le 300.000 copie vendute per il primo titolo. Un successo che ha pochi eguali: è stato il caso editoriale dell’anno. E da qui partiamo: tutti quei lettori, presumibilmente interessati alla giustizia, informati, forse perfino indignati, non sono l’indice di una base mobilitata e pronta ad attivarsi per votare e far votare, al referendum di domenica? Intanto diciamo cosa farò io, domenica”, propone lui. Palamara andrà a votare e voterà cinque Sì: “È il segnale più forte che si possa dare. Perché se la politica continua a dire che deve fare tutto il Parlamento, e quello non decide, è doveroso per i cittadini farsi sentire con gli strumenti che la democrazia mette a disposizione”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 giugno 2022
I magistrati di sorveglianza concedono - come prevede la legge - la videochiamata ai detenuti al 41 bis, il Dap e il ministero della Giustizia fanno ricorso fino in Cassazione e puntualmente perdono. Lunedì scorso la Corte suprema ha depositato ben due ordinanze (numero 21691 e 21695) che dichiarano il ricorso del ministero inammissibile perché manifestamente infondato.
di Rossella Grasso
Il Riformista, 8 giugno 2022
“L’estate è senza dubbio il momento peggiore per i detenuti: in 12 o 13 persone in celle strettissime, fa caldissimo, non ci sono ventilatori o frigoriferi. Non c’è aria, è come l’inferno. E io che sono stato un detenuto lo so bene. Per questo sono sceso in piazza per protestare, per dare voce a chi sta in carcere e non può dire niente”.
di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 8 giugno 2022
Secondo i dati del ministero della Giustizia, l’istituto sul lungotevere al 31 maggio scorso aveva 943 reclusi su 615 posti. L’altro ieri un agente è stato aggredito da due detenuti. Per i sindacati la Penitenziaria è sotto organico di 500 unità.
di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 8 giugno 2022
“Nel carcere sul lungotevere c’è un brutto clima, i detenuti si sono incattiviti anche a causa delle chiusure dei reparti per il Covid. Percepisco la tensione non appena varco il portone”. E ancora: “Bisogna far uscire prima chi ha quasi finito di scontare la pena”.
di Luca Sofri
ilpost.it, 8 giugno 2022
Bensì in una Rems, una struttura in cui sarebbe stato seguito dagli psichiatri: ma sono poche, e le liste d’attesa lunghissime. Nelle ultime settimane due giovani uomini detenuti nel carcere milanese di San Vittore si sono uccisi: Abou El Mati, italiano di origine egiziana, aveva 24 anni; Giacomo Trimarco ne aveva 21, e in carcere non doveva esserci. Già 15 giorni prima aveva tentato il suicidio e da otto mesi era stato destinato a una Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza), strutture che dal 2014 sono progressivamente subentrate agli ospedali psichiatrici giudiziari.
di Manuela Messina
La Repubblica, 8 giugno 2022
“Da loro disegno criminoso per costringerlo al silenzio”. Tra il 2016 e il 2017 un detenuto che doveva testimoniare su presunte ruberie nel carcere di Velletri fu per mesi picchiato e minacciato da sette agenti di polizia penitenziaria. Le motivazioni della condanna: “Relazioni di servizio false e pressioni per certificati medici che nascondessero le botte”.
- Cosenza. Ha 6 mesi, non può essere operata e negano il permesso al padre per registrarla all’anagrafe
- Bari. “Il lavoro diventi un fattore fondamentale per vivere in un mondo migliore”
- Brescia. Arteterapia in carcere: i progetti al Nero Fischione
- “I 9 morti del carcere sono un buco nero in una città distratta”
- Per diminuire la distanza tra carcere e società









