di Massimo Giannini
La Stampa, 1 maggio 2022
Per Lorenzo, schiantato da una putrella nel suo ultimo giorno di tirocinio a Udine. Per Luana, mangiata viva da un orditoio tessile a Prato. Per i 1.221 che se ne sono andati l’anno scorso. Per i 218 che sono caduti già quest’anno. Questo Primo Maggio è per loro, come ha detto il presidente della Repubblica: una Festa al contrario, perché non c’è niente da festeggiare quando il lavoro non è vita ma è morte, non è diritto ma sopruso. Ma la festa al contrario vale anche per tutti gli altri. Per chi di lavoro ci vive, o più spesso ci sopravvive. Per chi nel lavoro, insieme al dovere, vede anche il riscatto e il rispetto, ma non trova né l’uno né l’altro. Sergio Mattarella ha ancora una volta il merito di parlare chiaro, al Paese e al Palazzo. Il lavoro irregolare troppo spesso “varca il limite dello sfruttamento, persino della servitù”. La precarietà è “una spina nel fianco della coesione sociale”. Le condizioni salariali sono critiche per troppi “lavoratori poveri e pensionati poveri”. Mai come quest’anno, il Primo Maggio di guerra ci interroga tutti. E pretende risposte, soprattutto dal governo e dalle classi dirigenti.
di Maurizio Di Fazio
L’Espresso, 1 maggio 2022
Piegate sui campi, sette giorni su sette per una paga misera. Vittime di molestie sessuali, sfruttate e senza diritti. Dopo il rapporto denuncia di ActionAid “Cambia terra” abbiamo lasciato a loro la parola.
di Gabriele Bartoloni
La Repubblica, 1 maggio 2022
La senatrice grillina scelta dalle commissioni Sanità e Giustizia di Palazzo Madama insieme al leghista, contrario al ddl Zan e l’utero in affitto. “Preferivo qualcuno meno schierato, ma siamo in quattro a tutela della legge. Sono fiduciosa, molto dipenderà anche da Italia viva”
di Domenico Agasso
La Stampa, 1 maggio 2022
Il segretario di Stato Vaticano boccia la politica della contrapposizione: “La diplomazia continui a lavorare”. Rinviata l’ipotesi di un viaggio di Papa Francesco a Kiev: “Soltanto se servirà davvero a fermare le bombe.
di Enrico Franceschini
La Repubblica, 1 maggio 2022
I casi sono stati classificati come suicidio ma il sospetto è che non abbiano seguito la linea di Putin sull’invasione e che qualcuno gliela abbia fatta pagare, dando un segnale anche ad altri imprenditori tentati dall’esprimere dissenso. Quattro erano dirigenti di Gazprom.
di Giulio Cavalli
Left, 30 aprile 2022
Come tutti gli anni il XVIII Rapporto annuale dell’associazione Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia dipinge un quadro desolante.
di Federica Brioschi
Il Riformista, 30 aprile 2022
Oltre 2.000 in 24 anni. Un monitoraggio costante che ha permesso ad Antigone di fotografare lo stato del sistema penitenziario nella sua complessità, analizzandolo con spirito critico ma anche costruttivo. Da questa attività parte la realizzazione del rapporto annuale dell’associazione sulle condizioni di detenzione. Ieri, a Roma, è stato presentato il diciottesimo, frutto delle circa 100 visite effettuate nel 2021, dal Nord al Sud del paese, dalle carceri più grandi agli istituti più piccoli.
di Luigi Manconi e Marica Fantauzzi
La Stampa, 30 aprile 2022
Tra non molto saranno passati due secoli da quando Victor Hugo scrisse: “Se tutto, attorno a me, è monotono e incolore, dentro di me non c’è forse una tempesta, una lotta, una tragedia? La morte rende cattivi”. (L’ultimo giorno di un condannato a morte, 1829). Cosa ci dice il rapporto presentato ieri dall’associazione Antigone, Le carceri viste da dentro, rispetto a quel processo di “incattivimento” determinato dalla vita coatta in un ambiente “monotono e incolore”, dominato dalla tragedia?
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 aprile 2022
Il suo caso è una eccezione che conferma la regola: dopo un lungo percorso ha ottenuto prima la libertà condizionale, infine l’estinzione della pena grazie all’ordinanza del tribunale di sorveglianza di Perugia.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 aprile 2022
Concesse 12 ore di permesso premio a un ergastolano ostativo recluso nel carcere milanese di Opera, difeso dall’avvocata Simona Giannetti del foro di Milano. Parliamo di uno dei pochi casi di ergastolani che, a seguito della sentenza della Corte costituzionale, è riuscito a ottenere il beneficio penitenziario che gli è sempre stato negato visto che non ha mai collaborato con la giustizia.









