di Francesca Ghirardelli
Avvenire, 20 maggio 2026
Invecchia la popolazione carceraria europea e, con l’avanzare dell’età, si porta con sé un pesante fardello di malattie croniche, declino cognitivo e mobilità ridotta che agli istituti penitenziari di molti Paesi toccherà gestire negli anni a venire. Lo ha rilevato ieri, in occasione della pubblicazione della Statistica penale annuale per il 2025, il Consiglio d’Europa (Cde), organizzazione per la promozione di diritti umani, democrazia e stato di diritto con sede a Strasburgo. Lo studio, condotto dall’Università di Losanna, ha coinvolto tutte le cinquantuno amministrazioni penitenziarie dei quarantasei Stati membri del Cde (Paesi dell’Ue, ma anche, fra gli altri, Turchia, Ucraina, Regno Unito).
di Vittorio Pelligra
Avvenire, 20 maggio 2026
La vecchia industria militare vendeva armi. I nuovi tecno-vassalli la promessa di rendere il mondo leggibile prima ancora che diventi pericoloso. Come se già non avessero contribuito a renderlo tale. Si tratta di un’industria che non offre soltanto missili, droni, sensori, software o piattaforme di comando. Offre anticipazione. La logica della preemption, che abbiamo analizzato nelle puntate precedente. La possibilità, cioè, di trasformare segnali dispersi in minacce riconoscibili, dati grezzi in decisioni operative, l’incertezza in bersagli sul campo. È qui che la monarchia della paura entra nella sua fase più avanzata. Dopo aver visto come l’insicurezza possa diventare capitale, occorre ora provare a gettare luce sui suoi mercanti.
di Nello Scavo
Avvenire, 20 maggio 2026
Si chiama Khaled Mohamed Ali El Hishri, ma a Tripoli per tutti è “Al Buti”. Come il generale Almasri, ha spadroneggiato nelle carceri nordafricane, tra accuse di torture ai migranti e silenzi dei nostri governi. Il procedimento a suo carico è importante. Per le vittime, per il diritto internazionale e per il giornalismo. All’Aja non entra soltanto un imputato. Entra un pezzo di Libia che per anni è rimasto ai margini della coscienza europea. Ed entra un pezzo di disonorevole storia, anche nostra. Fa ingresso attraverso Mitiga, il carcere dentro la capitale, la prigione nell’aeroporto, il biglietto da visita di una Tripoli che può commettere crimini e ricattare potenze del G-7. Mitiga è il nome delle celle diventate archivio dell’orrore.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 20 maggio 2026
All’Aia si fa il processo alla Rada. A Roma si continuano a fare accordi con la Libia. Ieri, a Palazzo Chigi, si sono riuniti “i rappresentati” di Italia, Qatar, Turchia e, appunto, Libia per dare seguito al vertice dello scorso primo agosto e “concordare i prossimi passi per l’avvio di un progetto pilota per una sala operativa congiunta a Tripoli a sostegno delle autorità libiche nella gestione dei flussi migratori irregolari”. Presente l’ambasciatore Fabrizio Saggio, consigliere diplomatico di Giorgia Meloni.
di Andrea Carli
Il Sole 24 Ore, 19 maggio 2026
La fotografia scattata dal XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia, dal titolo “Tutto chiuso”. In otto istituti di detenzione il tasso di affollamento supera addirittura il 200%. Carceri italiane sempre più affollate e chiuse. Secondo la fotografia scattata dal XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia, dal titolo “Tutto chiuso”, al 30 aprile 2026 nelle carceri italiane erano detenute 64.436 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti che si riducono a soli 46.318 posti realmente disponibili. Il tasso reale di sovraffollamento ha così raggiunto il 139,1%. I risultati dell’indagine scaturiscono da 102 visite di monitoraggio svolte negli istituti penitenziari di tutta Italia dall’Osservatorio sulle condizioni di detenzione di Antigone.
di Andrea Oleandri
lavialibera.it, 19 maggio 2026
Se la scuola producesse studenti incapaci di leggere e scrivere, parleremmo di un fallimento nazionale e ci indigneremmo. Eppure facciamo molta più fatica a indignarci per ciò che il carcere produce. In Italia non esiste un dato certo sul tasso di recidiva, ma esistono altri dati che in qualche modo ci aiutano a fotografare il tasso di ritorno alla criminalità per chi è già finito in carcere. Ad esempio quello che riporta Tutto Chiuso, il XXII rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione, presentato oggi, ci dice di come, tra le 63.499 persone detenute presenti al 31 dicembre 2025, solo 25.921 (il 40,8 per cento) erano alla prima carcerazione. Tutti gli altri avevano già conosciuto il carcere. Il 45,9 per cento era già stato detenuto da una a quattro volte. Il 10,6 per cento tra cinque e nove volte. Il 2,7 per cento addirittura oltre dieci volte.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 19 maggio 2026
In un anno sono passati da 11 a 26. Il sintomo più evidente di una tragedia collettiva, nei numeri del rapporto Antigone. Aumentano i carcerati, quelli al carcere duro, quelli che potrebbero essere ai domiciliari, triplicati quelli che passano tutto il giorno in cella. Tutti i numeri di un fallimento. “Oltre il 60% dei detenuti trascorre la quasi totalità della giornata dietro le sbarre della propria cella, fatta eccezione per le canoniche ore d’aria”, è il ritratto di un carcere sempre più chiuso e asfissiante quello che emerge dal XXII Rapporto dell’associazione Antigone sulle condizioni di detenzione. Dopo aver effettuato 102 visite nei penitenziari di tutta Italia, i volontari di Antigone hanno raccontato una serie di (ulteriori) passi indietro nelle condizioni di detenzione.
di Enrico Cicchetti
Il Foglio, 19 maggio 2026
I lavori avviati sono meno di un terzo di quelli promessi. E nel frattempo i posti disponibili sono diminuiti. Celle sovraffollate, attività bloccate e misure alternative in calo: la stretta penale del governo aggrava una crisi già fuori controllo. Il Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria Marco Doglio aveva annunciato, un anno e mezzo fa, oltre 10.900 nuovi posti detentivi entro il 2027, con una spesa di 1,3 miliardi. Il 6 maggio scorso è stato audito alla Camera: dai dati emersi in quella sede, i posti in cui i lavori sono concretamente avviati sono 2.823, cui si aggiungono 1.516 di originaria competenza del ministero dei Trasporti. Il saldo reale, nel frattempo, è andato nella direzione opposta: dall’avvio del piano carceri, i posti disponibili negli istituti italiani sono diminuiti di 537 unità.
garantedetenutilazio.it, 19 maggio 2026
Dopo il decreto Caivano sono cresciuti in misura significativamente maggiore di quanto avvenuto negli otto anni precedenti. Secondo la documentazione relativa ai dati consolidati del 2025 sulla giustizia minorile, pubblicata recentemente sul sito del ministero della Giustizia, lo scorso anno i minorenni e giovani adulti in carico agli uffici sono stati 23.932 di cui il 77% italiani e il 23% stranieri. Considerando il biennio 2023-25 e, quindi, successivamente al decreto Caivano del settembre del 2023, si è verificato un incremento di 2.108 unità, in termini percentuali, di un tasso del +9%. Se si considera, d’altro canto il periodo 2015-2023 l’incremento complessivo che si è verificato è stato di 1.013 unità. In sostanza in questo decennio, i minori in carico agli uffici minorili sono cresciuti negli ultimi due anni in misura significativamente maggiore di quanto si era realizzato negli otto anni precedenti.
di redazione Radio Rebibbia / Jailhouse Rock
L’Unità, 19 maggio 2026
Una domanda da Rebibbia: e voi, come state? Sbaglia chi pensa che una definizione ripetuta tante volte perda valore. Non è così, non è così a Rebibbia: la situazione qui da noi e nelle altre carceri è esplosiva. Sempre più esplosiva. Noi, detenuti e redattori di Radio Rebibbia / Jailhouse Rock, come i detenuti degli altri istituti di pena, sappiamo bene il significato delle parole: e davvero possiamo dire che siamo sull’orlo di un baratro. Siamo sull’orlo, ma forse già più in là, come testimoniato da quel che è accaduto pochi giorni fa, quando alcune delle persone private della libertà hanno dato vita ad una protesta, bruciando i materassi. Chi si trovava nel reparto G12 sa bene che si è evitato un disastro più grande, grazie soprattutto alla prontezza e all’altruismo dei detenuti subito accorsi ad aiutare gli assistenti di polizia penitenziaria.
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