di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 17 febbraio 2022
Per il presidente emerito della Consulta quelli per la bocciatura del quesito che autorizzava l’omicidio del consenziente sono “attacchi ingiustificati. Se fosse passato non sarebbe stato più possibile punire nemmeno chi lancia sfide mortali su TikTok”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 17 febbraio 2022
Intervista all’Accademico dei Lincei, che in Corte Costituzionale ha sostenuto le ragioni del referendum sull’eutanasia legale. Il professore e avvocato Tullio Padovani, Accademico dei Lincei, due giorni fa in Corte Costituzionale ha sostenuto le ragioni del referendum sull’eutanasia legale rappresentando “La Società della Ragione” e altre associazioni.
di Carmine Di Niro
Il Riformista, 17 febbraio 2022
Assieme alla responsabilità civile delle toghe e all’eutanasia legale, o per meglio dire “l’omicidio del consenziente”, come riferito dal presidente della Corte costituzionale Giuliano Amato, era il tema più sentito. E tutti e tre sono stati bocciati dalla Consulta. Il referendum sulla cannabis non si terrà dopo la decisione della Corte costituzionale, guidata dal presidente Giuliano Amato, di bocciare il quesito referendario proposto da Associazione Luca Coscioni, Meglio Legale, Forum Droghe, Antigone, Società della Ragione, oltre ai partiti +Europa, Possibile e Radicali italiani.
di Leonardo Fiorentini e Marco Perduca
Il Manifesto, 17 febbraio 2022
La conferenza stampa del presidente della Corte costituzionale con cui sono stati comunicati i giudizi di ammissibilità degli ultimi referendum ci ha fatto fare un salto indietro nel tempo. Una voce centrale della politica italiana dei primi anni Novanta, quando per l’appunto veniva adottato il Testo unico sugli stupefacenti. Dopo esser entrato irritualmente nel merito dell’inammissibilità del referendum sull’eutanasia, ha presentato le motivazioni contro l’ammissibilità di quello sulla cannabis.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 febbraio 2022
Decisione della Corte di cassazione. Va tutelato il distanziamento fisico anti covid anche per i richiedenti asilo accolti nei centri di accoglienza. Così hanno sentenziato i giudici della cassazione accogliendo il ricorso presentato dall’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI). Una grande vittoria, perché la Corte riconosce che non va discriminato chi è accolto in un centro di accoglienza.
di Anna Maria Merlo
Il Manifesto, 17 febbraio 2022
I fondi del Recovery potrebbero essere bloccati: si tratta rispettivamente di 23,9 miliardi di sovvenzioni e 12,1 di prestiti per Varsavia e di 7,2 miliardi di sovvenzioni per Budapest. Ma la Commissione prende tempo prima di avviare un iter lungo e complicato.
di Aldo Magnavacca
Corriere d’Italia, 17 febbraio 2022
Di solito, nelle edizioni di gennaio e febbraio del nostro giornale non mancavano le consuete fotografie dei consoli in visita ai connazionali detenuti o altre note che parlavano dei pacchi dono inviati tradizionalmente dai consolati ai detenuti italiani nel periodo natalizio.
di Alessandra Fabbretti
La Repubblica, 17 febbraio 2022
La vicenda di Hassan Mushaima: “Preferisco restare in prigione da uomo libero, che tornare a casa e vivere da schiavo, senza dignità”. “Preferisco restare in prigione da uomo libero, che tornare a casa e vivere da schiavo, senza dignità”.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera
Per il presidente emerito della Consulta quelli per la bocciatura del quesito che autorizzava l’omicidio del consenziente sono «attacchi ingiustificati. Se fosse passato non sarebbe stato più possibile punire nemmeno chi lancia sfide mortali su TikTok».
Il quesito sul Fine Vita non è stato accolto. E ora la Corte Costituzionale è al centro delle polemiche. Giovanni Maria Flick, da presidente emerito della Corte Costituzionale, cosa ne pensa?
«Sono polemiche ingiustificate. E bene ha fatto il presidente Giuliano Amato a rispondere. Il primo dovere della Corte è spiegare. Poi leggeremo la motivazione».
Sull’eutanasia c’era una forte aspettativa che il quesito venisse accolto. Invece è stato respinto.
«Non è stato accolto il quesito che in sostanza richiedeva di trasferire le norme sull’aiuto al suicidio all’omicidio del consenziente, attraverso la pronuncia della Corte. Ciò non è possibile con un referendum abrogativo che non può comportare aggiunte al quesito e al testo».
Tre anni fa la Corte non si era espressa in quella direzione?
«No. Aveva detto che l’aiuto al suicidio rimane reato. Proprio a difesa dei soggetti fragili. Ma in casi particolari, ovvero quando c’è sofferenza intollerabile, infermità irreversibile e necessità di interventi salvavita continui, aveva previsto la possibilità di non punire chi aiuta il suicidio. Ma qui è diverso».
Perché?
«Perché l’aiuto al suicidio è cosa diversa dall’omicidio. Anche di chi lo consenta o lo chieda. Se fosse stato accolto il quesito sarebbe rimasto punito solo l’omicidio dell’infermo di mente o del minore. Non di colui che accoglie la richiesta dell’amico: “Premi tu il grilletto perché non me la sento”. O di chi lancia una sfida. Pensiamo a Tik Tok»
Cosa c’entra Tik Tok?
«Ci sono le sfide per gioco tra ragazzi che possono essere mortali: chi rimane più a lungo con un sacchetto di plastica in testa o su un binario di un treno. Tutto sarebbe stato legalizzato».
Non si potevano trasferire le stesse cautele previste per l’aiuto al suicidio?
«Lo deve fare la legge e non una pronunzia della Corte. Invece, paradossalmente, il quesito finiva per includere tutte le possibilità, non solo le situazioni di sofferenza».
Ma se il Parlamento non decide?
«Si va sotto il Parlamento e si chiede di decidere, oppure alle elezioni se ne vota un altro. Non è un’offesa alla democrazia il fatto che la Corte faccia il suo dovere. E che serve una legge per risolvere un problema di questo genere. Come ha detto Amato, il Parlamento è il luogo dove discute di valori e non può venire meno ai suoi doveri».
Anche il quesito sulla cannabis è stato escluso...
«Dipende da come sono formulati i quesiti. Quello della cannabis, ad esempio, coinvolgeva tutte le droghe e non solo la coltivazione per uso personale. Perciò incideva su una situazione regolata anche da trattati internazionali: cioè su una situazione in cui non può richiedersi un referendum abrogativo».
Da ex ministro cosa pensa dei 4 quesiti sulla giustizia accolti, a partire da quello sulla legge Severino?
«Sono stato 9 anni alla Corte, non entro nel merito. Ma quei quesiti incidono solo, ancorché profondamente, sulle leggi ordinarie. Non c’è una richiesta alla Corte di andare oltre i quesiti. Poi diverrà decisiva la volontà popolare, la cui massima espressione è il referendum».
C’è chi dice che sul Fine vita la Corte non ha considerato la sofferenza.
«C’è una grande responsabilità dei media. La Corte ha esercitato il suo potere: non deve tener conto della sacralità della vita, che è un concetto religioso (e c’è chi non lo è). Ma nemmeno deve ignorare il principio della solidarietà e la tutela dei soggetti deboli».
di Paolo Lambruschi
Avvenire, 14 agosto 2026
La norma, che applica il Patto europeo Immigrazione, designa la città e le altre province del Friuli Venezia Giulia come zone di confine e transito. I nuovi confini Ue però sono in Slovenia e Croazia. Schiavone (Asgi): le procedure accelerate non valgono per chi viene rintracciato in città. La Manna (Caritas): le sentenze a favore dei profughi sono un segnale da ascoltare. A Trieste per decreto si torna indietro di 25 anni, ai tempi della frontiera con la Slovenia non ancora entrata nella Ue. È ovviamente un paradosso, ma è l’effetto della applicazione nel capoluogo giuliano, a Gorizia, e nelle province di Udine e Pordenone, del decreto ministeriale pubblicato il 10 agosto che, per applicare due articoli del nuovo Patto europeo per l’immigrazione e l’asilo che accelerano i rimpatri dei richiedenti protezione, ha di fatto trasformato quattro province della regione in zone di frontiera e transito con appositi centri, i “paf” in cui sarà possibile trattare le domande di protezione internazionale con procedura accelerata.
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