di Paolo Ferrari
Libero, 6 febbraio 2022
"Ci aspettiamo che all'interno della riforma del Consiglio superiore della magistratura (la discussione alla Camera inizierà la prossima settimana, ndr) sia finalmente introdotta la responsabilità dei magistrati. Oggi oltre il 99% delle toghe ha una valutazione positiva, un dato che stride con le migliaia di persone che ogni anno, da innocenti, finiscono in carcere".
A dirlo sono i giornalisti Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone, fondatori di "Errorigiudiziari.com", l'associazione che da circa dieci anni cerca di sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema dell'ingiusta detenzione. "L'intervento del capo dello Stato", proseguono, "sul punto ci trova assolutamente d'accordo ma ora la palla passa al legislatore: si può applaudire Mattarella cento volte ma se poi non lavori come devi tutto è destinato a rimare solo sulla carta".
di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 6 febbraio 2022
A breve sarà nominato un nuovo capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. Sarebbe importante che fosse una personalità (non necessariamente un magistrato e non necessariamente uomo) che intervenga a gamba tesa rispetto alle responsabilità di sistema e alle corporazioni che hanno consentito quanto accaduto a Torino o a Santa Maria Capua Vetere.
Antigone è stata ammessa parte civile nei procedimenti penali per i fatti di tortura avvenuti nelle carceri di Torino e Santa Maria Capua Vetere. Saranno parte del processo anche il garante nazionale e quelli territoriali. Il Ministero della Giustizia è chiamato a risponderne civilmente. Dal 2017, anno di approvazione della legge, possiamo citare la parola tortura, oltre che nei convegni, anche nei tribunali. E la stanno usando anche pubblici ministeri e giudici.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 6 febbraio 2022
"Sono sicura che morirò prima di vedere la fine di questo processo senza poter sapere come e da chi è stato ucciso mio figlio. E invece vorrei poter andare sulla tomba di Roberto per dirgli che la giustizia terrena ha fatto il suo corso". Il ministro della Giustizia, Marta Cartabia, è voluta partire da qui - da una lettera ricevuta da una mamma che aveva perso il figlio in un incidente sul lavoro - nella sua relazione al Parlamento per l'inaugurazione dell'anno giudiziario, il 19 gennaio scorso. E non si può partire da qui - dai Roberto e da quelle decine di migliaia di cittadini senza giustizia, perché i tempi della verità sono troppo lunghi, spesso irraggiungibili - per comprendere il senso parole del presidente Sergio Mattarella e le richieste che la Ue ci ha posto in sede di Pnrr. La temperatura della nostra democrazia è data dallo stato di salute della giustizia. E lo stato di salute della giustizia è, inevitabilmente, dato dalla sua credibilità. E dalla sua efficienza.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 6 febbraio 2022
Giustizia. Il presidente Anm Santalucia dopo l'affondo di Mattarella: il prossimo Consiglio rischia di essere eletto di nuovo con le vecchie regole. Polemica interna alle toghe sul sorteggio come metodo di selezione. Bocciato da un referendum che però non tutte le componenti rispetteranno.
"L'atteggiamento della magistratura verso le riforme è tutt'altro che di chiusura e intralcio. Sono i magistrati a chiedere che il sistema venga efficacemente riformato e sostenuto da risorse umane e materiali". Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Giuseppe Santalucia saluta e ringrazia il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, "guida sicura e lungimirante" che giovedì ha dedicato la parte più lunga del suo discorso ai disastri della giustizia.
Ma aprendo un difficile comitato direttivo centrale, il parlamentino delle toghe, ci tiene a smentire una lettura del discorso del capo dello Stato come semplice strigliata ai magistrati. "Nessuno dentro l'Anm ha brigato e briga per il mantenimento dello status quo", dice Santalucia, e sposta la responsabilità dello stallo sulla riforma più attesa, quella del Csm, sulla maggioranza e sul governo. "Cosa possiamo fare più che chiedere, sollecitare, insistere?".
Al punto in cui siamo, azzarda il presidente dell'Anm, potremmo già essere "fuori tempo massimo" ed "è forte e fondata la preoccupazione che la riforma non potrà essere varata in tempo utile a consentire che la prossima composizione dell'organo di autogoverno sia formata da un meccanismo elettorale diverso dall'attuale".
Per smentirlo, il parlamento dovrebbe approvare in soli due mesi, camera e senato, la legge delega sull'ordinamento giudiziario (che contiene norme di immediata applicazione sul Csm), il che vuol dire senza poterla discutere e a colpi di fiducia. Oppure si dovrebbero far slittare le elezioni per il prossimo Consiglio (previste a luglio, ma il nuovo quadriennio parte a settembre).
Intanto però all'allarme di Santalucia, rispondono le certezze del presidente della commissione giustizia della camera, quella dove la riforma è impantanata. "I tempi ci sono", assicura Perantoni (M5S), "per quanto ci riguarda inizieremo a votare gli emendamenti il 16 febbraio". Sempre che, si intende, nei prossimi dieci giorni il governo avrà finalmente dato il via libera agli emendamenti che costituiscono l'essenza della riforma, quelli che la ministra della giustizia ha portato a palazzo Chigi da settimane. Anche in quel caso, però, non è detto che il provvedimento abbia la strada spianata, visto che le differenze nella maggioranza sono tante.
L'annunciato stop alle cosiddette "porte girevoli" - e cioè alla possibilità che i magistrati tornino nei ruoli al termine di un mandato politico - incontrerebbe se fosse totale e definitivo la contrarietà di un pezzo importante della maggioranza, a cominciare dal Pd. Altro esempio, la capogruppo di Forza Italia al senato Anna Maria Bernini ieri nello spingere sull'urgenza della riforma ha rilanciato "il sorteggio temperato, la soluzione migliore contro la degenerazione correntizia".
Anche questo è un tema rovente. Non solo nella maggioranza, ma anche tra le toghe che la settimana scorsa hanno tenuto un referendum consultivo voluto dalle due componenti minoritarie: i "davighiani" di Autonomia e indipendenza e la "corrente non corrente" di Articolo 101. Hanno prevalso i no al sorteggio e alla legge elettorale maggioritaria, ma soprattutto ha trionfato il disinteresse.
Ha votato appena il 46% degli iscritti all'Anm (di questi il 58% ha detto no a sorteggio) ma il paradosso è che proprio i promotori del referendum che avrebbe dovuto segnare la rivoluzione adesso scaricano sul vertice dell'Anm, che lo ha subito, il fallimento. Il referendum sarebbe la prova della disaffezione verso l'Associazione e (visto che i sì non sono stati pochissimi) dimostrerebbe che il sorteggio è ritenuto un'opzione legittima.
Tanto che per forzare la mano l'associazione Altra proposta (alla quale partecipano i magistrati di Articolo 101) ha organizzato per martedì prossimo nella sede dell'Anm in Cassazione un sorteggio preliminare, con il quale selezionare i candidati da presentare alle primarie per il Csm. Con la conseguente diffida da parte delle toghe contrarie al sorteggio che non vogliono essere incluse negli elenchi.
di Carmine Gazzanni
La Notizia, 6 febbraio 2022
Lotta alla mafia e riforma del Csm. Sulla giustizia il M5S avvisa Draghi. Il tema della giustizia torna prepotentemente al centro dell'agenda politica, specie dopo il discorso di insediamento per il nuovo mandato di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica: "Nell'inviare un saluto alle nostre Magistrature mi preme sottolineare che un profondo processo riformatore deve interessare anche il versante della giustizia.
di Luciano Violante
La Repubblica, 6 febbraio 2022
La magistratura, totalmente libera da gerarchie, occupa il centro del sistema politico. Ma la politica da circa trent'anni non esercita più la sua sovranità sul terreno della giustizia e il potere giudiziario è dilagato.
Il sistema di governo della magistratura risale alla prima metà del secolo scorso. A quell'epoca la società era agricola, lenta, disinformata, obbediente a gerarchie sociali, politiche e religiose che la verticalizzavano; la magistratura, con una struttura piramidale, era parcheggiata alla periferia nel sistema. Oggi la società è industriale, veloce, orizzontale, iperconnessa, conflittuale, perennemente informata; la magistratura, totalmente libera da gerarchie, occupa il centro del sistema politico.
Ieri presso i tribunali furono create le sezioni agrarie; oggi operano i tribunali delle imprese. Occorre adeguare il sistema di governo della magistratura al nuovo ruolo nella nuova società. La politica da circa trent'anni non esercita più la sua sovranità sul terreno della giustizia e il potere giudiziario è dilagato, un po' perché doveva comunque funzionare e un po' per tendenza ad espandersi che è propria di ogni potere. La magistratura è così diventata un corpo separato e autoreferenziale. Non è più tempo di ritocchi.
Il Presidente della Repubblica nel discorso di insediamento ha sottolineato molto opportunamente cinque indirizzi: difesa dell'autonomia e della indipendenza, superamento delle appartenenze, essere più servizio che potere, garantire la certezza del diritto evitando decisioni arbitrarie o imprevedibili, riguadagnare la fiducia dei cittadini.
Il Parlamento e il Governo hanno applaudito con entusiasmo. Ora devono agire. Nell'ottobre 2021, la ministra Cartabia ha informato la Camera che nell'ultimo quinquennio le valutazioni positive sulla professionalità dei magistrati sono state del 99.2%. Neanche in un convento di Orsoline si può trovare una percentuale così alta di giudizi positivi.
Valutare l'attività giurisdizionale è certamente difficile; tuttavia l'attuale procedura meriterebbe per lo meno una forma di integrazione. Si potrebbe prevedere, dopo quattro anni dall'ingresso in magistratura, un secondo esame condotto da una commissione costituita come per l'esame di ammissione per valutare la preparazione professionale nel settore nel quale si sono svolte le funzioni, il rapporto con l'avvocatura, i colleghi e i mezzi di comunicazione. Il giudizio e il voto di questa Commissione dovrebbero acquisire un peso determinante per il giudizio di idoneità ad assumere incarichi direttivi e semidirettivi.
La ministra della giustizia ha messo sul tappeto proposte ampiamente condivisibili, che non prevedono interventi costituzionali. Stante la specificità di questo governo e la natura dei problemi dovrebbero provvedere i gruppi parlamentari. È comune l'esigenza di limitare il peso anomalo delle correnti. Le anomalie si manifestano particolarmente al momento della elezione del vicepresidente del CSM, quando i candidati devono segretamente contrattare il consenso dei magistrati che li voteranno.
Queste segrete trattative sarebbero superate se il vicepresidente fosse nominato direttamente dal Presidente della Repubblica, Presidente del Csm, fuori della rosa degli eletti dal Parlamento.
La sentenza con la quale il Consiglio di Stato, alla vigilia dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, ha azzerato i vertici della Cassazione, costituisce il capitolo più grave di una competizione per il primato tra le diverse magistrature. La decisione del Csm di riconfermare immediatamente quei vertici, alla presenza del Capo dello Stato, ha risolto una pericolosa impasse, ma non ha curato la malattia. Sarebbe opportuna un'Alta Corte delle Magistrature costituita con criteri analoghi alla Corte costituzionale. Ferme le attuali competenze del Csm, l'Alta Corte sarebbe giudice di appello e di ricorso nei confronti delle sentenze disciplinari e delle decisioni amministrative degli organi di governo interno di tutte le magistrature.
Assumersi rapidamente la responsabilità di decidere è l'unico modo che hanno Parlamento e Governo per modernizzare il sistema e dare un seguito responsabile alla standing ovation che ha accompagnato le parole del Presidente.l sistema di governo della magistratura risale alla prima metà del secolo scorso. A quell'epoca la società era agricola, lenta, disinformata, obbediente a gerarchie sociali, politiche e religiose che la verticalizzavano; la magistratura, con una struttura piramidale, era parcheggiata alla periferia nel sistema. Oggi la società è industriale, veloce, orizzontale, iperconnessa, conflittuale, perennemente informata; la magistratura, totalmente libera da gerarchie, occupa il centro del sistema politico. Ieri presso i tribunali furono create le sezioni agrarie; oggi operano i tribunali delle imprese. Occorre adeguare il sistema di governo della magistratura al nuovo ruolo nella nuova società.
La politica da circa trent'anni non esercita più la sua sovranità sul terreno della giustizia e il potere giudiziario è dilagato, un po' perché doveva comunque funzionare e un po' per tendenza ad espandersi che è propria di ogni potere. La magistratura è così diventata un corpo separato e autoreferenziale. Non è più tempo di ritocchi. Il Presidente della Repubblica nel discorso di insediamento ha sottolineato molto opportunamente cinque indirizzi: difesa dell'autonomia e della indipendenza, superamento delle appartenenze, essere più servizio che potere, garantire la certezza del diritto evitando decisioni arbitrarie o imprevedibili, riguadagnare la fiducia dei cittadini. Il Parlamento e il Governo hanno applaudito con entusiasmo. Ora devono agire.
Nell'ottobre 2021, la ministra Cartabia ha informato la Camera che nell'ultimo quinquennio le valutazioni positive sulla professionalità dei magistrati sono state del 99.2%. Neanche in un convento di Orsoline si può trovare una percentuale così alta di giudizi positivi. Valutare l'attività giurisdizionale è certamente difficile; tuttavia l'attuale procedura meriterebbe per lo meno una forma di integrazione. Si potrebbe prevedere, dopo quattro anni dall'ingresso in magistratura, un secondo esame condotto da una commissione costituita come per l'esame di ammissione per valutare la preparazione professionale nel settore nel quale si sono svolte le funzioni, il rapporto con l'avvocatura, i colleghi e i mezzi di comunicazione. Il giudizio e il voto di questa Commissione dovrebbero acquisire un peso determinante per il giudizio di idoneità ad assumere incarichi direttivi e semidirettivi.
La ministra della giustizia ha messo sul tappeto proposte ampiamente condivisibili, che non prevedono interventi costituzionali. Stante la specificità di questo governo e la natura dei problemi dovrebbero provvedere i gruppi parlamentari. È comune l'esigenza di limitare il peso anomalo delle correnti. Le anomalie si manifestano particolarmente al momento della elezione del vicepresidente del CSM, quando i candidati devono segretamente contrattare il consenso dei magistrati che li voteranno.
Queste segrete trattative sarebbero superate se il vicepresidente fosse nominato direttamente dal Presidente della Repubblica, Presidente del Csm, fuori della rosa degli eletti dal Parlamento.
La sentenza con la quale il Consiglio di Stato, alla vigilia dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, ha azzerato i vertici della Cassazione, costituisce il capitolo più grave di una competizione per il primato tra le diverse magistrature. La decisione del Csm di riconfermare immediatamente quei vertici, alla presenza del Capo dello Stato, ha risolto una pericolosa impasse, ma non ha curato la malattia. Sarebbe opportuna un'Alta Corte delle Magistrature costituita con criteri analoghi alla Corte costituzionale. Ferme le attuali competenze del Csm, l'Alta Corte sarebbe giudice di appello e di ricorso nei confronti delle sentenze disciplinari e delle decisioni amministrative degli organi di governo interno di tutte le magistrature.
Assumersi rapidamente la responsabilità di decidere è l'unico modo che hanno Parlamento e Governo per modernizzare il sistema e dare un seguito responsabile alla standing ovation che ha accompagnato le parole del Presidente.
di Liana Milella
La Repubblica, 6 febbraio 2022
Abbiamo chiesto ai nostri giornalisti e ai nostri commentatori di approfondire i temi sollevati. Ventinove maggio 2019, scoppia il caso Palamara. 21 giugno 2019, Mattarella esprime "grave sconcerto per l'accaduto". Parla di "degenerazione correntizia" e di "inammissibile commistione fra politici e magistrati". Considera "urgente la riforma". Da quel giorno ne sono passati altri 960. Mattarella ha insistito. Non è accaduto nulla. O meglio, qualcosa è accaduto.
Lo scontro tra destra e sinistra ha bloccato la riforma "urgente". Sono cambiati tre governi, ma la legge è rimasta in attesa nella commissione Giustizia della Camera. L'ex Guardasigilli Alfonso Bonafede ha presentato il suo testo, ma non s'è fatto un passo avanti. È arrivata Marta Cartabia, ha preparato gli emendamenti, che a dicembre hanno scontato ancora le divisioni sulla giustizia. Ora Mattarella ha ripetuto le parole di 960 giorni fa e l'intero emiciclo gli ha riservato un'ovazione. Carica anche della volontà di fare i conti con la magistratura.
Di punirla per il correntismo. A partire dalla futura legge elettorale, semmai si farà in tempo ad approvarla prima della scadenza di questo Csm, luglio 2022. Il centrodestra e le correnti anti-correnti chiedono il sorteggio, la ministra lo considera fuori dalla Carta. Bonafede lo propose, ma i costituzionalisti gli suggerirono di toglierlo, pena una bocciatura. Maggioritario o proporzionale? Gli esperti se la ridono perché se a votare sono solo 9.500 toghe gli accordi si potranno sempre fare.
Riuscirà Cartabia a mettere insieme anime contrapposte sulla giustizia? La Lega, che punta tutto sui referendum e attende la Consulta al varco se dovesse bloccarli? Forza Italia, che non demorde sul sorteggio? Conte e Bonafede, pronti a lottare contro le "porte girevoli"? Il Pd, che rispetta i giudici, ma chiede mano dura contro le correnti e l'inaccettabile discrezionalità sulle nomine? Costa di Azione che, emendamenti del governo o meno, da settimane chiede di procedere subito e andare in aula?
Sarà una partita difficilissima. In cui Cartabia si riserva un forte ruolo di mediazione. All'insegna di un magistrato ideale che per lei deve somigliare a Rosario Livatino. Solo così la riforma potrà superare le forche caudine dell'eterna battaglia tra garantisti e giustizialisti. Ma in gioco c'è un potere dello Stato che nel frattempo ha cercato di fare la sua parte. I processi disciplinari al Csm. E pure le incompatibilità ambientali. Nomine senza "pacchetti" e all'insegna di criteri rigidi, come la scadenza temporale. Giudici che nella nuova legge vorrebbero trovare una legittimazione, e non la punizione chiesta dalla destra.
È possibile superare la logica delle bandierine? A questo ha lavorato Cartabia, studiando di persona gli emendamenti. I punti fermi sono noti, e in settimana diverranno pubblici. Dalle nuove regole per formare le commissioni del Csm (Bonafede ipotizzò il sorteggio), ai criteri invalicabili per le nomine, al ruolo degli avvocati nei consigli giudiziari, all'autonomia della sezione disciplinare formata forse da consiglieri che non siedono nelle altre commissioni.
Nessuno sconto alle toghe in politica, le "porte girevoli" bloccate per sempre. Cartabia, da ex presidente della Consulta, annusa fumus di incostituzionalità, ma politicamente sarebbe arduo affrontare di nuovo una querelle con M5S come quella sull'improcedibilità. Lo slogan è "mai più casi Maresca". Uno stop pure per chi è fuori ruolo a fianco dei ministri? E pure per consiglieri di Stato e della Corte dei conti? Corre voce che proprio questo avrebbe rallentato il cammino degli emendamenti da palazzo Chigi a Montecitorio. Mentre la ministra era pronta a ripartire con il Csm già più di un mese fa.
di Giovanni Rossi
quotidiano.net, 6 febbraio 2022
L'Associazione nazionale magistrati si difende dopo le parole di Mattarella: la colpa è della politica. Nel mirino soprattutto la svolta sul Csm. Presto l'esame dei 400 emendamenti alla legge di Bonafede.
Poi non date la colpa a noi - non è scritto così, ma questo è il senso - dove noi sta per l'Associazione nazionale magistrati. L'Anm è preoccupata che i ritardi nella riforma del Consiglio superiore della magistratura, l'organo di autogoverno della magistratura, comportino il mantenimento dell'attuale situazione a parole sgradita a tutti: categoria, politica, opinione pubblica. A luglio scade il Consiglio in carica, dunque c'è pochissimo tempo per evitare che si vada al rinnovo con le vecchie regole. Quelle stesse regole che esaltano e premiano i giochi correntizi: una dinamica che - sempre a parole - tutti fremono dalla voglia di modificare per restituire al Csm indipendenza e qualità d'azione dopo anni tormentati.
"L'allarme" del segretario dell'Anm Giuseppe Santalucia suona forte e chiaro. Perché c'è la "forte e fondata" preoccupazione che la riforma non sia varata in tempo utile. E il momento della svolta coincide con quello della responsabilità. "A dispetto di qualche malevola voce, nessuno dentro l'Anm ha brigato e briga per il mantenimento dello status quo", puntualizza Santalucia. Anzi, evidenzia, "tutti abbiamo coscienza che il quadro normativo debba mutare" per non affidare la nuova composizione del Csm "ai medesimi meccanismi elettorali che hanno segnato periodi non felici". Ma è "la politica" che deve agire. La riforma del Csm e dell'ordinamento giudiziario è infatti il terzo punto del pacchetto di riforme, dopo quelle del processo penale e civile, propedeutiche al Pnrr. Per processo penale e civile la cornice è stata approvata, "le commissioni sono al lavoro" e "di questo passo, i lavori termineranno con largo anticipo rispetto alla scadenza di fine anno", assicura il sottosegretario Francesco Paolo Sisto.
Il nodo Csm, alla luce della cogente tempistica di rinnovo dell'organismo, alimenta maggiori dubbi. Sono due gli interventi di riforma più attesi, quello sulle cosiddette porte-girevoli tra politica e magistratura e il nuovo sistema di voto per l'elezione dei 16 componenti togati che limiti il peso delle correnti nell'organo che amministra le carriere dei giudici. Nella situazione creatasi, con innegabili attese di trasparenza, "è indubbio che la palla ce l'abbia il Parlamento", rincara la dose David Ermini, vicepresidente del Csm.
Giovedì scorso, prima della nuova sollecitazione del Capo dello Stato durante il discorso di insediamento davanti alle Camere, il premier Mario Draghi e la Guardasigilli Marta Cartabia hanno riaperto il dossier. Ora è probabile che dopo gli incontri già svolti con partiti, Anm e avvocati ci siano colloqui con i partiti anche a Palazzo Chigi. Mario Perantoni (M5S) nella vita avvocato e alla Camera presidente della Commissione Giustizia, cancella ogni suggestione dilatoria e chiarisce che il 16 febbraio la Commissione avvierà l'esame dei 400 emendamenti al testo dell'ex ministro Alfonso Bonafede: "La riforma dovrà essere conclusa per tempo affinché il prossimo rinnovo si svolga secondo nuove regole", è la dichiarazione impegnativa.
Perché sul meccanismo elettivo dei togati del Csm le opinioni in campo sono e restano molto distanti. Il sistema maggioritario sostenuto dalla Guardasigilli non piace ad alcuni partiti e alla maggioranza dei magistrati. In una consultazione interna dell'Anm, per la verità non troppo partecipata, l'ipotesi Cartabia è stata platealmente bocciata con 3.189 no contro 745 sì. La categoria preferisce il proporzionale. Rispetto al maggioritario della Guardasigilli, ha infatti ottenuto un risultato migliore persino la tanto dibattuta elezione per sorteggio: 1.787 i voti a favore a fronte di 2.470 contrari. Un numero di consensi superiore a ogni attesa. Non solo. Secondo la lettura del segretario dell'Anm Salvatore Casciaro, "il dato dà corpo alla delusione e al disincanto di larga parte dei colleghi", stanchi di un Csm troppo 'orientato' politicamente, con vistoso pregiudizio per l'immagine della categoria.
anconatoday.it, 6 febbraio 2022
Il Garante dei detenuti Giancarlo Giulianelli ha parlato di avviato monitoraggio e di funzione rieducativa della pena. È stato avviato dal Garante regionale per i diritti dei denuti, Giancarlo Giulianelli, un monitoraggio sui detenuti "dimittendi" ed anche su quelli che, seppur in regime carcerario, possono essere assegnati al lavoro esterno, nel rispetto di quanto contemplato dall'articolo 21 dell'ordinamento penitenziario.
Sull'argomento il Garante ha anche avuto modo di confrontarsi con il Provveditore dell'amministrazione penitenziaria di Emilia Romagna e Marche, Gloria Manzelli, e con Marco Bonfiglioli e Maria Lucia Faggiano dell'area detenuti e trattamento del Prap, nell'ambito di un incontro da remoto, chiamato ad affrontare diverse problematiche attualmente sul tappeto per quanto riguarda gli istituti penitenziari marchigiani. L'obiettivo del monitoraggio è quello di verificare la situazione regionale nel suo complesso, anche in riferimento alle diverse fasce d'età, ai livelli di formazione ed ai possibili canali di reinserimento nella società.
"Quello che intendiamo attivare - spiega Giulianelli - è un percorso chiaro, che attraverso la fotografia dell'esistente riesca a mettere in campo soluzioni possibili con la collaborazione di enti ed associazioni di categoria presenti sul territorio. Il problema è reale. Se il modello da adottare è quello di una funzione rieducativa della pena, allora occorrono interventi oculati proprio in questa direzione.
Dobbiamo parlare espressamente di istruzione, formazione professionale, lavoro, progetti di pubblica attività, attività culturali, "senza dubbio propedeutici - evidenzia - ad un inserimento dignitoso nel mondo del lavoro ed in grado di evitare che il detenuto sia destinato al non far nulla per tutto il tempo della sua permanenza in carcere ed a rappresentare unicamente un costo per la società".
di Lucio Musolino
Il Fatto Quotidiano, 6 febbraio 2022
Intervista a Nicola Gratteri. "Le mafie potrebbero approfittare della recente legge sulla presunzione di innocenza che limita la comunicazione istituzionale sulle indagini giudiziarie mettendo di fatto un bavaglio ai magistrati". Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro, non ha alcun dubbio sugli effetti della legge sulla presunzione di innocenza, tanto voluta da Enrico Costa (Azione), che vieta a pm e polizia giudiziaria di "indicare come colpevole" l'indagato o l'imputato fino a sentenza definitiva, e impone ai procuratori di parlare con la stampa solo tramite comunicati ufficiali.
Procuratore Gratteri, conseguenza del decreto legislativo di Costa è la nota del 19 gennaio del
Procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, il quale ha invitato le forze dell'ordine a ridurre le richieste di autorizzazione alla diffusione di comunicati stampa. La nuova legge sacrifica il diritto di cronaca e quello dei cittadini a essere informati?
Bisogna intanto ricordare che l'articolo 27 della Costituzione prevede già la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio, come valore primario da preservare. La direttiva europea, recepita dal legislatore italiano con il d.lgs. 188/2021, era rivolta principalmente agli Stati di più recente ingresso nell'Unione europea, nei quali non erano presenti adeguati strumenti di tutela dell'imputato. Il risultato finale conseguito dal legislatore italiano non aggiunge nulla di più, in termini effettivi, al rispetto della presunzione di innocenza, anzi limita solo fortemente la comunicazione istituzionale, che viene sostanzialmente vulnerata, a scapito del diritto di informazione dei cittadini e, se possibile, addirittura degli stessi imputati.
È un bavaglio vero e proprio?
Non vi è alcuna disciplina della comunicazione delle parti private, che restano libere di esprimere qualsiasi contenuto, anche non rappresentativo della realtà. Non vi è alcun controllo delle forme di comunicazione diffuse sui social o in tv, con la conseguenza che tutti gli strumenti di comunicazione diversi da quella istituzionale (di rilevanza sociale) trovano uno spazio più ampio e incontrollato, a scapito della verità e dell'informazione.
E ciò cosa comporta?
In assenza di una fonte istituzionale, la conseguenza sarà una circolazione di notizie incontrollate e incontrollabili, con danni collaterali inimmaginabili.
La legge riguarda tutte le indagini, anche quelle per mafia. Anche di queste si potrà parlare solo in termini generali e omettendo i nomi degli arrestati e i dettagli delle vostre indagini. Non si rischia di incidere in negativo sulla percezione che i cittadini hanno delle mafie e di altri reati?
La rilevanza sociale del diritto all'informazione e del diritto alla verità delle vittime di gravi reati rischia di essere offuscata da un sistema che impedisce di spiegare ai cittadini l'importanza dell'azione giudiziaria nei territori controllati dalle mafie, rendendo molto più difficile creare quel clima di fiducia che consente alle vittime di rompere il velo dell'omertà. Ma il mio timore è anche un altro: sembra quasi che non parlandone, la 'ndrangheta e Cosa Nostra non esistano. Ma non è così, e io ho molta paura che di questo "silenzio stampa" le mafie ne approfitteranno, perché le mafie da sempre proliferano nel silenzio. Se la 'ndrangheta oggi è la mafia più potente è perché per anni non se ne è parlato.
Molte notizie, anche su politici e funzionari pubblici, verranno così nascoste. È giusto che i cittadini non sappiano praticamente nulla fino a sentenza definitiva?
Proprio in relazione a queste tipologie di reati (da parte di amministratori, politici, imprenditori), la censura della comunicazione istituzionale finisce per diventare un vero e proprio vulnus al meccanismo virtuoso che si innesca a fronte di attività giudiziarie che, opportunamente comunicate, fanno sì che altri trovino il coraggio di denunciare. Ci si dimentica troppo spesso delle vittime e del principio di offensività del reato che a sua volta ha rilevanza costituzionale. Le regole, nella comunicazione, sono sacrosante, ma nel rispetto dei principi costituzionali.
La legge è stata approvata. Ora cosa si può fare?
Non saprei. Posso solo dire che bisognerebbe ricordare cosa è successo trenta anni fa. Riesce a immaginare una comunicazione istituzionale dell'arresto degli esecutori delle stragi, omissandone le generalità? Pochi giorni fa è stata celebrata la Giornata della Memoria. Faccio mia, indegnamente, una frase di Primo Levi: "Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario".
Il presidente Mattarella ha incentrato parte del suo discorso di insediamento sulla giustizia e sulla riforma del Csm bloccata da mesi. Anche lei più volte ne ha sottolineato l'urgenza...
Ho apprezzato il discorso di Mattarella. Più volte ho detto che sono a favore di un sorteggio temperato dei membri togati del Csm. Del resto così si sono espressi anche molti colleghi votando un referendum indetto dall'Anm.
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