di Estefano Tamburrini
Avvenire, 13 marzo 2026
Finalmente libero, ma davanti c’era il vuoto: Mohammed era solo, senza casa né lavoro. Dopo il carcere c’era solo la strada, dove ha dormito per “alcuni mesi” dopo il suo rilascio. “Avevo paura di morire o di finire di nuovo in carcere. Non mi sentivo protetto da nessuno: ero completamente solo”, racconta lui stesso. Temeva di “essere aggredito” e, a un certo punto, si è rifugiato nell’alcol per “non pensare” a ciò che lo “faceva preoccupare o stare male”. La prigionia a Sant’Anna (la Casa circondariale di Modena) era ormai alle spalle, ma il “reinserimento sociale” - di cui parla l’articolo 27 della Costituzione - non c’era affatto.
di Annavera Scandone
zetaluiss.it, 13 marzo 2026
La giornalista Federica Delogu a Voices ha tenuto un panel sugli stereotipi di genere e la loro influenza nelle prigioni. “Il 97,5 % della popolazione detenuta è composta da uomini. La sproporzione è importante, ma gli obiettivi del sistema penitenziario rimangono l’ordine e la sicurezza. Ecco perché le donne trans sono collocate in istituti femminili”: Federica Delogu, giornalista italiana che collabora, tra gli altri, con Internazionale, Domani e Antigone, ne ha parlato al festival Voices, spiegando come destinare una donna transessuale a un istituto penitenziale maschile la esporrebbe a ripercussioni sulla sua incolumità, rischi di soprusi e violenze.
di Giampaolo Cirronis
laprovinciadelsulcisiglesiente.com, 13 marzo 2026
“Quando il carcere è donna” è il tema dell’incontro dibattito in programma domani pomeriggio, a partire dalle 17.00, nella sede del Mutuo Soccorso di Iglesias (via XX settembre n. 84 palazzo Upim). Promosso dall’associazione La Mandragola, dall’Anpi e dallo SPI Cgil nell’ambito delle iniziative per la Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne, l’appuntamento intende approfondire il tema della detenzione femminile. Hanno aderito all’iniziativa Arci, Soims e Casa Emmaus di Iglesias, l’incontro sarà introdotto da Maria Luisa Tocco e Gabriella Masala rispettivamente presidenti de “La Mandragola” e dell’ANPI. Seguirà una relazione di Maria Grazia Caligaris, presidente di “Socialismo Diritti Riforme” a cui seguirà il dibattito.
di Ombretta Grasso
La Sicilia, 13 marzo 2026
Stasera e domani lo spettacolo fra “cunto” e giochi di luci. Il monologo “Vorrei una voce” storie di donne attraverso le canzoni di Mina è nato da un laboratorio con le detenute. “Perdere la capacità di sognare significa far morire una parte di sé”. Di quanti sogni sono fatte le vite delle detenute della Casa Circondariale di Messina, rinchiuse in uno spazio di sbarre, cancelli, grate? Lo spettacolo “Vorrei una voce” - stasera e domani alle 21 al Teatro Ambasciatori di Catania per la rassegna Palco Off - è dedicato a coloro i quali hanno perso la capacità di sognare.
di Teresa Cioffi
Corriere di Torino, 13 marzo 2026
“Dal Volturno al Tevere al Nilo” è il racconto di una caduta improvvisa e di una resistenza interiore che diventa testimonianza. Il libro, sottotitolato “Storia umana e di malagiustizia” e firmato da Carmine Antropoli, verrà presentato sabato (ore 16.30) al Circolo dei lettori di Torino. Le pagine sono state scritte dal dottor Antropoli, primario chirurgo dell’ospedale Cardarelli ed ex sindaco di Capua dal 2006 al 2016, dal carcere. L’arresto è arrivato tre anni dopo la fine del suo mandato amministrativo, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. “Alle 4.30 del mattino si presentano i carabinieri con un mandato di cattura. Per me un incubo, il mondo mi cade addosso”. Passerà quattro mesi in carcere in custodia cautelare, prima di ottenere i domiciliari e affrontare un lungo processo che si concluderà solo anni dopo. La vicenda giudiziaria terminerà infatti con l’assoluzione, perché il fatto non sussiste.
di Anna Laura Bussa
Il Manifesto, 13 marzo 2026
L’allarme dei Giuristi Democratici. Il governo sta portando avanti “un progetto eversivo” per “impedire il dissenso” e “trasformare progressivamente lo Stato di diritto in uno Stato di polizia”. A lanciare l’allarme sono i Giuristi Democratici che presentano al Senato un dossier sull’ultimo decreto sicurezza messo in campo dal governo. Un’analisi, articolo per articolo, “che mostra - spiega Antonello Ciervo del gruppo dei Giuristi democratici - come il provvedimento miri a concretizzare una svolta autoritaria in totale contrasto con la Costituzione”.
di Sergio D’Elia
L’Unità, 13 marzo 2026
Coi barconi di fortuna, i gommoni sgonfi e i pescherecci sovraffollati dei migranti di oggi che dalla Libia, dalla Turchia o dalla Tunisia attraversano il Mediterraneo, sono tornate “le navi di Lazzaro”. E le condizioni infami della traversata nel mare mosso non sono altro che l’annuncio di quel che li aspetta sulla terra ferma. Nessun miracolo, nessuna resurrezione. Le sezioni d’isolamento dei nostri istituti di pena sono come “le navi di Lazzaro”. Degradate nel girone più basso, più buio, più fetido del carcere, le “stanze di pernottamento”, senza aria e senza luce, si affacciano su corridoi dove scorre di tutto: dall’acqua sporca della doccia comune ai rivoli d’urina di un Lazzaro impazzito.
di Daniela Fassini
Avvenire, 13 marzo 2026
Il 2026 è l’anno con l’inizio più drammatico per numero di morti: secondo l’Oim sono già 545, erano 144 nello stesso periodo del 2025. Il 2026 è l’anno con l’inizio più drammatico per numero di morti. “Diminuiscono gli arrivi ma aumentano i morti” sottolinea un portavoce dell’Oim che, calcolatrice alla mano snocciola: dai 9 morti del 2014 (primo anno in cui si è cominciato a registrare le vittime in mare, ndr) ai 545 del 2026. Il periodo di riferimento è sempre lo stesso: 1 gennaio - 12 marzo. Passando per i 490 del 2017, i 358 del 2018 e poi ancora, 353 nel 2023 e i 144 dello stesso periodo del 2025.
di Massimo Nava
Corriere della Sera, 13 marzo 2026
Guerre giuste e guerre dimenticate: il doppio standard. Quando la forza finisce per sostituire le regole. È abbastanza sorprendente il coro di commenti negativi sulla politica di Donald Trump, a proposito di uso indiscriminato della forza, umiliazione della diplomazia e palese violazione del diritto internazionale. Come se l’attacco all’Iran fosse soltanto un caso improvviso e isolato, concepito dalle follie di potere del presidente americano. Come se la memoria del recente passato e persino del presente fosse azzerata. Come se tutto quanto continua ad accadere anche fuori dall’Iran (leggi Ucraina, Libano, Gaza) fosse meno grave e meritasse meno attenzione. Ed è ancora più sorprendente come l’affermazione di un principio - il diritto internazionale - sia sottoposta a variabili di ordine culturale e politico, il che, di conseguenza, comporta che la violazione dello stesso sia considerata più o meno grave non in assoluto, ma a seconda di chi la decida e di chi la subisca.
di Gabriele Segre
La Stampa, 13 marzo 2026
Tra i mille effetti brutali della guerra ce n’è uno meno evidente ma altrettanto spietato: quando città e uomini bruciano abbastanza a lungo, prima o poi nel rogo finiscono anche le nostre contraddizioni. Il conflitto in Medio Oriente è già arrivato a questo punto dopo appena due settimane: mentre incendia un’intera regione, ha cominciato a incenerire anche le maschere indossate dal nostro Occidente, portando alla luce le verità nascoste di un’epoca che non riusciamo più a riconoscere. Lo fa, come sempre accade in guerra, soprattutto per immagini. La prima è quella di Donald Trump nello Studio Ovale, circondato da una dozzina di pastori evangelici in giacca e cravatta. Occhi chiusi, mani posate sulle spalle del comandante in capo. Come in un antico rito di consacrazione, invocano la protezione su di lui e sulle sue insegne: quelle dei bombardieri che decollano dalle portaerei e dei missili che solcano il cielo dal Mediterraneo al Golfo Persico.
- Iran. Il silenzio sui prigionieri politici: “Trasferiti in luoghi sconosciuti”
- Israele. Archiviata l’inchiesta contro i soldati accusati di aver torturato un detenuto palestinese
- Non c’è soltanto il sovraffollamento, anche pochi agenti
- Referendum sulla giustizia, per chi votano i detenuti?
- Don Rigoldi: “Il carcere? Offra occasioni di rinascita”









