di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 31 ottobre 2025
Una riforma che sembra proporre più problemi che soluzioni. Restano irrisolti i nodi che sono emersi anche all’interno della stessa maggioranza che l’ha votata. Anche al momento dell’approvazione definitiva non sono mancati slogan contrapposti, che c’entrano poco o niente con il merito della riforma costituzionale della magistratura. Evocata da un lato come il toccasana per frenare gli errori giudiziari e la “giustizia politicizzata”, e dall’altro come un pericolo immanente e imminente per la democrazia. Affermazioni quanto meno azzardate, e ci sarebbe da augurarsi che la campagna referendaria che sta per cominciare sfugga alla trappola di richiami fideistici o catastrofici, ancorché infondati. Ma viste le premesse è difficile che accada.
di Danilo Paolini
Avvenire, 31 ottobre 2025
Le modifiche dovrebbero servire a migliorare la vita dei cittadini. Ma troppo spesso il clangore prodotto dallo scontro politico e mediatico lo fa dimenticare. Un approccio più razionale alle cose della giustizia, al posto di quello un po’ morboso e quasi isterico che si usa avere nel nostro Paese da oltre 30 anni, consentirebbe di vedere due aspetti della riforma costituzionale approvata in via definitiva dal Parlamento. Il primo è che la separazione delle carriere delle magistrature giudicante e requirente non è un colpo di Stato. Il secondo aspetto - strettamente correlato al primo - è che, a Costituzione vigente (anche così come modificata dalla riforma) non sottomette la funzione del pubblico ministero al potere esecutivo. Insomma, non è una bestemmia nel tempio della giurisdizione, tanto che un piccolo ma qualificato gruppo di rappresentanti della sinistra liberale ha già annunciato il proprio sì al referendum.
di Giorgio Tonini
Il Foglio, 31 ottobre 2025
Sin dall’inizio il confronto parlamentare ha assunto i toni di una precoce campagna referendaria, in patente contraddizione non solo con la retorica della centralità del Parlamento, ma anche con lo spirito dell’articolo 138, che suggerisce al Parlamento la via maestra dell’approvazione condivisa delle revisioni costituzionali.
di Vittorio Minervini*
Il Dubbio, 31 ottobre 2025
Giunge a termine il percorso parlamentare per la modifica dell’art. 102 Cost., che prevede l’introduzione della separazione delle carriere dei magistrati, nella distinzione formale tra giudicanti e requirenti. Una riforma attesa trentasei anni: per ogni ordinamento arriva, prima o poi, il momento in cui deve rivolgere lo sguardo verso se stesso, nella continua evoluzione come soggetto vivente, necessaria se non vuole trasformarsi in un corpo asfittico. Per la giustizia italiana oggi quel momento è giunto, in attesa dell’esito del referendum confermativo della riforma. La politica attuale, sempre più immersa in un presente infinito, dovrà essere in grado di interpretare il prossimo passaggio per il suo effettivo significato, perché il quesito referendario sia compreso nel suo autentico valore, oltre ogni contrapposizione partitica.
di Gaetano Azzariti
Il Manifesto, 31 ottobre 2025
Il disegno di legge sull’ordinamento della giustizia è stato approvato violando lo spirito, ma anche la lettera della nostra Costituzione. Per la prima volta nella storia della nostra Repubblica, infatti, i quattro passaggi parlamentari non sono serviti assolutamente a nulla: non hanno permesso alcuna discussione autonoma dei parlamentari. I parlamentari hanno votato infatti per disciplina di partito e vincolo di maggioranza senza poter esercitare il loro libero mandato. Il testo approvato in via definitiva è esattamente lo stesso approvato dal Consiglio dei ministri nel maggio del 2024, nei quattro passaggi in Parlamento non ha subito alcuna modifica. L’andamento della discussione (si fa per dire) è stato paradossale. Vista la negazione di ogni possibilità di emendare il testo l’opposizione si è limitata a fare ostruzionismo, iscrivendo tutti i suoi parlamentari a parlare pur se consapevole che - visti i numeri - a nulla sarebbero potute valere le proprie ragioni. Mentre la maggioranza non ha ritenuto neppure utile discutere del suo testo per dare conto del proprio operato.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 31 ottobre 2025
Giudici con più indipendenza, magistratura meno politicizzata, democrazia più tutelata, Costituzione più rispettata. Si può dire di no? Come ribaltare le tesi più serie dei nemici della separazione dei poteri e del sorteggio al Csm. Gli avversari più acerrimi della riforma della giustizia, riforma che come sapete prevede la separazione delle carriere tra pubblico ministero e giudice, l’indebolimento delle correnti attraverso il sorteggio dei membri del Csm e l’introduzione di un’alta corte cui è attribuita in via esclusiva la giurisdizione disciplinare tanto nei confronti dei magistrati giudicanti quanto dei magistrati requirenti, sostengono da mesi tre tesi precise per provare a dimostrare che il testo approvato ieri in via definitiva al Senato sia un pericolo per il futuro del nostro paese. Tre punti, tre idee, tre battaglie.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 31 ottobre 2025
Meloni e Nordio vogliono tagliare i tempi di indizione del referendum confermativo, seguendo un’interpretazione diversa, rispetto ai governi precedenti, delle norme che regolano la materia. L’obiettivo è andare alle urne agli inizi di marzo, evitando la concomitanza con altri appuntamenti elettorali o che si aggiungano divisioni interne. Correre, correre, correre. È la parola d’ordine che circola tra Palazzo Chigi e Via Arenula sul referendum confermativo della giustizia, dopo l’approvazione in via definitiva del provvedimento al Senato (112 voti favorevoli, 59 contrari e 9 astensioni).
di Daniela Preziosi
Il Domani, 31 ottobre 2025
Dopo l’ultimo sì del senato alla riforma della magistratura, la segretaria dem: “L’obiettivo è indebolire l’indipendenza della magistratura e permettere a chi comanda di scegliersi i propri giudici”. Sul Ponte di Messina: “Si fermino”. Pd e M5s, conferenze separate. Dietro le spalle le campeggia il cartello che Pd, M5s e Avs hanno esposto nell’aula del Senato al momento del sì finale della riforma della magistratura. Dice “No ai pieni poteri” e già dà l’idea della campagna referendaria. Elly Schlein, fra i presidenti dei gruppi Francesco Boccia e Chiara Braga, inizia a snocciolare le ragioni del No: è “una falsa riforma che non tocca i nodi veri della giustizia, come la durata dei processi o il sovraffollamento carcerario.
di Luca Roberto
Il Foglio, 31 ottobre 2025
Il deputato di Italia viva ed ex radicale: “Al referendum spero vinca il sì, ma credo anche che chi ha a cuore questi principi garantisti abbia iniziato con il piede sbagliato. Usare la clava non serve”. “Sono quarant’anni che facciamo battaglia su questi temi”, dice Roberto Giachetti, deputato di Italia Viva, voce storica dei radicali e da sempre tra i più convinti sostenitori della separazione delle carriere. “Io mi batto per questo obiettivo dai tempi di Pannella e Bonino, quando nei nostri congressi si parlava di giustizia come di un diritto da difendere, non come di un campo di battaglia per le correnti o per i governi”.
di Marcello Basilico
Il Domani, 31 ottobre 2025
Il disegno dietro la riforma è quello di cambiare la collocazione della magistratura nella Carta, dividendola in due e sorteggiando chi deve garantirne l’autonomia. L’approvazione definitiva della riforma costituzionale è avvenuta a tempo di record, come previsto e annunciato. Si apre dunque la stagione del referendum, reso necessario dal fatto che la maggioranza parlamentare è stata inferiore ai due terzi. Più che dei contenuti della legge, peraltro, la maggioranza è sembrata preoccuparsi finora della celerità e del messaggio politico della riforma. Il che già di per sé dovrebbe allarmare qualunque cittadino, visto che parliamo di modificare la Costituzione.
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