di Valentina Petrini
La Stampa, 31 ottobre 2025
Hanno accompagnato un malato a morire in Svizzera e si sono autodenunciati. Ma dopo anni parenti e volontari restano in un limbo. “Mi chiamo Vittorio Parpaglioni, il 31 ottobre di due anni fa ho accompagnato mia madre, Sibilla Barbieri, in Svizzera per accedere al suicidio assistito che in Italia le era stato negato. Subito dopo mi sono autodenunciato perché in Italia è reato aiutare un malato terminale a morire se lo chiede. Da due anni sono sotto indagine e non so nulla”.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 31 ottobre 2025
Festival della Migrazione, dieci anni di campagne. Il presidente Edoardo Patriarca e le priorità attuali: “Le battaglie per i diritti dei migranti misurano qualità e tenuta della democrazia e dello stato di diritto, di cui oggi assistiamo a una lenta erosione indotta dall’ideologia del “governo forte” che vorrebbe ridurre all’irrilevanza le autorità sovranazionali, avere una magistratura sempre allineata e Parlamenti ridotti a passa carte sotto dettatura”.
di Roberto Saviano
Corriere della Sera, 31 ottobre 2025
Nelle favelas Complexo do Alemão e Complexo da Penha, a nord di Rio de Janeiro, il Bope (le forze speciali di polizia), con altre polizie locali, ha commesso un massacro senza sapere nemmeno chi abbia davvero ucciso. Volevano smantellare il Comando Vermelho, la mafia che comanda Rio da quasi mezzo secolo. Il principio lo conosco: “Chiunque in quelle fogne è complice, se vuoi colpire i narcos devi colpire tutti”. Così ragionando, hanno sparato a chiunque avesse un’arma, a chiunque scappasse, a chiunque fosse vicino ai depositi di armi e di coca. Risultato? 130 morti (ma saranno molti di più), un centinaio di arrestati e una novantina di armi lunghe sequestrate.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 31 ottobre 2025
Dalla primavera tunisina al lungo inverno dei diritti. Il sogno della Primavera tunisina è annegato in un lungo inverno delle libertà. La nazione che nel 2011 aveva incendiato il mondo arabo, regalando la prima rivoluzione democratica del secolo e in parte riuscendoci, si ritrova oggi immersa in un incubo autoritario. Dalla caduta di Ben Ali, la Tunisia aveva creduto di poter costruire uno Stato fondato sul diritto e la giustizia sociale. Da quasi cinque anni vive nella morsa di un presidente autoritario e feroce.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 30 ottobre 2025
D’ora in poi per poter svolgere all’interno del carcere attività educative, culturali e ricreative destinate ai detenuti, le associazioni, le cooperative, gli enti locali e i gruppi di volontariato che le promuovono dovranno presentare la domanda solo alla direzione del Dap di Roma e non più al direttore del singolo istituto penale. Le procedure sono cambiate. Lo stabilisce una circolare del Direttore generale dei detenuti e del trattamento Ernesto Napolillo, datata 21 ottobre e indirizzata ai provveditori regionali dell’amministrazione penitenziaria e agli stessi direttori delle carceri i quali, fino a ieri avevano il compito di trasmettere l’istanza, con allegato parere, al magistrato di sorveglianza.
di Chiara Cacciani
huffingtonpost.it, 30 ottobre 2025
La prima centralizza e rende più complicato l’ok per ogni richiesta di iniziative culturali, educative e ricreative. La seconda stigmatizza i “pendolarismi ospedalieri”. Due circolari ministeriali firmate a distanza di 11 giorni stanno provocando un’onda di reazioni in quel mondo che si muove dentro e fuori gli istituti penitenziari per renderli più umani e coerenti col dettato costituzionale, sia in riferimento alla finalità rieducativa, sia alla tutela di diritti fondamentali come quello alla salute.
di Patrizio Gonnella
Il Manifesto, 30 ottobre 2025
Il modello penitenziario scelto è quello delle chiusure insensate, scoraggiando il mondo esterno dall’essere protagonista, in senso positivo, della pena. Per ben 5.837 volte nel 2024 c’è stato un giudice di sorveglianza che ha affermato che un detenuto era costretto a vivere in condizioni disumane e degradanti. Per ben 5.837 volte la giustizia italiana ha riconosciuto l’illegalità del sistema penitenziario. Che costringe le persone a vivere sotto la soglia della decenza anche a causa di spazi insufficienti. È inutilmente vessatoria la modalità attraverso cui si esegue oggi la pena in Italia.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 30 ottobre 2025
Sovraffollamento e non solo, impennata di ricorsi accolti dai Tribunali di sorveglianza. “Celle da quattro dove viviamo in sette”; “la scuola trasformata in dormitorio”; “finestre senza vetri”; “invasione di ratti in tutti i locali e infestazione di insetti vari”; “vitto insufficiente e scadente”; “mancanza di acqua calda”; “spazio per cucinare vicino alla latrina”; “file mostruose per andare in bagno”; “mancanza di lavoro”; “clima di paura”; “repressione di qualsiasi tentativo di lamentarsi o di denunciare”. E ancora, definitivo: “Non tutti si possono permettere di avere una vita da detenuto. È come essere un senza tetto”.
di Franco Pigna
La Notizia, 30 ottobre 2025
Antigone lancia una campagna e una petizione per fermare il sovraffollamento carceri in Italia, oggi al 135%. “Condizioni inumane”. Antigone lancia una petizione per riportare il carcere nei confini della Costituzione. Il sovraffollamento nelle carceri italiane ha superato il 135%. Oltre 63.000 detenuti per meno di 47.000 posti realmente disponibili. È in questo quadro che l’associazione Antigone ha lanciato una nuova campagna, accompagnata da una petizione pubblica, per chiedere al Parlamento e al Governo di riportare la detenzione “entro i confini della Costituzione”.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 30 ottobre 2025
La riforma sancisce la separazione delle carriere tra magistrati e pubblici ministeri. La novità sostanziale sarà l’Alta Corte disciplinare. Ultimi passi per la riforma della Costituzione che sancisce la separazione delle carriere tra magistrati e pubblici ministeri. La legge, “Norme per l’attuazione della separazione delle carriere giudicante e requirente della magistratura”, è forse l’unico caso di proposta che finisce il suo iter parlamentare nell’esatta formulazione con cui è uscita dal consiglio dei ministri e così depositata in Parlamento il 13 giugno 2024. Consta di 8 articoli, ma rivoluzionari per l’ordinamento giudiziario.
- Carriere separate, sì definitivo in Senato poi il referendum
- I dubbi di La Russa e i complessi della destra italiana nei confronti della magistratura
- Ragioni solide, e di sinistra, per dire di “sì” alla separazione delle carriere
- Gratteri, Di Pietro e Garlasco. Ecco la campagna per procura
- “Chi sostiene la riforma della giustizia non è un nemico della Costituzione”











