di Davide Varì
Il Dubbio, 11 marzo 2026
C’è una lettera che arriva dalla Casa circondariale di Bergamo. La firma Ivan Szydlik, che nel mondo reale si chiama Ivan Errichiello. Per anni uno dei reseller più seguiti d’Italia, capace di costruire un seguito di milioni di persone attraverso i social media, oggi detenuto che scrive alle redazioni per raccontare quello che vede ogni giorno dall’interno di una cella. La lettera non è uno sfogo. Non è nemmeno una richiesta di comprensione. È qualcosa di più preciso: una descrizione del sistema penitenziario italiano fatta da qualcuno che, fino a qualche mese fa, quel sistema non lo aveva mai nemmeno sfiorato nella propria esperienza di vita. “Prima di viverlo sulla mia pelle, non avrei mai immaginato quanto il tema carcerario fosse complesso, umano e urgente”, scrive Szydlik. Ed è proprio questa distanza di prima che rende il testo interessante: non parla un attivista, non parla un esperto di diritto penitenziario, parla qualcuno che è arrivato lì senza aspettarselo.
agensir.it, 11 marzo 2026
“La pena, come prevede la Costituzione, deve mantenere una finalità rieducativa e garantire condizioni di umanità. Chi vive il carisma vincenziano è facilitato nel servizio alla fragilità e quindi anche alla persona detenuta. Federico Ozanam ci richiama a lavorare sulla dignità, ridando speranza e prendendoci cura anche delle famiglie”. Lo dice la responsabile del Settore Carcere e Devianza della Federazione nazionale italiana Società di San Vincenzo De Paoli, Antonella Caldart, commentando le parole di Franco Prina all’Assemblea nazionale della Conferenza nazionale Volontariato Giustizia, per il quale il volontariato è un ponte tra carcere e comunità.
di Desi Bruno*
civicrazia.org, 11 marzo 2026
Decreto Sicurezza n. 23/2026. Cosa cambia per il carcere? È entrato in vigore da pochi giorni il cd. decreto sicurezza, un corposo provvedimento che dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni dal Parlamento. Molte gli interventi: dall’innalzamento delle pene per reati in materia di porto di armi quali coltelli e simili, una nuova figura di rapina aggravata, nuove ipotesi di divieto di accesso a luoghi pubblici e a manifestazioni, nuovi poteri del prefetto, individuazione di zone rosse, introduzione di un fermo di polizia preventivo per 12 ore ed altro. L’occasione è stata fornita da una serie di episodi che ha turbato l’opinione pubblica e ha incrementato la percezione di insicurezza soprattutto in aree urbane degradate. Solo nei primi giorni di marzo molteplici sono stati gli accoltellamenti tra minorenni.
di Marco Calvarese
romasette.it, 11 marzo 2026
L’ispettore generale dei cappellani don Grimaldi esorta tutti gli operatori pastorali del mondo del penale a partecipare alla Giornata promossa dalla presidenza Cei per il 13 marzo. “Il grido e la preghiera per la pace possano essere innalzati a Dio anche dalle nostre carceri italiane, dove ci sono tante sofferenze nascoste, dignità ferite, voci soppresse; possano anche i nostri fratelli e sorelle ristretti, unirsi alla supplica del mondo intero affinché tacciano le armi”. Sono le parole di don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani delle carceri italiani, in un messaggio rivolto a tutti i cappellani delle carceri, ai diaconi, alle consacrate e ai religiosi, agli operatori pastorali del mondo del penale, in occasione della Giornata di preghiera e digiuno, promossa dalla presidenza della Cei per venerdì 13 marzo, per invocare il dono della pace in Medio Oriente e in tutto il mondo.
di Marco Belli
gnewsonline.it, 11 marzo 2026
Il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Stefano Carmine De Michele e il Presidente della Federazione Italiana Rugby Andrea Duodo. È stato sottoscritto il 7 marzo scorso, nella Sala Stampa dello Stadio Olimpico di Roma - poco prima dello storico successo della nostra Nazionale sull’Inghilterra nel torneo Sei Nazioni - il Protocollo d’intesa tra il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) e la Federazione Italiana Rugby (Fir), volto a rafforzare e ampliare il progetto “Rugby Oltre le Sbarre” negli istituti penitenziari italiani. A firmare l’accordo sono stati il Capo del Dap Stefano Carmine De Michele e il Presidente della Fir Andrea Duodo.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 11 marzo 2026
Per governo e magistrati la campagna per il voto si è trasformata in un festival degli scivoloni. Da Licio Gelli a Minneapolis, dall’impunità della politica a mafiosi e massoni: l’elenco è lungo. In principio fu Carlo Nordio, voce dal sen fuggita un anno fa: “Questa riforma non influisce sull’efficienza della giustizia e sui tempi dei processi”, sfavillante esempio di spot al contrario. E davvero, sfogliando il taccuino delle gaffes di questa campagna elettorale, qui si rischia che il guardasigilli occupi d’imperio la metà di questo articolo. Prima di proseguire, però, il cronista è assalito da un dubbio, proprio sul concetto di gaffe, sinonimo di scivolone rispetto a un codice. È gaffe la frase di Giorgia Meloni sui giudici che “bloccano i rimpatri degli stupratori” o è trumpismo applicato che si nutre di deformazione della realtà?
di Errico Novi
Il Dubbio, 11 marzo 2026
Si fa difficile, molto. Anche se Giorgia Meloni ci aveva provato. Aveva vinto la ritrosia a giocarsi tutto sul referendum. Dopo una lunga attesa, lunedì mattina aveva finalmente pubblicato sui social il video con il messaggio fatidico: “È importante che si vada a votare, e che si voti Sì”. Ma è chiaro che le parole di Giusi Bartolozzi, la clip video in cui la capo Gabinetto di Carlo Nordio - il ministro che ha scritto la riforma sottoposta a voto popolare - dichiara “votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che è un plotone di esecuzione”, continuano a suonare sinistre per le prospettive di vittoria del governo. Mai la partita sulla separazione delle carriere, per l’Esecutivo e la sua maggioranza, era stata così in salita. Ed è in salita anche per un episodio che ha del paradossale. L’espressione di Bartolozzi, ha detto ieri Nordio a Torino, “può essere stata interpretata in modo improprio, ma sono certo che lei se ne scuserà e che non rappresenta il suo pensiero”.
di Davide Paris
Il Giorno, 11 marzo 2026
Il voto sulla riforma della giustizia spiegato dal costituzionalista. La riforma incide essenzialmente in tre direzioni: i due Csm, l’estrazione a sorte dei componenti e l’introduzione dell’Alta Corte disciplinare. Se il referendum dovesse passare molti aspetti dovranno comunque essere sviluppati dalla legge ordinaria. Nel referendum del 22 e 23 marzo i cittadini italiani sono chiamati a confermare o respingere la cosiddetta “riforma costituzionale della giustizia” (tecnicamente: la legge costituzionale recante “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”). La riforma modifica in maniera significativa la composizione e le funzioni dell’organo di governo autonomo della magistratura, il Consiglio Superiore della Magistratura (Csm).
di Roberto Voza
Il Dubbio, 11 marzo 2026
A proposito del metodo di questa riforma, basterebbe evidenziare che la blindatura del testo governativo non ha consentito di emendare neppure quelle criticità riconosciute dai suoi stessi sostenitori. Nel merito, la legge appare in parte inutile, in (buona) parte dannosa. È inutile nella misura in cui intende realizzare la separazione delle carriere, per la quale sarebbe bastata una legge ordinaria, come riconosciuto dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 37/2000 (Presidente Vassalli). È dannosa nella misura in cui introduce una scissione ordinamentale della magistratura, come se fosse una necessità indotta dalla costituzionalizzazione del principio del giusto processo (con cui - secondo questa tesi - l’attuale assetto del nostro ordinamento giudiziario sarebbe in contrasto).
di Marina Crisafi
Il Sole 24 Ore, 11 marzo 2026
Pubblicato il report del Ministero della giustizia sulle prassi organizzative di 140 procure italiane nel contrasto alla violenza di genere e domestica. Il Ministero della giustizia ha pubblicato sul portale Gnewsonline.it il report di analisi “Contrasto alla violenza di genere e domestica nelle prassi organizzative delle procure ordinarie. Analisi e prospettive di sviluppo”, realizzato dall’Osservatorio sulla violenza di genere e domestica in collaborazione con il gruppo di lavoro dedicato. L’indagine rappresenta una prima analisi esplorativa sulle modalità operative adottate da 140 procure della Repubblica, con l’obiettivo di monitorare il grado di efficacia dell’attuale impianto normativo nel contrasto alla violenza contro le donne e alla violenza domestica.
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