di Alberto Negri
Il Manifesto, 11 marzo 2026
All’attacco dell’Iran che nessuno vuole vedere perché per noi conta solo il petrolio, non i popoli e la loro fonte di vita. Siamo come il colonialista britannico Lord Curzon: ogni goccia di petrolio, diceva, vale una goccia di sangue. Poi fingiamo che questa non è la nostra guerra e che non ci schieriamo. Siamo già schierati. È una guerra sempre più sporca perché gli obiettivi di Trump e Netanyahu - al di là delle dichiarazioni talora non verificabili del presidente americano - diventano sempre più opachi ogni giorno che passa. Tra i due l’unico con le idee chiare è Netanyahu che lo ha trascinato in guerra: per lui più i conflitti durano più si sente saldo al potere. Il premier israeliano ha due obiettivi: radere al suolo il Sud del Libano - diventerà come Gaza ha detto un suo ministro - e annichilire l’apparato militare del regime iraniano. Danny Citrinowicz, analista israeliano citato dal Financial Times, ha esemplificato così la situazione: “Se ci sarà un colpo di stato, tanto meglio. Se le persone scenderanno in piazza, tanto meglio. Se ci sarà una guerra civile, tanto meglio. Israele se ne frega del futuro e della stabilità dell’Iran”. Per Netanyahu l’importante è disgregare il Medio Oriente, fare l’Iran a pezzi e imporre il suo primato a tutta la regione: se gli arabi del Golfo un giorno entreranno nel Patto di Abramo lo faranno da sudditi e colonizzati. Ma tutto questo lo sapevamo già, altrimenti Netanyahu non sarebbe andato a Washington a convincere Trump a fare la guerra mentre ancora si stava negoziando. La guerra è sporca perché nasce sporca, contro il diritto internazionale: alla diplomazia sono stati dati degli ultimatum non spazi per trattare.
di Mattia Feltri
La Stampa, 10 marzo 2026
Nel 2012, Paolo e Vittorio Taviani vinsero l’Orso d’oro a Berlino con “Cesare deve morire”, film interpretato dai detenuti in alta sicurezza di Rebibbia, cioè detenuti per reati particolarmente gravi. La storia racconta la messa in scena del Giulio Cesare di William Shakespeare per la regia di Fabio Cavalli, che da decenni insegna teatro in carcere. Alcuni di quegli attori oggi sono liberi e continuano a recitare, altri sono ancora a Rebibbia e continuavano a recitare a Rebibbia. Continuavano, perché ora una circolare del ministero della Giustizia - retto dal famigerato garantista Carlo Nordio - ha messo un po’ di ordine nella faccenda. I detenuti in alta sicurezza non potranno più andare nel teatro interno al carcere per le prove, potranno andarci soltanto per la recita, a patto che non ci sia pubblico.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 10 marzo 2026
A Rebibbia limiti alla compagnia di recitazione (che vinse l’Orso d’oro a Berlino). A Saluzzo vietato un progetto di lettura fra studenti e detenuti. Problemi anche a Padova. Una direttiva del Dap per recludere ancora di più i reclusi. In 23 anni ha ospitato circa 100mila persone. Non è solo il teatro del carcere, è un riferimento per l’intero municipio. Dove si fa cultura e si realizza l’incontro tra il dentro e il fuori. Tra i detenuti e le persone - studenti, appassionati di teatro, volontari - che vivono all’esterno. Eppure, quel palcoscenico, il palco del teatro del carcere romano di Rebibbia, sarà momentaneamente vietato ad alcuni detenuti. Quelli del circuito di alta sicurezza, che si collocano a metà tra il 41 bis e i detenuti comuni. Perché? Perché chi gestisce le carceri (l’amministrazione penitenziaria) ha deciso una sospensione di questa attività
di Elettra Raffaela Melucci
ildiariodellavoro.it, 10 marzo 2026
La scorsa settimana il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale ha pubblicato il report sui decessi in carcere riferito al 2025, con il dichiarato scopo di “fornire una base conoscitiva utile per comprendere l’entità e le caratteristiche del triste fenomeno”. Nel periodo considerato, i suicidi in carcere sono stati 76, dopo gli 83 del 2024, mentre negli ultimi anni la media è stabilmente sopra quota 70. Una diminuzione che, tuttavia, continua a confermare quella che è una vera e propria emergenza ormai divenuta strutturale del sistema penitenziario e di giustizia italiano.
di Stefano Baudino
L’Indipendente, 10 marzo 2026
Nei dodici mesi del 2025, il sistema penitenziario italiano ha registrato 254 decessi tra i detenuti, con un aumento rispetto ai 246 attestati nell’anno precedente. Lo attesta l’ultimo report del Garante dei Detenuti, da cui emerge però un fenomeno specifico e allarmante: a subire un’impennata, passando dai 16 casi del 2024 ai 50 dello scorso anno, sono i decessi classificati come “cause da accertare”. Questo forte incremento - i casi sono più che triplicati - richiede, secondo il rapporto, “un’indagine per comprenderne le ragioni e adottare eventuali misure correttive”. L’aumento dei decessi avviene in un contesto di costante crescita della popolazione carceraria, che ha raggiunto una presenza media di 62.841 unità, con un incremento che ha toccato quasi il 17% rispetto al 2021.
di Stefano Anastasia
L’Unità, 10 marzo 2026
Sono sempre stato a favore della separazione delle carriere ma se il 22 e il 23 di marzo dovesse vincere il sì al referendum, la politica della giustizia del governo, e con essa la sua politica criminale (criminale in senso tecnico così come in senso metaforico) sarebbero confermate dal voto popolare, e questo no, i detenuti, le vittime della discriminazione punitiva del governo non se lo possono permettere. Che ce ne facciamo della separazione delle carriere se consentirà il perdurare, e anzi rinvigorirà questa politica criminale? Che ce ne facciamo del giudice terzo se serve a chiudere in carcere ogni forma di irregolarità sociale? Sarà per un’altra volta, quando se ne potrà discutere in un quadro di garanzie che qui non si sono viste. Intanto è no: no alla prepotenza del governo, no allo stravolgimento degli equilibri istituzionali, no ai rischi per l’indipendenza della magistratura, ma soprattutto - converrà il mio interlocutore di là dalle sbarre - no alle politiche penali e penitenziarie di questo governo.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 10 marzo 2026
Il tribunale di Firenze solleva la questione di legittimità alla Consulta Rinvio facoltativo della pena in caso di condizioni inumane di detenzione. Questo l’obiettivo della ordinanza con la quale il tribunale di sorveglianza di Firenze ha sollevato questione di legittimità costituzionale sollecitando la Consulta a una sentenza additiva. Il provvedimento, datato 4 marzo prende atto delle condizioni del carcere di Sollicciano (celle afflitte da copiose e frequenti infiltrazioni di acqua ed infestate da insetti e, in alcuni casi, da roditori e, per lo più, in condizioni igieniche gravemente compromettenti, oltre alla ristrettezza dello spazio, di soli 9 metri quadrati) e del fatto che il detenuto le cui condizioni erano oggetto del giudizio non poteva accedere a misure alternative alla detenzione.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 10 marzo 2026
Lo ha chiarito la Cassazione con l’ordinanza n. 5087/2026. Con l’ordinanza n. 5126/2026, ha invece affermato l’obbligo di riportare i codici fiscali dei familiari. Chi richiede l’ammissione al patrocinio a carico dello Stato, deve dichiarare di percepire un reddito inferiore ad una determinata soglia ma non è tenuto anche ad indicarne la natura. Affinché poi la domanda sia completa, ha l’obbligo di riportare il codice fiscale (proprio e degli eventuali familiari). Lo ha chiarito la Corte di cassazione con le ordinanze nn. 5087 e 5126 del 2026.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 10 marzo 2026
La differenza si giustifica per la mancata costituzione di un rapporto fiduciario che di per sé solo consente di presumere la conoscenza del processo a cui l’imputato non ha partecipato. La Cassazione penale con la sentenza n. 8799/2026 ribadisce l’orientamento che si sta consolidando nella giurisprudenza secondo cui è legittima la prescrizione di legge che impone a chi sia stato giudicato in assenza di poter appellare la decisione solo se abbia conferito specifico mandato a impugnare al difensore d’ufficio rilasciato dopo la sentenza, pena l’inammissibilità dell’appello.
di Cristian Casali
cronacabianca.eu, 10 marzo 2026
Convegno con il Garante regionale dei detenuti, Roberto Cavalieri, e aperto dai saluti di Maurizio Fabbri, presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna e da Elena Carletti, presidente della commissione Parità e cultura. Fra le relatrici Giulia Fabini, presidente di Antigone Emilia-Romagna, e Alba Piolanti dell’Unione donne in Italia a Bologna. Maggiori investimenti sulle progettualità rivolte alle donne in carcere: le opportunità di formazione e lavoro sono spesso inferiori rispetto alla controparte maschile, rendendo conseguentemente più complesso il reinserimento sociale della detenuta.
- Piemonte. Carceri, AVS all’attacco: “La Garante Formaiano faccia un passo indietro”
- Veneto. Vescovi e direttori delle carceri, insieme per reinserire i detenuti
- Veneto. Nelle carceri della Regione 300 detenuti per mafia: 200 a Vicenza, 100 a Rovigo
- Napoli. Donna accoltellata sul bus al Vomero, l’aggressore suicida nel reparto psichiatrico
- Firenze. Condizioni “inumane” a Sollicciano, parla il legale del ricorso alla Consulta









