di Manuela Messina
Il Giornale, 28 ottobre 2025
Le storie di Youssef Barsom, Willy Boy, F., tutti giovanissimi dietro le sbarre. Un libro-inchiesta della giornalista Raffaella Di Rosa racconta le loro esistenze “minori”. Dall’Egitto alla Libia, dov’è stato rinchiuso in un centro di detenzione. E poi, attraverso il mare su un barcone, in Italia, dove è arrivato legato mani e piedi. C’era anche Youssef Moktar Loka Barsom, ad appena 18 anni, finito in cella per piccole rapine, nelle carceri italiane già sovraffollate. Non ne è mai uscito. È morto soffocato a settembre 2024 dal fumo di un incendio divampato a San Vittore.
garantedetenutilazio.it, 28 ottobre 2025
Il Garante Anastasìa è intervenuto alla presentazione del libro nel teatro di Rebibbia Nuovo complesso. “Le istituzioni totali tendono a uniformare le esperienze, la vita si deve uniformare a quella dell’istituzione, la personalità viene mortificata. Nel carcere, che è un’istituzione totale la prima necessità è quella di trovare modalità di espressione della propria personalità. Nella pena vi è un residuo di libertà che è l’espressione e il tatuaggio è una delle forme di coltivazione delle modalità di espressione”. Così il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, nel corso della presentazione del libro “Amomamma” che si è tenuta venerdì 24 ottobre nel Teatro della Casa circondariale di Rebibbia Nuovo complesso.
di Dacia Maraini
Corriere della Sera, 28 ottobre 2025
Le idee per esistere hanno bisogno della ragione e la ragione è quella che ci permette di avvicinarci, in punta di piedi, calcolando il vicino e il lontano, alla realtà. Se abbandoniamo la ragione, cadiamo nel grande fosso dei sensi e delle emozioni dove ciascuno rivendica i suoi interessi e le sue necessità. Come si spiega che il linguaggio degli insulti e della denigrazione ha prevalso sul confronto delle idee? Perfino nel popolare gioco sportivo, quando uno dei contendenti perde una partita o un duello, va a dare la mano all’avversario. Si tratta di una prassi di civiltà. Perché non può avvenire nell’uso quotidiano, sia in politica che nei tanti praticati social?
di Loris Serafini*
Avvenire, 28 ottobre 2025
La sussidiarietà come risposta da sola non basta: dev’essere parte di un progetto di rinnovamento fondato su dignità della persona, lavoro e bene comune. L’intervento di Giorgio Vittadini sulla crisi della democrazia e sulla cultura della sussidiarietà, pubblicato su “Avvenire” lo scorso 14 ottobre coglie un punto decisivo: la stanchezza della democrazia nasce dal logoramento del legame tra libertà e giustizia sociale. Ma la sussidiarietà, da sola, non basta: dev’essere parte di un progetto politico e culturale di rinnovamento democratico, fondato sulla dignità della persona, sul valore del lavoro e sul bene comune.
di Antonio Maria Mira
Avvenire, 28 ottobre 2025
Gli scenari di guerra spingono tanti a chiedere di riproporre il servizio militare di leva, servirebbe invece rilanciare lo spirito che invita a essere costruttori di pace. “In piedi costruttori di pace!”. Sono le indimenticabili parole di don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, il 30 aprile 1989 in una strapiena Arena di Verona. Costruire la pace, non solo proclamarla, non solo denunciare gli attacchi contro di essa. Don Tonino, pastore della concretezza, parlava di chi “la pace la costruisce nel silenzio della storia o nell’esilio della geografia. Nei bagni di folla o nella solitudine dei deserti. Nelle foreste dell’Amazzonia o nel vortice disumano delle metropoli.
di Fabrizia Giuliani
La Stampa, 28 ottobre 2025
La guerra, le battaglie che la scandiscono, non sono solo fatti, lontani o molto vicini: la guerra è una cultura. I suoi referenti non sono solo le città martoriate, i suoi strumenti non solo i Tomahawk o i carri armati; la sua minaccia non è solo l’invasione su larga scala o l’annientamento nucleare. La guerra può essere il nome di un Ministero, per venire alle più recenti decisioni governative statunitensi; un modo di pensare, agire, concepire l’uso della forza nella sfera pubblica per riportare ordine dentro e fuori i confini. La cultura della guerra, dunque, si afferma oltre l’impiego delle milizie, penetra credenze, convinzioni e piega a sé argomenti e parole.
di Miriam Romano
La Repubblica, 28 ottobre 2025
L’ex deputato: “Non sono riuscito a portare a termine il convegno all’università di Venezia. Impedire di esprimersi è fascismo”. Un’aula con le travi a vista, le pareti in mattoncini, un pubblico di uditori tra i banchi. L’ex parlamentare del Pd Emanuele Fiano, figlio di Nedo Fiano, sopravvissuto ad Auschwitz, invitato ieri a parlare all’Università Ca’ Foscari di Venezia di “pace dei due popoli per i due stati”, è riuscito a stento a iniziare il convegno. “Dopo mezz’ora e appena due domande dal pubblico, mi è stato impedito di proseguire da un gruppo di studenti di sinistra che hanno esposto striscioni, si sono messi attorno alla cattedra, contestandomi anche cose che non ho mai detto”, racconta Fiano, presidente di Sinistra per Israele - Due Popoli Due Stati.
di Maysoon Majidi
Il Manifesto, 28 ottobre 2025
Pace o miraggio? È la domanda di fronte al ritiro totale della guerriglia curda dalla Turchia e la ridefinizione della politica curda. Con l’annuncio ufficiale del ritiro completo delle forze del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) dal territorio turco verso il nord dell’Iraq, si chiude uno dei conflitti più lunghi e complessi del Medio Oriente. La decisione, resa pubblica il 26 ottobre 2025 dalle montagne di Qandil, segna non solo la fine di oltre quarant’anni di guerra, ma anche l’inizio di una nuova fase nella ridefinizione della politica curda in Turchia e nella regione.
di Andrea Gianni
Il Giorno, 27 ottobre 2025
Il Garante dei detenuti del Comune di Milano, che ha diretto San Vittore: servono progetti. “Istituti fatiscenti, 100mila reclusi aspettano misure di detenzione alternative”. Il debutto di Luigi Pagano nell’amministrazione delle carceri risale al 1979, a Pianosa, isola sperduta nel Tirreno dove nella sezione di massima sicurezza furono reclusi anche brigatisti e boss mafiosi, fino alla chiusura nel 1998. Poi l’Asinara, altri istituti fino all’approdo nel 1989 nella casa circondariale di Milano San Vittore, che ha diretto fino al 2004.
di Gianluca Riccio
futuroprossimo.it, 27 ottobre 2025
La detenzione hi-tech a casa costa meno, funziona meglio e riduce la recidiva. Il detenuto esce dal tribunale con una sentenza: tre anni. Non sale sul furgone che lo porterà in carcere. Torna a casa. Alla caviglia, un dispositivo GPS grande quanto un orologio. Sul polso, un sensore che monitora movimento e comportamento. A casa, una centralina che registra tutto. Benvenuto nella “Selvfengsel”, la prigione di sé stessi. Nei paesi scandinavi potremmo vederla dal 2030, in Italia non ci arriveremo forse mai. In tutto questo, la domanda resta: serve davvero rinchiudere la gente nelle carceri, dietro le sbarre?
- Dal carcere alla tavola, quando il riscatto passa per la gastronomia
- Dieci anni dietro le sbarre: al carcere minorile ho insegnato tante cose, ma credo di averne imparate di più
- Referendum giustizia, Meloni rischia
- Separare la giustizia dalla lentezza
- La magistrata del secolo scorso: “Così ho rotto il tetto di cristallo. La riforma Nordio? Pessima”











