di Nello Scavo
Avvenire, 30 ottobre 2025
Doveva essere la linea del primo arretramento israeliano, in vista dell’uscita da Gaza. Ma ora la “linea gialla” si candida ad essere un confine stabile. Doveva essere la linea del primo arretramento israeliano, in vista della definitiva uscita dalla Striscia di Gaza. Ma ora la “linea gialla” si candida ad essere un confine stabile. Israele aveva promesso di demarcare con segnali distintivi, ma dopo la posa dei pesanti blocchi di cemento molti hanno cominciato a temere che non fosse un confine temporaneo. A dirlo è il quotidiano “Yedioth Ahronoth”, il più diffuso in Israele, secondo cui la demarcazione attuale potrebbe presto diventare “una barriera alta e sofisticata che ridurrà la Striscia di Gaza, amplierà il Negev occidentale e consentirà la costruzione di insediamenti israeliani in quella zona”.
di Federico Varese
La Stampa, 30 ottobre 2025
La chiave per comprendere gli avvenimenti di Rio de Janeiro è duplice. La criminalità organizzata controlla in modo capillare vaste aree della città e del Paese, mentre la politica-divisa tra livello statele e federale--si affida ad operazioni brutali ma di facciata, simili a quelle di Donald Trump. Partiamo dal controllo del territorio. In questo momento a Rio sono attivi tre grandi gruppi in conflitto tra loro: il Comando Vermelho (CV, oggetto dell’operazione di ieri), il più numeroso e influente; il Terceiro Comando Puro (TCP); e le milizie, formate da ex agenti di polizia e paramilitari. Questi tre attori si contendono il dominio territoriale, impongono il pizzo e influenzano il sistema politico e l’economia, controllando la vita quotidiana come l’accesso all’elettricità, al gas, all’acqua, ai trasporti.
di Jacopo Storni
Corriere della Sera, 30 ottobre 2025
Coordinatrice di due cliniche con Intersos, Fumagalli racconta il conflitto dimenticato. “Oltre due milioni affamati o malnutriti, molti destinati a diventare bambini-soldato”. La sua vita è cambiata in terza elementare. Alla parete della classe c’era un poster del mondo che si abbraccia. “Il senso era che bisognava guardare oltre il nostro limitato orizzonte”. E dentro di lei scattò qualcosa. L’anno dopo, in quarta elementare, nella sua classe si presentarono alcuni cooperanti internazionali a parlare di mine anti-uomo in Afghanistan. “Da quando sono piccola ho sempre pensato che il senso della vita sia aiutare gli altri, quelli più sfortunati”. Ecco perché oggi Chiara Fumagalli, 30 anni, parla al telefono da una clinica sanitaria del Darfur, in Sudan occidentale dove a pochi chilometri imperversa una guerra civile che non fa notizia e dove i morti, soltanto negli ultimi due anni, sono stati decine di migliaia. È il dramma del Sudan: un mix letale di conflitti, cambiamenti climatici e povertà che ha portato 2,3 milioni di bambine e bambini sotto i 5 anni in una condizione di malnutrizione acuta.
di Enrico Sbriglia*
L’Opinione, 29 ottobre 2025
È preoccupante quanto accade, da qualche tempo, presso il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, dove tra gli operatori penitenziari e tra gli stessi dirigenti-direttori degli istituti, facenti parte di questa organizzazione sindacale rappresentativa della dirigenza, si constata l’approssimativa conoscenza che i “grands commis” dell’amministrazione dell’esecuzione penale hanno del mondo italiano delle carceri.
di Raffaele Sardo
La Repubblica, 29 ottobre 2025
La denuncia del Garante campano. Samuele Ciambriello, il Garante campano dei detenuti, e Portavoce della Conferenza Nazionale dei Garanti, critica duramente una circolare inviata il 10 ottobre scorso dal capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap), Stefano Carmine De Michele, ai direttori delle carceri. Si tratta di una circolare sulle misure di coordinamento tra le aree per l’efficienza operativa, la prevenzione di eventi critici negli istituti penitenziari. Il documento, rivolto ai medici penitenziari, invita a limitare i trasferimenti dei detenuti verso ospedali esterni, autorizzandoli solo in presenza di una “reale necessità”. Ma ciò che ha suscitato maggiore indignazione è l’uso del termine “pendolarismo ospedaliero”, che secondo Ciambriello rappresenta una grave offesa alla dignità delle persone detenute e al lavoro degli operatori sanitari.
di Nello Trocchia
Il Domani, 29 ottobre 2025
Gli agenti senza formazione, le dipendenze ignorate, detenuti che dormono a terra e abusi quotidiani. Resistono i volontari, che offrono un’alternativa con il lavoro a chi sogna di diventare un “bravo ragazzo”. “Pablo Escobar prendeva ai ricchi e dava ai poveri. Mi è piaciuto e l’ho tatuato”. “Io sono qua dentro perché ho tentato di ammazzare uno, ma è vivo. In coma vegetativo”. “A me la rieducazione non serve, sono già maturo”. “Ora che esco devo sistemare una cosa, anzi uno”. Voci di dentro, voci di detenuti negli istituti minorili d’Italia: Bari, Roma, Milano. Proprio quest’ultimo istituto, il Cesare Beccaria, è scosso da un’indagine giudiziaria che vede coinvolte 52 persone: stanze di tortura, violenze inaudite e silenzi di vertici e perfino cappellani. Accuse tutte da dimostrare.
di Paolo Comi
L’Unità, 29 ottobre 2025
Domani al Senato l’ultimo ok alla riforma, poi il via alla campagna per il voto popolare in primavera. La maggioranza punta sulla società civile, Cassese sogno proibito dei comitati per il sì. Per il No c’è già il comitato dell’Anm, front runner Sigfrido Ranucci. “Partiremo subito, senza perdere tempo, con la raccolta delle firme per il referendum. Vogliamo essere i primi e non abbiamo paura che i cittadini si confrontino su un tema così delicato”. Ostenta dunque sicurezza Pierantonio Zanettin, senatore di Forza Italia, che insieme al collega alla Camera Enrico Costa, è stato incaricato da Antonio Tajani di creare i comitati per il Sì alla riforma.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 29 ottobre 2025
Il ministro: basta con l’aggressività. Un caso le parole su Garlasco. Medita di prendere la parola oggi in Aula il ministro Carlo Nordio. Per difendere la sua riforma costituzionale sulla separazione delle carriere che domani vedrà il via libera definitivo dagli ultimi attacchi piovuti ieri in Senato. Scuoteva la testa il titolare della Giustizia ieri, dai banchi del governo di Palazzo Madama, mentre il dem Alfieri accusava: “Umilia la magistratura”. L’M5S Elisa Pirro rincarava: “È un cavallo di Troia per riorganizzare il potere giudiziario e assoggettare il pm al potere esecutivo”. E l’Avs Ilaria Cucchi chiosava: “Il governo sta piegando la Costituzione a una democratura”. Un poco sollevato solo dalla difesa di Carlo Calenda: “La riforma libera la magistratura dalla dipendenza dalle correnti”. E rivolto al Pd: “Questa riforma era nelle tesi dell’Ulivo. Avete cambiato idea su tutto per seguire l’M5S”. Rumori, proteste in un’aula semivuota.
di Mario Lavia
linkiesta.it, 29 ottobre 2025
Toni sobri e niente invettive, così il No alla separazione delle carriere diventa un atto di buon senso più che di battaglia politica. Schlein evita lo scontro frontale con Meloni e archivia, per ora, le parole incendiarie di Amsterdam. A un certo punto nella sala Koch del Senato, un’aula grande che era mezza vuota dove ieri mattina si è riunita l’assemblea dei gruppi parlamentari del Partito democratico, è risuonata una frase un po’ sinistra: “Si prega i signori passeggeri di allacciare le cinture di sicurezza”. Non era un messaggio politico, che peraltro sarebbe risultato consono alla situazione, ma la voce uscita dal collegamento da remoto della senatrice Tatjana Rojc che si trovava in volo. Risate per stemperare un clima descritto come abbastanza preoccupato. Già, che fare di fronte al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati? Scontata l’indicazione per il No. Ma come darla? Con quale messaggio politico? Perché come al solito non la pensano esattamente tutti allo stesso modo.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 29 ottobre 2025
Nordio: “Il referendum non sia su Meloni. Intercettazioni porcheria, farò la riforma”. Parodi (Anm): “Se perdo lascio”. C’è il Nordio uno che picchia sui magistrati e riapre il fronte delle intercettazioni, e c’è il Nordio due che “supplica” gli ex colleghi di “non essere aggressivi” e di non trasformare il referendum “in un Meloni sì-Meloni no”. Ma a pesare politicamente sulla giornata è invece un pacatissimo La Russa che fa spallucce rispetto alla riforma della giustizia che spaccherà il Paese, fino al referendum. “Io ero per questa legge, ma in fondo già oggi è difficile il passaggio tra pm e giudici”. Insomma: “Non so se il gioco valeva la candela”, esita la seconda carica dello Stato. Un colpo indigesto, per via Arenula. E per non pochi alleati.
- Giustizia, il rischio di un Paese illiberale
- Di Pietro vota sì al referendum sulla separazione delle carriere
- Andrea Mirenda: “Sono stato il primo sorteggiato nella storia del CSM, mai sentito a disagio”
- L’Anm ha lasciato Gratteri indisturbato, altro che isolato
- Milano. Detenuto muore nel carcere di Bollate, la procura apre un’indagine











