di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 11 marzo 2026
A volte la giustizia sembra muoversi seguendo una sceneggiatura già scritta, dove i ruoli sono assegnati prima ancora che inizino le riprese. In questa storia, il copione prevedeva un nuovo capitolo del “depistaggio infinito” sulla strage di via D’Amelio, con protagonisti inaspettati: un avvocato storico, un giornalista di fama e un ex killer che ha deciso di parlare dopo trent’anni. Ma le carte depositate dalla Procura di Caltanissetta, che ora chiede l’archiviazione per l’avvocato Ugo Colonna e per Michele Santoro, raccontano una realtà molto diversa, fatta di sospetti pesanti che si sono sciolti come neve al sole davanti alla mancanza di prove concrete.
di Andrea Guida
firenzetoday.it, 11 marzo 2026
Negli istituti penitenziari della Toscana vivono oltre 3.400 detenuti. La ricerca dell’Osservatorio regionale della cultura, con il supporto di Irpet, mostra come i laboratori culturali possano rafforzare autostima, relazioni e prospettive di reinserimento. La cultura entra in carcere e diventa uno strumento di reinserimento sociale. In Toscana i laboratori culturali, dalla scrittura alla musica fino al teatro, stanno dimostrando di avere effetti concreti sul benessere psicologico dei detenuti e sulla loro capacità di relazionarsi con gli altri. È quanto emerge da una prima indagine valutativa dell’Osservatorio regionale della cultura, realizzata con il supporto scientifico di Irpet e promossa dalla Direzione Cultura e Sport della Regione Toscana.
di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 11 marzo 2026
L’ex primo cittadino è tuttora detenuto nel carcere in via Tiburtina. Le vittime sono un agente della Penitenziaria e due reclusi. Uno dei quali si è suicidato. Le notizie rivelate nel corso della stesura del “Diario di cella”. Basilischi, di 41 anni, per non meglio precisati problemi di salute, un infarto o una bronchite non curata, molto probabilmente connessi allo stress di un carico di lavoro portato fino all’estremo degli straordinari necessari, per compensare una carenza di organico che arriva fino al 42% del personale”. Così l’ex sindaco Gianni Alemanno, tuttora detenuto nel complesso in via Tiburtina.
napolitoday.it, 11 marzo 2026
Associazioni manifestano davanti al penitenziario napoletano: “Condizioni disumane”. “Costituzione e religione parlano entrambe della dignità dell’uomo e queste carceri non garantiscono nessuna dignità”. Parole di don Tonino Palmese, responsabile di Libera Campania e garante napoletano dei diritti dei detenuti. L’occasione è la manifestazione indetta oggi, 10 marzo, dalle associazioni contro le condizioni di chi è in carcere, in particolare nei penitenziari di Napoli. Decine di persone si sono riunite davanti al carcere di Poggioreale.
ansa.it, 11 marzo 2026
Il Garante: “Brandine a due metri da terra, serve il casco”. Con i caschetti gialli in testa hanno urlato “dignità e libertà” rivolgendosi verso il carcere di Poggioreale i manifestanti - una cinquantina di persone in tutto - che si sono ritrovati nel pomeriggio davanti al Palazzo di Giustizia di Napoli per richiamare l’attenzione sulle condizioni dei detenuti nelle carceri italiane. Alla manifestazione - promossa da varie associazioni impegnate nella tutela dei diritti dei detenuti, tra cui Libera, Liberi di Volare e Antigone - ha presenziato anche il garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello. “Le carceri italiane producono disperazione e recidiva e negano dignità, salute e diritti fondamentali” e “Si esce dal carcere, ma non dalla condanna”, queste alcune delle frasi esposte su striscioni e cartelli volte a denunciare le difficoltà legate alla detenzione e al reinserimento sociale. Concetti espressi anche in maniera sonora con i fischietti per far arrivare la protesta ai detenuti nelle celle del carcere di Poggioreale, struttura immediatamente di fronte. “C’è una legge - ha rimarcato il garante Ciambriello - che impone a chi lavora a due metri da terra di indossare il casco per motivi di sicurezza.
di Federica Serfilippi
Corriere Adriatico, 11 marzo 2026
Una bomba pronta ad esplodere. Nel carcere di Montacuto le prime micce di una situazione ormai emergenziale si sono già accese. Il primo problema: il sovraffollamento cronico. Stando ai dati del Ministero della giustizia (aggiornati al 9 marzo) la casa circondariale ospita attualmente 361 detenuti a fronte di una pianta organica di 256. Ci sono, dunque, 105 reclusi in più. Cosa vuol dire? Anzitutto le celle sono state riempite in ogni loro spazio vitale, tanto che non bastano neanche più i letti. Almeno dieci detenuti sono costretti a dormire sui materassi buttati a terra. Nessuna rete, nessuna branda. Un clima di disagio che, inevitabilmente, si ripercuote sugli agenti della Polizia penitenziaria, costretti con ogni sforzo possibile, e sempre con grande professionalità, a tenere a bada quasi quotidianamente allarmi e inottemperanze.
di Valentina Moro
La Stampa, 11 marzo 2026
Negata agli studenti l’autorizzazione ad assistere allo spettacolo preparato con i reclusi di Asti. Il garante Domenico Massano chiede ai vertici dell’amministrazione penitenziaria di rivedere la decisione. “Il treno non ha fischiato”. Gli studenti delle scuole superiori e dell’Università non potranno assistere in carcere allo spettacolo che hanno preparato con i detenuti. Un percorso iniziato da da Agar teatro che con il progetto “Teatro Oltre” aveva dato ottimi risultati. Il divieto arriva dal Dap (dipartimento amministrazione penitenziaria) che ha negato l’autorizzazione. Allo spettacolo potranno assistere i familiari e il pubblico ma non gli studenti. Ad ottobre il Dap ha emesso una circolare che limita molto le attività che prevedono la presenza di esterni. Il diniego per gli studenti è arrivato 20 giorni dalla prima della rappresentazione di Teatro Oltre, un progetto che prosegue da tre anni e che non ha mai comportato problemi di sicurezza.
sardegnalive.net, 11 marzo 2026
Consentirà ai partecipanti di ottenere certificazioni utili per il reinserimento lavorativo e competenze per intervenire nelle emergenze sanitarie. Prendere il via quest’oggi il nuovo progetto formativo promosso dal Cpia n.4 di Oristano e rivolto a cinquanta detenuti della Casa di reclusione di Massama. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di ampliare le opportunità di formazione per gli studenti detenuti, offrendo loro la possibilità di conseguire brevetti e certificazioni spendibili nel mondo del lavoro. Il progetto è stato ideato dal professor Gian Mario Dettori, docente del Cpia e referente dell’istituto presso la struttura penitenziaria. La sua realizzazione è stata resa possibile grazie alla collaborazione con l’associazione ed ente di formazione Re-Heart, di cui lo stesso docente fa parte come istruttore.
di Federica Pacella
Il Giorno, 11 marzo 2026
Dalla casa di reclusione di Verziano, le voci delle detenute arrivano nel cuore del Tribunale di Brescia, per raccontare la reclusione da un punto di vista per certi versi inedito. Le donne recluse sono stabilmente il 4-5% dei detenuti, ma molto spesso sono corree dei propri partner. Nell’ambito degli spazi di ascolto e del laboratorio di teatro sociale, tenuti a Verziano da Fraternità Sistemi con l’équipe educativa dell’istituto e il supporto di Comune di Brescia, Rete Antiviolenza territoriale, Comunità Fraternità, sono emerse fragilità accomunate da relazioni violente, a cui si è iniziato a dare una risposta che, per molte detenute, si sta trasformando in una ritrovata libertà dalla violenza.
di Edoardo Iacolucci
La Capitale, 11 marzo 2026
Rebibbia, “la città invisibile” prende voce all’Auditorium: il docu-teatro ispirato a Calvino debutta davanti al pubblico. Le luci della sala si abbassano mentre sullo schermo scorrono i primi volti. All’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone” sta debuttando “Rebibbia: la Città invisibile”, esperimento di docu-teatro nato dai Laboratori d’Arte in carcere e ispirato all’opera di Italo Calvino, nel quarantesimo anniversario della sua scomparsa. Lo spettacolo, prodotto dall’Associazione Ottava Arte in collaborazione con La Ribalta Centro Studi “Enrico Maria Salerno”, porta sul palco detenuti, ex detenuti e personale della Polizia penitenziaria del carcere romano di Rebibbia. La regia è firmata da Laura Andreini e Francesca Di Giuseppe. In platea il pubblico segue in silenzio un racconto che mescola teatro, video e memoria personale, mentre il progetto prende forma davanti agli spettatori.
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