di Sabina Licci
ansa.it, 27 ottobre 2025
Dietro le sbarre, tra gli aromi del lievito madre, del cioccolato fuso e della frutta c’è la ricetta cooperativa della rinascita e del reinserimento lavorativo. In Italia, sempre più progetti carcerari stanno facendo della gastronomia e dell’agricoltura, non solo un mestiere ma un potente strumento di riscatto sociale. E se un prodotto oltre ad essere buono fa anche del bene, viene apprezzato da 7 consumatori su 10, come emerge da un’indagine del centro studi di Confcooperative. Nelle cooperative sociali che si occupano dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate aderenti a Confcooperative Federsolidarietà, sono più di 3mila gli occupati nell’agricoltura sociale, di cui 350 tra detenuti ed ex detenuti.
di Maria Concetta Bonetti
orizzontescuola.it, 27 ottobre 2025
Quando sono entrata per la prima volta in un carcere minorile avevo una penna, qualche libro e un nodo in gola. Il cancello si è chiuso alle mie spalle con un rumore secco, che non ho mai dimenticato. Da allora, per dieci anni, quel rumore ha segnato l’inizio di ogni mia giornata di lavoro. Mi avevano detto che insegnare lì sarebbe stato diverso. Ma non mi avevano spiegato quanto.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 27 ottobre 2025
Va di moda, nel centrodestra, spifferare - e non c’è motivo per dubitare dell’intenzione - che “Giorgia Meloni non commetterà l’errore di Matteo Renzi”. Quello cioè di trasformare il referendum costituzionale (stavolta è sulla giustizia) in un voto politico su di sé. Allora la personalizzazione fu l’errore fatale e bye bye palazzo Chigi. Lo spiffero, che oggi rivela una preoccupazione, è destinato, vedrete, a diventare una pia illusione in tempi brevi. Ovvero: appena finite le Regionali, quando partirà una campagna referendaria lunga sei mesi. L’illusione è destinata a cadere non solo per ragioni di indole della premier, piuttosto incline a non sottrarsi alla pugna in prima persona, quando il clima si scalda. Ma soprattutto per ragioni squisitamente politiche.
di Gabriele Canè
La Nazione, 27 ottobre 2025
Forse bisognerebbe pensare anche a un’altra separazione. Bene se andrà in porto quella delle carriere tra pm e giudici: tra i Paesi di più solida civiltà giuridica, restiamo quasi l’eccezione. Ma non basta, un altro passo è necessario, fondamentale nel nostro malconcio stato di diritto: la separazione della giustizia dalla insostenibile lentezza dei suoi tempi. Quando Marina Berlusconi punta il dito accusatorio sui “persecutori giudiziari” del padre zittiti dall’ultima sentenza della Cassazione, non grida solo l’estraneità a ogni connivenza con la mafia. Ovvio. Denuncia anche e soprattutto come questa risposta sia arrivata dopo 30 anni! Indecente, come lo sono altre migliaia di casi che si trascinano nei rinvii di mesi per un’assenza in aula, nelle ripartenze di una causa perché il dossier è passato di mano, per una fotocopia che manca.
di Irene Famà
La Stampa, 27 ottobre 2025
Nel 1963 Gabriella Luccioli fu tra le prime 8 donne a indossare la toga in Italia. “Ho dovuto lavorare più dei colleghi maschi”. Quando il presidente della commissione dichiarò Gabriella Luccioli dottoressa in giurisprudenza con centodieci su centodieci cum laude ci furono applausi scroscianti. Un momento di orgoglio, soddisfazione. Trascorsi i festeggiamenti, però, della sua laurea Gabriella Luccioli non sa che farsene. “I miei compagni erano orientati, sin da subito, a preparare il concorso per entrare in magistratura, ma io non potevo perché donna”, racconta oggi, ottantacinque anni, simbolo di tante conquiste, altrettante vittorie, numerose picconate al “soffitto di cristallo” date, all’inizio, anche un po’ inconsapevolmente. Quando di “soffitto di cristallo” proprio non si parlava.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 27 ottobre 2025
Il nostro Codice penale fonda ancora la fattispecie sulla forza o l’abuso, ma dal 2013 la Convenzione di Istanbul ci impone di mettere in primo piano la volontà espressa dalla persona offesa. ora il Pd rilancia una riforma, ma il rischio è rinunciare alle garanzie. C’è chi la mette così: se fondassimo la definizione legale di stupro sul consenso, poi dovremmo girare con il registratore in tasca per garantirci la prova del “sì”?
di Simona Musco
Il Dubbio, 27 ottobre 2025
La giustizia ancora guarda con sospetto le donne che denunciano violenza. La senatrice dem in Commissione femminicidio: “Finché chiederemo alle vittime di dimostrare di aver resistito, continueremo a giustificare i colpevoli”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 27 ottobre 2025
“Questa assuefazione fideistica al potere taumaturgico del diritto penale sta producendo solo danni, sul piano delle garanzie processuali, oggi ridotte al lumicino, senza alcuna reale capacità di debellare un fenomeno che è e resta grave”. L’assoluzione prima e la condanna poi di un ragazzo per violenza sessuale a Macerata, balzata agli onori della cronaca una settimana fa, riaccende la polemica sul tema del consenso. Ne parliamo con l’avvocato Aurora Matteucci, già presidente della Camera penale di Livorno.
di Elisa Barresi
Il Reggino, 27 ottobre 2025
Angela Napoli: “Serve un indirizzo politico unitario e volontà concreta”. Un sistema al collasso che, secondo l’ex deputata, rischia di vanificare la funzione rieducativa della pena e di alimentare il potere delle organizzazioni mafiose anche dietro le sbarre. Giunto al quinto appuntamento dello speciale sull’emergenza carceri in Calabria, l’approfondimento dà voce all’onorevole Angela Napoli, ex parlamentare e membro storico della Commissione Antimafia, per oltre vent’anni sotto scorta per le sue denunce contro la ‘ndrangheta. Napoli analizza una situazione definita “incandescente da tempo”, denunciando il sovraffollamento cronico, la carenza di personale e psicologi, le collusioni interne e l’assenza di strutture sanitarie adeguate. Un sistema al collasso che, secondo l’ex deputata, rischia di vanificare la funzione rieducativa della pena e di alimentare il potere delle organizzazioni mafiose anche dietro le sbarre.
di Massimo Solani
rainews.it, 27 ottobre 2025
Focolai negli istituti penitenziari di Perugia e Terni. L’allarme dei sindacati: “Manca personale sanitario, a rischio anche gli agenti”. A dare l’allarme erano stati i parenti di alcuni detenuti degli istituti di Terni e Perugia. Casi di scabbia isolati che, in strutture sovraffollate dove è impossibile o quasi trovare spazi adeguati per separare i malati dai sani e contenere così la diffusione del contagio, in pochi giorni sono diventati veri e propri focolai con decine di casi. A lanciare l’allarme il garante dei detenuti dell’Umbria Giuseppe Caforio che nei giorni scorsi ha allertato le autorità sanitarie chiedendo un intervento per evitare il diffondersi dei contagi.
- Bologna. Ecco il nuovo spazio per detenuti e associazioni che lavorano in carcere
- Alessandria. Sul futuro incerto del carcere San Michele il sindaco scrive a Delmastro
- Cuneo. “Voci erranti”, “Aria aperta” e Cascina Pensolato premiate dall’associazione Mario Riu
- Roma. “Salone della Giustizia”, tre giorni di dibattiti su riforma e referendum
- Arezzo. La musica dell’incontro che porta alla Casa Circondariale l’Orchestra Multietnica











