di Fulvia Caprara
La Stampa, 26 ottobre 2025
La regista in “Illusione “parte da un caso di violenza contro una ragazzina: “La piaga dei femminicidi è antica, finalmente adesso se ne ha coscienza”. In una Perugia fredda e piovosa, teatro plumbeo di affari ignobili, in testa quello di ragazzine giovanissime, rapite e obbligate a prostituirsi, Francesca Archibugi ambienta il suo nuovo film Illusione ispirato a un fatto di cronaca filtrato dalla sua speciale sensibilità, e, quindi, capace di diventare molto altro: “L’idea mi è venuta da un trafiletto sul Corriere dell’Umbria in cui si parlava di una ragazza trovata in un fosso, creduta morta e poi, invece, scoperta viva, molto probabilmente legata alla tratta delle bianche, perché, purtroppo, Perugia è un centro di smistamento di molti traffici. Questo germe è stato lì, a crescere per anni, in modo del tutto inconsapevole, ogni tanto ripensavo a quella ragazzina nel fosso, a chi era e a che cosa poteva esserle accaduto. Ogni tanto guardavo su Internet, per capire se ci fossero stati sviluppi dell’indagine, ma niente. Evidentemente quel ritrovamento non era considerato importante”.
di Giacomo Gambassi
Avvenire, 26 ottobre 2025
Il documento che raccoglie quattro anni di ascolto e confronto è stato votato a larga maggioranza dagli 800 delegati. La parola ora passa ai vescovi. Dissensi per i paragrafi su iniziative Lgbt, donne, stipendi dei collaboratori e nuovo ministero della cura. Centoventiquattro proposte per rinnovare la Chiesa italiana. Tutte approvate. Così come l’intero Documento di sintesi che le contiene: quello intitolato “Lievito di pace e di speranza” che raccoglie i quattro anni del Cammino sinodale della Penisola. Testo ratificato con più del 95% dei consensi dagli oltre ottocento delegati delle diocesi del Paese riuniti oggi a Roma per la terza Assemblea sinodale. Terza e ultima, dopo la prima di novembre convocata con l’obiettivo di individuare principi e criteri per elaborare le indicazioni di “cambiamento”; e dopo la seconda di aprile dove la votazione era stata rinviata e il documento finale ritirato per il dissenso sui contenuti scaturito dal dibattito. “Davvero possiamo dire che la logica del “si è sempre fatto così” non ha avuto la meglio”, ripercorre il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, nelle conclusioni di questa mattina. E spiega che l’intero percorso “ci aiuta a proteggere la Chiesa dal penoso protagonismo individuale, dall’esibizione delle proprie originalità, da un pensiero stantio ridotto a ideologia, ben diverso dal mettere a servizio tutto se stessi e dal camminare con responsabilità e passione assieme”. Al termine dei lavori, l’Assemblea ha inviato un messaggio al Papa: “Il Cammino sinodale, ritmato dalla preghiera, dall’ascolto e dalla partecipazione, ci ha aiutato a riscoprire lo stile della vita e della missione della Chiesa. Padre Santo, crediamo che questa sia la bellezza dell’annuncio del Vangelo: una bellezza che chiede di essere incarnata nelle nostre vite e annunciata alle donne e agli uomini di oggi”.
di Francesco Antonio Grana
Il Fatto Quotidiano, 26 ottobre 2025
Il testo è stato approvato dopo la profonda spaccatura che si era registrata tra i rappresentanti sinodali della Cei nell’aprile 2025, mentre Papa Francesco lottava tra la vita e la morte. Non sono mancate le contestazioni sui temi da sempre più sensibili. Un documento anacronistico, soprattutto sul ruolo delle donne nella Chiesa e sui gay. È quello approvato dalla terza assemblea sinodale della Conferenza episcopale italiana con 781 voti favorevoli e 28 contrari su 809. Un testo che vede finalmente la luce dopo la profonda spaccatura che si era registrata tra i rappresentanti sinodali della Cei nell’aprile 2025, mentre Papa Francesco lottava tra la vita e la morte.
di Marika Giovannini e Marco Angelucci
Corriere dell’Alto Adige, 26 ottobre 2025
Trento accelera sul Centro per i rimpatri mentre a Bolzano rimane tutto impantanato. L’intesa tra Provincia e Ministero dell’interno ha stabilito centro rimpatri dovrebbe sorgere a Piedicastello, a Bolzano invece dovrebbe sorgere accanto all’aeroporto. Ma la sua realizzazione è collegata a quella del nuovo carcere che però è “congelato” da più di un decennio e non sembra destinato a sbloccarsi in tempi brevi. Il tono tradisce amarezza e irritazione. Perché se da un lato Franco Ianeselli si trova a commentare un accordo - quello tra il ministro Matteo Piantedosi e il governatore Maurizio Fugatti sul nuovo Cpr - che ha visto il Comune praticamente alla finestra, dall’altro il sindaco di Trento fa capire di non aver trovato, nelle dichiarazioni di venerdì in Provincia, ciò che lui stesso aveva invocato solo 24 ore prima: un ragionamento sull’accoglienza e sulla dignità delle persone. Di più: di fronte all’annuncio di un dimezzamento dei posti per l’accoglienza straordinaria, Ianeselli rilancia con un altro annuncio. Volutamente forzato e semplificato: “In questo modo raddoppieranno i senzatetto in città”.
di Angela Stella
L’Unità, 25 ottobre 2025
I Garanti: “la circolare rischia di mettere la pietra tombale sulle iniziative di inclusione”. La domanda per portare dall’esterno una attività in carcere andava presentata al direttore dell’istituto penitenziario e la trasmetteva al magistrato di sorveglianza per l’autorizzazione. Adesso deciderà il Dap a Roma. In un momento in cui le carceri sono sempre più sovraffollate e i suicidi non si fermano, arriva una circolare del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria a sfiancare lo spirito di chi vive e lavora dietro le sbarre.
di Antonio Maria Mira
Avvenire, 25 ottobre 2025
Aveva 26 anni la 60esima persona che si è tolta la vita dietro le sbarre in questo anno tragico. Era detenuta a Sollicciano, in provincia di Firenze. Lo scorso 7 settembre le agenzie di stampa danno la notizia di un suicidio nel carcere fiorentino di Sollicciano. Il 60° suicidio in un carcere italiano dall’inizio dell’anno, un anno drammaticamente da record, il terzo in quello di Sollicciano. Si legge che si tratta di una donna di 26 anni. Niente di più. Come quasi sempre accade per i suicidi in carcere. Solo un numero in più, come ha deciso di morire, solo quel momento, niente sul prima, nessuna storia, nessun perché sulla drammatica scelta.
di Sara Sonnessa
torinocronaca.it, 25 ottobre 2025
Roberto Capra: “A entrare al Lorusso e Cotugno oggi c’è da piangere. I giudici devono saperlo”. Doveva tenersi dentro il carcere Lorusso e Cutugno di Torino, come previsto e già autorizzato dalle autorità penitenziarie. Ma a poche ore dall’apertura, il Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria del Piemonte ha revocato il permesso, costringendo gli organizzatori a spostare il convegno alla Fondazione dell’Avvocatura Torinese Fulvio Croce. “Ci è stato fatto uno sgarbo immenso e inaudito”, ha dichiarato Emilia Rossi della Camera penale del Piemonte occidentale, coordinatrice di una delle due tavole rotonde. “È stata un’enorme scortesia istituzionale, senza alcuna motivazione seria. Avevamo ricevuto l’autorizzazione, poi ci è stata tolta all’improvviso”.
euronews.com, 25 ottobre 2025
Il ministero della Giustizia ha identificato 32 penitenziari che hanno spazi idonei per le stanze per l’intimità, già attive in almeno cinque carceri italiane. Dalla pratica sono esclusi i detenuti al 41-bis. L’Italia vuole aumentare il numero di “stanze dell’amore” in carcere. È ciò che emerge dalla risposta di luglio del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a un’interrogazione parlamentare di Italia Viva. Il ministero sta preparando le linee guida per attuare il diritto all’affettività nelle carceri italiane, ha affermato Nordio, aggiungendo che dei 189 istituti penitenziari italiani, 32 hanno spazi idonei per le stanze per l’intimità, mentre 157 non ne hanno aree adeguate. Le stanze per l’intimità sono camere dove le persone detenute possono incontrare i partner senza essere sorvegliati. Si tratta di una pratica già attiva in diversi Paesi europei, come Austria, Danimarca, Svizzera, Francia e Germania.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 25 ottobre 2025
Processo mediatico come insensata giustizia anticipata, l’indagato da considerare innocente, magistrati che giustamente indagano su altri magistrati. Concetti banali ma che se espressi dal numero due dell’Anm assumono una certa rilevanza, in questo particolare momento, ossia a pochissimi giorni dall’approvazione definitiva della separazione delle carriere al Senato e quindi dall’avvio della campagna referendaria. Una presa d’atto dell’esistente che serve alla magistratura per allontanare da sé vari spettri capaci di minarne l’immagine in questi mesi invernali ma molto caldi dal punto di vista politico.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 25 ottobre 2025
Il presidente dell’Anm: “La nostra campagna per il no senza politici”. “Chi, un modo o nell’altro, la butta in politica fa un grave torto alla discussione referendaria. Nostro compito sarà quella di tenerla nel merito su quale modello di giustizia vogliamo”. Ci dice così il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, che oggi a Roma, di fatto, aprirà la sua campagna del “no” alla riforma della giustizia nel corso di un’assemblea nazionale aperta a personalità esterne non politiche.
- Parodi: “Non siamo contro il Governo, ma la riforma della giustizia mina l’equilibrio dei poteri”
- Il dibattito sulla riforma della giustizia fra convinzioni e dubbi
- Stavolta non ci sono le leggi del Cav a giustificare il blitz delle toghe nella politica
- Trieste. Il viceministro della Giustizia: “Dare dignità e speranza ai detenuti”
- Milano. La lettera dei detenuti di Opera: “Viviamo in condizioni indegne”











