di Francesco Vignarca*
Avvenire, 14 marzo 2026
I sistemi bellici governati dall’intelligenza artificiale, all’opera nel teatro di guerra iraniano, pongono enormi interrogativi sulla loro incontrollabilità e sulla responsabilità di decisioni ed effetti letali. Il futuro è già scritto? Tutt’altro. E dipende anche da noi. Nel 2013, tredici anni fa, veniva lanciata la campagna internazionale “Stop Killer Robots”, coalizione globale di oltre 270 organizzazioni della società civile di cui Rete Pace Disarmo è partner attivo in Italia. L’obiettivo era, ed è, ottenere uno strumento giuridico internazionale vincolante che proibisca i sistemi d’arma letali autonomi: quelle macchine capaci di selezionare e colpire obiettivi senza un controllo umano effettivo.
di Luca Kocci
Il Manifesto, 14 marzo 2026
Il presidente della Cei nella Giornata di preghiera e digiuno per la pace pronuncia un “j’accuse” durissimo. “Uccidere quelli che sono gli interlocutori con cui si deve o si dovrà negoziare” è “tradimento infame di qualsiasi regola del dialogo e del rispetto! Come si può credere dopo alla volontà di confronto?”. Il cardinale presidente della Cei Matteo Zuppi, nella Giornata di preghiera e digiuno per la pace voluta dai vescovi italiani, pronuncia un durissimo atto di accusa contro Usa e Israele - anche se mai citati direttamente - responsabili di aver attaccato l’Iran e ucciso la guida suprema ayatollah Ali Khamenei nel primo giorno dei bombardamenti su Teheran, lo scorso 28 febbraio.
di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 14 marzo 2026
Trump e Putin vittime del loro narcisismo, di chi per servilismo glielo alimenta e dell’avversione al dissenso. La guerra americana va complicandosi. Le non rare distonie tra il comandante in capo e il capo del Pentagono denunciano improvvisazione. “Abbiamo quasi finito, non ci sono più obiettivi da colpire”, ha sostenuto di recente Donald Trump, forse tentando di placare le Borse, mentre il pur fedele Pete Hegseth annunciava “gli attacchi più pesanti” sull’Iran. Gli Stati Uniti starebbero “combattendo per la libertà del popolo iraniano” aveva affermato in precedenza il presidente, mentre il suo ministro chiariva che la guerra non ha nulla a che fare con il nation building o la democrazia iraniana.
di Sergio D’Elia
L’Unità, 14 marzo 2026
Se vuoi dare una veste architettonica a tutto ciò che è vietato dalle Regole di Mandela non andare nel Sudafrica dell’era coloniale e della segregazione razziale, non visitare il carcere dove il fautore di una nuova era e della riconciliazione nazionale ha passato trent’anni della sua vita. Vai in America, quella della nuova frontiera e del sogno di una vita migliore, vai in Colorado, nella contea di Fremont, e visita il carcere di Florence. Lì, in un paesaggio deserto e aspro, il “genio civile” della certezza della pena ha architettato, fondato, attrezzato e allestito la struttura perfetta per isolare, deprivare dei sensi fondamentali, annichilire l’essere umano.
di Eliana Riva
Il Manifesto, 14 marzo 2026
Stuprarono un prigioniero palestinese riducendolo in fin di vita. Il video fece il giro del mondo, l’unica a pagare fu la “gola profonda”. Li ha definiti “eroici combattenti” i cinque militari ripresi mentre abusavano di un prigioniero palestinese bendato e ammanettato. Benyamin Netanyahu ha interpretato la notizia dell’archiviazione del caso come una vittoria dell’intero Paese, del bene che trionfa sul male. Eppure, quel filmato lo abbiamo visto tutti e abbiamo letto l’esito raccapricciante del referto medico della vittima. Non conosciamo neanche il suo nome: dieci giorni dopo il ricovero e l’operazione chirurgica l’esercito lo aveva già rispedito nella grotta degli orrori di Sde Teiman. Poco dopo lo ha deportato a Gaza, disfacendosene arbitrariamente, proprio come quando lo hanno sequestrato, insieme a migliaia di altri, senza accusa.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 13 marzo 2026
Negli ultimi anni sono stati oltre una ventina le inchieste e i processi che hanno avuto o hanno tuttora per oggetto comportamenti illegali di membri della Polizia penitenziaria. Si tratta di centinaia di indagati e condannati; e di altre centinaia di agenti (ma anche dirigenti e comandanti) che hanno taciuto o depistato o apertamente protetto i responsabili di illegalità, arrivando a falsificare atti e testimonianze. È il quadro generale del sistema penitenziario (Giustizia minorile compresa) a rivelare, così, il suo stato rovinoso. Nell’arco di due anni e due mesi i suicidi in carcere sono stati 182. Ma un altro dato suscita particolare allarme. Nel corso del 2025, su 254 decessi ben 50 si devono a “cause da accertare”. E questo, oltre a far sospettare che i suicidi effettivi possano essere ancora più numerosi, segnala quale sia il livello dell’assistenza sanitaria all’interno delle celle.
di Paolo Galletti
strisciarossa.it, 13 marzo 2026
La Costituzione e le sue previsioni possono essere offese anche con le Circolari e non solo con le iniziative legislative. Così una disposizione del Dap (Dipartimento per l’amministrazione Penitenziaria) emanata nel mese di ottobre 2025 ha stabilito che “l’autorizzazione per gli eventi di carattere educativo, culturale e ricreativo da svolgersi presso gli istituti ricomprendenti circuiti di Alta Sicurezza debba ora essere sempre richiesta alla Direzione Generale, anche quando gli eventi siano rivolti ai soli detenuti del circuito di media sicurezza”. Nei fatti l’attuazione pratica di questa normativa ha portato a revocare l’autorizzazione allo svolgimento di attività che si svolgevano da anni senza alcun problema e che rappresentavano un momento di crescita per le persone coinvolte.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 13 marzo 2026
Intervista con la responsabile giustizia del Pd sui limiti alle attività culturali per i detenuti. “La nuova circolare complica la situazione detentiva che già è gravissima. Non ci accontentiamo delle risposte di Nordio: succede il contrario di ciò che dice”. Debora Serracchiani, il governo limita le attività teatrali e culturali in carcere. Alcune le vieta. Che idea si è fatta di questa stretta? Abbiamo chiesto conto al governo della circolare di ottobre scorso, che accentra su Roma le decisioni sulle attività nelle carceri dove ci sono detenuti in alta sicurezza. Ha risposto che va tutto bene, ma noi non ci accontentiamo: facciamo di continuo visite in carcere e sappiamo che succede l’esatto opposto di quello che dice il ministero.
Il Sole 24 Ore, 13 marzo 2026
Incardinata al Senato una proposta di legge a prima firma Marco Meloni (Pd) per eliminare la “corsia preferenziale” che colloca in via prioritaria i detenuti al 41-bis nelle strutture carcerarie delle isole, in particolare la Sardegna. Fino a circa dieci anni fa, la Sardegna ospitava nelle strutture carcerarie dell’isola pochissimi detenuti in regime di carcere duro (il cosiddetto 41-bis), poi cresciuti gradualmente fino a un centinaio di unità. Ora il loro numero dovrebbe raggiungere un nuovo picco: nelle prossime settimane ne sono attesi oltre 160, in linea con la politica di “concentrazione” dei detenuti più pericolosi nelle carceri delle isole annunciata dal ministero della Giustizia, deciso ad attuare la “corsia preferenziale” per le isole introdotta nell’ordinamento penitenziario nel 2009 ma mai realmente applicata.
di Vincenzo Scalia
L’Unità, 13 marzo 2026
Dai tempi del lockdown, in Italia, ha preso piede la costruzione della devianza minorile come il principale problema del nostro Paese. Una rappresentazione dicotomica, lanciata dalla serie televisiva Mare Fuori, che raccontava di giovani che scelgono di sprofondare in un destino criminale malgrado il sostegno degli operatori penitenziari. Una mistificazione della realtà, prontamente recepita dalle altre articolazioni dell’apparato mediatico, e fatta propria da quelle forze politiche che, sin dai tempi di Bibbiano, puntavano a liquidare uno dei migliori sistemi penali minorili del mondo, studiato e copiato a livello internazionale per la residualità della pena e l’attenzione rivolta alla crescita del minore.
- Aumentano i minori denunciati e arrestati. “Ma l’approccio emergenziale non serve”
- Coltelli e rabbia, allarme ragazzi violenti. “In dieci anni rapine più che raddoppiate”
- In direzione ostinata e contraria
- Più garanzie per i magistrati significa meno democrazia?
- Il garantismo non è la repubblica dei giudici ma nemmeno lo “stato di polizia”









