di Valentina Stella
Il Dubbio, 21 gennaio 2022
Secondo Eugenio Albamonte, segretario di "AreaDg", dietro i toni "trionfalistici" della ministra Marta Cartabia si nascondono diverse criticità: le misure messe in campo addirittura potrebbero allungare i tempi dei processi, e persiste, nonostante le rassicurazioni della guardasigilli, il timore per un abbassamento della qualità delle decisioni a causa della iperproduttività reclamata dall'Europa.
La relazione della ministra offre l'occasione per un bilancio del suo operato. Lei come lo vede?
Sicuramente si sono aperti molti cantieri e bisogna dare atto alla ministra di aver messo in piedi, in un breve periodo di tempo, molte iniziative. Tuttavia credo si sia dato per scontato che attraverso tali iniziative i problemi siano già risolti o comunque seriamente avviati a soluzione. Invece siamo ben lungi dall'aver conseguito i risultati descritti, ma anche dalla certezza che si raggiungeranno in futuro. Quindi, in sintesi, ho trovato l'esposizione della relazione eccessivamente trionfalistica.
A cosa si riferisce in particolare?
Ad esempio al tema dei tempi ragionevoli del processo. Non mi esprimo sul civile, che non conosco. Sicuramente per quel che concerne il penale le misure messe in campo non accelerano i tempi dei procedimenti, che rischiano addirittura di potersi allungare in alcuni passaggi.
Proprio con lei, in una recente intervista, abbiamo parlato del rischio che l'iperproduttività reclamata dall'Europa infici la qualità delle decisioni. La ministra ha assicurato che non sarà così...
Io invece continuo a essere molto preoccupato per questo aspetto. Se si mette mano solo alle accelerazioni dei tempi e non anche alla quantità degli affari giudiziari, è inevitabile che la qualità scemerà. D'altronde ne abbiamo avuto un esempio nella giurisprudenza della Cassazione: quando si è cercato di accelerare i tempi di definizione dei ricorsi, abbiamo ottenuto un risultato positivo in termini di riduzione della durata ma un altro, non altrettanto positivo, nella difficoltà di mantenere alta la qualità di tutte le decisioni.
Le riforme non sono le migliori possibili ma sono frutto di compromessi, ha ammesso la ministra...
Ci sono delle mediazioni alte e dei compromessi bassi. A me sembra che per alcuni passaggi, come quello sull'improcedibilità, siamo nel campo dei compromessi bassi. La domanda è se questo dipenda dalla ministra o dall'incapacità dei partiti di maggioranza di rinunciare alle loro propagande in materia di giustizia. La risposta che mi do è che tale responsabilità non sia da attribuire alla guardasigilli.
Sul capitolo tanto importante della riforma del Csm, Cartabia ha ricordato solo a che punto siamo...
Comincio a disperare che si possa mettere effettivamente mano alla riforma. Ormai siamo a ridosso della scadenza del rinnovo del Consiglio e neanche abbiamo la nuova legge elettorale. Figuriamoci per tutto il resto della riforma quanto sarà complicato discuterne in Parlamento, con i tempi stretti che si hanno dinanzi. Sarà complesso esercitare la delega. L'impressione è che il tema sia stato accantonato perché divisivo, in un momento così delicato che ci avvicina all'elezione del nuovo presidente della Repubblica.
A proposito di legge elettorale, si avvicina il referendum sul sorteggio voluto da Anm: Area cosa dice?
Voteremo no al sorteggio, anche a quello temperato.
Ieri il Csm ha confermato Curzio e Cassano. Come legge la presenza di Mattarella?
Traggo il significato della sua presenza dalle sue stesse parole, ossia l'apprezzamento per la tempestività con cui la V Commissione ha riformulato le proposte e il plenum ha assunto le deliberazioni, che anche io ho personalmente approvato. Dunque sono contento che sia giunta anche da parte di Mattarella la condivisione di questo scatto di orgoglio del Consiglio.
Però alcuni consiglieri hanno votato contro...
La decisione del Consiglio di Stato, che ha dimostrato di essere un po' invadente nelle competenze del Consiglio, scivolando da una valutazione di legittimità a una di merito, non poteva che essere quella di invitare il Csm a motivare diversamente le proprie scelte. Il Consiglio questo ha fatto: mi sorprende che anche chi in precedenza aveva votato queste nomine oggi (ieri, ndr) abbia deciso di esprimersi diversamente. Non vorrei che da parte di qualcuno, soprattutto da chi ha votato contro, ci sia la condivisione di una strategia, che viene un po' dal mondo della politica, da quello della comunicazione e da alcune rappresentanze minoritarie della magistratura, che vuole ridurre progressivamente il ruolo e l'importanza istituzionale del Csm. Gli annullamenti possono rappresentare l'occasione buona per portare avanti questa strategia, e chi la supporta lo fa per una ragione politica, che è quella di ridurre anche dall'interno la credibilità del Csm.
di Antonella Mascali
Il Fatto Quotidiano, 21 gennaio 2022
Le polemiche per la mancata riforma delle toghe ancora bloccata a Palazzo Chigi: Draghi attende il voto per il Colle. È il giorno della solita cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario in Cassazione, quest'anno, però, preceduta dal brivido dell'illegittimità delle nomine dei suoi vertici dichiarata dal Consiglio di Stato una settimana fa e ripristinata ieri dal Csm alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. A larghissima maggioranza sono stati riconfermati il presidente Piero Curzio e la presidente aggiunta Margherita Cassano. Oggi al "Palazzaccio" ci sarà anche la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, che sogna il Quirinale almeno da quando fu nominata presidente della Corte costituzionale.
Arriverà dopo la sua relazione al Parlamento, sullo stato della Giustizia, mercoledì, dove ha portato la riforma penale più criticata dai tempi di Berlusconi e il fallimento della mancata riforma del Csm, che avrebbe voluto far varare al governo prima di Natale, per spendersela anche come biglietto da visita come candidata più che papabile al Quirinale, ma che Mario Draghi, che al Colle vuole andare, ha bloccato a Palazzo Chigi. D'altronde, si ragiona nei palazzi della politica, la riforma è troppo divisiva e ogni voto per il capo dello Stato pesa. Ed è in questo contesto che si comprende perché Cartabia ha messo da parte il suo stile ecumenico e si è tolta, durante la relazione, un sassolino il cui destinatario è Draghi. La ministra ha confermato quanto raccontato nella nostra newsletter Giustizia di Fatto e cioè che la sua riforma è pronta ma bloccata: "Gli emendamenti sono all'attenzione del governo" e lei si impegnerà "al massimo nel sollecitare il governo". Alla Camera l'ex membro laico del Csm Pierantonio Zanettin, Forza Italia, le dà man forte: "È questione assai grave se, da oltre un mese, questi emendamenti non sono stati esaminati dal Consiglio dei ministri. Credo che qualche spiegazione sia dovuta al Parlamento".
La relazione della ministra è stata approvata da tutti i partiti, con l'eccezione di Fdi e Alternativa C'è (i fuoriusciti M5S). Ed è Andrea Colletti, ex pentastellato, che ha messo il dito nella piaga della improcedibilità penale, in Appello e Cassazione, mentre in primo grado è rimasto il blocco della prescrizione della legge Bonafede. Colletti, riferendosi all'apertura della relazione della ministra, che ha letto la lettera di una madre che ha perso il figlio in un incidente sul lavoro, dice: "Ho ascoltato chiacchiere convincenti, ma chiacchiere da candidata in panchina, magari, alla Presidenza della Repubblica. Lei dovrebbe avere il coraggio di dire a quella madre che qualora il processo d'Appello dovesse durare più di due anni potrebbe essere cancellato dalla sua riforma sulla improcedibilità. Ho difeso (come avvocato, ndr) la famiglia di una neonata morta per malasanità, è arrivata la prescrizione in Appello, ma se ci fosse stata in vigore la Bonafede, il processo sarebbe finito con una condanna, se ci fosse stata in vigore la sua riforma sarebbe stato dichiarato improcedibile". Colletti ha anche criticato la ministra perché ha citato Falcone e Borsellino per ricordare un'altra riforma che la ministra, assicura, vorrebbe concludere, ed è quella sull'ergastolo ostativo e i benefici per i mafiosi detenuti, obbligata da una sentenza della Corte, che ha dato come scadenza per legiferare maggio 2022. Ma, ha detto Colletti, "il suo sottosegretario ha bloccato i lavori perché non avete ancora a disposizione i pareri". Ci risulta che ieri era atteso il parere della ministra in commissione Giustizia della Camera, non è ancora pronto e quindi se ne riparlerà dopo il voto per il Quirinale.
Un anno fa, all'inaugurazione c'era Alfonso Bonafede, agli sgoccioli come ministro della Giustizia, perché si stava preparando il "Governo dei Migliori": il Conte-2, che godeva di larga popolarità, fu fatto cadere e saltò pure la relazione annuale che Bonafede aveva pronta, incentrata grazie al Pnrr sugli investimenti nel settore Giustizia.
di Luca Fazzo
Il Giornale, 21 gennaio 2022
Il saluto al Csm. Rinominati in Cassazione i vertici bocciati dal Consiglio di Stato. Una ri-nomina fatta in fretta e furia, senza affrontare davvero i motivi per cui la nomina precedente era stata azzerata del Consiglio di Stato: a descrivere così la delibera con cui il Consiglio superiore della magistratura si ostina a nominare il giudice Pietro Curzio alla presidenza della Cassazione e la sua collega Margherita Cassano come sua vice sono le uniche voci che ieri si levano in Csm per denunciare l'anomalia della corsa contro il tempo che ha rimesso le due toghe (una di sinistra, una di destra) sulle poltrone di vertice della giustizia italiana, e che permetterà così a Curzio di presiedere oggi la cerimonia inaugurale dell'anno giudiziario. Unici voti contrari, i consiglieri Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita e il leghista Stefano Cavanna. "È mancata una discussione approfondita e completa", dice Ardita. "Le nuove motivazioni si limitano a riproporre in forma diversa le stesse argomentazioni di quelle originarie", attacca Cavanna. In sostanza, i tre accusano il Csm di avere aggirato la sentenza del Consiglio di Stato. E anche se la versione ufficiale è che "non esiste nessuno scontro tra istituzioni" la sostanza è che il voto di ieri mette due organismi chiave dello Stato in rotta di collisione.
L'atto cruciale di questo scontro senza precedenti avviene alla presenza del Capo dello Stato. Sergio Mattarella ieri sceglie di presiedere personalmente il Csm, per rimarcare la delicatezza del passaggio. Assiste alla votazione senza prendere la parola, il suo commento finale suona come un avallo pieno alla decisione di mantenere Curzio e la Cassano ai loro posti: Mattarella fa gli auguri a entrambi, e ringrazia il Csm per "la tempestività" con cui ha assicurato "la piena operatività dell'esercizio delle funzioni di rilievo per l'ordinamento giudiziario". Ma se nello scontro con il Consiglio di Stato il Csm incassa la benedizione di Mattarella, il Presidente è assai più parsimonioso nell'appoggiare i propositi di riforma enunciati dal vicepresidente, il pd David Ermini. Ermini fa un discorso lungo e accorato, dice che la colpa del disastro è di quelli che c'erano prima (siamo stati, dice, "un consiglio di transizione che ha visto deflagrare fatti lasciati per troppo tempo innescati sotto la polvere"), rivendica di avere agito "nel solo rispetto della Costituzione e delle leggi" e promette rinnovamento. Mattarella risponde asciutto facendo gli auguri al Csm "per l'attività che continuerà a svolgere nei prossimi mesi con la presidenza di un nuovo capo dello Stato". Io ho finito, tra poco se la sbrigherà un altro, dice Mattarella. E chissà se nella sua asciuttezza conta anche il fatto che Ermini sia lo stesso Ermini la cui designazione a vicepresidente fu varata da una cena tra Luca Palamara, Cosimo Ferri e Giuseppe Fanfani e festeggiata con un messaggio da Palamara e Ermini dopo la consacrazione "Godo! Insieme a te!".
Quanto all'azzeramento della Cassazione, la benedizione di Mattarella alla ri-nomina di Curzio difficilmente chiude la partita, perché il candidato sconfitto, Angelo Spirito, presenterà nuovamente ricorso. D'altronde le nuove motivazioni del Csm a favore di Curzio, che aveva un'esperienza in Cassazione molto inferiore a Spirito, sono basate solo sulla carriera-lampo del candidato della sinistra: carriera "particolarmente rapida nelle sue tappe, che conferma la completa padronanza delle funzioni di legittimità nella sua massima intensità possibile tale da non potersi ipotizzare alcun ulteriore arricchimento determinato da un ulteriore decorso del tempo. Il che vale a giustificare la sua equivalenza con il dottor Spirito, pur a fronte di esperienze temporali così consistentemente diverse".
di Valentina Stella
Il Dubbio, 21 gennaio 2022
L'avvocato Beniamino Migliucci, past president dell'Unione Camere penali, boccia la relazione della ministra Cartabia al Parlamento. Vediamo perché.
Qual è il bilancio che si può tracciare sull' operato della guardasigilli?
Certamente rispetto all'attività del precedente governo c'è stato un cambio di passo significativo. Tuttavia la relazione mi è parsa uno sterile bilancio consuntivo senz'anima. Probabilmente la parte più persuasiva e convincente riguarda l'ordinamento penitenziario, quando si sottolinea la necessità di investire per avere carceri dignitose.
Tuttavia sul carcere non si è raggiunto alcun obiettivo...
Proprio per questo parlavo di relazione senz'anima. Nonostante una puntuale fotografia dell'oggi, ad esempio riguardo al sovraffollamento, e alle belle affermazioni di principio per cui le carceri non devono essere "contenitori stipati di uomini", quale indicazione specifica si è offerta per porre rimedio all'emergenza?
Le proposte sul tavolo ci sono: quella di Roberto Giachetti, della radicale Rita Bernardini e del Partito democratico...
Esatto. Ma perché non riparlare anche di amnistia e indulto, se ci sono queste situazioni indecorose, testimoniate dalla stessa ministra che è andata in visita a Sollicciano? Mi sarei aspettato che quella sensibilità che la guardasigilli ha verso il carcere potesse tradursi in proposte concrete, in politiche coraggiose, anche a dispetto di una maggioranza eterogenea. La ministra dovrebbe avere la forza di imporre alcune prospettive in linea con il proprio pensiero.
Il compromesso politico ha ostacolato la possibilità di arrivare a riforme migliori?
Certo, il compromesso non consente mai di raggiungere i risultati migliori, e in materia di giustizia ne abbiamo avuto l'ennesima dimostrazione. La ministra ha fatto accenno nelle premesse alla necessità di un accordo tra i partiti: così i risultati raggiunti con la riforma del penale non sono stati i migliori possibili, anzi. Ad esempio è stata riformata ancora una volta la prescrizione per ragioni politiche, strumentali, senza andare alla radice del problema, cioè l'eccessivo numero di condotte sanzionabili penalmente. L'obiettivo sembra essere stato più quello di ottenere fondi dall'Europa che fare una riforma davvero organica e significativa.
Cuore della riforma, come la ministra ha sottolineato, è limitare la lunghezza dei processi: quelli irragionevolmente lunghi rappresentano un vulnus per tutti, sia per i condannati che per gli innocenti...
Ma basta la sua riforma per scongiurare questo? Purtroppo no. Non basta avere una prospettiva di efficienza, ma occorre il coraggio di rivedere la norma sulla prescrizione. L'Ucpi giustamente aveva proposto di ritornare semmai alla Orlando, evitando questo meccanismo attuale che consente comunque di dilatare i tempi del processo di primo grado. Un processo per corruzione oggi può durare anche vent'anni.
Ora poi stanno emergendo altre criticità: l'Ucpi ha organizzato proprio di recente un convegno per capire se l'inammissibilità prevalga sull'improcedibilità...
Lei ha colto un tema che io ho spesso sollevato. Mi auguro che non sia così, ma il timore giustificato esiste. Ora dobbiamo vigilare anche sui decreti attuativi della riforma del penale: mi auguro che alle indagini venga assegnato un termine perentorio e non ordinatorio. L'Ucpi poi ha dato indicazioni anche per l'ampliamento del patteggiamento, per una rivisitazione dell'udienza preliminare, per la depenalizzazione. Questi sono i temi che bisognerebbe affrontare per rendere ragionevole la durata dei processi, e nulla hanno a che vedere con l'Ufficio per il processo, tanto enfatizzato nella relazione della Ministra.
Non le piace il nuovo istituto?
Si sarebbero dovuti assumere più amministrativi e magistrati togati. Ho molti dubbi sui compiti che vengono affidati a questi giovani laureati. Io sono tanto legato all'idea che il giudice debba essere quello naturale, ed è lui che deve approfondire, studiare i fascicoli e redigere le minute, non altri.
Ultima domanda: anche sul Csm la ministra si è limitata, più o meno, a fare la descrizione dello stato dell'arte. Eppure il Csm è stato per l'ennesima volta travolto da una bufera...
Su questo aspetto la relazione è davvero debolissima e molto deludente: la guardasigilli ha fatto un breve riferimento al tema, non tenendo conto della crisi evidente della magistratura. Ho avuto l'impressione che si sia voluto stendere un velo su quello che è sotto gli occhi di tutti: sembra quasi che con Palamara quale capro espiatorio, si sia voluto chiudere la questione. Pare che tutto vada bene e non ci sia urgenza di una riforma strutturale e ordinamentale della magistratura. Forse questo governo non sente la necessità di un cambiamento radicale dell'organo di governo autonomo della magistratura. A meno che non si voglia lasciare tutto com'è, con il gran favore dell'Anm.
di Maurizio Franco
micromega.net, 21 gennaio 2022
Scarsità di aule, carenza di personale, impedimenti e lungaggini burocratiche. Se a morire è un lavoratore - 5mila infortuni mortali negli ultimi 14 anni - la giustizia diventa una chimera. Per dimezzare i tempi dei procedimenti serve una Procura nazionale del lavoro.
Pretendere giustizia per la morte del proprio caro. Andare davanti a un giudice e intentare una causa perché la perdita del parente è avvenuta durante l'orario di lavoro e per assenza delle tutele fondamentali di salvaguardia. Trascinare poi per anni il dramma della propria solitudine nelle aule di tribunale. Con il rischio di vedersi prescrivere un dolore che, giorno dopo giorno, aumenta. Questa è l'incipit di una storia tutta italiana. "Sono sicura che morirò prima di vedere la fine di questo processo, anche prima della fine del primo grado, chiudendo per sempre gli occhi senza poter sapere come e da chi è stato ucciso mio figlio".
È l'estratto della lettera che Annunziata Cario, 75 anni, ha scritto alla ministra della Giustizia Marta Cartabia. Il figlio è morto nel 2017, a 32 anni: dipendente di una ditta di autotrasporti, è rimasto schiacciato da una balla di bottiglie di plastica mentre la caricava sul camion. Il processo, secondo quanto scrive Cario, è a stento iniziato. La ministra, nella sua relazione annuale al Senato, ha letto le parole di disperazione della donna. "Da persona umile, forse perché non conosco la materia, mi chiedo a cosa serve discutere di riforme quando un tribunale della Repubblica non è in grado di far celebrare un processo per una morte sul lavoro perché non ha le aule adeguate né è in grado di attrezzarne una all'esterno e perché i giudici hanno un carico di lavoro che non consente loro di rinviare a breve le udienze", scrive l'anziana signora.
I morti sul lavoro sono una tragedia, anche questa, con una specificità tutta italiana. Il bollettino di guerra tricolore è compilato dall'Inail: le denunce di infortunio sul lavoro presentate all'Istituto tra gennaio e novembre sono state 502.458 e "1.116 delle quali con esito mortale". Nella sezione open-data, l'Inail mostra un incremento rispetto al 2020 delle patologie di origine professionale denunciate: 50.804, il 24,1 per cento in più. Il confronto, però, con l'anno precedente "richiede cautela" perché i dati sono "profondamente influenzati dalla pandemia". Nel computo della strage silenziosa, è assente il resoconto di dicembre.
di Silvia Zamboni*
Il Fatto Quotidiano, 21 gennaio 2022
La qualità di una pubblica amministrazione si misura anche, se non soprattutto, da come vengono trattati gli ultimi. Con l'estensione del medico di base ai senza fissa dimora, in Emilia-Romagna abbiamo fatto un passo avanti significativo, oltre l'approccio caritatevole, che estende un diritto confermando il valore dell'universalismo della sanità pubblica. Un patrimonio che caratterizza il nostro paese rispetto a quelli - come gli Usa - in cui l'accesso all'assistenza sanitaria per troppi cittadini continua a essere un privilegio per chi può permettersi di pagare.
Ora anche i cittadini e le cittadine senza fissa dimora di nazionalità italiana, non residenti in Paesi diversi dall'Italia (per questi vale già l'accesso all'assistenza) e che sono privi di qualsiasi assistenza sanitaria, potranno iscriversi all'anagrafe sanitaria dell'Emilia-Romagna per la scelta del medico di medicina generale e avere garantiti, come tutti, "livelli essenziali di assistenza". La questione dell'accesso alla sanità dei senza fissa dimora era aperta da tempo; la pandemia ha fatto da acceleratore per risolverla. Basti pensare che chi non ha un medico di base non può effettuare tamponi molecolari, per i quali è necessaria la prescrizione medica, e può curarsi solo andando al pronto soccorso. Anche sulla base di queste urgenze, l'Assemblea Legislativa dell'Emilia-Romagna ha approvato, all'unanimità, il provvedimento di legge alla base della delibera regionale.
L'estensione del medico di base non è un provvedimento isolato a sostegno dei clochard in Emilia-Romagna. Solo pochi mesi fa una decisione analoga aveva riguardato l'accesso gratuito al trasporto pubblico locale. Grazie al rinnovo dell'accordo regionale sulle tariffe agevolate per le persone fragili e al programma mobilità regionale, i Comuni della regione potranno sostenere integralmente i costi degli abbonamenti per le persone senza fissa dimora sulla base della valutazione di un effettivo bisogno da parte dei servizi sociali.
Il promotore di queste due battaglie per la tutela dei diritti dei senza fissa dimora In Emilia-Romagna ancora una volta è stato il collega Antonio Mumolo (Pd), non a caso promotore anche della figura dell'Avvocato di strada, diffusa in molti territori del nostro paese. Intervenendo nel dibattito in Aula, ho sottolineato che tutte le volte che si estende un diritto ne guadagniamo tutti e che il voto unanime qualifica l'Assemblea come un consesso istituzionale che sa guardare consensualmente ai diritti degli ultimi.
Mi auguro che questo approccio persista e diventi strutturale in tutti i provvedimenti futuri che riguarderanno persone svantaggiate, in condizioni di disagio, immigrati oppure private della libertà personale. Con l'estensione del medico di base ai senza fissa dimora abbiamo fatto un bel passo avanti, ma siamo consapevoli che la strada da fare è ancora lunga. Anche al di fuori dei confini amministrativi dell'Emilia-Romagna.
*Vicepresidente Assemblea legislativa ER, consigliera Europa Verde
di Roberto Saviano
Corriere della Sera, 21 gennaio 2022
Dedicato a Silvia ed Enzo Tortora. La foto che ho scelto questa settimana è una foto radiosa, ritrae Enzo Tortora con le figlie Gaia e Silvia. Sarebbe bello se il calore umano di questo scatto potesse cancellare le foto immonde di Enzo ammanettato, di Enzo rasato nel cortile del carcere. Scusarsi con chi l'ha amato ha un valore enorme ancora oggi, 39 anni dopo.
La cultura dei diritti dovrebbe appartenere a tutti e da tutti essere condivisa, perché un diritto negato diventa automaticamente un privilegio per pochi o, peggio, una concessione; perché siano chiari, una volta per tutte, i ruoli: chi è incudine e chi martello.
Negli anni ho ricevuto decine di accuse, spesso infamanti, da organi di informazione che politicamente avevano interesse a demolirmi: gli "amici" hanno quasi sempre taciuto. Per la poca credibilità dei miei detrattori. Ma il punto non può essere questo: se io voglio difendere chi ritengo nel giusto, non guardo da dove arriva la diffamazione. Difendo e basta, perché so che la mia difesa bilancerà le accuse ingiuste. Ho sempre pensato che fosse un po' come la matematica, come la fisica, dove due numeri uguali ma di segno opposto, o due forze uguali e contrarie, si annullano a vicenda. Ma, chissà perché, l'infamia si fa sempre attenzione a non cancellarla mai completamente, come se un amico debole e infamato sia tutto sommato più sopportabile di uno non schizzato dal fango.
Enzo Tortora diceva di dividere l'umanità tra chi ha sperimentato la detenzione in un regime democratico e chi non ha avuto la sfortuna (la iattura, diceva) di conoscerla. Ecco, è stato lui a darmi la chiave per comprendere come mai le sue figlie, Silvia e Gaia, abbiano deciso di intraprendere la sua stessa strada, nonostante tutto quello che lui aveva vissuto da giornalista e nonostante tutto quello che dai giornalisti suoi colleghi (con davvero poche eccezioni) aveva subito. Silvia e Gaia hanno avuto la iattura di conoscere la detenzione in un regime democratico e per questo sanno qualcosa in più degli altri. Sanno, forse, che l'odio e l'invidia sono i sentimenti più forti che esistono e, ancora forse, se ne sono tenute lontane. Sanno, forse, che per essere giornalisti bisogna rispettare l'essere umano e mai calpestare la dignità di nessuno. Sanno - di questo sono invece certo - che la gogna mediatica uccide perché allontana da te tutti, spesso anche chi dovrebbe starti accanto.
Non conoscevo Silvia Tortora, ma sono addolorato per la sua scomparsa. Dedico a lei e al padre queste righe. La foto che ho scelto questa settimana è una foto radiosa, ritrae Enzo con Gaia e Silvia. Sarebbe bello se il calore umano in questo scatto potesse cancellare le foto immonde di Enzo ammanettato, di Enzo rasato nel cortile del carcere. Scusarsi con chi l'ha amato ha un valore enorme ancora oggi, 39 anni dopo. Ne avrebbe ancor di più lavorare a una riforma della giustizia che, però, mi scusino gli amici radicali, non sia ostaggio dei Salvini e dei Calderoli che, con le loro posizioni su immigrati e droga - e le leggi criminogene che ne derivano - hanno contribuito a riempire le celle di stranieri e tossicodipendenti. Tutte persone che, come disse Tortora, hanno la iattura di sperimentare la detenzione in un regime democratico.
bolognatoday.it, 21 gennaio 2022
Sindacati denunciano una "situazione preoccupate e confusionaria", spaventa il "rischio di paralisi" e si chiede la sospensione degli ingressi di detenuti. Carcere della Dozza nella morsa dei contagi Covid. Cresce la preoccupazione per un focolaio che conterebbe 60 positivi tra i detenuti e circa 30 tra il personale in servizio. A lanciare l'Sos, snocciolando i numeri, è la Fp Cgil Bologna, che teme il "rischio concreto di paralisi" nel giro di poco.
"L'istituto - si legge in una nota sindacale- ha raggiunto oramai quota 772 ed è un numero, come accennato, destinato a salire rapidamente, che lo rende sovraffollato al massimo grado con complicazioni pressoché insormontabili sul versante dell'isolamento degli eventuali ulteriori positivi". Il quadro denunciato dagli addetti ai lavori, insomma, mostra tinte a tratti drammatiche. Il distanziamento, in tale situazione, parrebbe un po' una chimera: "Si cerca di regolare le attività interne attraverso disposizioni che prendono a prestito quelle relative al Green pass, ma dentro un Istituto di pena la quotidianità è cosa assai diversa di quello che accade fuori", fa notare Fp Cgil.
Stop a ingressi dei detenuti e interventi per stabilizzare la situazione - Tra le mura del penitenziario regnerebbe dunque confusione, specchio un po' di quanto accade fuori, dove l'emergenza sanitaria ha sparigliato e non poco le carte. Ci si lamenta di "disposizioni che cambiano di continuo" e si chiede in primis l'immediata sospensione agli ingressi di detenuti con l'intervento delle autorità preposte al fine di stabilizzare la situazione. L'urlo d'aiuto, e le richieste di intervento, sono state messe nero su bianco dal sindacato in una missiva indirizzata all' Amministrazione Penitenziaria regionale e al Direttore della Casa Circondariale. Si attende risposta. Intanto il contagio corre veloce. Dentro come fuori, d'altronde.
di Angela Stella
Il Riformista, 21 gennaio 2022
Il Parlamento ieri ha promosso la relazione annuale della Ministra della Giustizia Marta Cartabia, auspicando però che si faccia in fretta sul tema delle carceri e sul Consiglio Superiore della Magistratura. Come ha detto l'onorevole Walter Verini (Partito Democratico): "La riforma del Csm è necessaria e urgente per contribuire a quella "rigenerazione" della Magistratura. A nostro giudizio la guida del Presidente della Repubblica è stata un riferimento puntuale e unificante, così come lo è stato il mandato svolto quotidianamente dal Vicepresidente Ermini, che ha guidato in mezzo alla tempesta il Consiglio tenendo come riferimento la sua autonomia e la Costituzione. Ora si deve voltare pagina. Auspichiamo che gli emendamenti sottoposti alla valutazione politico-istituzionale del Consiglio dei Ministri arrivino quanto prima in Commissione"; e sul contrasto con il Consiglio di Stato ha rilanciato l'idea di Luciano Violante: "La costituzione di una sorta di "Alta Corte" che definisca le questioni disciplinari ed i ricorsi che riguardano tutte le Magistrature, anche quella amministrativa".
di Michela Allegri
Il Messaggero, 21 gennaio 2022
Non è passata nemmeno una settimana da quando il Consiglio di Stato, con due sentenze gemelle, ha decapitato i vertici della Cassazione, annullando le nomine di Pietro Curzio e Margherita Cassano rispettivamente a primo presidente e presidente aggiunto della Suprema corte. Da quel momento, per il Csm è stata una corsa contro il tempo per trovare un accordo prima di stamattina, quando ci sarà la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario.
E ieri Palazzo dei Marescialli si è espresso: il Csm ha ribadito la scelta di Curzio e della Cassano, durante un plenum presieduto, non a caso, dal Capo dello Stato. Le motivazioni, ovviamente, sono state riscritte, in modo da superare i rilievi dei giudici di Palazzo Spada. I consiglieri parlano di clima disteso e respingono le ipotesi di scontro con il Consiglio di Stato, che poco tempo fa aveva annullato anche la nomina di Michele Presti pino a capo della Procura di Roma. Ma non tutti sono d'accordo.
I voti favorevoli alla scelta di Curzio e della Cassano sono stati sono 19. Gli astenuti sono stati 3, e altri 3 consiglieri hanno votato contro. Alla precedente tornata, nel 2020, sì era sfiorata l'unanimità, con un unico astenuto. A presiedere la seduta è stato il capo dello Stato, Sergio Mattarella, per l'ultima volta nelle vesti del presidente del Csm, visto che da lunedì comincerà il voto per il nuovo presidente della Repubblica.
E stato lo stesso Mattarella a ricordarlo, esprimendo gli auguri a tutti i componenti "per l'attività che il Consiglio svolgerà con la presidenza di un nuovo Capo dello Stato". La presenza di Mattarella ha un peso e mette un sigillo alla decisione: il presidente si è complimentato con i magistrati confermati e ha ringraziato il plenum e la Commissione Direttivi per la "tempestività" con cui hanno agito, "assicurando la piena operatività dell'esercizio delle funzioni di rilievo per l'ordinamento giudiziario".
A ringraziare Mattarella, il vicepresidente David Ermini: "Per me e il Consiglio - ha detto - è stato in questi anni guida saggia e autorevole, esempio di etica istituzionale e fermo sostegno nei frangenti più amari", che sono stati parecchi: Palazzo dei Marescialli è stato travolto dallo scandalo delle nomine pilotate venuto a galla con l'inchiesta sull'ex pm Luca Palarnara, che ha portato diversi consiglieri a dimettersi dall'incarico. Ermini ha anche sottolineato il momento di crisi di Palazzo dei Marescialli, parlando di una "perdita di credibilità" che rende necessaria al più presto una riforma.
Non tutti sono stati d'accordo con la decisione di ribadire le nomine di Curzio e della Cassano. Per il laico della Lega, Stefano Cavanna, che nel 2020 fu l'unico ad astenersi e che ieri ha votato contro insieme ai togati indipendenti Sebastiano Ardita e Nino Di Matteo - ad astenersi, tutto il gruppo di Unicost i tempi sono stati troppo rapidi: si è discusso e deliberato di scegliere i massimi vertici della magistratura in soli "4 giorni, domenica compresa". Il consigliere, insieme ad Ardita, lamenta anche i contenuti della nuova delibera: le motivazioni riproporrebbero le stesse argomentazioni di due anni fa, senza rispondere ai rilievi del Consiglio di Stato. La maggioranza, però, sottolinea che era necessario agire in tempi strettissimi perché non era possibile lasciare scoperte "funzioni cruciali", soprattutto in vista della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario. I rilievi di Palazzo Spada, inoltre, sarebbero stati recepiti.
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