di Massimo Razzi
La Stampa, 26 novembre 2021
"Chiusi dentro" è un viaggio nel sistema carcerario italiano. Questo podcast parte dal pensiero di Voltaire secondo il quale "Il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri". Dopo oltre un anno di lavoro, una quarantina di interviste e i gravi fatti accaduti (come le rivolte di marzo 2020 e la tragedia di Santa Maria Capua Vetere) possiamo dire di aver capito qualcosa. Proviamo a riassumere.
di Alberto Cisterna
Il Dubbio, 26 novembre 2021
La lotta alla mafia è una cosa seria e immiserendola con l'allarmismo e la propaganda non si rende onore e servigio a quanti hanno sempre ritenuto che fosse un nemico da poter sconfiggere; descrivendola come invincibile, in fondo, ci si iscrive al partito dei conniventi, ossia di quanti la vogliono in esistenza per motivi che troppo hanno a che fare con le proprie fortune.
di Ilaria Sesana
altreconomia.it, 26 novembre 2021
La proposta di legge che prevede il finanziamento delle case-famiglia protette si è bloccata a otto mesi dall'avvio dell'iter. Al 31 ottobre 2021 nelle carceri italiane erano detenute 19 madri con 22 figli al seguito. L'allarme dell'associazione Cittadinanzattiva.
di Stefano Anastasia
Il Manifesto, 26 novembre 2021
VI Conferenza nazionale sulle droghe. Gli effetti della Jervolino-Vassalli del 1990. I tossicodipendenti affidati in prova al 15 dicembre 2020 erano solo 3.404; 18.320 invece gli ordinari.
La Conferenza nazionale che si apre domani a Genova poteva essere un'occasione straordinaria per riaprire la partita sulle politiche sulle droghe e tutto ciò che esse comportano. Va comunque a merito di questo Governo e della Ministra Dadone averla rimessa in agenda. Le associazioni e gli operatori che non hanno mai mollato la presa in questi anni di dimenticanze e di oblio sono in attesa di segnali e di risposte, a partire dalla questione carceraria, sintomatica di un modo di intendere le droghe e le pene.
di Carmelo Caruso
Il Foglio, 26 novembre 2021
"La giustizia si riforma ora o mai più". Racconta che c'è un principio giuridico, il segreto d'ufficio, che in Italia viene "quotidianamente violato" e che ce ne accorgiamo solo adesso perché a violarlo sarebbe stato addirittura un ex magistrato, uno come Piercamillo Davigo. E non è peggio? "Direi che è inaspettato. Tanto più che colpisce un protagonista di una stagione in cui è saltata la distinzione tra imputato e indagato". E Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano e oggi europarlamentare indipendente del Pd, dice che ne soffre e che ne dovremmo soffrire tutti come prima di lui ne soffriva il padre Gian Domenico. Sono infatti loro, i Pisapia, l'ultima "famiglia Beccaria", gli eredi del lume e del caffè.
Spiega dunque che il "segreto" (d'ufficio e d'indagine) è il santuario della giustizia, anzi, "lo strumento, il luogo e il tempo in cui non si accertano le responsabilità ma il passaggio in cui si capisce se ci sono ragioni valide per chiedere un pubblico dibattimento". E invece? "E invece è accaduto di leggere intercettazioni dove la realtà non è più separata dalla frase sparata grossa. Ormai l'ipotesi non verificata dai giudici diventa una presunzione di colpevolezza. Serve a creare il clima, la gogna mediatica, "dagli, dagli". In alcuni casi sono state prese intercettazioni del passato e solo per sporcare carriere nuove. Ci si può difendere? "Ovviamente no. La menzogna è facile da diffondere. La verità impossibile da far conoscere. Eppure il codice è chiaro. Intercettazioni sono consentite solo se assolutamente necessarie e indispensabili e per reati particolarmente gravi".
Due giorni fa, Sergio Mattarella, che sta per lasciare il Quirinale, ha speso le sue ultime parole per chiedere alla magistratura di ritrovare il "rigore", di evitare "i protagonismi". Ma non è stato forse sempre così? Ricorda Pisapia che prima di Mani pulite, quando frequentava le aule di giustizia, da avvocato, non gli capitava mai di incontrare i giornalisti dietro la porta di un pm. Cosa facevano? "Gareggiavano tra di loro ma per seguire dibattimenti. Voglio dire che i protagonisti non erano i pm ma i giudici. La fase d'indagine si scambia purtroppo con la fase finale del processo". Recita allora, e per intero, l'articolo 329 del codice di procedura penale, che è l'articolo del segreto d'ufficio, un'altra garanzia. È quell'articolo in cui si precisa che gli atti di indagine "sono coperti dal segreto d'indagine fino a quando l'imputato non ne possa avere conoscenza".
Anche Davigo, da indagato, ha provato questa strana sensazione. E allora Pisapia, che è quanto di più lontano anche esteticamente dall'inquisitore, spiega "che dovrebbe farci riflettere tanto più che ormai questa violazione colpisce tutti indistintamente". E si limita a dire che certo è curioso. Perché? "Fu proprio Mani pulite, che ritengo un'occasione di rinnovamento persa, a far saltare il principio del segreto d'ufficio, questo principio che è civiltà". Mattarella ha ricordato pure che la riforma del Csm non è più rinviabile. E Pisapia concorda: "Abbiamo parlato di violazioni. Ebbene, la magistratura non può dire 'deve intervenire la politica'. Io dico deve intervenire il Csm. Non ci sono sanzioni. Da questa crisi se ne può e deve uscire solo con un Csm credibile e coraggioso". Ieri, è finalmente stata approvata la riforma del processo civile. Non è qualcosa? "È molto. Ma la vera sfida rimane riformare il processo penale. E lo dico davvero pieno di speranza. Credetemi, è questa l'ultima occasione per riformare la giustizia per avere una giustizia equa e celere. Non ce ne sarà più un'altra. È l'ultima".
di Angela Stella
Il Riformista, 26 novembre 2021
"Basta con la logica emergenziale nella lotta alla criminalità organizzata" dice il magistrato, sostituto procuratore a Reggio Calabria. Il testo sull'ergastolo ostativo? "Deludente".
Il dottor Stefano Musolino è sostituto procuratore della Repubblica a Reggio Calabria e da luglio è Segretario di Magistratura Democratica. In questa lunga intervista ci dice, tra l'altro, che il metodo targato Caselli di combattere la criminalità organizzata è ormai "finito, è antistorico. La mafia è un fenomeno cronicizzato che deve essere affrontato con una legislazione che tenga insieme le ragioni della sicurezza sociale, insieme ai diritti dei soggetti coinvolti nei processi".
di Valentina Stella
Il Dubbio, 26 novembre 2021
Dalle "difese corporative" ai carichi di lavoro: i gruppi dell'Anm sui nodi del ddl che cambierà la magistratura. Come hanno reagito le correnti della magistratura ai richiami del Presidente Sergio Mattarella? Il Capo dello Stato ha recapitato un doppio pro memoria: innanzitutto, il dibattito sul sistema elettorale del Csm deve concludersi con una riforma "che sappia sradicare accordi e prassi elusive di norme che, poste a tutela della competizione elettorale, sono state talvolta utilizzate per aggirare le finalità della legge" ; inoltre, ha rammentato, il Csm "è chiamato ad assicurare le migliori soluzioni per il funzionamento dell'organizzazione giudiziaria, senza mai cedere ad una sterile difesa corporativa".
Vediamo. Giuseppe Marra, consigliere Csm di "Autonomia e Indipendenza", ci dice: "Condivido il pensiero del Presidente. È stato infatti tradito lo spirito elettorale della riforma del 2002, che aveva come obiettivo quello di consentire al singolo magistrato di presentarsi alle elezioni, pur non appartenendo ad una corrente: si è tradotto nel risultato opposto, con un rafforzamento del potere delle correnti. Il sistema di voto peggiore è proprio quello maggioritario con collegio unico nazionale.
Nessuno, fatta eccezione ad esempio per Di Matteo, è talmente conosciuto a livello nazionale da non aver bisogno del supporto di un gruppo. A me quello che preme è che la riforma elettorale assicuri una quota di proporzionalità e che i collegi siano quanto più possibile territoriali". Riguardo alla "sterile difesa corporativa", per Marra il Presidente si stava riferendo "a quelle parti della riforma dell'ordinamento giudiziario che riguardano da un lato i criteri per le nomine dei direttivi e semi-direttivi e dall'altro le valutazioni di professionalità dei magistrati, che sono positive per il 98% dei casi, e che molti chiedono di modificare. In realtà le valutazioni vengono svolte in maniera rigorosa. L'aspetto più importante è scegliere le persone più capaci e svincolate da legami correntizi, che applichino criteri oggettivi nella scelta dei vertici degli uffici. Certo la discrezionalità del Consiglio rimarrà sempre ma deve essere scollegata da logiche di appartenenza".
Diversa la prospettiva di Eugenio Albamonte, segretario di "AreaDg": "Individuo due temi nelle dichiarazioni del Presidente Mattarella: il primo è relativo al fatto che le pratiche del Consiglio non siano influenzate dalle dinamiche distorsive delle correnti. L'altro è quello di un Csm che non assuma una posizione di retroguardia, legata ad un atteggiamento di resistenza corporativa rispetto a riforme della giustizia che si muovano in favore di una maggior efficienza e credibilità in linea con le aspettative della società. Condivido entrambi i moniti del Presidente: mi fa molto piacere che abbia sottolineato l'importanza della riforma del Csm e del suo sistema elettorale. Noi, come gruppo, diciamo da sempre che una delle cause delle dinamiche di alterazione e stravolgimento della funzione consiliare sia legata sicuramente al rafforzamento del ruolo delle correnti e di potentati personali all'interno del Consiglio. Quindi ribadisco: è impensabile che si vada a votare con l'attuale sistema elettorale o con altri sistemi ricostruiti sulla base di questo. Le parole del Presidente sono un monito anche per la ministra Cartabia e per il Governo a mettere in campo velocemente una riforma del sistema elettorale del Csm".
Sulla possibilità che Mattarella facesse riferimento a una chiusura rispetto ad altri aspetti della riforma dell'ordinamento, Albamonte conclude: "Da parte nostra non c'è stata mai una chiusura rispetto alle altre riforme del Consiglio. La riforma elettorale è la prima cosa da fare ma non è l'unica. Senza entrare nel merito di una disamina puntuale, ritengo che nella prima proposta di riforma Bonafede e adesso in quella della Commissione Luciani ci siano molti spunti positivi che migliorano sia l'efficienza del Consiglio che la sua trasparenza. L'impianto generale in cui si muovono entrambe è molto condivisibile. Non ci sarebbe un atteggiamento di chiusura corporativa rispetto a questi cambiamenti. È ovvio però che neanche si può tacciare di corporativismo la singola considerazione di maggiore o minore apprezzamento. Non si può accettare tutto acriticamente".
Di sprone al legislatore parla anche Rossella Marro, presidente di Unicost: "Credo che il Presidente abbia voluto sollecitare la politica a intervenire per una riforma del sistema elettorale del Csm che metta un freno alle distorsioni verificatesi in passato. Su questo siamo d'accordo, ma auspichiamo che la riforma consenta di avere un Csm capace di rispecchiare le diverse sensibilità presenti in magistratura. Però su un aspetto bisogna essere chiari: nessun sistema elettorale può essere la panacea alle distorsioni che si sono verificate. Se si sono registrate criticità nella materia delle nomine dei direttivi e semi-direttivi, anche a causa della genericità dei criteri di nomina, si intervenga su questo, ma non si mortifichino le diverse sensibilità con un sistema che agevoli la creazione di due poli contrapposti. La demonizzazione dei gruppi associativi, il preteso ridimensionamento degli stessi nella competizione elettorale, può portare a rischi ancora più gravi, ossia alla creazione di cordate sotterranee, e politicamente irresponsabili rispetto agli elettori, a sostegno dei candidati".
Marro ci tiene a precisare che "l'esistenza dei gruppi all'interno della magistratura è ineliminabile, ma non c'è dubbio ovviamente che vada recuperato l'afflato culturale al loro interno. Tuttavia se siamo arrivati a questo punto, la responsabilità è anche della politica, che ha dato vita nel 2006 alla riforma dell'ordinamento giudiziario: quell'intervento ha indubbiamente insinuato il seme del carrierismo, modificando il dna dei magistrati. La riforma relativa agli Uffici di procura ha accentuato la loro verticalizzazione e l'interesse di certa politica per le nomine dei vertici della magistratura requirente. Ora bisognerebbe avere il coraggio di tornare indietro sui propri passi, ristabilendo una serie di principi che prima erano ben chiari, per cui, ad esempio, non esiste una magistratura superiore e una inferiore".
Infine Angelo Piraino, segretario di Magistratura Indipendente, ritiene invece che "il Presidente Mattarella abbia voluto invitarci a non imitare certi comportamenti della politica: all'interno del Csm le singole correnti hanno creato dei gruppi, un po' come avviene all'interno del Parlamento. Credo quindi che Mattarella speri in un Consiglio superiore in cui non ci siano più condizionamenti esterni, che però vanno distinti da quelle che sono le sensibilità culturali, le quali non possono venir meno".
Quando poi Mattarella parla di "sterile difesa corporativa", Piraino è d'accordo nel rilevare che "il corporativismo, come difesa delle prerogative del gruppo, è sintomo di chiusura. Da questo punto di vista è chiaro il ragionamento del Capo dello Stato, che chiede di guardare all'interesse della collettività. Però bisogna anche capire che quando alcuni gruppi rivendicano il fatto che i magistrati italiani non sono messi in condizioni lavorative adeguate, questa rivendicazione non è fatta nell'interesse del singolo ma della collettività. Un giudice che è messo in condizioni di lavoro sbagliate rischia di fare errori a scapito dei cittadini da lui giudicati. Oggi ci stanno chiedendo di alzare i nostri standard di produttività per rispondere alle esigenze del Pnrr. Noi faremo la nostra parte, ma qualcuno si preoccupa della qualità delle decisioni che andremo a prendere per smaltire processi e velocizzare i tempi, come ci viene richiesto? Difendere gli interessi della magistratura non significa sempre difendere una corporazione, ma un servizio alla collettività".
di Simona Musco
Il Dubbio, 26 novembre 2021
Le critiche dei civilisti: "I processi non sono generi alimentari, da smaltire quando diventano troppo vecchi, sono la vita e la storia di esseri umani. I diritti sono il fondamento del patto sociale che garantisce la pace". La riforma del processo civile incassa l'ok definitivo alla Camera, con 364 voti favorevoli, 32 contrari e sette astenuti. Si tratta dell'intervento più importante nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza: l'Europa ha infatti più volte ribadito che la riduzione dei tempi del contenzioso civile rappresenta non solo una priorità nell'ambito della giustizia, per la quale è previsto un impegno di spesa pari a 2,3 miliardi di euro, ma anche per l'erogazione dei fondi dell'intero piano. Lo scopo finale è, dunque, quello di ridurre i tempi dei processi del 40%.
"Desidero ringraziare il Parlamento per l'alto senso di responsabilità dimostrato anche in quest'ultima occasione - ha commentato la ministra della Giustizia Marta Cartabia -. Per il capitolo Giustizia, ora tutte le riforme vincolanti per il Pnrr sono state approvate, nell'interesse del Paese. Come già avvenuto per la riforma del processo penale, anche per quella civile il ministero si metterà subito all'opera per una pronta attuazione della legge delega". Il governo ha ora 12 mesi di tempo per preparare i decreti legislativi di attuazione della delega.
L'ok alla riforma del civile arriva dopo il voto definitivo a quella penale, che ha incassato il via libera del Senato lo scorso 23 settembre. Le tensioni, in quel caso, sono state ben più accentuate, dati i diversi punti di vista sulle norme che riguardano l'improcedibilità. Per completare il quadro, ora, manca all'appello la riforma del Csm, la cui urgenza è stata ribadita mercoledì dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una riforma "non più rinviabile", ha affermato, anche tenendo conto "dell'appuntamento ineludibile del prossimo rinnovo del Consiglio".
Secondo la sottosegretaria alla Giustizia Anna Macina, "i tempi dei processi civili in Italia torneranno in media europea, il nostro Paese tornerà ad essere un ambiente attrattivo per imprese ed investimenti". Un punto di visto che non trova d'accordo, invece, l'Unione delle Camere civili. "La riforma della giustizia civile - ha sottolineato il presidente Antonio de Notaristefani - non ha convinto nessuno: si sono espressi contro, in ordine sparso e tra i tanti, il Cnf, la Associazione tra gli studiosi del processo civile, le Camere civili, l'Anm, e il Csm ha definito "ben più sensata" la proposta elaborata dalla Commissione Luiso rispetto a questa tardiva riesumazione del non compianto processo societario. Forse per questo, un governo che può contare su di una maggioranza senza precedenti ha dovuto far ricorso al voto di fiducia per farla passare: tra l'autorevolezza che convince, e l'autoritarismo che costringe, si è scelto quest'ultimo".
L'errore sarebbe quello di intendere i tribunali come "aziende", i cui risultati si misurano in termini di efficienza: "I processi non sono generi alimentari, da smaltire quando diventano troppo vecchi - ha evidenziato - sono la vita e la storia di esseri umani. I diritti e le tutele non sono un freno agli investimenti esteri: sono il fondamento del patto sociale che garantisce la pace". Critica anche l'Associazione nazionale forense: "È mancato forse il coraggio di voler attaccare i veri nodi irrisolti, a partire da quello del personale, delle strutture e dell'impegno a coniugare rapidità e digitalizzazione mediante l'introduzione delle risorse economiche necessarie", ha sottolineato il Segretario generale Giampaolo Di Marco.
L'unica riforma a convincere l'avvocatura istituzionale è quella che ha istituito il Tribunale della Famiglia. Ma sul punto il Pd preferisce schierarsi con i magistrati minorili, intimoriti, nelle scorse settimane, dalla presunta perdita della collegialità. Tant'è che il deputato Paolo Lattanzio, capogruppo in Commissione Infanzia e adolescenza, ha presentato un ordine del giorno sul punto. "Una delle caratteristiche dell'attuale sistema della giustizia minorile consiste nella partecipazione al procedimento di esperti (ad esempio psicologi e pedagoghi), con l'obiettivo di tenere conto della specifica condizione del minore come persona in via di sviluppo - ha evidenziato -. La bozza in discussione disegna invece un ipotetico vantaggio dato da una maggiore celerità di un procedimento affidato ad un giudice monocratico ma non vale, a nostro avviso, alla rinuncia all'approccio multidisciplinare a tutela del minore stesso".
Soddisfazione è stata espressa, invece, dagli Avvocati giuslavoristi, che nonostante le criticità evidenziano "due importanti interventi: l'estensione della negoziazione assistita sul lavoro alle avvocate e agli avvocati e il superamento del rito Fornero". Per la presidente Tatiana Biagioni, "la negoziazione stragiudiziale delle controversie di lavoro è strategica non solo in chiave deflattiva, ma proprio nel comune interesse delle parti di conseguire certezze in tempi brevi".
X
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 26 novembre 2021
"La cosa giusta da fare sarebbe smantellare del tutto la legge. Solo un incosciente oggi può fare il sindaco, con questo apparato normativo". "La rispondo da un telefonino che mi dicono venga usato dai narcotrafficanti colombiani, vista l'impossibilità di applicarvi un trojan, tant'è che tempo fa ho incontrato Luca Palamara e gli ho detto che se fosse stato un tipo retrò come me e avesse usato un telefonino come questo forse avrebbe evitato una parte dei guai e magari sarebbe diventato presidente dell'Anm". Inizia così la nostra conversazione con Fabrizio Cicchitto, colonnello berlusconiano negli anni più duri del giustizialismo e ora presidente di Riformismo e Libertà.
È d'accordo con la proposta del Pd di modifica della legge Severino a tutela dei sindaci ed evitando la loro sospensione dopo una condanna in primo grado?
Con me si sfonda una porta aperta, perché sono radicalmente contrario alla legge Severino in quanto tale. A suo tempo in Forza Italia, durante il governo Monti, fui messo in minoranza dai giuristi professionisti di Berlusconi, perché ritenevo un vulnus in sé il fatto di venir meno ai tre gradi di giudizio, quale che sia il reato. Tra le varie cose che la politica, dagli anni '90 ormai ridotta in condizioni pessime, ha concesso al giustizialismo in questo Paese questa è la peggiore. Anche se il colpo finale è arrivato con l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.
I dem puntano a un bilanciamento fra trasparenza della Pa e garanzie per i primi cittadini. Il referendum di Lega e Radicali invece abolisce del tutto la Severino. Si troverà un punto d'incontro?
La proposta del Pd è il minimo che si può fare. La cosa giusta da fare sarebbe smantellare del tutto la legge. Solo un incosciente oggi può fare il sindaco, con questo apparato normativo. Con l'abuso d'ufficio chiunque può portare dei guai al sindaco. È un provvedimento fatto apposta per punire chi non ha fatto assolutamente nulla: insomma la rappresentazione di un proverbio romano che dice "come ti muovi ti fulmino".
Come si è arrivati a un tale grado di esasperazione da parte dei sindaci, come espresso nell'ultima assemblea dell'Anci dal presidente Decaro?
Ci sono stati tanti casi di condannati poi scopertisi innocenti, anche con grande clamore mediatico. Siamo stati dominati dalle più varie forme di giustizialismo. Prima c'è stato quello maior del 92-94, poi da lì è arrivato quello applicato su Berlusconi, infine quello portato avanti dai Cinque Stelle. Arriviamo insomma da trent'anni di mentalità giustizialista che ora dobbiamo provare a ribaltare.
In che modo?
Credo profondamente nel nostro sistema, che prevede tre gradi di giudizio. Altrimenti arriviamo alla presunzione di colpevolezza che tanti acclamano. Chi dice che abolendo la Severino si rischia di far rimanere impuniti alcuni reati è a favore della presunzione di colpevolezza. Qualcuno, come Davigo, pensa addirittura che qualcuno con la fedina penale pulita sia solo un furbo che l'ha fatta franca. Nella logica intrinseca della Severino c'è la presunzione di colpevolezza e siccome io reputo che anche per i reati più gravi debba valere la presunzione di innocenza, credo che vada abolita.
A livello normativo, ritiene ci sia stato un momento in cui le cose per i sindaci siano peggiorate?
La fisiologia delle autonomie in questo paese dovrebbe essere rivolto a Comuni e Province, mentre la riforma del titolo V ha creato il mostro del presidente di Regione. I sindaci sono le entità più fragili di questo mondo. Il miglior sindaco dei Cinque Stelle, Chiara Appendino, è stata punita per una manifestazione legata a una partita di calcio sicuramente gestita malissimo ma sulla quale lei aveva responsabilità relative. È stata colpita e affondata e il suo è solo uno dei tanti casi.
I sindaci dovranno gestire gran parte dei fondi del Pnrr. In che modo l'attuale quadro normativo rischi di fermare la loro opera?
La gestione dei fondi implica dei livelli di discrezionalità e non ci vuole niente a definire una discrezionalità un reato. L'Italia rischia di essere strangolata da quello che si riteneva essere un grande valore, cioè l'esplosione di giustizialismo. Fino ad arrivare a un sistematico attacco contro qualsiasi potere decisionale. I fondi del Pnrr hanno invece bisogno di uomini e donne che prendano decisioni e lo facciano in modo consapevole.
Prima accennava al giustizialismo contro Berlusconi. Pensa che il Cavaliere possa arrivare al Quirinale?
In una condizione normale no, ma siccome siamo in una condizione del tutto anormale, nel senso che quasi tutte le forze politiche sono caratterizzate da andamenti stravaganti, è possibile anche una cosa di questo tipo.
di Maria Fiore
La Provincia Pavese, 26 novembre 2021
Allarme della Garante e degli avvocati penalisti: "C'è un malessere evidente". Il recluso di 46 anni stava scontando una pena per violenze e maltrattamenti. Ancora un suicidio nel carcere di Torre del Gallo. Dopo l'episodio del 25 ottobre (era morto un detenuto di 36 anni), un altro recluso si è tolto la vita. Il nome è noto: Alessio Inguanta, 46 anni, era stato in passato presidente dell'associazione "Genitori negati" e poi era rimasto coinvolto in una indagine per violenze e maltrattamenti su due collaboratrici familiari e sulla convivente ed era stato arrestato.









