molfettalive.it, 29 luglio 2021
"Senza sbarre: tra tutela delle vittime e giustizia riparativa" è il titolo del secondo evento annuale della Fondazione Guglielmo Minervini a cinque anni dalla scomparsa di Guglielmo Minervini. Siamo tutti chiamati alla sbarra, domenica 1 agosto alle ore 20:00, ad interrogarci sul sistema penale carcero-centrico italiano. Per la Fondazione non è stato l'ennesimo fatto di cronaca, verificatosi in una delle tante carceri d'Italia, a dettare il tema di quest'anno per l'evento dell'estate.
L'idea del grido - senza sbarre - viene da lontano, come lontane sono le risposte a tante domande che la Politica stenta ad articolare. Una vera riforma della Giustizia passa obbligatoriamente da un nuovo modello di sistema di detenzione coerente con l'articolo 27 della Costituzione, la pena come rieducazione del condannato, non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità.
Siamo tutti disorientati e frastornati delle tante voci sul tema: - le vittime hanno perso la vita, va buttata via la chiave della cella; - la vivibilità in carcere registra condizioni di emergenza ora più che mai acutizzata dal Covid-19; - la prigione la patiscono in molti, detenuti, poliziotti, magistrati, famiglie, società; - il discredito sulle effettive possibilità di abbassare i tassi di recidiva; - lo scetticismo tangibile sui successi derivanti dal lavoro intracarcerario - extracarcerario. In questa complessità affronteremo il tema di quest'anno con i protagonisti dentro e fuori la realtà carceraria ma anche dentro e fuori la Comunità di Accoglienza presso la Masseria di San Vittore. Don Riccardo Agresti, insieme ad Angela Covelli presenteranno il libro - una vita a metà, con le riflessioni a più voci del dott. Renato Nitti, Procuratore della Repubblica di Trani, di Maria Turtur, Fondazione Guglielmo Minervini, e del dott. Gigi Cazzato, protagonista movimento dell'Ulivo-Puglia. Introdurrà la serata Lino Renna. Il gruppo di musica popolare dei Soballera animerà la Festa dell'Estate.
di Leonardo Becchetti
Avvenire, 29 luglio 2021
Nel corso degli ultimi mesi un ruolo decisivo per curare e attenuare le ferite della pandemia stato giocato nel nostro Paese dal Terzo settore - ovvero da quell'insieme di enti e organizzazioni che si pone uno scopo socialmente meritorio e opera in settori come quelli di salute, assistenza, mense dei poveri, riduzione dello spreco, formazione permanente, parità di genere, cultura, sport, cooperazione internazionale attraverso modalità organizzative sempre nuove che oggi includono tra le molteplici forme organizzative le fondazioni comunità, le cooperative di comunità e le cooperative sociali. L'importanza dell'operato del Terzo settore non è forse ancora compresa appieno dall'opinione pubblica. Nel corso degli ultimi decenni è invece progressivamente cresciuto e si è consolidato il consenso tra gli economisti sul ruolo fondamentale del 'capitale sociale' come collante e precondizione per lo sviluppo e la coesione sociale.
Studi e ricerche hanno 'identificato' la capacità di dare e ricevere fiducia, la reciprocità, il senso civico, la disponibilità a pagare per i beni pubblici come le sue componenti chiave e si sono domandati se e in che modo fosse possibile 'produrre' o accrescere questa risorsa fondamentale. Questo dibattito ci aiuta a comprendere da una prospettiva nuova il ruolo e il valore di tali organizzazioni.
Gli enti di Terzo settore infatti non sono soltanto la risposta più prossima e celere ai bisogni emergenti della società, ma - nel loro operare attraverso il tempo e le energie donate da dipendenti e volontari - alimentano e costruiscono quel capitale sociale che è prerequisito fondamentale per lo sviluppo economico e sociale. La complementarietà tra lavoro del Terzo settore e dinamiche sociali e produttive italiane può essere verificata da molteplici esempi. Per farne solo uno, la ricca e variegata schiera di organizzazioni volontarie che si propongono di valorizzare attrattori culturali e paesaggistici dei diversi territori producono un beneficio indiretto per tutto il settore produttivo (turistico, agroalimentare, della ristorazione, alberghiero, dei trasporti) i cui profitti dipendono dall'attrattività del territorio stesso. Le parole chiave per lo sviluppo futuro del settore e per la creazione di una partnership creativa con le istituzioni e con le imprese profit sono generatività, impatto, ibridazione e co-progettazione.
L'innovazione del Terzo settore punta infatti a una crescita di capacità di creare impatto sociale e ambientale combinandola con la creazione di valore economico e mettendo al centro della propria azione la promozione della dignità della persona. Anche una recente sentenza della Corte Costituzionale sostiene la rivoluzione della coprogettazione. Gli enti di Terzo settore non sono solo potenziali vincitori di bandi costruiti dalla pubblica amministrazione ma per le loro competenze, conoscenza dei problemi del territorio e sensibilità sociale possono concorrere con l'amministrazione alla definizione delle politiche sociali.
Nella motivazione della sentenza, la Corte Costituzionale giustifica questa scelta affermando che "gli enti di Terzo settore, in quanto rappresentativi della 'società solidale', del resto, spesso costituiscono sul territorio una rete capillare di vicinanza e solidarietà, sensibile in tempo reale alle esigenze che provengono dal tessuto sociale, e sono quindi in grado di mettere a disposizione dell'ente pubblico sia preziosi dati informativi (altrimenti conseguibili in tempi più lunghi e con costi organizzativi a proprio carico), sia un'importante capacità organizzativa e di intervento: ciò che produce spesso effetti positivi, sia in termini di risparmio di risorse che di aumento della qualità dei servizi e delle prestazioni erogate a favore della 'società del bisogno'".
Next Generation Eu riconosce questo valore e destina 11,17 miliardi a infrastrutture sociali, famiglie, comunità e Terzo settore. Le parole chiave del piano sono deistituzionalizzazione, domiciliarità, progetti personalizzati. Si sarebbe potuto investire meglio e di più sostenendo con incentivi l'innovazione sociale e la costruzione di reti e partenariati che moltiplicano capacità e qualità d'intervento del Terzo settore. Si deve puntare con lucidità ed efficacia su realtà che è una grande risorsa per l'Italia.
Anche e soprattutto nello scenario attuale non può essere persa l'occasione di puntare in modo sempre più efficace al grande traguardo di promuovere dignità e sviluppo della persona mettendo al centro la relazione di cura che è il vero motore dell'energia necessaria a ogni vera ripresa e della ricchezza di senso del vivere.
societadellaragione.it, 29 luglio 2021
"L'ergastolo ostativo è incostituzionale: dalle pronunce delle Corti alla prova della politica", giovedì 29 luglio 2021, ore 15.00. Nel quinto anniversario dalla scomparsa di Alessandro Margara, come di consuetudine ormai, la Fondazione Giovanni Michelucci, La Società della ragione e l'Associazione Volontariato Penitenziario, nell'ambito dell'Archivio Sandro Margara, fondato nel luglio 2020, promuovono per giovedì 29 luglio alle ore 15.00 il Webinar dal titolo: L'ergastolo ostativo è incostituzionale: dalle pronunce delle Corti alla prova della politica.
Quest'anno appare fondamentale discutere la recente pronuncia della Corte costituzionale che con l'Ordinanza 97/2021 si è espressa ritenendo l'ergastolo ostativo incompatibile con la Costituzione e concedendo al Parlamento un anno di tempo per approntare una nuova disciplina in materia. La Corte, pur individuando già, di fatto, il profilo di incostituzionalità, utilizza la tecnica del rinvio passando la parola alla politica. La Corte rinvia il giudizio, quindi, al 10 maggio 2022, ritenendo preminente un riassetto normativo, data la complessità e la delicatezza della questione, già oggetto di interventi da parte della Corte Costituzionale e della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.
Si riapre, dunque, un percorso che segue un dibattito ormai lungo ed articolato, cui lo stesso Alessandro Margara ha molto contribuito, e che deve oggi essere sostenuto nel segno del definitivo superamento degli ergastoli. La questione è da cogliersi oggi sia nell'ambito di una perdurante pandemia che condiziona, oltre alla quotidianità di ciascuno, la politica e gli assetti nazionali, sia all'interno di un sistema penitenziario che, dall'inizio dell'emergenza sanitaria, ha mostrato grande fragilità, lasciando emergere, tra rivolte, violenze, chiusure ed incertezze, fatti gravissimi come quelli accaduti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere nell'aprile 2020 che, recentemente, lo stesso Ministro della giustizia Cartabia non ha esitato a definire "una violenza a freddo [...] una ferita gravissima alla dignità della persona che è la pietra angolare della convivenza civile".
Il webinar, in programma dalle ore 15.00 di giovedì 29 luglio 2021, sarà dunque introdotto da Grazia Zuffa, cui seguirà una presentazione delle attività promosse dall'Archivio Sandro Margara a cura di Saverio Migliori. A seguire Franco Corleone coordinerà il dibattito sul tema "L'ergastolo tra illegittimità e adeguamento costituzionale" al quale interverranno Andrea Pugiotto con "Contro gli ergastoli" e Franco Maisto con un contributo su "L'attualità del pensiero di Margara".
A seguire sono previsti gli interventi di Stefano Anastasia, Riccardo De Vito, Giuseppe Fanfani, Antonietta Fiorillo, Corrado Marcetti, Mauro Palma ed Emilio Santoro. Il webinar proseguirà con un dibattito a più voci al quale hanno confermato la partecipazione: Ignazio Becchi, Marcello Bortolato, Silvia Botti, Carla Cappelli, Beniamino Deidda, Serena Franchi, Patrizia Meringolo, Massimo Niro, Mariella Orsi, Katia Poneti, Susanna Rollino, Massimiliano Signorini e Antonio Vallini.
Per partecipare al webinar è obbligatoria l'iscrizione gratuita tramite il link: https://www.societadellaragione.it/margara. Per informazioni:
rietilife.com, 29 luglio 2021
"Siamo pronti a partire con la nuova Rems di Rieti, dopo l'accordo fra Regione Lazio, Prefettura di Rieti e Asl di Rieti. Siamo in attesa dell'ok da parte del Gabinetto del Ministro dell'Interno, a cui è stato trasmesso il verbale del Comitato provinciale per l'Ordine e la Sicurezza pubblica. Questo è l'annuncio fatto oggi durante la riunione promossa dal Garante dei Detenuti del Lazio, Stefano Anastasìa, con il presidente del Garante Nazionale dei Detenuti Prof. Mauro Palma e con il Capo del Dap Dott. Dino Petralia": Lo dichiara l'Assessore alla Sanità e Integrazione Sociosanitaria, Alessio D'Amato.
La Rems o Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza sarà ospitata in una struttura presente nell'area dell'ex ospedale psichiatrico di via del Terminillo, accanto all'Hospice "San Francesco". Si occuperà di soggetti sottoposti a detenzione affetti da disturbi psichiatrici.
di Giulia Pompili
Il Foglio, 29 luglio 2021
Più o meno un anno fa, il 1° luglio del 2020, Tong Ying-kit ha preso la sua motocicletta, ci ha fissato sopra la bandiera nera simbolo delle proteste dei ragazzi di Hong Kong, ed è passato attraverso un checkpoint delle Forze dell'ordine - non minacciosamente come si potrebbe pensare: Tong non voleva investirli ma sarebbe passato senza fermarsi "per quattro volte" attraverso il posto di blocco. Pochi giorni dopo Tong è stato arrestato, accusato di aver violato una legge che era stata imposta da Pechino e introdotta dal governo locale di Hong Kong praticamente poche ore prima. La Legge sulla sicurezza nazionale è quella che ha trasformato nel giro di pochi mesi l'ex colonia inglese, un tempo simbolo di libertà e autonomia all'interno del territorio cinese, in un luogo per nulla diverso dal resto della Cina. Ieri Tong Ying-kit è stato ritenuto colpevole di sedizione, perché quella bandiera nera, con su scritto "Liberate Hong Kong, la Rivoluzione dei nostri giorni" è stata ritenuta un pericoloso simbolo di indipendenza, quindi da censurare. In un procedimento anomalo per la tradizione della common law a Hong Kong - ma a Hong Kong niente è più come prima, da un anno a questa parte - a Tong non è stata concessa la libertà su cauzione, ma non solo: non gli è stato concesso nemmeno un processo con una giuria, e i tre giudici che hanno deciso sulla sua colpevolezza sono stati scelti direttamente dal governo locale guidato da Carrie Lam, la fedelissima chief executive dell'ex colonia inglese, ormai una delle leader più sfiduciate dall'opinione pubblica ma che gode del sostegno incondizionato del Partito comunista cinese. La Legge sulla sicurezza prevede anche questo per chi viene perseguito per reati che riguardano il terrorismo e le richieste democratiche.
Il processo contro il giovane Tong è durato quindici giorni e la sua condanna verrà decisa e resa nota nei prossimi giorni. Secondo la Legge sulla sicurezza rischia l'ergastolo. Il carcere a vita per aver "incitato altre persone a commettere la secessione", usando un simbolo e uno slogan come se fossero armi da fuoco e bombe. L'intero dibattimento è stato caratterizzato dall'analisi storica e linguistica delle parole cinesi che significano "liberazione" e "rivoluzione": la difesa di Tong sosteneva che lo slogan degli studenti che hanno protestato nel corso del 2019 e del 2020 era aperto a diverse interpretazioni, mentre l'accusa si è avvalsa di autorevoli storici per dimostrare che da un migliaio di anni il significato di quelle parole è sempre lo stesso, di certo sovversivo.
Il vicecapo procuratore di Hong Kong Anthony Chau, pubblica accusa in numerosi casi molto mediatici di questi ultimi mesi nell'ex colonia inglese, compreso quello contro il tycoon dei media Jimmy Lai, ha detto nell'arringa finale del processo che Tong ha "deliberatamente" oltrepassato i posti di blocco della polizia e non si è fermato anche dopo i ripetuti avvertimenti, "palesemente" violando la legge e con "assoluto disprezzo per la vita umana". La condanna di Tong Ying-kit, secondo diversi analisti, è soprattutto l'inizio di una nuova inedita giurisdizione a Hong Kong: l'ex colonia inglese sarebbe dovuta rimanere autonoma fino al 2047, come previsto dai trattati dell'handover, la riconsegna del territorio da parte del Regno Unito alla Repubblica popolare cinese nel 1997.
Con più di venticinque anni di anticipo, e in palese violazione di quei trattati, Hong Kong è diventata come Shenzhen, come Shanghai, come Pechino. Eric Yan-ho Lai, fellow in Legge alla Georgetown ed esperto di diritto di Hong Kong, ha scritto ieri su Twitter che la condanna di Tong Ying-kit "segna un pericoloso precedente di processo ingiusto, data l'impostazione pre processuale dei giudici designati dall'esecutivo, l'eliminazione del processo con giuria e la custodia cautelare di un anno". Inoltre, secondo Lai, i giudici "sono in linea con la dichiarazione del governo di Carrie Lam di un anno fa", che sottolineava come lo slogan "Liberate Hong Kong, la Rivoluzione dei nostri giorni" fosse in violazione della legge perché sedizioso.
"I giudici hanno ritenuto la guida di Tong una grave violenza e un'intimidazione con la quale ha dato seguito alla sua agenda politica, e questo implica che la guida pericolosa unita a slogan politici può essere considerata sufficiente per essere processati per terrorismo. Ultimo, ma non meno importante, i pubblici ministeri ora possono sfruttare questo verdetto per giustificare gli atti di accusa contro chi ha pronunciato quegli slogan oppure li ha mostrati su una maglietta, in violazione degli standard internazionali di libertà d'espressione", ha scritto Lai.
Per capire quanto certi simboli siano considerati ormai pericolosissimi per Pechino e per chi aderisce alla narrazione cinese, baserebbe pensare alla storia di Angus Ng Ka-long, campione di badminton di Hong Kong che la scorsa settimana ha esordito ai Giochi olimpici di Tokyo con una semplicissima maglietta nera con su scritto il suo nome, ma non la bandiera dell'ex colonia inglese.
Il politico pro Pechino Nicholas Muk ha scritto sui suoi social un post violento contro l'atleta, credendo in un messaggio politico da parte di Angus Ng: le magliette nere erano quelle che indossavano i giovani manifestanti anticinesi. Angus Ng Ka-long ha poi spiegato che la politica non c'entrava niente, che si era ritrovato all'ultimo momento senza sponsor e aveva stampato lui stesso il suo nome sul retro di una maglietta di sua proprietà. Nicholas Muk ha cancellato il post, ma il clima è questo: quello in cui chiunque si macchi di essere associato ai manifestanti di Hong Kong rischia grosso, tutto.
Attualmente ci sono altre sessanta persone in attesa di processo per aver violato la Legge sulla sicurezza a Hong Kong. Tra di loro ci sono diversi ex membri del parlamentino di Hong Kong. L'altro ieri, al termine dell'inatteso incontro in Cina tra il ministro degli Esteri di Pechino Wang Yi e la vicesegretaria di stato americana, Wendy Sherman, la Cina ha formalizzato alcune richieste a Washington come punto di partenza per ristabilire un dialogo tra le prime due economie del mondo. Prima richiesta: le questioni territoriali cinesi sono solo cinesi, l'America non si immischi.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 28 luglio 2021
Dopo il nostro articolo la precisazione del ministero della Giustizia sulla commissione che dovrà occuparsi dei presunti pestaggi. Il garante campano Ciambriello chiede che l'organismo venga integrato. Dopo l'articolo de Il Dubbio, nel quale è stato fatto notare un potenziale conflitto di interesse che riguarda soprattutto uno dei componenti della commissione istituita dal Dap per occuparsi delle indagini interne relativi ai presunti pestaggi che riguardano diverse carceri, il ministero della Giustizia ci ha risposto portandoci a conoscenza un elemento ulteriore che potrebbe risolvere questa criticità.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 28 luglio 2021
Santa Maria Capua Vetere e le carceri delle rivolte 2020: il Garante campano boccia la scelta della ministra. La denuncia della senatrice 5S Leone che chiede di rimuovere la direttrice Palmieri. Nubi scure all'orizzonte, per la ministra Cartabia, anche sul fronte di Santa Maria Capua Vetere e degli altri carceri dove durante il primo lockdown sono morti alcuni reclusi (13 in tutto).
di Andrea Colombo
Il Manifesto, 28 luglio 2021
La cornice è definita: l'improcedibilità non scatterà per i reati di mafia e terrorismo. Per evitare i voti di fiducia, un emendamento del governo in commissione. Alla Camera, per la prima tornata del giro di consultazioni sulla riforma della giustizia, Conte cala la carta più pesante: "Senza modifiche, per il M5S sarebbe difficile votare la fiducia". Posizione nota, ma è la prima volta che il futuro leader dei 5S lo dice apertamente, senza possibilità di smentita. L'unica a farlo, sinora, era stata la ministra Dadone ma solo per correggersi subito dopo. Quali modifiche? Conte cita tra settori per i quali dovrebbe essere esclusa l'improcedibilità: "Mafia, terrorismo e corruzione". Ripete la lista nel corso della riunione. All'uscita però, con i cronisti, abbassa i toni. Nessuna allusione alla possibilità di negare la fiducia: "Fare minacce non è nel mio stile" e comunque "non voglio nemmeno considerare l'ipotesi che il testo non venga migliorato". Le aree nevralgiche però sono ora ridotte a mafia e terrorismo.
Il senso della trattativa in corso è tutto qui. Subito dopo la riunione di Conte a Montecitorio, Draghi e la ministra Cartabia si incontrano di nuovo a palazzo Chigi, poi la palla passa al sottosegretario Garofolo che sta materialmente buttando giù il testo che il Cdm dovrà approvare, probabilmente già giovedì. I tempi sono strettissimi. Con i regolamenti della Camera l'unica via per evitare il calvario di 4 o 5 voti di fiducia in Aula è che sia la commissione ad approvare preventivamente un emendamento del governo che modifica il testo sulla improcedibilità. La riforma sarà in Aula venerdì. La quadra dovrebbe quindi essere auspicabilmente trovata entro domani sera.
La cornice è definita. Per i reati di mafia e terrorismo anche non punibili con l'ergastolo non scatterà l'improcedibilità. I nodi ancora da sciogliere riguardano i particolari concreti. Due gli irrisolti principali. Il primo riguarda i reati contro la Pa. I 5S vorrebbero che l'improcedibilità venisse esclusa anche per questi casi. Hanno pochissime probabilità di farcela. Significherebbe quasi cancellare la riforma in materia di prescrizione. L'ala destra della maggioranza non lo accetterebbe, lo stesso Pd è contrario. Ma la parola magica che per i 5S, gli eletti e soprattutto gli elettori, fa la differenza tra vittoria e sconfitta è proprio "corruzione".
Neppure sui "reati di mafia" c'è ancora intesa. Conte mira a una interpretazione estensiva: non solo i boss e gli imputati ai sensi del 416bis ma anche quelli minori e i concorsi esterni. Il governo, almeno per ora, sembra fermo sul limitare lo stralcio dell'improcedibilità al 416bis ma le prossime ore saranno anche da questo punto di vista decisive. La pressione sui 5S del Fatto, che è a tutti gli effetti una voce interna al Movimento e anche molto ascoltata, ma soprattutto della magistratura, saranno, e anzi già sono martellanti. Il Csm è deciso a far sentire la sua voce prima del voto della Camera. Mattarella aveva chiesto che il plenum convocato per domani non si pronunciasse dal momento che la VI commissione aveva espresso il parere da sottoporre al plenum solo su un segmento della riforma, la prescrizione. La data del prossimo plenum però è il 5 agosto, a voto della Camera già avvenuto. Così la VI commissione ha preso la rincorsa, ha esaminato in tempi record l'intera riforma ed espresso il suo parere fortemente negativo non solo sulla prescrizione ma su altri 3 o 4 punti giudicati "critici". Il parere sulla Cartabia è stato quindi inserito nell'odg aggiunto del plenum di domani.
Ieri, infine, si è sbloccata la situazione nella commissione Giustizia in merito alla richiesta di Fi di aggiungere l'abuso d'ufficio, che riguarda non il diritto penale ma quello sostanziale, agli emendamenti. Il presidente Fico ha confermato l'inammissibilità degli emendamenti decisa dal presidente della commissione Perantoni proprio perché esterni al perimetro in discussione. Fi ha chiesto di conseguenza di votare l'ampliamento del perimetro, ma la proposta è stata respinta con 25 voti contro 19. Si è schierato contro la richiesta azzurra anche il gruppo di Toti, sul quale aveva probabilmente esercitato qualche pressione anche palazzo Chigi, e la deputata Giusi Bartolozzi, dopo aver votato in dissenso, è passata dal gruppo di Fi al Misto. Hanno sfiorato il colpaccio gli ex 5S di Alternativa c'è, che volevano allargare il perimetro all'intero processo penale allo scopo dichiarato di bloccare "la controriforma". Non ce l'hanno fatta per appena 2 voti: 23 contro 21.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 28 luglio 2021
La commissione Giustizia della Camera ieri ha bocciato la proposta del centrodestra di ampliare il perimetro della riforma sulla giustizia all'abuso d'ufficio. Hanno votato in blocco Partito democratico, Movimento 5 stelle e Leu, respingendo i tre emendamenti proposti dal capogruppo di Forza Italia Pierantonio Zanettin con 25 voti contrari e 19 a favore, e con l'astensione di Maurizio Lupi.
di Errico Novi
Il Dubbio, 28 luglio 2021
Domani il via libera dei ministri al nuovo testo sul penale scritto con Cartabia, subito il voto in commissione, poi la fiducia in Aula. Andata. Dopo tre anni di tormenti sulla prescrizione, ci volevano Mario Draghi e Marta Cartabia per sciogliere il groviglio della riforma penale. Ieri Giuseppe Conte, altro protagonista dell'accordo, ha ottenuto dai deputati 5 Stelle il via libera sul nuovo lodo concordato col governo.
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