di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 13 marzo 2021
Il rapporto del Garante nazionale rivela la diversità dei ristretti nelle sezioni di Alta sicurezza: dagli integralisti islamici fino ad antagonisti e anarchici. Può accadere che un detenuto appartenente all'area dell'antagonismo di tipo anarchico, si ritrova ad essere l'unica presenza della sezione dell'Alta sicurezza (AS2) in un contesto di stretta osservanza religiosa e culturale di matrice islamica. Inevitabile l'impossibilità concreta di qualsiasi attività diversa dal rimanere chiusa nella propria stanza.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 13 marzo 2021
La ministra promette investimenti, ma i penalisti scioperano. Più investimenti in arrivo per la giustizia digitale, eliminando le difficoltà contestate dai penalisti, che ieri hanno condotto le Camere penali a proclamare l'astensione dalle udienze dal 29 al 31 marzo. Questo il messaggio della ministra della Giustizia, Marta Cartabia, al primo Festival della giustizia organizzato da Aiga e 4CLegal con la media partnership del Sole 24 Ore e dedicato proprio al tema della digitalizzazione.
agenzianova.com, 13 marzo 2021
Aumentano da 95 a 210 i posti messi a concorso dal ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria per il profilo professionale di funzionario giuridico-pedagogico. Lo ha stabilito un decreto firmato oggi dal direttore generale del personale e delle risorse, Massimo Parisi, che eleva la disponibilità di posti previsti nel bando pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 42 del 29 maggio 2020 per il suddetto profilo di personale appartenente al comparto Funzioni centrali.
di Simona Musco
Il Dubbio, 13 marzo 2021
L'Ucpi denuncia l'ennesimo disservizio e proclama tre giorni di astensione La guardasigilli Cartabia: "Risolveremo il problema legato al deposito degli atti". Tre giorni di astensione per rivendicare la tutela del diritto di difesa. L'Unione delle Camere penali alza la voce, lanciandosi in una feroce critica di politica e magistratura, perse dietro discussioni interne fini a se stesse e incapaci di gettare uno sguardo sulla condizione della Giustizia.
"Drammatica", sentenziano i penalisti, che di fronte all'ennesima contraddizione della macchina del processo hanno deciso di incrociare le braccia. L'ultimo disservizio è quello del portale del processo penale, il cui utilizzo è obbligatorio, ma evidentemente non lo è la sua funzionalità, se è vero, com'è vero, che i giorni in cui si ha la fortuna di vederlo funzionare sono meno di quelli in cui, invece, si inceppa.
E ciò, denuncia Ucpi, nel più assoluto silenzio delle parti in causa, a fronte della richiesta di un periodo cuscinetto che consentisse anche il deposito cartaceo degli atti. "Il portale penale telematico, o meglio il portale delle Procure - affermano i penalisti -, nasce già obsoleto, ma soprattutto presenta continui guasti e inconvenienti tecnici che mettono a repentaglio il rispetto dei termini processuali e la tempestiva contezza delle iniziative della difesa. La soluzione ragionevole proposta, quale la previsione di un regime transitorio, non è stata presa in considerazione".
I tre giorni di astensione (29, 30 e 31 marzo), per i quali Ucpi chiama a raccolta tutte le Camere penali territoriali, saranno accompagnate anche da una giornata di protesta nazionale, in modalità telematica, prevista per il 29 marzo. Sul tema della digitalizzazione Cartabia si è espressa ieri, in un passaggio del suo intervento al Festival della Giustizia. "L'utilizzo degli strumenti informatici si è rivelato fondamentale nella pandemia e continuerà a esserlo, per dare un volto nuovo alla giustizia - ha evidenziato. Contiamo anche di migliorare le disfunzioni che persistono nel portale telematico di deposito degli atti".
Dichiarazioni di intenti che gli avvocati attendono di vedere concretizzate. Se, da un lato, sottolineano i penalisti, la digitalizzazione appare inevitabile, dall'altro "il deposito nel portale non è corredato da idonea certificazione comprovante l'esito positivo delle operazioni. Spesso, intervenuto il deposito della nomina, è comunque impossibile accedere al fascicolo".
A ciò si aggiunge l'esclusività dello strumento per il deposito degli atti difensivi, nonché l'estensione del suo utilizzo - sempre esclusivo - anche al deposito della querela, degli atti di opposizione alla richiesta di archiviazione e dell'atto di nomina, con l'introduzione di un "atto abilitante" che carica i difensori "di un ulteriore incombente non previsto dalla legge".
A ciò si aggiunge un'azione non omogenea da parte dei procuratori: "In alcuni casi si è negata l'esistenza del problema, in altri si è attribuito il cattivo funzionamento del meccanismo alla incapacità tecnica degli avvocati. In alcune sedi si è giunti ad autorizzare anche le forme di deposito tradizionale, salvo paventare il concreto rischio di future declaratorie di inammissibilità", aggiungono i penalisti. Una situazione che determina, a conti fatti, "una grave lesione dei diritti dei cittadini sottoposti a procedimento penale e delle persone offese che non vedono garantita la loro rappresentanza e la loro difesa tecnica".
Dal canto suo, il Consiglio nazionale forense ha scritto una nota indirizzata a tutti i presidenti dei Coa italiani, sottolineando di aver "provveduto a sollecitare un ulteriore incontro con il Dgsia (Direzione generale dei sistemi informativi automatizzati) del ministero della Giustizia, "al fine di rappresentare le persistenti problematiche che non hanno ancora trovato soluzione".
E lunedì prossimo è prevista una riunione che coinvolgerà i rappresentanti dell'Ucpi "finalizzata a verificare le possibili soluzioni e i correttivi da adottare al fine di evitare pregiudizi agli avvocati, ma, soprattutto, qualsivoglia forma di preclusione all'esercizio dell'attività di difesa causata dal mancato funzionamento del sistema".
I penalisti sono chiari: non solo il processo penale sconta gli esiti di riforme emergenziali che hanno reso i meccanismi processuali farraginosi, ma anche "strutture sovente fatiscenti, personale di cancelleria in smart working, generale inadeguatezza dei provvedimenti assunti per l'operatività dei singoli uffici giudiziari".
Tutto questo nel mezzo di una crisi epocale della magistratura, incapace di "elaborare una seria riflessione sul sistema di potere costruito negli ultimi vent'anni" e di un temporeggiare della politica, che "non pare avere, al momento, intelligibili progetti di modifica della prescrizione né dei meccanismi capaci di incidere sui tempi del processo né dell'ordinamento giudiziario". Ucpi continua a dirsi pronta ad un'interlocuzione con la ministra, essenziale, si legge nella nota, per qualsiasi "progetto di riforma".
Il Dubbio, 13 marzo 2021
Il sindacato dei magistrati si schiera: "Nella piena consapevolezza della necessità che sia data precedenza, nel piano vaccinale, alle persone vulnerabili o con disabilità grave, chiediamo che venga inserito tra le categorie prioritarie il personale del comparto giustizia, compresa l'avvocatura".
"La somministrazione del vaccino ai lavoratori del comparto giustizia non costituisce una indebita corsia preferenziale". Lo ribadisce l'Associazione nazionale magistrati, prendendo atto dell'esclusione dal nuovo piano vaccinale in corso di approvazione, dei lavoratori addetti ai servizi essenziali dalle categorie sottoposte a vaccinazione prioritaria. Si tratta di un intervento, sottolinea l'Anm, "in evidente controtendenza rispetto alla più volte dichiarata necessità di dare continuità ai servizi essenziali".
"La necessità di svolgere la maggior parte delle udienze in presenza - allo stato della normativa attuale e per l'incompleto percorso di digitalizzazione e di aggiornamento delle dotazioni informatiche - espone quotidianamente gli operatori della giustizia (personale amministrativo, magistrati e avvocati) al rischio di contrarre il virus e di trasmetterlo", sostiene l'Anm.
Negli uffici giudiziari, "molto spesso non dotati di adeguati sistemi di areazione e di locali idonei a garantire il necessario distanziamento - se non a costo di un eccessivo rallentamento del servizio, in danno dell'utenza - vi è, infatti, un inevitabile, frequente contatto diretto tra un notevole numero di persone, con evidente ed elevato rischio di diffusione del contagio e di sviluppo di focolai epidemici".
Pertanto," nella piena consapevolezza della necessità che sia data precedenza, nel piano vaccinale, alle persone vulnerabili o con disabilità grave, chiediamo che venga inserito tra le categorie prioritarie - a prescindere dall'età e dalle condizioni patologiche - il personale del comparto giustizia, compresa l'avvocatura". Solo in questo modo, "peraltro, sarà assicurata uniformità sul territorio nazionale, tenuto conto delle vaccinazioni già eseguite o programmate in numerose Regioni, in base all'originario, condivisibile coinvolgimento dei lavoratori addetti ai servizi essenziali".
di Davide Varì
Il Dubbio, 13 marzo 2021
"Pure Campania e Sicilia danno la precedenza agli avvocati, mentre anziani e vulnerabili restano in lista d'attesa". È la nuova campagna del Fatto Quotidiano - chi altri sennò? - che proprio non riesce ad uscire dalla logica manichea dall'amico-nemico (Carl Schmitt ricorda qualcosa?) cercando ogni volta di aprire nuovi fronti di scontro. E non per amore marxista del "conflitto" ma solo per manganellare virtualmente chi si ostina a rivendicare diritti per tutti, ma proprio tutti, gli operatori della giurisdizione.
L'altra perla di giornata arriva dal Domani il quale, imbracciato il fucile del populismo pauperista, si chiede il motivo per cui un avvocato dovrebbe essere vaccinato prima di un operaio. "Perché un operaio non ha un Ordine che lo protegge", risponde retoricamente il commentatore del Domani con la tessera dell'ordine dei giornalisti in tasca. Il quale, evidentemente, non ha una causa pendente da anni e non è in attesa di giudizio nelle patrie galere. Altrimenti, ne siamo certi, cambierebbe idea e capirebbe all'istante che avvocati e magistrati sono fondamentali per la tenuta del nostro Stato di diritto e per il rispetto del giusto processo. E qui non stiamo citando né Schmitt né Marx, ma l'articolo 111 della nostra Costituzione.
Ma quella dei vaccini agli avvocati è questione troppo seria per "buttarla" in polemica. Per quel che ci riguarda abbiamo cercato di affrontarla evitando il più possibile posizioni troppo rigide o corporative e così abbiamo ospitato anche il parere di chi pensa, o teme, che dare la precedenza agli avvocati - oltre che ai medici, agli infermieri e ai magistrati - possa essere vissuto come una sorta di ingiustificato privilegio. L'impressione, però, è che questa lettura sconti la cattiva coscienza di chi, in questi anni, ha lavorato per raccontare l'avvocatura come un mondo composto da professionisti che aiutano i disonesti (presunti) a farla franca. Un modello caricaturale e inaccettabile che è servito per dividere il mondo della giustizia in buoni e cattivi. Una pratica manichea e fasulla che ha fatto la fortuna di un "club" politico-mediatico-giudiziario che ha cercato di smantellare o indebolire il nostro Stato di diritto. Ed è proprio questo il punto: non v'è dubbio che buona parte della difesa dello Stato di diritto passi per la toga degli avvocati italiani. E tutti, anche i più scettici, non potranno non ammettere che la difesa delle garanzie e delle libertà dei cittadini è fondamentale per il bene e la salute della nostra fragile democrazia.
E allora, una volta messi al sicuro medici, infermieri, operatori sanitari e tutti coloro che in questo anno di pandemia hanno lottato come leoni contro questo virus subdolo e terribile, ecco, dopo aver fatto tutto questo, dobbiamo mettere al sicuro anche chi difende i nostri diritti e manda avanti la giurisdizione. E per capire che i vaccini agli avvocati non sono un privilegio ma un diritto di cui beneficiano tutti gli italiani, soprattutto quelli che hanno subito durezze e lentezze della giustizia italiana, bisognerebbe rovesciare quel racconto caricaturale e ingiusto che ha diffamato i nostri avvocati. Ma del resto questo è uno dei motivi per cui ogni giorno mandiamo in stampa questo giornale.
di Oscar De Simone
Il Mattino, 13 marzo 2021
Il Covid corre veloce e supera qualsiasi barriera, anche quella delle mura del carcere. Altri cinque positivi sono stati riscontrati nei giorni scorsi a Poggioreale portando il numero di detenuti contagiati da novembre, mese in cui è iniziata una vera campagna di screening massiva, ad oggi a 256 unità.
Una situazione che nonostante tutto viene ritenuta sotto controllo anche se la preoccupazione c'è e non viene nascosta. Proprio per questo motivo, soprattutto in questa fase di terza ondata, le operazioni procedono spedite. Ogni settimana gli ospiti di un intero padiglione vengono sottoposti a tampone e questo, come viene sottolineato dal direttore della unità operativa per la tutela della salute negli istituti penitenziari della Asl Napoli 1 C Lorenzo Acampora, per avere il tempo di preparare eventuali stanze per i positivi.
"È una procedura - afferma Acampora - che stiamo adottando quattro mesi a questa parte e ci sta dando ottimi risultati. In questi giorni ci stiamo occupando del padiglione Milano, poco più di trecento unità, i cui risultati saranno in nostro possesso solo la prossima settimana. Crediamo che il lavoro fatto fino ad oggi sia importante ma è ovvio che deve proseguire a ritmi serrati e tenendo conto anche della polizia penitenziaria. C'è un altro vecchio problema da risolvere e che rende tutto più difficile, però: quello del sovraffollamento. Nel carcere di Poggioreale infatti ci sono dai 500 ai 600 detenuti in più e questo non agevola il nostro lavoro. Inoltre molte malattie che fuori sono debellate - come ad esempio la scabbia - qui continuano a circolare. Questo perché le condizioni di promiscuità ci sono ed a volte è difficile evitarle".
Un vecchio problema insomma che crea nuove difficoltà. Anche per questo i garanti per i detenuti della regione Campania e del comune di Napoli, chiedono a gran voce l'avvio della campagna vaccinale. Unica alternativa alla diffusione del virus tra le mura del carcere.
"Lo stiamo chiedendo da tempo - affermano Samuele Ciambriello e Pietro Ioia - perché è importante mettere tutti in sicurezza. I morti che ci sono stati in questi mesi in tutta la regione - anche tra la polizia penitenziaria - sono un segnale che nessuno deve trascurare. È necessario agire in tempi brevi anche perché l'isolamento di questi uomini adesso è ancora più evidente.
L'impossibilità dei colloqui e di qualsiasi genere di visita è un ulteriore motivo di insoddisfazione e tensione tra la popolazione carceraria. Il lavoro messo in campo a Poggioreale è apprezzato da tutti, ma adesso è necessario un ulteriore accelerazione. Non possiamo più permetterci passi falsi o rallentamenti. La salute di tutti quelli che vivono dietro queste mura va tutelata in ogni modo possibile".
di Valentino Di Giacomo
Il Mattino, 13 marzo 2021
Un anno ancor più difficile a causa del Coronavirus anche per i detenuti reclusi nelle carceri campane. Un'accelerazione di contagi e morti c'è stata soprattutto negli ultimi sei mesi all'interno delle case circondariali. Ma non è stato solo il Covid a monopolizzare ieri la presentazione della relazione annuale sullo stato delle carceri campane presentata dal Garante dei detenuti, Samuele Ciambriello con al suo fianco il Garante nazionale, Mauro Palma e il presidente del Consiglio regionale della Campania, Gennaro Oliviero. A Napoli spetta infatti un triste primato: quello delle ingiuste detenzioni causate da errori giudiziari.
"Solo nello scorso anno a Napoli - ha denunciato Ciambriello - si sono contati 129 casi di errori giudiziari, persone ingiustamente carcerate che si sono viste riconoscere un indennizzo complessivo di 3,2 milioni di euro". Tantissimi casi che, purtroppo, sono comuni in tutta Italia. Il sito web "errorigiudiziari.com" ne ha contati in tutta Italia dal 1991 al 31 dicembre 2019 ben 28.893, con una spesa complessiva per i risarcimenti da parte dello Stato che, tra indennizzi e risarcimenti, sfiora il miliardo di curo. "Mille persone hanno ricevuto un'indennità per ingiusta detenzione soltanto nell'ultimo anno - ha spiegato Ciambriello - dopo Napoli, nella classifica nazionale, c'è Reggio Calabria con 120 casi e indennizzi per oltre 9 milioni di euro".
Ma nell'ultimo anno è stato soprattutto il problema più grande da affrontare anche al di là dei muri dei penitenziari. "Il mondo carcerario campano - ha raccontato il Garante - ha pagato un prezzo alto per la pandemia in termini di vite umane con 10 persone decedute a causa del Covid - 19 di cui 5 agenti, quattro detenuti e un medico". Un'accelerazione di morti e contagi si è registrata soprattutto nelle ultime settimane. "Sono stati 1644 i contagi negli ultimi sei mesi e - ha illustrato nella sua relazione Ciambriello - di essi, 862 fra gli agenti, 724 fra i detenuti e 58 fra gli operatori penitenziari. L'emergenza Coronavirus ha acuito ulteriormente le già gravi problematiche della realtà carceraria, a cominciare dal sovraffollamento, ed ha evidenziato la necessità di ricorrere a misure alternative al carcere".
Proprio l'impatto del Covid ha favorito un importante aumento del ricorso a misure alternative per far scontare la pena. Ovviamente, anche nelle case circondariali c'è un'enorme speranza per i vaccini anche per riprendere nuovamente i normali colloqui familiari di persona e non attraverso le videoconferenze. "In questo momento la parola magica e d'ordine - si è augurato il Garante - è la campagna di vaccinazione. In tutta Italia 927 detenuti sono stati vaccinati e 5704 agenti. In Campania invece non parte ancora la campagna.
Le criticità legate al virus - ha rimarcato Ciambriello - hanno così sottolineato in modo inequivocabile la necessità di investimenti in termini di risorse umane e dotazioni tecnologiche che possano facilitare lo svolgimento del trattamento e l'apertura di canali comunicativi con l'esterno in grado di assicurare il processo di risocializzazione". Non poteva non essere affrontato il tema della detenzione dei ragazzini minori anche riguardo al recente caso del 16enne trovato suicida nella comunità di recupero di Briano, nel Casertano. Ma il tema è soprattutto dell'incidenza della criminalità giovanile, una ferita nel tessuto sociale soprattutto a Napoli.
"Ogni anno - ha ricordato Ciambriello - ci sono 5mila minori tra i 12 e i 18 anni identificati e riaffidati ai genitori o condotti in comunità di recupero. Tra Napoli e provincia si contano 172mila minori, cioè il 17,8% della popolazione e mi chiedo cosa facciamo noi socialmente per questi giovanissimi per evitare che finiscano nelle maglie della giustizia".
Il Sole 24 Ore, 13 marzo 2021
Saranno magistrati in ruolo, designati dal Csm. Svolgeranno indagini e processi davanti alle Corti nazionali alle dipendenze del Procuratore Ue. Venti e dislocati nelle principali sedi giudiziarie. Saranno tanti i pm italiani che lavoreranno per Eppo, la procura europea, secondo la proposta della ministra della Giustizia Marta Cartabia, su cui si pronuncerà il 23 marzo il plenum del Csm, nella riunione presieduta dal capo dello Stato. Sarà la prima occasione di confronto con il Csm di Cartabia, che invece ha già incontrato il vice presidente David Ermini il 4 marzo scorso al ministero della Giustizia.
Al centro di quel colloquio c'era proprio il tema della procura europea, di cui Cartabia ha parlato anche nella riunione di ieri con i capigruppo della maggioranza nelle Commissioni Giustizia di Camera e Senato. L'Italia è un po' in ritardo rispetto ad altri Paesi nell'attuazione degli ultimi passaggi necessari al pieno funzionamento della procura europea, che già esiste. Si tratta ora di nominare i Ped, i procuratori europei delegati.
Sono i sostituti, in ogni Stato dell'Unione, del Procuratore Europeo, che a breve sarà il titolare esclusivo dell'azione penale per tutti i reati che offendono gli interessi finanziari della Unione Europea. Il Csm ha indicato i criteri per la loro designazione, ma perché si proceda al bando di concorso occorrono ulteriori passaggi. A partire dal parere sulla proposta della ministra Cartabia di determinare in 20 il loro numero, su cui la prossima settimana si pronuncerà la Commissione prima del voto del plenum.
I Ped - che in Italia saranno magistrati in ruolo, ma negli altri Paesi non necessariamente - svolgeranno indagini e celebreranno processi innanzi alle corti nazionali, designati dal Csm, ma alle dipendenze della Procura europea. Nella circolare Il Csm ha stabilito che nella loro scelta sarà valorizzata l'esperienza nella conduzione di indagini in materia di reati contro la PA o di criminalità economica e finanziaria e nella cooperazione giudiziaria internazionale.
di Cristina Genesin
Il Mattino di Padova, 13 marzo 2021
È stata archiviata l'indagine sull'ex direttore del carcere Salvatore Pirruccio. La conclusione della Procura: "Si tratta di atti valutativi e quindi discrezionali".
Casa di reclusione Due Palazzi, il carcere per i detenuti condannati in via definitiva: quattro inchieste aperte e un'indagine finita in archivio. Si tratta dell'indagine di cui è stato protagonista Salvatore Pirruccio, all'epoca dei fatti direttore del Due Palazzi da 13 anni, poi rimosso nell'ottobre 2015 dall'incarico. L'accusa contestata era di falso ideologico in seguito alla declassificazione di 6 reclusi dal regime di Alta sicurezza (riservato ai condannati inseriti nella criminalità organizzata per reati di tipo associativo come mafia e traffico di droga a livello internazionale) a quello proprio dei detenuti comuni.
A sollecitare l'archiviazione (accolta dall'ufficio gip) il pm Sergio Dini che ha concluso come "con tale atto (di declassificazione) Pirruccio comunicava esservi stata una positiva valutazione circa il comportamento dei detenuti.... tale atto, per ciò che concerne l'aspetto contenutistico, è di carattere discrezionale, non risulta avere carattere di attestazione o certificazione dei fatti". La conseguenza? "Gli aspetti valutativi (con riferimento alla declassificazione decisa dall'allora direttore) essendo per loro natura discrezionali..., non possono essere ricompresi nella fattispecie dell'articolo 479 (l'articolo del codice penale che disciplina il reato di falso ideologico)". Da qui l'archiviazione in quanto con quella declassificazione Pirruccio non ha certificato un "fatto" (come richiesto dal reato di falso) ma ha solo espresso delle valutazioni.
Scrive ancora il pm: "Residuerebbe la circostanza di avere il Pirruccio "comunicato" al Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria) che tale positiva valutazione era "già stata inserita in Afis" (si tratta della banca dati delle forze dell'ordine), circostanza quest'ultima non perfettamente corrispondente alla realtà posto che sotto la data del 9 aprile 2015 ancora non vi era stata formale adozione di provvedimenti in tal senso... Pirruccio ha dichiarato che al di là dell'aspetto formale (non ancora perfezionato) si era però già formata un'inequivocabile volontà in tal senso dell'organo collegiale (il Got o Gruppo osservazione e trattamento) deputato a tale tipo di valutazione, volontà espressa in colloqui e incontri anche informali e non verbalizzati, tra i componenti del predetto organo".
Tutto nasce dall'ispezione da parte del Dap nel Due Palazzi tra giugno e luglio 2015 quando "venivano riscontrate anomalie e irregolarità nella conduzione della casa di reclusione" scrive sempre il pm Dini "in particolare per quanto concerneva la declassificazione di alcuni detenuti in Alta Sicurezza". Quest'ultima sezione viene eliminata perché nell'estate 2014 esplode lo scandalo "carcere colabrodo", un'inchiesta che svela un sistema di crimini, abusi e complicità tra alcuni agenti di polizia penitenziaria e un gruppo di detenuti, capaci di trasformare un reparto del carcere in un supermarket fuorilegge dove tutto aveva un prezzo.
Al termine dell'ispezione viene trasmesso anche in procura il rapporto firmato dalla dottoressa Gianfederica Dito (Capo del Dipartimento Ufficio per l'attività ispettiva e di controllo del Dap). Nel rapporto si rileva che "la commissione ha confermato quanto è emerso nella visita ispettiva del 2014... che il controllo di una parte dell'istituto e dei detenuti che vi lavorano è affidato interamente a due centri di potere ai quali la direzione (all'epoca affidata a Pirruccio) sembrerebbe aver ceduto la gestione e il controllo".
In seguito all'ispezione (di carattere amministrativo) nell'ottobre 2015 scatterà il trasferimento ad altro incarico del direttore, difeso dalle cooperative attive in carcere e dai volontari di Ristretti Orizzonti. Sul piano penale, invece, l'indagine avviata sul fatto specifico della declassificazione dei 6 detenuti in Alta sicurezza posta in essere da Pirruccio si è chiusa con quell'archiviazione, non rilevando alcun falso ideologico.
- Brescia. Canton Mombello è il secondo peggior carcere d'Italia
- Pescara. Covid, positivi 30 detenuti: la protesta degli agenti
- Firenze. Una campagna per donare nuovi libri alle carceri
- Cosenza. In ricordo di Sergio Cosmai, direttore del carcere ucciso dalla 'ndrangheta
- Taranto. Il carcere più sovraffollato di Italia: "Quando i vaccini?"











