di Ornella Favero*
Ristretti Orizzonti, 14 marzo 2021
Gentile Ministra della Giustizia, le scrivo in qualità di presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia e direttrice di Ristretti Orizzonti, una rivista realizzata da una redazione di persone detenute e volontari in carcere.
di Federico Mereta
La Stampa, 14 marzo 2021
La video chiamata? La stiamo sperimentando tutti in questo momento di distanziamento. È un modo per stare in contatto con il mondo esterno, per salutare madri, padri, figli e amici. Per abbracciarsi virtualmente.
di Luca Rondi
altreconomia.it, 14 marzo 2021
Nel nostro Paese oltre 300 persone restano nel circuito penale pur avendo scontato la pena. Senza casa, lavoro, prospettiva. Le "Case lavoro" nella maggior parte dei casi non funzionano. Il sistema è "indifendibile", spiega Mauro Palma, garante nazionale delle persone private della libertà personale. Il caso di Biella.
di Enrico Sbriglia*
partitoradicale.it, 14 marzo 2021
Sig.ra Ministra Cartabia, mi consenta, sommessamente, di porgerLe un consiglio: scompagini l'ordinaria ipocrisia che regna, indisturbata da oltre un trentennio, nella gestione del sistema penitenziario italiano e imponga una visone per davvero costituzionalmente orientata, valorizzando la possibilità concessaLe dal mandato governativo, per ricomporre un ragionevole contesto di regole che serva a migliorare le condizioni delle carceri, offrendo alla generalità delle persone detenute una reale e diffusa possibilità di riscatto che meriti di essere colta, anzitutto rendendo quel mondo più umano e già solo per questo più sicuro.
di Simona Musco
Il Dubbio, 14 marzo 2021
La Regione decide di adeguarsi al piano nazionale, escludendo i servizi essenziali. Il presidente del Coa di Palermo: "Scelta inaccettabile".
Caos. Forse l'unica parola per descrivere la situazione è questa. Perché dopo la pubblicazione del nuovo piano vaccinale, la Regione Sicilia, tra le poche che aveva deciso di inserire gli avvocati, assieme al resto del comparto Giustizia, tra le categorie prioritarie per il vaccino, ha deciso di fare dietrofront. Tutto, dunque, bloccato, con buona pace di chi stava aspettando il proprio turno. "In linea con il nuovo piano vaccinale varato dal governo nazionale, prosegue la vaccinazione dei siciliani over 80, della fascia 70-79 anni, del personale scolastico e universitario docente e non docente, delle forze armate di polizia e del soccorso pubblico, dei servizi penitenziari italiani, delle comunità residenziali", si legge in una nota della Regione siciliana, spiegando che "seguendo le disposizioni del nuovo piano nazionale che ha bloccato di fatto la somministrazione del vaccino sul target dei cosiddetti "servizi essenziali", anche in Sicilia si proseguirà con le vaccinazioni programmate per età anagrafica e non per categoria".
"Scelta inaccettabile", commenta il presidente dell'Ordine di Palermo, Giovanni Immordino. "Non è possibile essere stati riconosciuti fra i soggetti che svolgono un servizio pubblico essenziale e ora tornare sui propri passi e ci viene detto che non ci vaccineremo. È inaccettabile, soprattutto dopo che molti di noi hanno già effettuato le prenotazioni fino a metà aprile - ha dichiarato -. Non entro nel merito delle scelte del Governo, ma è ovvio che gran parte del nostro lavoro si effettua in presenza e quindi il rischio di contagio è alto. Sono state avviate interlocuzioni con la Regione per garantire almeno il rispetto della prenotazione effettuate".
Il nuovo piano suggerisce cinque categorie prioritarie: le persone ad elevata fragilità, quelle di età compresa tra 70 e 79 anni, quelli tra i 60 e i 69 anni, persone con comorbilità di età inferiore ai 60 anni e il resto della popolazione. Rimangono tra le categorie prioritarie il personale docente e non docente, scolastico e universitario, le Forze armate, di Polizia e del soccorso pubblico, servizi penitenziari e altre comunità residenziali. La strada è in salita, ma le Regioni potrebbero, sulla base della loro autonomia organizzativa, decidere di inserire anche gli operatori della Giustizia tra coloro da vaccinare in via prioritaria.
A recapitare l'appello alla ministra della Giustizia Marta Cartabia, mercoledì, erano stati il Consiglio nazionale forense e l'Organismo congressuale forense, che con due distinte note avevano evidenziato la necessità di evitare disparità, non solo tra i diversi protagonisti del settore, ma anche a livello territoriale. E nei giorni scorsi è arrivato anche l'appello dell'Unione delle Camere penali.
"Penso che gli avvocati siano una delle categorie sicuramente più esposte al contagio, perché operano quotidianamente, per molte ore al giorno, negli spazi chiusi dei tribunali. Quindi se si ragiona in termini di esposizione al rischio e di essenzialità del servizio, a meno che non si voglia mettere in discussione il servizio giustizia, credo che fare una polemica su questo sia veramente privo di senso", ha sottolineato il leader dei penalisti Giandomenico Caiazza. Nel frattempo, l'Ordine degli avvocati di Palermo ha avviato un'interlocuzione con Roma per "garantire le prenotazioni già effettuate".
di Liana Milella
La Repubblica, 14 marzo 2021
In assenza di una tutela sanitaria, secondo le toghe, il rischio è quello di rallentare o addirittura interrompere un servizio essenziale se, soprattutto negli uffici piccoli, dovessero aumentare i positivi. Subito una proroga delle misure emergenziali per i processi penali e civili. Subito la vaccinazione per i magistrati, per il personale del mondo della giustizia, per gli avvocati. E subito anche un incontro con Draghi e Speranza. A chiederlo sono i magistrati dell'Anm. Che in un'angosciata assemblea oggi dicono: "Faremo e garantiamo il nostro lavoro con la passione di sempre, ma dobbiamo essere messi nelle condizioni di poterlo fare senza diventare noi stessi un veicolo del Covid".
E, con un riferimento alla sentenza della Corte costituzionale pubblicata appena ieri e redatta dal giudice Augusto Barbera - che boccia il tentativo di legislazione autonoma della Valle D'Aosta - le toghe denunciano il rischio che si vada a misure differenti tra Regione e Regione, proprio in dissenso con quella sentenza che invece incardina, nel solo Stato centrale, le misure necessarie per affrontare la pandemia, escludendo quindi scelte autonome dei poteri periferici.
È netto il messaggio che i giudici, dalla tribuna dell'Anm, rivolgono al premier Mario Draghi e al ministro della Salute Roberto Speranza. "Non siamo né vogliamo essere dei furbetti, né tantomeno presentarci come una categoria privilegiata - dicono i magistrati che intervengono uno dopo l'altro all'assemblea dell'Anm - ma bisogna garantire alla collettività un servizio sicuro, assicurando a tutti gli operatori, magistrati, personale, avvocati, le garanzie contro il virus. Il nostro è un servizio essenziale, non si può interrompere, ma deve essere reso anche con senso di responsabilità".
A lanciare il segnale dell'emergenza è il segretario dell'Anm, Salvatore Casciaro, toga di Magistratura indipendente, per il quale l'esclusione, tra i servizi cui non viene garantita la vaccinazione, anche dei magistrati, rappresenta un vulnus. Perché la decisione "non mostra la dovuta attenzione per il nostro mondo e per i possibili contraccolpi, derivanti da eventuali focolai di contagio, sulla continuità del servizio reso ai cittadini". "Dall'altro - dice ancora Casciaro - la decisione sembra non tenere in debito conto le reali condizioni di lavoro degli operatori costretti a lavorare, con frequenti contatti con un notevole numero di persone, in uffici giudiziari privi di adeguati sistemi di areazione e di spazi idonei ad assicurare il rispetto delle misure di distanziamento sociale".
Nasce da qui un dibattito con molte voci - tra cui tante toghe al femminile, Lilli Arbore, Paola Cervo, Paola Maddalena, Silvia Albano, Ida Moretti e altre - che confermano l'analisi di Casciaro. E dicono: la vaccinazione prioritaria non è "un privilegio per una casta, ma una misura giusta e necessaria". Ancora "l'esclusione è un paradosso ingiusto". E poi: "Non siamo furbetti, ma bisogna garantire alla collettività un servizio sicuro, garantendo a tutti gli operatori le garanzie anti virus. Perché il nostro è un servizio essenziale, e deve essere reso con senso di responsabilità".
Ovviamente le toghe chiedono anche a Draghi e alla ministra della Giustizia Marta Cartabia la proroga immediata delle misure speciali per i processi, vista la nuova ondata pandemica.
Da Santalucia netto no al sorteggio per l'Anm.
Altro tema in discussione è, ancora una volta, quello del futuro sistema con cui eleggere le toghe del Csm. Il presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia boccia nettamente l'ipotesi del sorteggio. "Non ritengo accettabile - dice Santalucia - che l'unica riforma possibile debba consistere nella compressione del diritto di elettorato (attivo e passivo) dei magistrati, anche di tutti quelli, e sono la gran parte, che non hanno colpe da emendare. Non penso che si possa restituire libertà al Csm privando i magistrati di diritti di cui dalla Costituzione repubblicana in poi hanno goduto. Considero un progetto di retroguardia culturale quello che muove dall'implicita premessa dell'inadeguatezza etica dei magistrati, sin dal loro ingresso in carriera, della loro debolezza di fronte alle lusinghe del potere e alle pressioni dei gruppi di potere".
Una posizione molto netta, che contrasta con quella, favorevole invece al sorteggio, di Magistratura indipendente che fa parte della giunta Anm ed esprime anche il segretario generale Casciaro. Ma Santalucia è contrarissimo e pone in sequenza una serie di interrogativi da cui, secondo lui, si evidenzia la negatività del sorteggio: "Un magistrato a cui si dice, e che supino accetta, che non può praticare la libertà di associazione nel modo più trasparente, democratico e apartitico possibile, che non può scegliere coloro a cui la Costituzione affida il compito di preservare le precondizioni di una giurisdizione all'altezza del ruolo sarà più forte o più debole di fronte al potere?". E ancora: "Il Csm, strappato all'orizzonte di un'ancora possibile legame ideale con la platea dei magistrati amministrati, sarà più autorevole o ne verrà fuori fiaccato e indebolito nel confronto tra gli attori della sfera pubblica?".
Secondo Santalucia queste sono "domande necessarie, che non eludono e non celano la drammatica realtà di una vistosa crisi dell'associazionismo e dell'autogoverno della magistratura". Infine, conclude Santalucia, "non si può e non si deve smarrire la strada di una ricostruzione fedele a un disegno costituzionale di cui siamo tra i custodi e non i proprietari, liberi come tali, di concorrere al suo sfascio in nome dei più nobili ideali di moralità e indifferenza ai vantaggi personali. Il sistema elettorale va cambiato, nel senso di restituire al magistrato elettore la più ampia libertà di scelta, di fare arretrare - e fortemente - i gruppi associativi nel momento della espressione del voto, di consentire al Csm d'essere rappresentativo delle varie sensibilità. E le possibilità tecniche ci sono, penso tra i possibili, al sistema del voto singolo trasferibile, o a quello uninominale per plurimi collegi con candidature individuali con collegamento extra collegio".
di Andrea Pugiotto
Il Riformista, 14 marzo 2021
1. Ricordiamo tutti il passaggio di consegne tra il governo Letta e il governo Renzi: una delle più sbrigative e gelide cerimonie della campanella che Palazzo Chigi rammenti. Era il 22 febbraio 2014: un tempo distante come il pleistocene, per la politica italiana ma ancor più per la biografia di Enrico Letta, ormai lontanissimo da quel "tengo il broncio, ergo sum". Non sarà, il suo, un ritorno all'insegna del risentimento: in politica come nella vita, il destino di chi si ostina a guardare indietro è quello della moglie di Lot, trasformata in un'immobile statua di sale.
casertanews.it, 14 marzo 2021
Le somministrazioni sono iniziate in mattinata, dopo che nelle settimane hanno perso la vita tre agenti. Parte la campagna di vaccinazione anti Covid per gli agenti della polizia penitenziaria del carcere di Carinola. Le somministrazioni sono iniziate questa mattina, dopo che nelle settimane hanno perso la vita tre agenti, contagiati a causa di un focolaio Covid che ha reso indisponibili al servizio una trentina di poliziotti penitenziari.
La campagna vaccinale ha preso il via venerdì presso il carcere di Benevento e via via sarà estesa a tutte le strutture carcerarie della Campania. Il personale può effettuare la registrazione al sito regionale della Campania. "Si è data priorità agli agenti - ha spiegato Antonio Fullone, responsabile regionale dell'amministrazione penitenziaria - perché entrano ed escono continuamente dagli istituti e, quindi, possono rappresentare un veicolo di contagio per i detenuti. A breve, la vaccinazione partirà, anche per questi ultimi, ovviamente per chi ne farà richiesta". Sono circa 4000 i poliziotti penitenziari che prestano servizio in Campania. Per il vice segretario regionale Osapp Campania Luigi Castaldo, con la vaccinazione degli agenti "si creerà uno scudo contro il Covid-19 per tutti i ristretti, che a breve, in funzione dei Dpcm, saranno vaccinati". L'Osapp auspica "un intervento mirato della politica in un piano di assunzioni straordinarie per contrastare la battaglia contro il virus".
di Roberta De Rossi
La Nuova Venezia, 14 marzo 2021
Ai detenuti che hanno scelto il rito abbreviato sconto di pena, per altri 16 il processo si aprirà nel mese di maggio. Nei giorni in cui, nel carcere di Santa Maria Maggiore (come in quello femminile della Giudecca) personale, agenti e detenuti vengono sottoposti al vaccino anti-Covid, arriva la prima sentenza per la violenta protesta di marzo 2020: iniziata con la tradizionale "battuta" delle stoviglie contro i ferri delle celle - contro il blocco delle visite causa lockdown e il sovraffollamento - la giornata era poi degenerata sulla scia dell'azione di una cinquantina di detenuti: videocamere di sorveglianza distrutte, suppellettili infrante, lenzuola date alle fiamme, con spirali di fumo che uscivano dalle finestre del carcere, creando grande allarme e squadre dei vigili del fuoco che avevano operato per ore, orientando i getti dell'acqua verso l'interno del carcere.
Ieri, la giudice per le udienze preliminari Marta Paccagnella ha accolto le richieste di condanna - da 6 a 18 mesi - avanzate dal pubblico ministero Giorgio Gava per i sette detenuti che avevano chiesto il rito abbreviato, ottenendo quindi uno sconto di un terzo della penna. L'udienza si è svolta in aula bunker a Mestre, per permettere i collegamenti con i 23 detenuti delle più diverse nazionalità (cittadini tunisini, marocchini, rumeni, nigeriani, senegalesi, bulgari e italiani), che sono stati accusati dal pubblico ministero Gava di danneggiamento aggravato e resistenza a pubblico ufficiale.
Per alti 16 imputati il processo avrà inizio davanti al Tribunale di Venezia il 17 maggio. Tra questi, anche il chioggiotto (con casa alla Giudecca) Manuel Fabris accusato di rapina, il veneziano Clyde Salvagno, il chioggiotto Lino Tiozzo Compini e Alberto Sarpato (residente a Piove di Sacco, anche lui detenuto per rapina). Hanno scelto di difendersi in aula. Tra gli avvocati che li rappresenteranno Mauro Serpico, Federico Tibaldo, Marco Zanchi, Elisabetta Costa, Giuseppe Vio, Claudia Vianello, Andrea Cerutti.
La protesta risale al 10 marzo 2020, nei primi giorni di lockdown totale ed era iniziata - come tante altre volte - con la battuta delle stoviglie. Poi era andata degenerando: chi aveva ricavato mazze dalle zampe dei tavoli, chi distrutto le videocamere di sorveglianza, chi bloccato con frigo e tavoli i cancelli per impedire l'arrivo della polizia, utilizzando anche gli idranti antincendio contro gli agenti, chi mandato in frantumi le finestre, chi tentato di sfondare i cancelli di sbarramento, chi dato fuoco a lenzuola legate alle inferiate delle finestre, chi è accusato di aver contribuito a mandare in frantumi ben 22 vetrate. In quest'ultimo anno, altre proteste si sono susseguite a Santa Maria Maggiore - troppo affollato, rispetto alla sua capienza - ma sempre nell'ambito della legittimità. Intanto, il garante per i diritti delle persone private della libertà, comunica che in questi giorni il personale, detenuti e detenute si stanno sottoponendo al vaccino AstraZeneca. Una cinquantina i detenuti che sono risultati positivi al virus negli ultimi mesi e che quindi non saranno vaccinati, mentre per ora hanno dato l'adesione in 70 sui circa 200 presenti a Santa Maria Maggiore. Al carcere femminile della Giudecca, 50 adesioni tra le 75 detenute.
unacittaincomune.it, 14 marzo 2021
Presentata una mozione in consiglio comunale. In questi giorni in cui la cittadinanza guarda ansiosa al piano vaccinale della Regione toscana in attesa del proprio turno, contando le dosi destinate a quella o questa categoria e connettendosi più volte al giorno al portale di prenotazione, ci chiediamo quando inizierà la vaccinazione delle persone private della libertà residenti al Carcere Don Bosco. È lo stesso carcere che il Garante dei diritti delle persone private di libertà nel suo ultimo rapporto (Ottobre 2020) descrive, tra le altre cose, come una casa circondariale "dove il numero dei presenti è di gran lunga superiore alla capienza massima in rapporto anche alle attuali situazioni di emergenza sanitaria".
Dal XVII rapporto di Antigone pubblicato lo scorso 11 Marzo emerge come durante la seconda ondata, nonostante alcune precauzioni, siano spesso scoppiati focolai nelle carceri italiane. È, ad esempio, di pochi giorni fa la notizia del focolaio scoppiato nel carcere di Volterra dove su 167 detenuti si sono riscontrati più di 60 positivi. Questi numeri sono agghiaccianti, solo se pensiamo che tra le persone detenute ci sono persone vulnerabili e persone anziane. Non solo: un istituto di pena è un luogo della comunità, dove ci lavorano educatori, ragionieri, amministrativi, assistenti sociali, agenti, insegnanti, maestri d'arte, registi, attori, volontari: gestire le misure di precauzione e di contenimento è terribilmente più complesso che negli altri luoghi di lavoro.
Per dare l'idea di quanto il carcere sia un luogo maggiormente a rischio di altri, l'Associazione Antigone, sempre nel suo ultimo rapporto, ha calcolato il tasso medio di positività su 10.000 persone nella popolazione carceraria e in quella libera: nel mese di Dicembre 2020 un tasso medio di positività nelle carceri era di 179,3, mentre nella popolazione libera in Italia era 110,5.
Nel mese di Febbraio 2021 il tasso vediamo che rimane sempre più elevato nelle carceri con 91.1 mentre nella popolazione libera è del 68.8. È di qualche giorno fa la notizia, diffusa dalla stessa Regione, che per la metà di marzo si sarebbe avviata la campagna di vaccinazione nelle carceri: ci attendiamo che questa data non subisca altri rinvii. Nel mondo della detenzione, i soli ad avere avuto la possibilità di accedere alle vaccinazioni sono gli agenti di polizia penitenziaria: una operazione che rischia di essere inutile se non si procede immediatamente alla profilassi vaccinale dei detenuti e dei lavoratori Per questo abbiamo presentato una mozione in consiglio comunale con cui chiediamo al Sindaco di intervenire e di informare la comunità: la salute dei detenuti e chi in carcere ci lavora è interesse di tutti e tutte.
Diritti in comune: Una città in comune - Rifondazione Comunista - Pisa Possibile
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