di Jacopo Gozzi
Il Resto del Carlino, 16 maggio 2026
Nella parrocchia è stato aperto un nuovo spazio contro l’emarginazione e la fragilità “Qui si possono trovare prodotti cucinati in carcere, avviati percorsi di recupero sociale”. Nella parrocchia di Santa Rita la tavola si trasforma in uno spazio di condivisione per promuovere il reinserimento sociale delle persone detenute e di coloro che vivono in situazioni di restrizione della libertà. Nasce con questa idea lo spazio cucina di Santa Rita, che è stato inaugurato giovedì nell’ambito del progetto ‘Fuori dalle Mura’, realizzato dal Servizio Caritas con il sostegno della Fondazione di Modena e la collaborazione della parrocchia ospitante.
milanotoday.it, 16 maggio 2026
La struttura, progettata dagli studenti di architettura del Politecnico, servirà come spazio di incontro tra i reclusi e i loro figli. Una casetta in legno tutta rossa, come quelle delle fiabe, nel bel mezzo di un giardino. Sarà questo l’aspetto di Traccia di Libertà, lo spazio destinato ad accogliere gli incontri dei detenuti del carcere di Bollate con i loro familiari - e in particolare con i figli piccoli. Il progetto, nato nell’ambito del laboratorio di progettazione architettonica del Politecnico di Milano, ha visto coinvolti diversi studenti della facoltà di architettura dell’ateneo, ma anche professori, polizia penitenziaria, operatori e gli stessi detenuti.
di Alessandro Salemi
Il Giorno, 16 maggio 2026
Hanno vinto i Geniattori. O meglio, la compagnia di detenuti della casa circondariale di Monza guidata dalla direzione artistica dei Geniattori, con lo spettacolo Momentum. E così è accaduto che Monza ha premiato Monza, al termine di una rassegna teatrale gestita proprio dai Geniattori e da Le Crisalidi (sotto la guida di Mauro Sironi e Serena Andreani), le due realtà che si occupano di fare teatro alla casa circondariale monzese. Si è celebrata al Teatro Binario 7 la serata conclusiva di “Secondo Atto-Festival di Teatro Carcere e Comunità”, il primo festival cittadino interamente dedicato alle esperienze teatrali nate negli istituti penitenziari.
di Giulia Ribaudo
Il Domani, 16 maggio 2026
Il film “Nella colonia penale” mostra la vita in carcere ma rifiutando la logica di trasformarlo in spettacolo permanente, scegliendo di non mostrare quasi mai i volti dei detenuti, costringendo a vedere gli edifici come strutture impersonali che superano gli individui. “Nella colonia penale” è un film che sceglie di mostrare la vita in carcere senza mostrarci le persone che vi sono ristrette. Non ci sono quasi mai volti, confessioni, primi piani consumati dalla pena. I registi rinunciano consapevolmente a quell’estetica della reclusione che il cinema e la televisione hanno trasformato in abitudine visiva. Al posto dei corpi restano gli spazi, i rumori metallici, il lavoro ripetuto, gli animali, il paesaggio dell’Asinara battuto dal vento. Restano cancelli, muri, telecamere, attese. Restano soprattutto le architetture del controllo.
di Giuseppe Muolo
Avvenire, 16 maggio 2026
Per la prima volta dopo molti anni in Italia, uno spettacolo di una compagnia di carcerati è stato portato fuori da un istituto penitenziario, alla Lumsa. Il racconto della rappresentazione. abriè sei libero!”. Ma Gabriele non ci crede. È chino su una scrivania. In mano ha una penna. Sta scrivendo una lettera. È il suo modo per sognare. “Non mi prendere in giro”, risponde scocciato. Non si sforza nemmeno di guardarlo negli occhi, il suo compagno di cella. Sarà per forza uno scherzo. Dietro, si intravedono i loro letti, ricoperti da vecchi plaid che sembrano stracci. I materassi hanno la stessa consistenza di una sottiletta. “Gabriè sei libero!”, ripete R. con la voce squillante, di chi non riesce a contenere l’emozione.
di Gabriele Vecchione*
Il Domani, 16 maggio 2026
Tutti erano contenti della visita di Leone XIV alla Sapienza. Tutti tranne il detenuto iscritto all’università che sarebbe dovuto essere presente ma al quale non è arrivata l’autorizzazione per l’uscita. Non è chiaro esattamente cosa sia successo, però è evidente una cosa: oggi il carcere funziona come un enorme meccanismo di rimozione collettiva. Tutti contenti per la visita pastorale del papa alla Sapienza. Tranne uno. Contenti gli studenti che in aula magna hanno sentito dirsi da Leone XIV parole che profumano di paternità: “Il malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto. Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!”.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 16 maggio 2026
Pubblico delle grandi occasioni nello spazio del Dubbio, del Consiglio nazionale forense e della Fondazione dell’avvocatura italiana al Salone del libro di Torino, nel centralissimo padiglione Oval. Centinaia di persone hanno partecipato ieri agli incontri che hanno come filo conduttore il titolo della kermesse torinese “Il mondo salvato dai ragazzini”, mutuato dall’omonimo libro di Elsa Morante. Infanzia e gioventù richiedono massima considerazione nell’attuale contesto, caratterizzato da una miriade di stimoli offerti soprattutto dalle piattaforme social.
di Tiziana Roselli
Il Dubbio, 16 maggio 2026
Il Tribunale di Trento ha emesso il 6 maggio 2026 una pronuncia destinata a fare rumore ben oltre i confini del Trentino. Quattro fratelli siriani (nati a Damasco, cresciuti a Trento dal 2018) si sono visti riconoscere la cittadinanza italiana che il Comune aveva negato loro in base a una circolare ministeriale. Il padre, rifugiato naturalizzato, era morto prima della sentenza. Il giudice Benedetto Sieff ha riconosciuto ugualmente la cittadinanza ai figli.
di Andrea Valdambrini
Il Manifesto, 16 maggio 2026
I 46 Stati membri del Consiglio d’Europa - organizzazione con sede a Strasburgo, distinta dall’Ue, da cui dipende la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) - hanno approvato a Chisinau, in Moldavia, una dichiarazione politica sulla migrazione. Il documento è stato adottato dal comitato dei ministri del CdE con l’intento esplicito di abbassare le tutele nei confronti dei migranti, di cui gli stati nazionali, si legge, “hanno l’innegabile diritto sovrano di controllare l’ingresso e il soggiorno”.
di Paolo Lepri
Corriere della Sera, 16 maggio 2026
Almeno 82,2 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni e vivere in condizioni precarie a causa di conflitti e catastrofi naturali. “Gli sfollati interni rappresentano il “punto cieco” delle crisi umanitarie perché sono ancora più dei rifugiati”, dice Xiao-Fen Hernan, canadese, dirigente dell’Internal Displacement Monitoring Centre (Idmc), l’istituto di ricerca creato dall’organizzazione non governativa indipendente Norwegian Refugee Council che si occupa di fornire protezione e assistenza ai profughi nel mondo. “Il loro numero - aggiunge - è raddoppiato nell’ultimo decennio”.
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