di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 5 agosto 2020
Il commercialista, presidente del collegio sindacale e consulente del gruppo societario, paga i danni alla massa dei creditori come corresponsabile dell'evasione fiscale. La Corte di cassazione (ordinanza 11884), conferma la condanna, già disposta a carico degli altri sindaci e degli amministratori per oltre 4,5 milioni di euro. Al ricorrente era stato contestato non solo l'omesso controllo sull'operato del board, ma anche, e soprattutto, il ruolo attivo giocato come commercialista di fiducia del gruppo, in virtù del quale aveva contribuito, in modo determinante, alla strategia gestionale. Una partecipazione all'attività amministrativa, prestata, tra l'altro, in modo incompatibile con la carica formale di presidente del collegio sindacale.
Ad avviso della Suprema corte la professione svolta dal ricorrente è motivo di maggiore "riprovevolezza", considerato che le irregolarità era tali da non poter passare inosservate. Infondate le eccezioni sollevate dalla difesa, rispetto all'inutilizzabilità, ai fini della prova della responsabilità, della relazione del curatore, da considerare solo un elemento presuntivo al pari della consulenza tecnica.
Diverso il parere dei giudici, per i quali qualunque documento prodotto in giudizio è sottoposto al contraddittorio delle parti e rientra nella sfera del libero apprezzamento del giudice in un raffronto critico con gli altri elementi. Inutilmente il professionista attira l'attenzione sulla documentazione dalla quale emergeva la costante attenzione al tema del mancato pagamento dei tributi, rispetto ai quali, almeno per un'annualità, era pendente un termine per il condono. E la scelta di avvalersene o meno, era di competenza degli amministratori. Una tesi che non convince, a fronte del fatto che le violazioni tributarie degli amministratori erano evidenti e registrate nei bilanci. Per i sindaci sarebbe stato semplice impedire le irregolarità denunciandole. Via che non era stata seguita.
Il primo profilo di responsabilità, rappresentato dal mancato pagamento delle imposte, stava nella scelta degli amministratori di dirottare le risorse finanziarie su impieghi diversi dalla soddisfazione dei debiti tributari, facendo così scattare una lesione agli interessi dei creditori rappresentata dal cumulo di sanzioni ed interessi, sui quali è stato tarato il risarcimento. Un pregiudizio che il ricorrente è stato chiamato a colmare anche per l'anno il cui relativo bilancio era stato approvato l'anno dopo la cessazione della sua carica di sindaco. I danni contestati risalivano, infatti, a condotte illecite commesse dal ricorrente quando il collegio sindacale da lui presieduto era nel pieno delle sue funzioni. Ed era dunque in una condizione in cui avrebbe potuto e dovuto rilevare e contrastare la cattiva gestione.
Corriere di Latina, 5 agosto 2020
Si è tolto la vita a 59 anni un agente della Polizia penitenziaria. Si tratta di un assistente capo coordinatore che era in servizio nel carcere di Latina. A darne notizia è il sindacato autonomo Sappe.
"Sembra davvero non avere fine il mal di vivere che caratterizza gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, uno dei quattro corpi di polizia dello Stato italiano - dichiara Donato Capece, segretario generale del Sappe - Siamo sconvolti. L'uomo era benvoluto da tutti, sempre allegro e simpatico. Faceva servizio nel carcere di Latina dopo altre esperienze lavorative (anche al Nucleo aeroportuale della Polizia Penitenziaria di Fiumicino e nel carcere romano di Regina Coeli). Nessuno mai ha percepito un suo disagio".
Nel 2019 sono stati 11 i poliziotti penitenziari che si sono tolti la vita: da gennaio ad oggi sono quattro casi. "Servono soluzioni concrete per il contrasto del disagio lavorativo del personale di polizia penitenziaria. È necessario strutturare un'apposita direzione medica della polizia penitenziaria - suggerisce il sindacalista - composta da medici e da psicologi impegnati a tutelare e promuovere la salute di tutti i dipendenti dell'amministrazione penitenziaria. Non si perda altro prezioso tempo nel non mettere in atto immediate strategie di contrasto del disagio nel Corpo".
di Andrea Alberto Moramarco
Il Sole 24 Ore, 5 agosto 2020
Nelle ipotesi di violazioni urbanistiche e paesaggistiche di lieve entità, la causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto non si applica se l'intervento abusivo, seppur di scarsa consistenza, sia eseguito in una zona sismica, senza il preventivo avviso all'ufficio tecnico regionale competente e senza le prescritte autorizzazioni per l'inizio dei lavori. Questo è quanto emerge dalla sentenza della Corte d'appello di Roma n. 13181/2019.
La vicenda - La decisione ha ad oggetto l'accusa rivolta nei confronti dei proprietari di un immobile sottoposto a vincolo sismico, paesaggistico e facente parte del Parco Regionale dei Castelli Romani, il quale subiva un restyling abusivo che ne determinava un ampliamento della cubatura, mediante la realizzazione di un vano di 15 mq per ciascuna delle due unità abitative di cui si componeva. A seguito degli accertamenti emergeva che le opere erano state eseguite in assenza di qualsivoglia autorizzazione e permesso a costruire, sicché i proprietari venivano tratti a giudizio e condannati in primo grado per la violazione di diverse norme edilizie.
La decisione - Il caso finiva così alla Corte d'appello, dinanzi alla quale gli imputati si difendevano sostenendo l'assenza dell'incidenza sul carico urbanistico delle opere eseguite e, soprattutto, ritenevano che la loro condotta potesse essere ricondotta nel fatto di speciale tenuità di cui all'articolo 131-bis cod. pen., posto che la realizzazione abusiva era finalizzata a far fronte alle esigenze familiari, ovvero garantire a tutti i componenti "una vita dignitosa in un ambiente abitativo adeguato".
I giudici non condividono però l'assunto e confermano in toto il verdetto di merito. Ebbene, quanto al punto della particolare tenuità del fatto, il Collegio sottolinea come per l'applicabilità della causa di non punibilità occorre valutare anche altri parametri. Nello specifico, relativamente alle violazione urbanistiche e paesaggistiche, la Corte ricorda come per la giurisprudenza la consistenza dell'intervento abusivo, valutata nelle dimensioni, tipologia e caratteristiche costruttive, costituisce solo "uno dei parametri di valutazione, assumendo rilievo anche altri elementi quali ad esempio, la destinazione dell'immobile, incidenza sul carico urbanistico, eventuale contrasto con gli strumenti urbanistici e l'impossibilità di sanatoria, il mancato rispetto dei vincoli".
Ciò posto, nella fattispecie "sebbene certamente la dimensione del manufatto, destinato ad assolvere ad una esigenza di famiglia, sia di modeste dimensioni", tuttavia si osserva anche che "l'abuso è stato realizzato in violazione dei molteplici vincoli ivi esistenti, non solo del Parco Regionale dei Castelli Romani, ma anche di quello paesaggistico e di quello sismico". L'insieme di tali circostanze perciò non consentono di ritenere il fatto di particolare tenuità e di applicare la relativa causa di non punibilità.
di Francesco Salvatore
La Repubblica, 5 agosto 2020
È stata chiamata tre volte dal carcere per sottoporre la detenuta Alice Sebesta ad una visita psichiatrica eppure non si è mai presentata. Finisce indagata per omicidio colposo la psichiatra dell'Asl che due anni fa prestava servizio nel carcere di Rebibbia, quando la donna di 33 anni tedesca (poi riconosciuta incapace di intendere e volere) ha ucciso i due figlioletti, Faith di 6 mesi e Divine di 19, gettandoli dalle scale.
Sebesta, infatti, fin dal suo ingresso nel penitenziario, era stata subito notata per i suoi disturbi. Tanto che psicologi, educatori e agenti avevano segnalato quei comportamenti anomali. La donna, infatti, lasciava i suoi bimbi senza mangiare, gridava immotivatamente e toglieva i giochi ai figli delle detenute che condividevano la stanza con lei, e che per questo erano preoccupate.
La stessa era stata sottoposta alla "grande sorveglianza" per una settimana, "soprattutto nell'interesse dei minori" (un controllo non a vista ma rigido da parte della polizia penitenziaria). Una volta, tra l'altro, aveva fatto urtare involontariamente la testa di uno dei figli contro una porta, e proprio per questo era stata richiesta una consulenza psichiatrica.
Quel colloquio con la psichiatra, però, non è mai avvenuto, sebbene la direzione del carcere lo abbia sollecitato tre volte. La psichiatra, dunque, ora è indagata per omicidio colposo: con la sua condotta omissiva avrebbe causato l'uccisione da parte di Sebesta dei figli.
Nelle scorse settimane la psichiatra è stata chiamata dalla procura ma non ha fornito risposte utili. Il prossimo passo da parte del pm Eleonora Fini sarà la chiusura delle indagini. Sebesta era stata arrestata il 26 agosto del 2018 con 10 chili di marijuana in auto e portata a Rebibbia, dove i118 settembre ha ucciso i figli. Per questo era stato aperto un fascicolo per duplice omicidio volontario ed era stata disposta una perizia dal gip, nell'ambito di un incidente probatorio.
L'esito ha portato alla luce che Sebesta è incapace di intendere e volere: così è stata archiviata nel processo per l'uccisione dei figli, e assolta perché non imputabile in quello per droga. Il giudice ha disposto anche il trasferimento in una Rems, le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza per gli autori di reati con disturbi mentali, per 15 armi.
Che la donna non fosse sana di mente era apparso chiaro fin da subito: già le dichiarazioni fatte alla procura, nell'indagine per omicidio, avevano lasciato qualche perplessità: "Ho fatto bene a fare ciò che ho fatto, così i miei bambini sono liberi - aveva detto Sebesta - soffrivano troppo qui. Ora almeno sono in paradiso".
di Viviana Lanza
Il Riformista, 5 agosto 2020
Sul sito del Tribunale di Sorveglianza un avviso comunica che dal 1 al 31 agosto il servizio prenotazioni è sospeso perché è stato già raggiunto il numero massimo di appuntamenti fino al termine del periodo di sospensione feriale. Vuol dire che per tutto il mese non si potrebbero prenotare udienze per discutere di detenuti ristretti in carcere o sottoposti a misure alternative. I tentativi di accedere al sistema telematico delle prenotazioni impedisce, infatti, la presa in carico delle richieste inviate dagli avvocati per raggiunto limite di richieste. Alcuni penalisti lo hanno subito segnalato alla Camera penale di Napoli, presieduta dall'avvocato Ermanno Carnevale.
In giornata è arrivato il chiarimento, con una nota che ha reso pubblico il più recente ordine di servizio della presidente del Tribunale di Sorveglianza, Adriana Pangia. È una circolare in cui si dettano un po' di regole per la ripresa a settembre e si stabilisce l'organizzazione dell'ufficio nel periodo feriale. Andiamo con ordine. Si prova a riprendere il ritmo di sempre, e sempre ricordando le difficoltà e i limiti che hanno caratterizzato questi ultimi mesi. Il Tribunale di Sorveglianza è una sezione del Tribunale ordinario che ha competenza in materia di ordinamento penitenziario e decide sulle richieste di pene, vigila sull'esecuzione della condanna, interviene in materia di applicazione di misure alternative alla detenzione, di esecuzioni di sanzioni sostitutive o misure di sicurezza.
Secondo le nuove disposizioni del presidente Pangia, il rischio di uno stop alle prenotazioni già dai primi giorni del periodo feriale è scongiurato. Perché il presidente ha stabilito che fino al 2 settembre l'obbligo di prenotazione non è necessario in caso di situazioni di urgenza e nei casi di procedure non sospese nel periodo feriale. Quanto alla prossima ripresa, ci sono già prime disposizioni che entreranno in vigore dall'8 settembre.
Le udienze dinanzi al Tribunale di Sorveglianza e al magistrato monocratico verranno celebrate con la previsione di collegamenti da remoto, salva la necessaria presenza nell'ufficio giudiziario del giudice e dei componenti del collegio. L'accesso agli uffici da parte degli avvocati e degli utenti esterni continuerà ad avvenire solo su prenotazione via mail, ciò vuol dire che l'accesso agli uffici è ancora limitato per via dei rischi legati all'emergenza sanitaria e alla pandemia da Covid-19.
Per il resto, è stato stabilito che istanze e atti potranno essere trasmessi solo tramite pec, mentre a mano soltanto previa prenotazione. La mascherina sarà obbligatoria per accedere alle cancellerie che restano, in Tribunale, uffici ancora ad accesso limitato. Per trattare le procedure bisognerà rispettare determinate fasce orarie: tra le 9,30 e le 11,30 sono previste le udienze relative a detenuti che hanno chiesto di presenziare e dalle 11,30 alle 12,30 sarà possibile trattare le procedure per i detenuti che non hanno fatto richiesta di essere presenti.
Inoltre è stata prevista una terza fascia oraria pomeridiana, a partire dalle 12,30, per i soggetti in misura alternativa, agli arresti domiciliari o liberi. Riprenderanno, dall'8 settembre, le udienze dinanzi al magistrato monocratico. E da quella data aumenterà, da due a tre giorni, la presenza in ufficio dei magistrati, mentre soltanto un giorno alla settimana gli avvocati potranno essere ricevuti dai magistrati, ovviamente su prenotazione.
padovaoggi.it, 5 agosto 2020
Un intervento programmato grazie al protocollo d'intesa firmato dalla Provincia di Padova, la Casa di Reclusione e l'associazione Onlus "Gruppo operatori carcerari volontari" di Padova.
Sopralluogo al Liceo Scientifico Curiel di via Durer a Padova da parte del consigliere provinciale delegato all'Edilizia scolastica Luigi Bisato per i lavori di tinteggiatura eseguiti dai detenuti del carcere di Padova. Un intervento programmato grazie al protocollo d'intesa firmato dalla Provincia di Padova, la Casa di Reclusione e l'associazione onlus "Gruppo operatori carcerari volontari" (Ocv di Padova) per consentire ai detenuti di fare lavori di tinteggiatura e piccola manutenzione negli edifici scolastici di competenza provinciale.
"Come amministrazione - ha spiegato il consigliere all'Edilizia scolastica Luigi Bisato - abbiamo individuato il piano degli interventi da realizzare e l'Istituto Curiel è uno dei primi sui quali stiamo intervenendo. Il lavoro viene svolto con grande professionalità, dedizione e impegno. Sicuramente anche quest'anno troveremo collaborazione e molta voglia di fare, sono persone che hanno sbagliato, ma che meritano una chance di riscattarsi di fronte alla comunità.
È un progetto che ci ha dato grande soddisfazione anche negli anni scorsi per il messaggio positivo e di rigenerazione verso chi sta scontando una pena in carcere e verso gli studenti che poi utilizzano le classi ridipinte. Ma è anche un'iniziativa che oggi assume ancora più valore visto che gli edifici scolastici hanno bisogno di interventi e migliorie continue per dare ai ragazzi ambienti salubri e curati.
L'emergenza sanitaria credo abbia fatto capire a tutti che bisogna avere a cuore la propria comunità e fare ognuno la propria parte per tenere in piedi i servizi e i luoghi pubblici. Ci siamo improvvisamente accorti di quanto importante sia avere una scuola moderna e rinnovata, oltre ad ospedali, strade, mezzi e tecnologie. Ringrazio il direttore del carcere e i volontari carcerari perché credono nel recupero delle persone e nell'importanza di dare una chance anche a chi sbaglia inserendoli in progetti di valenza locale. È una visione che condividiamo e che come Provincia volentieri promuoviamo".
Si tratta di un'iniziativa che viene rinnovata per la terza volta dopo le aule ridipinte dai carcerati al Belzoni nel 2018 e al Fermi nel 2019. Il progetto rientra infatti tra gli obiettivi pedagogici che la Casa di Reclusione porta avanti per offrire, mediante il lavoro all'esterno, opportunità di formazione professionale e di esperienze utili al reinserimento sociale.
L'accordo prevede che la direzione del carcere selezioni i detenuti idonei alle attività da svolgere su base volontaria, a titolo gratuito e tra coloro che hanno effettuato il corso di formazione. Il programma del trattamento viene poi vagliato dal Magistrato di Sorveglianza che concede ai carcerati di uscire per recarsi sul luogo di lavoro. La Casa di reclusione effettua i controlli, fornisce i dispositivi di sicurezza e rimborsa i detenuti di eventuali spese sostenute (biglietto del bus, pranzo) nei limiti del contributo erogato dalla Provincia.
L'Istituto scolastico individuato accoglie giornalmente i detenuti, consegna materiali e attrezzature, oltre a seguire lo sviluppo dei lavori. La scuola predispone un foglio presenza e comunica eventuali problemi nello svolgimento delle opere. L'associazione Ocv di Padova assiste i detenuti e cura i rapporti tra l'area educativa del carcere, la Provincia e la scuola per far sì che tutta l'attività sia svolta al meglio.
Il Roma, 5 agosto 2020
Semiparalizzato dopo il malore in cella, c'è la denuncia: via all'inchiesta. Percorrere a ritroso la catena delle responsabilità per accertare i motivi per i quali nella primavera scorsa il boss Francesco Petrone, alias "'o nano", si è ritrovato in fin di vita in una cella di Poggioreale. È questo l'obiettivo dei familiari del 43enne ras del rione Traiano, reduce dalla recentissima condanna a 19 anni di reclusione in appello ma ristretto ai domiciliari in una clinica specialistica proprio in seguito alla gravissima emorragia cerebrale da cui è stato colpito mentre era detenuto nella casa circondariale "Giuseppe Salvia". Sul punto, la difesa del "padrino" di via Tertulliano, rappresentata dall'esperto penalista Leopoldo Perone, vuole vederci chiaro. E per questo motivo ha appena depositato in Pro-cura una circostanziata denuncia affinché venga valutata la correttezza dell'operato dell'area sanitaria del carcere.
Sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti rischiano adesso di finire almeno due aspetti: la carenza di documentazione clinica prodotta dai medici di Poggioreale - ad oggi la difesa non avrebbe ancora ricevuto alcuna relazione - e il ritardo nei tempi di intervento.
Prima di finire in condizioni critiche al Cto, infatti, Petrone già da alcuni giorni accusava una perdita di sangue dall'orecchio destro: un campanello d'allarme che però, stando a quanto ipotizzato dalla difesa, sarebbe stato ignorato o quantomeno non tenuto sufficientemente in considerazione. Stando a quanto riportato all'interno della denuncia, il ras del rione Traiano nelle settimane precedenti era stato inoltre affetto da alcuni preoccupanti picchi di pressione arteriosa.
In attesa che l'inchiesta faccia il proprio corso vale la pena ricordare che a fine aprile "'o nano", come anticipato dal "Roma", era finito suo malgrado prima al Cto e poi al Cardarelli con una gravissima emorragia cerebrale che ne aveva determinato la paralisi degli arti inferiori. Attualmente Petrone si sta sottoponendo a una fittissima e delicata attività di riabilitazione neuromotoria. I tempi per il ritorno alla normalità si profilano però piuttosto lunghi.
Ed è proprio su quest'ultimo step che va a innestarsi un ulteriore elemento a sostegno delle argomentazioni della difesa. Il perito nominato dalla Corte di appello di Napoli ha infatti non soltanto riscontrato la complessità del quadro clinico di Francesco Petrone, ma ha anche preventivato che la completa guarigione potrebbe avvenire non prima di sei mesi, forse addirittura un anno.
Tornando invece all'odissea di Poggioreale, l'avvocato del 43enne del rione Traiano ha anche chiesto che vengano sentiti in qualità di testimoni i compagni di cella di Petrone, gli stessi che hanno soccorso il ras, salvandogli la vita, il giorno in cui è stato colpito dall'emorragia. L'avvocato Perone prova comunque a gettare acqua sul fuoco: "Non ci interessa puntare il dito contro l'area sanitaria di Poggioreale, ma chiediamo soltanto che si faccia luce sull'ennesimo possibile caso di malasanità carceraria". Lo stesso disperato appello che da mesi lancia il garante comunale dei detenuti Pietro Ioia.
fondazionecariparo.it, 5 agosto 2020
La nostra Fondazione ha aderito alla terza edizione del progetto "Per aspera ad astra". Il Teatro Stabile del Veneto porterà l'arte teatrale all'interno della Casa di Reclusione di Padova. Per riconfigurare il carcere e dare senso al tempo della detenzione. Dal 2018 il progetto Per Aspera ad Astra - Come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza realizza in 12 carceri italiane innovativi percorsi di formazione professionale nei mestieri del teatro.
Il progetto coinvolge circa 250 detenuti, che hanno partecipato a più di 300 ore di formazione. Promossa da Acri e sostenuta da 10 Fondazioni di origine bancaria, tra cui la nostra, l'iniziativa nasce dall'esperienza trentennale della Compagnia della Fortezza di Volterra, guidata dal drammaturgo e regista Armando Punzo.
Ogni anno, al termine del percorso di formazione, i detenuti si esibiscono nei teatri all'interno degli istituti di pena, che per l'occasione accolgono pubblico esterno, ma anche e soprattutto in teatri collocati fuori dal carcere, con spettacoli inseriti nei cartelloni delle stagioni teatrali.
La cultura come strumento di rigenerazione - "Per Aspera ad Astra" porta nelle carceri esperti costumisti, designer, attori, registi e studenti, per creare un dialogo tra "dentro" e "fuori", che smonta molti pregiudizi e delegittima tante paure diffuse. Il progetto prevede anche l'attivazione di borse-lavoro per permettere ad alcuni detenuti di svolgere periodi di formazione fuori dal carcere, presso i teatri.
"Per Aspera ad Astra" ha così dato vita a una rete nazionale di compagnie teatrali che operano nelle carceri e che condividono l'approccio e la metodologia di intervento. L'esperienza condivisa testimonia come sia possibile lavorare nelle carceri mettendo al centro la cultura, per compiere una rigenerazione degli individui, favorendo il riscatto personale e avviando percorsi per il pieno reinserimento del detenuto nel mondo esterno.
Il contributo della Fondazione Cariparo permetterà al Teatro Teatro Stabile del Veneto di portare il progetto all'interno della Casa di Reclusione di Padova. Il progetto sta generando inoltre un processo di ripensamento del carcere, delle sue funzioni e del rapporto tra il personale che vi opera e le persone detenute.
Un'inedita comunità - Ad alimentare questa iniziativa c'è un'inedita comunità, composta da diversi soggetti, ciascuno con il proprio ruolo: Fondazioni di origine bancaria, compagnie teatrali che curano la formazione, direttori e personale degli istituti di pena, detenuti. Anche nel 2020, nonostante le difficoltà causate dalla pandemia, Per Aspera ad Astra non si è fermato: i laboratori sono proseguiti in video-collegamento e gli spettacoli programmati sono stati soltanto rinviati al prossimo autunno.
"Per Aspera ad Astra" è un progetto promosso da Acri (l'associazione delle Fondazioni di origine bancaria) e sostenuto da Fondazione Cariplo, Fondazione Carispezia, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione Con il Sud, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Fondazione di Sardegna.
di Emilio Fidanzio
melfi.news24.city, 5 agosto 2020
Parte oggi il corso per arbitri di calcio a 5, organizzato dal Centro Sportivo Italiano, Comitato di Melfi, per i detenuti della Casa Circondariale di Melfi. Il Corso che durerà tre mesi e sarà dedicato ai detenuti dell'Area Trattamentale è frutto del progetto "Valori oltre le sbarre", iniziativa questa fortemente voluta dal presidente ciessino Aldo Cilenti, che è stata accolta dalla direzione del penitenziario melfitano, grazie anche ad una convenzione tra la presidenza nazionale CSI ed il Ministero di Grazia e Giustizia.
"Valori oltre le sbarre" è quindi un'iniziativa nata appunto da un protocollo d'intesa tra la struttura carceraria di Via Lecce ed il Comitato del presidente Cilenti, il quale ha annunciato che questo importante progetto di carattere sociale, che potrà tornare utile ai detenuti che parteciperanno, una volta riacquistata la piena libertà, sarà solo il primo tassello di un'intensa collaborazione che vedrà impegnate le due realtà cittadine.
A tenere il corso, come da prassi del Csi, saranno formatori altamente qualificati ed esperti, che di sicuro sapranno stimolare i corsisti. Da anni il Csi è impegnato nelle carceri italiane con le sue attività sportive e formative e finalmente riesce a portare i suoi servizi anche nell'importante penitenziario di Melfi, che è classificato come carcere di Alta Sicurezza, pertanto si può capire quale certosino lavoro ha impostato il presidente Cilenti per accedere alla struttura melfitana, tra le altre cose colpita lo scorso marzo da una violenta rivolta, che in occasione dell'esplosione della pandemia Covid-19 ha interessato numerose carceri in tutta Italia.
"Valori oltre le sbarre" è quindi anche un'importante risposta della Direzione della Casa Circondariale ai citati fatti di cronaca, che vuole testimoniare l'importante funzione rieducativa della struttura lucana e per farlo non a caso è stato scelto un partner qualificato come il CSI di Melfi, che dal lontano 1953 è a servizio della comunità di Melfi e di quella lucana
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 5 agosto 2020
Qual è la politica dell'Italia e del suo governo attualmente in carica sull'immigrazione? Dipende. Dipende dai giorni, dalle contingenze, dalla percezione degli umori dell'elettorato, dagli equilibri instabili e mutevoli della maggioranza, da quelle che a torto o a ragione vengono considerate come le convenienze a breve e spesso a brevissimo. La politica di Salvini era tutta centrata sulla propaganda: navi fermate di fronte ai porti con gran fragore e abuso di dichiarazioni altisonanti. La propaganda del governo Conte è di segno opposto: capita che le navi restino all'ancora per settimane lo stesso, ma discretamente e sperando che non se ne accorga nessuno.
I dl Sicurezza di Salvini sono sempre stati un vessillo. Modificarli doveva essere la pre- condizione per dare vita alla nuova maggioranza, il segno tangibile di quella ' discontinuità' senza la quale, tuonava nell'agosto scorso Zingaretti, non sarebbe stato pensabile un nuovo governo Conte. Il secondo governo Conte c'è da un anno e i dl Sicurezza pure, neppure scalfiti. Prima o poi, inevitabilmente, verranno ritoccati e finalmente il segretario del Pd potrà brindare alla conquistata ' discontinuità'. Ma sulla portata effettiva delle modifiche ogni dubbio è lecito.
La vicenda libica è particolarmente incresciosa. Si tratta in tutta evidenza di una vergogna nazionale che passa indenne attraverso i marosi di ogni ricambio di governo. La decisione di finanziare i libici e in particolare una Guardia costiera al di sotto il ogni sospetto la prese il ministro Minniti, governo Gentiloni, con gli elogi della Lega che confermò gli accordi durante il primo governo Conte. Il secondo governo Conte li ha rafforzati, stringendoli direttamente con il capo della Guardia costiera, trafficante di esseri umani e torturatore Bija. Nonostante la valanga di testimonianze sulla sistematica violazione dei diritti umani nei lager libici, meno di un mese fa il finanziamento alla Libia è stato non solo confermato ma portato da 4 a 6 milioni l'anno. Impagabile, Zingaretti ha dichiarato che lo si è deciso proprio per difendere i diritti umani: senza le prebende italiane la Guardia costiera farebbe di peggio. Chiaro, no? Il governo oscilla tra dichiarazioni calibrate per accontentare quella parte di elettorato che chiede di invertire la rotta rispetto alla politica di Salvini e affermazioni ruggenti di segno opposto mirate a rassicurare quelli che invece proprio la linea dura di Salvini apprezzano.
Salvo il particolare che la stessa linea grintosa del leader leghista era fatta essenzialmente, a propria volta, di parole e messe in scena.
Quanto a politiche concrete, invece, cambia pochissimo e di visione strategica è meglio non parlare proprio per carità di patria. I centri di accoglienza continuano a scoppiare, con centinaia di persone stipate in spazi che dovrebbero contenerne meno di cento. Il ritornello sui rimpatri prosegue, anche se tutti sanno perfettamente che i rimpatri di massa sono di fatto impossibili.
Di strategie di integrazione non si vede neppure l'ombra: l'orizzonte dei governi, in materia di immigrazione, si ferma ai porti, cioè agli sbarchi. La situazione in Europa non è cambiata e difficilmente cambierà in tempi brevi. La realtà è che l'unica politica concreta e non improvvisata in materia d'immigrazione è proprio la peggiore che ci sia: i pagamenti alla Libia perché freni la migrazione costi quel che costi in termini di diritti umani calpestati.
Le migrazioni, però, non sono come il Covid. Non ci si può augurare che passino presto così come sono arrivate. Non si può scommettere sulla scoperta in tempi relativamente brevi di un vaccino. Sono un evento epocale e di lunga durata che imporrebbe di mettere a punto politiche di respiro strategico, europee, pensate con lungimiranza e non con lo sguardo miope di chi tiene d'occhio prima di tutto i sondaggi, la propaganda e le beghe interne alla maggioranza di turno. Ancor più che sulla modifica, pur necessaria, di qualche decreto sbagliato e a sua volta propagandistico, la discontinuità invocata dal segretario Zingaretti avrebbe dovuto realizzarsi in questo cambio radicale di approccio complessivo. Non si può dire che per ora il governo giallorosso ci sia riuscito e neppure che abbia dato qualche segnale di quelli che autorizzano almeno a sperarci.










