di Errico Novi
Il Dubbio, 21 luglio 2020
Vani i tentativi renziani di cambiare la rotta in materia di giustizia. La giustizia vive di ondate, di cicli. E così, dopo che per alcuni mesi la tragedia del Covid ha limitato l'attività legislativa alle sole questioni legate all'emergenza (il carcere e le regole per i processi durante il lockdown), si presenta sul tavolo una sventagliata di dossier.
di Simona Musco
Il Dubbio, 21 luglio 2020
Nelle Marche si proverà a celebrare oltre 300 udienze in piena estate per rimediare al lockdown. Può diventare un modello. Il tribunale di Ancona ci prova: processi anche ad agosto per recuperare i ritardi creati dal lockdown.
Con un calendario (possibile) di 363 udienze, purché siano le parti a decidere di rinunciare al periodo di sospensione feriale, previsto dal primo al 31 agosto. Un'idea che, per un momento, anche il ministro della Giustizia aveva coltivato, salvo poi abbandonarla. Ma l'avvocatura marchigiana frena: "Apprezzabile l'attenzione nei confronti dei tempi del processo, ma è difficile immaginare che si possa recuperare il tempo perso: le udienze sono già state rinviate al 2021".
Processi anche ad agosto per recuperare i tre mesi persi a causa dell'emergenza Covid. A voler tentare l'esperimento è il presidente del Tribunale di Ancona, Giovanni Spinosa - anche lui tra i giudici disponibili - che riprende un'idea in passato presa in considerazione anche dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede - ma poi non abbandonata - per colmare l'enorme ritardo causato dalla sospensione dei processi durante il lockdown. E proprio ad Ancona, stando al dossier stilato qualche settimana fa dall'Unione delle Camere penali, la Fase 2 aveva causato non pochi rallentamenti, con una media di sole 20 udienze su 200. Durante tutto il mese di agosto, dunque, sarà possibile trattare non solo le attività più urgenti, ma ulteriori 363 processi, sia penali sia civili, grazie "alla disponibilità del personale e dei giudici".
Ma dovranno essere le parti, ovvero, Procura e avvocati, a chiedere la fissazione delle udienze durante la sospensione dei termini processuali, dal primo al 31 agosto. Sull'ipotesi di non chiudere il palazzo di giustizia per ferie sono già d'accordo giudici e cancellieri, mentre si attende in settimana il nulla osta da parte della Procura e dell'avvocatura. Ma è proprio la sospensione dei termini processuali il punto critico di un provvedimento che, in ogni caso, spiega al Dubbio Maurizio Miranda, presidente del Consiglio dell'ordine degli avvocati di Ancona, dimostra l'attenzione del presidente del Tribunale nei confronti dei tempi del processo.
"Siamo perplessi - sottolinea Miranda -, perché i termini processuali sono sospesi per legge e non si può fare a meno di questa sospensione, a meno che si non intervenga con un provvedimento legislativo. La questione è dunque rimessa alla discrezionalità delle parti. Ma di fatto mi sembra poca cosa: le udienze che si sarebbero dovute tenere durante il lockdown sono già state oggetto di rinvii abbastanza lunghi. E se un'udienza è fissata ad ottobre, anticiparla ad agosto non risolverà molto". Il problema, infatti, sono le udienze previste ad aprile e maggio scorso e slittate, appunto, al 2021 inoltrato. "Sarà difficile metterci una pezza - continua Miranda - nella misura in cui i ruoli dei magistrati sono calendarizzati in avanti, con un allungamento di circa un anno.
Ovviamente non è colpa di nessuno e sicuramente il presidente del Tribunale dimostra attenzione ai diritti delle persone, alla tempistica del processo e alla sua durata, attenzione che come ordine apprezziamo. Ma come ordine non possiamo esprimere un parere vincolante: sarà il singolo avvocato a stabilire cosa sia giusto fare nel proprio specifico caso".
Quello che non è piaciuto, spiega il presidente del CoA, "è stato il disinteresse ai problemi della Giustizia a livello centrale, perché non ci si è accorti subito delle difficoltà che riguardano l'attività dei Tribunali e ci si è arrivati soltanto dopo, a colpi di correzione dei vari decreti". Senza contare che i problemi legati alla regolare riattivazione della macchina della Giustizia sono anche altri. Attualmente ad Ancona le udienze si stanno svolgendo in presenza, "ma c'è un po' di scollamento, perché il processo non è solo l'udienza ma anche il rapporto con le cancellerie, che continuano ad avere comunque orario e personale ridotto.
Si va a fare udienza, ma magari non c'è il cancelliere disponibile se serve un documento che sta in un fascicolo o se si ha bisogno del rilascio di una copia". Stando al decreto del presidente del Tribunale, la grave carenza di organico impedirà di garantire ad agosto l'assistenza anche alle udienze penali dei giudici onorari e del collegio penale, salvo che per le cause penali con imputati detenuti o a reati che possono prescriversi o che presentano carattere di urgenza. Piena funzionalità è prevista invece per il Tribunale del Riesame, per il quale, conclude Spinosa, "auspico che le parti che intendono compulsare tale giudice ne approfittino, anche per evitare l'abituale sovraccarico di udienze nel mese di settembre".
di Renato Luparini
Il Dubbio, 21 luglio 2020
La notizia delle sentenze scritte il giorno prima dell'udienza di discussione si è sparsa nelle calli di Venezia e da lì si è divulgata in tutta Italia. Venezia è sempre stata, anche in tempi non sospetti, la città delle maschere ma quest'anno il Carnevale è finito due giorni prima del Martedì Grasso e certi segreti sono venuti allo scoperto.
Come in una commedia dell'avvocato Carlo Goldoni le virtù non proprio eroiche di una signora sposata si sono risapute in giro e, anche per tutelare il buon nome di famiglia, si è gridato giustamente allo scandalo. Ma certe abitudini non sono solo venete e non sono neppure nuove: ricordo che i miei maestri mettevano una spilla o un tocco di colla tra le pagine dei loro atti per controllare che il giudice li avesse effettivamente letti; qualche volta li ritiravano dalla cancelleria intonsi, come erano usciti dallo studio.
Oggi l'informatica non consente più certe astuzie, ma alcune sentenze uscite velocemente come Minerva dalla testa di Giove il giorno dopo la scadenza dei termini o addirittura miracolosamente estese contestualmente in ambito penale dopo una brevissima Camera di Consiglio muovono gli incalliti scettici a dubitare della verginità del convincimento del Collegio giudicante prima della udienza di discussione.
Rammento però il monito mistico di un grande laico, come Piero Calamandrei affisso a mo' di incoraggiamento all'uscita della Corte fiorentina: "Come tutte le divinità la Giustizia appare solo a chi crede". Occorre allora conciliare fede e ragione e cercare di valutare il valore teologico del dogma della verginità del convincimento del giudice.
La posizione ortodossa è quella che vuole che l'organo giudicante, sia uno o trino o più ampiamente composto (ferma restando la sostanza della unità del suo convincimento pur nella diversità delle nature umane di chi lo compone) arrivi immacolato in udienza e concepisca la sua convinzione sui fatti di causa solo dalla bocca purissima del Pubblico Ministero e da quella più rotonda dei difensori ovvero se la trattazione scritta, solo attraverso la virtuosa impollinazione dell'inchiostro degli atti difensivi.
È una concezione bellissima che rappresenta l'apoteosi del difensore, che sente su di sé e sulle sue fragili spalle il peso del destino; dall'aggettivo che sceglie o dal tono stesso con cui enuncia la sua tesi può dipendere l'esito ultimo: dannazione o salvezza. Ma spesso la Giustizia odierna è meno casta di quella idealizzata da Calamandrei nei suoi anni; del resto allora il modello sociale di riferimento era Santa Maria Goretti (lo restò per molti anni tanto che fu proposta da Berlinguer come modello per le donne comuniste), mentre ora siamo passati a Lady Gaga.
Non è detto che sia necessariamente un male. Fuori di metafora, anche solo trent'anni fa il numero di avvocati era dieci volte più basso di oggi e i reati erano ancora quelli del Decalogo di Mosè. Oggi l'ampliamento delle condotte criminose, dai reati ambientali a quelli tributari, ha fatto aumentare a dismisura il carico di lavoro dei giudici. Quando ho iniziato la professione il massimo della tecnologia erano i registratori e le cassette vhs; oggi minuscole chiavette usb condensano migliaia di intercettazioni telefoniche che trascritte occuperebbero stanze intere. È evidente che il Giudice non può farsi neppure un'idea del processo che decide senza aver avuto qualche esperienza di contatto con il materiale probatorio.
A questo punto sarebbe molto più onesto prendere atto di questa evoluzione del costume giudiziario e ridefinire l'ambito della discussione orale. Invece di "dare per letta "la relazione introduttiva o ridurla a una asettica esposizione delle ragioni delle parti e quindi costringere in pochi minuti l'avvocato a dire tutto con il rischio di non dire niente e soprattutto di trascurare l'aspetto sul quale ci sono ancora margini di dubbio, sarebbe preferibile che il Giudice dichiarasse di aver raggiunto una convinzione di massima su alcuni punti e di indicare quelli sui quali le parti possano dare un contributo. Cadrebbe il mito dell'immacolata concezione delle sentenze, ma forse ne beneficerebbe il lavoro di tutti. Del resto quello che ho esposto è un'idea di Calamandrei; evidentemente anche negli anni suoi le verginità giudiziarie erano rare.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 21 luglio 2020
Una emittente locale siciliana ha pubblicato qualche giorno fa le immagini dell'arresto - per una accusa di corruzione - di Giuseppe Pagoto, che proprio ieri ha consegnato la sua lettera di dimissioni da primo cittadino di Favignana. "Sebbene nel video non sia in manette - scrive il direttivo della Camera penale di Trapani - l'uomo è ritratto mentre esce dal palazzo comunale scortato dai finanzieri.
Una emittente locale siciliana ha pubblicato qualche giorno fa le immagini dell'arresto - per una accusa di corruzione - di Giuseppe Pagoto, che proprio ieri ha consegnato la sua lettera di dimissioni da primo cittadino di Favignana. "Sebbene nel video non sia in manette - scrive il direttivo della Camera penale di Trapani - l'uomo è ritratto mentre esce dal palazzo comunale scortato dai finanzieri.
Lo si vede mentre viene fatto accomodare sui sedili posteriori della Fiat Brava in stato di custodia". Come raccontato più volte da queste pagine, non è di certo il primo episodio di questo genere, anzi ogni settimana in qualche trasmissione tv assistiamo alla ripetuta messa in onda dell'arresto di qualcuno. Ne abbiamo parlato proprio con il presidente dei penalisti trapanesi, l'avvocato Salvatore Alagna: "Il problema non è se una persona sia colpevole oppure no, ma il rispetto dell'indagato come persona. Anche colui che è accusato dei delitti più aberranti deve essere trattato con umanità, seconda norma".
Come ricordano, infatti, sulla loro pagina Facebook i penalisti di Trapani, esiste l'articolo 114 del cpp che vieta la pubblicazione dell'immagine delle persone privata della libertà personale: "Chi viene arrestato - prosegue Alagna - ha diritto per legge a non essere ripreso a meno che non presti il consenso. Si tratta di un momento particolare della vita di una persona: sebbene il sindaco non fosse ammanettato era tra due agenti di polizia giudiziaria che lo hanno posto comunque in uno stato di soggezione materiale e psicologica dal quale non ci si può sottrarre. Avere o no le manette fa poca differenza quando l'obiettivo è la tutela della dignità della persona".
E poi c'è un altro fattore da considerare, che è il difetto della maggior parte della stampa che si occupa di cronaca giudiziaria: "Sarebbe auspicabile che la stessa attenzione mediatica venisse riservata alla persona qualora risultasse poi innocente. Purtroppo a questo Paese giustizialista importa solo ciò che sostiene l'accusa. Essere destinatari di una ordinanza di custodia cautelare significa per molti già essere automaticamente colpevoli.
Come penalisti crediamo fortemente che invece ognuno debba essere giudicato secondo le garanzie previste dall'articolo 111 della Costituzione". Sarebbe altresì importante sensibilizzare i giornalisti su questi aspetti: "Il diritto di cronaca è sacrosanto - conclude Alagna - ma non bisogna alimentare la morbosità del pubblico; al contrario è necessario rispettare la cultura delle garanzie e dello Stato di diritto".
torinoggi.it, 21 luglio 2020
Sono stati 107 i detenuti risultati positivi al Covid-19 nelle 13 carceri del Piemonte, più di un terzo del dato complessivo nazionale (287). Lo scrive Bruno Mellano, garante piemontese dei detenuti. A Torino 78 positivi, a Saluzzo (Cuneo) 25, altri 4 nella casa circondariale di Alessandria don Soria.
"Nell'ambito della comunità penitenziaria italiana - prosegue Mellano - si sono registrate, purtroppo, anche delle morti: sia fra i detenuti (2, escludendo i 13 decessi successivi alle rivolte del 7-8-9 marzo), sia tra gli agenti e gli altri operatori anche sanitari.
In Piemonte nessun morto per fortuna, fra i detenuti e gli agenti e la gran parte dei casi è stata asintomatica o paucisintomatica. Ma si è dovuta registrare la morte del medico che da anni era attivo nel presidio sanitario dell'Asl Cn2 nel carcere di Alba: Dominique Musafiri (65 anni), medico di famiglia di Bra, morto all'ospedale San Lazzaro di Alba, dove è stato ricoverato per alcuni giorni in quanto colpito da Covid-19.
Musafiri, originario di Lubumbashi, nel Katanga, dopo la laurea a Padova, era tornato nella Repubblica democratica del Congo, per esercitare la sua professione, collaborando anche con Amnesty International e organizzazioni per i diritti umani. Dal 2001 era tornato in Italia, aveva uno studio professionale ed era stato molto apprezzato nel suo lavoro anche in carcere".
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 21 luglio 2020
Corte di cassazione - Sezione I - Sentenza 20 luglio 2020 n. 21547. Il giudice dell'esecuzione, dopo aver disposto la revoca dei lavori di pubblica utilità e ripristinato la pena inflitta in origine in fase di cognizione, non può concedere la sospensione condizionale della pena. La Corte di cassazione, con la sentenza 21547, accoglie il ricorso della pubblica accusa, contro la decisione di far seguire alla revoca del lavoro di pubblica utilità il beneficio della sospensione condizionale del trattamento sanzionatorio, deciso in prima battuta, e fissato in 4 mesi di arresto e 1000 euro di ammenda. Per il Pm, come per la Suprema corte, è una scelta sbagliata.
La Cassazione ricorda che il principio generale di intangibilità del giudicato impedisce, tendenzialmente, al giudice dell'esecuzione di cambiare le decisioni prese in sede di cognizione, che devono considerarsi definitive perché non più impugnabili in via ordinaria. Una regola che conosce poche ed espresse eccezioni, come l'abolizione del reato, la dichiarazione di incostituzionalità, il riconoscimento della continuazione ecc.
E nessuna di queste ipotesi riguardava il caso esaminato. I giudici di legittimità ribadiscono che il procedimento di esecuzione non si può usare per ottenere, in via surrogatoria, provvedimenti che il giudice di cognizione avrebbe potuto adottare, se l'istanza arriva in tempo utile. Nello specifico il condannato aveva chiesto di essere ammesso, come pena sostitutiva, al lavoro di pubblica utilità. Un passo, ricorda la Cassazione, che comporta la tacita rinuncia al beneficio della sospensione condizionale pena, vista l'incompatibilità tra i due istituti
L'Unione Sarda, 21 luglio 2020
La Uil-Pa chiede rassicurazioni sull'arrivo di 100 detenuti al 41bis a Uta. Il nuovo capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria Bernardo Petralia - successore del dimissionario Francesco Basentini - annuncia l'imminente visita agli istituti della Sardegna.
Nel dettaglio, visiterà gli istituti di Cagliari e Nuoro, insieme ad altri di tutta Italia. La Uil-Pa Polizia Penitenziaria per voce del segretario generale della Sardegna Michele Cireddu auspica che possa essere l'occasione per un suo incontro con le organizzazioni sindacali del settore.
"Chiederemo un incontro per esplicitare le difficoltà che il personale di Polizia Penitenziaria è costretto ad affrontare. Intanto l'annosa mancata consegna dei repartini detentivi ospedalieri e la mancata attivazione dei posti di Polizia Penitenziaria nei principali aeroporti dell'Isola.
Se davvero come è emerso dai mass media, l'arrivo nell'Istituto di Cagliari di ulteriori 100 detenuti appartenenti al circuito 41 bis è imminente, tali consegne sono ancor più di estrema importanza, si rischia altrimenti di dover "militarizzare" interi ospedali in caso di ricoveri esterni", ha dichiarato Cireddu.
"Per quanto riguarda invece le dinamiche all'interno degli Istituti chiederemo al nuovo Capo del Dipartimento di voler concretizzare quegli interventi annunciati per la Sardegna dal suo predecessore ma rimasti semplici promesse. Continuano infatti le aggressioni a danno del personale, mancano le dotazioni ed i presidi di sicurezza individuale, le strutture malgrado siano di recente costruzione sono già fatiscenti e presentano numerose anomalie e gli interventi di manutenzione sono solo un miraggio.
Così come nonostante i numerosi ritrovamenti di sostanze stupefacenti e dei micro cellulari che vengono occultati nei luoghi più impensabili, non si interviene per dotare ogni Istituto di un distaccamento del reparto cinofili e per fornire gli strumenti di rilevamento dei cellulari", fa sapere ancora il sindacalista.
"Ancora nell'Istituto di Sassari non è stato assegnato un Comandante titolare così come a Oristano, Tempio, Isili, Is Arenas, Lanusei non è stato assegnato un Direttore in pianta stabile, malgrado in organico ci sia la possibilità di colmare tali lacune. Anche gli organici della Polizia Penitenziaria sono drammaticamente carenti, l'organico previsto è infatti pari a 1834 unità ma ne sono presenti in regione poco più di 1.300", ha detto ancora Cireddu.
"Auspichiamo quindi che il nuovo Capo del Dap voglia mettere la Sardegna al centro delle priorità di intervento, con la stessa solerzia con cui vengono inviati detenuti che nella penisola sono risultati ingestibili e soprattutto considerando che il presunto invio di ulteriori 100 detenuti al 41 bis creerà ulteriori criticità", ha concluso.
Il Piccolo, 21 luglio 2020
Parla la madre di Nicola Buro: "L'ultima volta l'ho visto con un occhio nero. Mi disse che altri detenuti l'avevano picchiato". "Voglio venga fatta chiarezza sulla morte di mio figlio e su cosa gli è successo in carcere nelle sue ultime settimane di vita".
Patrizia è una madre affranta dal dolore. Lo scorso venerdì pomeriggio una telefonata l'ha avvertita che il suo Nicola non c'era più, che era morto da solo, in una cella. Ma lei, affiancata dalla sorella dello stesso Nicola, non si rassegna al fatto che quella morte venga archiviata come un decesso per arresto cardiaco, e pretende la verità.
"La gente è stufa di queste "morti nel sonno", dichiara Patrizia: "Voglio sapere che cosa gli ha provocato quell'arresto cardiaco e, nel caso si sia trattato di un abuso di farmaci o altro, come abbia potuto procurarseli. So per certo che, per terapia, gli veniva somministrato il metadone, non soffriva di altre gravi malattie".
Nicola Buro, 38 anni, residente a San Giacomo, era in carcere da pochi mesi. La madre spiega che "per lui erano stati disposti i domiciliari, ma mio figlio, per futili motivi, era uscito dall'abitazione e per questo è stata disposta la misura del carcere". Della sua morte si sa poco. È emerso solo che lo scorso venerdì pomeriggio, in regime di celle aperte, il giovane era stato chiamato per un incontro già stabilito da giorni.
Il suo cognome era riecheggiato più volte lungo i corridoi, ma Nicola non si era palesato alla porta che delimita la sua sezione. A quel punto è scattato il controllo degli agenti della penitenziaria. Poi la triste scoperta. Invano i sanitari hanno tentato di rianimarlo. Ma c'è un fatto inquietante che emerge dai racconti della madre e che impone maggiore chiarezza sulla detenzione in carcere di quell'uomo dalla vita spericolata, che lottava contro la sua tossicodipendenza e viveva spesso di espedienti.
"Lo scorso 4 luglio sono andata a trovarlo in carcere - racconta ancora Patrizia - e lui si è presentato al colloquio con un occhio nero, gonfio. Ci aveva spalmato sopra della crema, ma si capiva dal travaso di sangue attorno all'occhio e dal colore della tumefazione che "l'incidente" gli era successo qualche giorno prima". Nicola, alla madre, quel giorno aveva raccontato che era stato "picchiato con calci e pugni da più persone, mi sembra di aver capito da altri detenuti. Aveva avvisato anche il suo avvocato di questo episodio e so che il legale si sta già muovendo perché venga fatta chiarezza sulla fine di mio figlio".
Durante il periodo passato in carcere, Buro ha anche scritto delle lettere alla madre, "e in tutte mi ribadiva che aveva paura - riferisce la donna - perché c'era della gente cattiva attorno a lui". Circostanze, episodi che impongono alla madre di non mollare, e di pretendere trasparenza su quanto accaduto a Nicola. Il legale che ha difeso Buro nell'ultimo periodo, l'avvocato Leonardo Brizzi, per ora preferisce non rilasciare dichiarazioni, ma si riserva di farlo tra qualche giorno.
estense.com, 21 luglio 2020
Baraldi (Pd): "Perplessi da questa nomina, difficile garantire la neutralità". I consiglieri per la prima volta a confronto dal vivo dopo il lockdown. Sarà Francesco Cacciola, ex direttore del carcere di Ferrara in pensione dalla fine del 2012, il nuovo garante dei detenuti votato dal consiglio comunale, al termine di una discussione che ha visto il Partito Democratico esprimere diverse perplessità in merito alla sua "neutralità", proprio a causa del ruolo diametralmente opposto che Cacciola ha ricoperto nella casa circondariale.
È stata questa la decisione più dibattuta durante l'ultima riunione del consiglio comunale, che si è svolta all'interno del palazzo municipale dopo il periodo in video-collegamento dettato dall'emergenza Coronavirus. Un passo verso la normalità che forse rasserena anche gli animi dei consiglieri comunali, senza particolari scintille tra maggioranza e opposizione che si ritrovano anche a votare insieme alcuni provvedimenti, come la proroga fino alla fine dell'anno del contratto di gestione alla società Farmacie Comunali (Afm) dell'omonimo servizio e il rinnovo della convenzione con altri comuni del Ferrarese per gestire la redazione locale del Sistema Informativo Regionale per il Turista (Situr).
Il dibattito più acceso, come premesso, è quello relativo alla nomina del nuovo garante dei detenuti in carcere, dopo il termine dell'incarico di Stefania Carnevale. Proprio la relazione finale di Carnevale infatti segnala al consiglio comunale una serie di problemi relativi ai disagi dei detenuti e alle difficoltà di gestione all'interno della casa circondariale, e spinge diversi consiglieri di maggioranza e opposizione a una riflessione sul ruolo stesso del garante.
Il leghista Ciriaco Minichiello citando anche la propria esperienza di avvocato afferma che "la figura del garante oggi ha troppe competenze, considerate le risorse a sua disposizione. L'aspetto economico è poco gratificante e si ritrova a svolgere un ruolo quasi di volontariato, mentre per poter davvero svolgere la sua funzione dovrebbe essere sul posto almeno due o tre volte alla settimana. Forse è anche per questo che abbiamo ricevuto solamente due candidature".
Concetti in parte sottolineati anche da Ilaria Baraldi (Pd), che spiega come la figura del garante (che in origine percepiva 6mila euro all'anno dal Comune e altrettanti dalla Provincia) sia stata gradualmente depotenziata "anche a causa delle modifiche e delle riforme all'interno dei vari enti pubblici", fino alla situazione attuale che vede una retribuzione di circa 2mila euro all'anno. Ma la vera perplessità riguarda proprio la candidatura di Francesco Cacciola, che secondo Baraldi "difficilmente potrebbe ricoprire quel ruolo di neutralità del garante dei detenuti, visto che è stato direttore dello stesso carcere".
Una perplessità condivisa da Dario Maresca (Gente a Modo) che anche alla luce delle considerazioni di Minichiello propone di riaprire la procedura di selezione con un nuovo e più alto compenso economico per il garante, per favorire l'arrivo di altre candidature. Una proposta che viene tuttavia bocciata dal consiglio, che subito dopo procede con la scelta del garante: a Cacciola 12 voti da parte della maggioranza, mentre a Valentina Masieri cinque voti dall'opposizione. Confermata quindi la nomina per l'ex direttore del carcere, contrariamente a quanto accaduto in altri precedenti simili, come nel 2011 a Bologna quando la candidatura a garante dei detenuti dell'ex direttore del carcere Dozza, Nello Cesari, fallì proprio a causa del suo precedente ruolo e delle polemiche politiche sollevate dalle associazioni.
Altra piccola polemica in un consiglio comunale tutto sommato pacato rispetto agli standard recenti è quella che vede protagonisti Davide Bertolasi (Pd) e l'assessore all'ambiente Alessandro Balboni (Fratelli d'Italia), con Bertolasi a chiedere il motivo per cui un'interpellanza relativa al canile comunale è rimasta senza risposta per oltre cinque mesi e l'assessore che replica parlando di episodi analoghi a parti invertite quando prima delle scorse elezioni occupava i banchi dell'opposizione. "Spero di non dover più rispondere a question time di questo tipo - afferma Balboni - che sono strumentali solo alle polemiche politiche". E Bertolasi che replica: "È paradossale citare fatti della scorsa amministrazione per non rispondere. Farò un question time ogni volta che ci sarà una violazione dei diritti dei consiglieri".
onlinesiracusa.it, 21 luglio 2020
Nei giorni scorsi l'istituto di Cavadonna ha ricevuto la visita del Capo del D.A.P. (dipartimento amministrazione penitenziaria) Bernardo Petralia, accompagnato da Cinzia Calandrino, dirigente generale del Prap Sicilia unitamente a Giuseppe Pannuti, direttore dell'Ufficio Risorse materiali e Contabilità, e la dirigente dell'Ufficio Personale e Formazione, Milena Marino. Presente tra le figure istituzionali anche il Garante dei detenuti del comune di Siracusa, Giovanni Villari.
La visita, prima di un vasto programma che coinvolge molti istituti di pena, è stata anche occasione per visionare gli ambienti del penitenziario, e soprattutto i lavori effettuati nel blocco 50 interessato dalla rivolta di marzo scorso. I lavori di ristrutturazione del secondo piano, quello visitato, sono stati recentemente completati e a breve anche il primo sarà nuovamente fruibile. Rimarranno i lavori di manutenzione straordinaria al terzo piano, attualmente occupato e destinato alla sezione dei protetti.
Sono stati visitati, con il compiacimento del capo del Dap, i luoghi di lavoro e di produzione all'interno dell'istituto, primo di tutti il biscottificio Dolci Evasioni che in realtà è un versatile laboratorio di produzioni alimentari assortite tutte rigorosamente biologiche e tipicamente siciliane. I detenuti lavoravano alle fasi della preparazione e del confezionamento di vasetti di pesto di basilico, coordinati da maestranze esperte e sotto la direzione dei responsabili della cooperativa Arcolaio presente all'interno dell'istituto da molti anni.
Si è poi passati al laboratorio di tessitoria, con le macchine per produrre tessuto in cotone erano in piena funzione Anche in questo caso la visione dell'operato dei detenuti e della loro gestione ha generato soddisfazione negli ospiti ai quali sono state illustrate le fasi del processo di produzione. Questo laboratorio ha recentemente realizzato 15.000 mascherine in tessuto di cotone auto-prodotto. Dopo la rassegna dei laboratori, nella sala riunione della direzione il momento d'incontro e di confronto con tutti gli attori presenti: direttore, Aldo Tiralongo, il comandante e il vice comandante, il comandante nucleo traduzione il commissario coordinatore Elisa Buscema personale dell'area educativa, agenti e ispettori compresi quelli dell'unità cinofila che già all'ingresso in istituto avevano al seguito due esemplari di cani addestrati. Il commissario capo Giuseppe Colombo ha ufficialmente presenziato nel nuovo ruolo di comandante di reparto, subentrando al commissario Davide Militello che assume l'incarico di vice comandante.
Bernardo Petralia si è distinto per il corretto e chiarissimo discorso introduttivo, nel corso del quale ha manifestato la sua intenzione a essere attento alla voce del corpo della polizia penitenziaria, da lungo tempo in difficoltà per problemi legati al drastico dimensionamento dell'organico. La profonda empatia, l'autorevolezza professionale unite alla disponibilità all'ascolto del capo del Dap hanno permesso un dialogo a più voci con numerosi agenti lodati per la dedizione al loro lavoro e la sincerità nell'esprimere le varie criticità. In più di un'occasione è stata inoltre ribadita, alla presenza del garante, una tra le più importanti finalità istituzionali del carcere, cioè quella della rieducazione del detenuto, a cui il contributo della polizia penitenziaria può risultare fondamentale.
Il garante dei diritti delle persone private della libertà del Comune di Siracusa, Giovanni Villari, nel corso del brevissimo colloquio personale con Petralia ha sinteticamente espresso due criticità significative che riguardano la situazione dei detenuti di Cavadonna, che emergono più di altre e richiedono provvedimenti urgenti: i ritardi nell'erogazione delle cure mediche e ospedaliere; la carenza assoluta di colloqui con il magistrato di sorveglianza preposto.
- Torino. Inchiesta per violenze sui detenuti, indagato il direttore
- Vercelli. Revocati i fondi per ristrutturare il carcere
- Torino. Botte ai detenuti, indagato il direttore del carcere
- Napoli. "Il Colloquio", al Teatro Festival va in scena il dramma delle mogli dei detenuti
- Imperia. Gli studenti-detenuti concludono studi grazie alle nuove tecnologie










