di Roberta Pumpo
romasette.it, 13 maggio 2026
Presentata la ricerca che ha coinvolto diversi penitenziari. Padre Boldrin, cappellano a Rebibbia: “In carcere c’è l’incontro quotidiano tra cattolici, musulmani, ortodossi, evangelici, buddisti e non credenti. Si cerca un dialogo”. Primo passo: “Il rispetto reciproco”. Quello tra carcere e fede è un equilibrio instabile. Se alcuni detenuti si aggrappano al loro credo, fonte di speranza e strada per ritrovare sé stessi, altri usano la fede come erogatore di servizi o strumento per fare proselitismo. Un percorso complesso emerso ieri sera, martedì 12 maggio, nella sede dell’Istituto regionale di studi giuridici del Lazio “Arturo Carlo Jemolo”, durante la presentazione del volume “Fedi recluse” di Isabel Fanlo Cortés e Laura Scudieri.
di Sara D’Ascenzo
Corriere del Mezzogiorno, 13 maggio 2026
Giovanna Sannino, l’attrice di “Mare Fuori” e il laboratorio fatto coi giovani detenuti di Nisida: “Recitare insegna l’empatia”. Il successo della serie “che non racconta solo la Napoli malavitosa, ma i percorsi di formazione e reinserimento”. La sua Carmela di “Mare Fuori” “è una ragazza giovane, abbandonata, che non ha pilastri su cui contare e nemmeno riferimenti culturali”. Ma soprattutto, alla sua Carmela, “il mare fuori non viene fatto vedere: solo la strada, che è un tunnel nero”.
di Sergio D’Elia*
L’Unità, 13 maggio 2026
La mia prima vita è stata segnata dalla violenza. Negli anni Settanta pensavo, come tanti, che per la giustizia, la libertà, la rivoluzione, fosse necessario annunciare un mondo nuovo attraverso la violenza. Non lo pensavamo solo noi: anche grandi filosofi e intellettuali hanno scritto che la violenza è la “levatrice della storia” e che “il fine giustifica i mezzi”. Io ho fatto esperienza della menzogna di questa “verità”. Con la violenza non ho fatto nascere una nuova storia: l’ho distrutta. Il reato più grave che ho commesso è aver ucciso le mie stesse idee attraverso il mezzo che usavo per affermarle.
di Emilio Minervini
Il Dubbio, 13 maggio 2026
Spezzare la catena dell’odio, non con il perdono ma con la riconciliazione. È questo lo scopo della giustizia riparativa, introdotta in modo organico dalla riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022). Istituto che s’inserisce nell’ambito giudiziario penale, affiancando all’attività procedimentale, tesa all’accertamento delle responsabilità, un percorso parallelo, autonomo e volontario, che possa essere foriero di dialogo e ascolto tra le parti coinvolte. L’articolo 42 della riforma definisce la giustizia riparativa “un programma cui si accede gratuitamente che consente alla persona indicata come autore dell’offesa, alla vittima del reato e agli altri soggetti appartenenti alla comunità di partecipare in modo consensuale, attivo e volontario alla risoluzione delle questioni derivanti dal reato, con l’aiuto di un terzo imparziale adeguatamente formato denominato mediatore”.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 13 maggio 2026
L’Albania non intende rinnovare il Protocollo con l’Italia dopo il 2028, ha reso noto il ministro degli Esteri albanese. Ma fino a quella data Giorgia Meloni può essere certa che i centri Gjadër e Shëngjin saranno operativi? Dal 12 giugno 2026 diventerà applicabile il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, e più volte Meloni ha affermato che il Patto sbloccherà il funzionamento dei centri. Ma i dubbi al riguardo sono molti.
di Filippo Miraglia
Il Manifesto, 13 maggio 2026
Dall’ottobre del 2024 l’ossessione di Giorgia Meloni è di dimostrare che quella spesa pubblica milionaria, per interessi che nulla hanno a che fare con quelli dell’Italia, abbia una sua utilità. Funzioneranno? La scommessa di questo governo è che le bugie usate a piene mani sull’immigrazione funzionino, in particolare quelle sul Protocollo con l’Albania, e che gli italiani e le italiane se le bevano. Una scommessa su un tema che rappresenta il cuore della propaganda della destra italiana e non solo di quella del nostro Paese. Ma chi di propaganda ferisce può essere a sua volta oggetto di propaganda, come dimostra l’uscita di queste ore di un rappresentante del governo albanese.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 13 maggio 2026
L’obiettivo è limitare la libertà di movimento dentro le frontiere Ue. La relazione della prefetta Rabuano: identificazioni e controlli per bloccare i migranti. “Ci è stato imposto il numero più alto di procedure obbligatorie”, dice la rappresentante del Viminale. Il Patto Ue rischia di trasformarsi in un boomerang per il governo Meloni. Via via che si chiariscono gli aspetti concreti, i tanti dubbi sollevati dai critici acquistano valore. Dubbi venuti da sinistra, rispetto alla tutela dei diritti fondamentali dei migranti, ma anche da destra destra, come l’Ungheria del premier uscente Viktor Orbán che in sede europea ha votato contro il maxi-pacchetto di normative e poi evitato di adeguare il sistema nazionale all’accordo.
di Giovanna Cavallo*
L’Unità, 13 maggio 2026
Il nuovo Ddl racconta di un progressivo arretramento nella tutela dei diritti che con la legge Zampa invece aveva raggiunto uno dei punti più avanzati e riconosciuti anche a livello europeo. C’è una parola che ritorna, puntuale, ogni volta che si interviene in materia di immigrazione: “sicurezza”. E ogni volta che questa parola viene associata alla vita delle persone migranti, tanto più se si tratta di minori, è legittimo preoccuparsi, visto che spesso sono le tutele ad essere messe in discussione. Il nuovo disegno di legge presto all’esame del Senato, che interviene sulla disciplina dei minori stranieri non accompagnati modificando la Legge 7 aprile 2017, n. 47, si presenta come un intervento tecnico di semplificazione e razionalizzazione, ma dietro questa narrazione si intravedono scelte politiche che rischiano di segnare un passo indietro rispetto a uno dei sistemi di tutela più avanzati in Europa.
di Stefano Vecchio
Il Manifesto, 13 maggio 2026
La realtà complessa del mondo delle droghe, nel corso del tempo, è diventata sempre più un universo fortemente intersezionale con i processi politici ed economici e sociali: dal controllo sociale alla geopolitica delle guerre, alla crisi ambientale. Oggi, che la war on drugs è stata rilanciata in una serie di scenari nazionali e internazionali, è necessario un ampliamento dei soggetti e dei movimenti con i quali condividere confronti, posizioni politiche, strategie comuni. Di recente, in una Contro-conferenza sulle droghe radicalmente alternativa a quella governativa, la Rete per la riforma ha dedicato uno spazio importante e significativo alle relazioni con i movimenti. A partire da questa apertura, abbiamo messo al centro dell’assemblea di Forum Droghe (Roma, 16 maggio, ore 9,30-16 presso la Redazione di Scomodo a Spin Time) il rapporto con la società civile meno coinvolta nei nostri temi.
di Gabriele Segre
La Stampa, 13 maggio 2026
Nel vuoto lasciato dall’America il disordine viene usato come arma. Da Putin a Netanyahu, da Trump a Xi, i leader moltiplicano le guerre. Tutto nasce dal caos. Poi arrivarono la luce e il buio, la terra e il mare, gli dèi, gli uomini, le leggi, gli imperi, le banche centrali, i summit Nato e persino le call su Zoom. L’ordine aveva prevalso. O almeno così ci raccontano le grandi cosmologie, dalla Genesi a Esiodo fino alla Dichiarazione universale dei diritti umani. Quello che si sono dimenticate di dirci è che il fenomeno è reversibile: il caos torna. Quasi sempre senza avvisare.
- Israele. Massacri del 7 ottobre, per i responsabili ci sarà la pena di morte
- Carcere, ciò che i numeri non dicono
- Nel Decreto Sicurezza priorità all’espulsione di detenuti, ma ci sono i “paletti” della Costituzione
- Prigioni strapiene e illegali, servirebbero 1.000 grazie... e l’indulto
- Carceri sovraffollate? Le istanze per uscire le scriverà la AI










