di Taghi Rahmani*
La Stampa, 12 maggio 2026
Ieri mattina, quando ormai quasi non ci speravo più, ho ricevuto una chiamata dall’altro mondo. Era Narges, Narges Mohammadi, la premio Nobel per la pace, mia moglie. Al telefono c’era la voce familiare che pure non smette mai di sorprendermi, pacata nonostante la tempesta e più forte dell’eco della guerra. Non avevo sue notizie dal 12 dicembre scorso, quando le forze di sicurezza della repubblica islamica l’hanno fermata durante la manifestazione funebre per l’avvocato dei diritti umani Khosrow Alikordi a Mashad e, dopo un brutale pestaggio, l’hanno rinchiusa in isolamento per 105 infiniti giorni. Mi ha raccontato che durante questa ultima lunga detenzione sapeva poco e nulla di quanto accadeva fuori, nonostante i bombardamenti a distanza ravvicinata, le dicevano che sarebbe stata trasferita a Evin, il penitenziario di Teheran dove ha già trascorso diversi anni, ma invece, dopo una fase iniziale a Mashad, l’hanno portata a Zanjan, in una sezione speciale riservata ai reati violenti e ritenuta adatta a lei, la più pacifica.
di Fabio Fiorentin
Il Sole 24 Ore, 11 maggio 2026
La novità si applica a chi deve scontare pene fino a due anni. Un nuovo criterio di priorità impone al giudice di sorveglianza di decidere sull’espulsione del detenuto straniero con precedenza su ogni altra istanza pendente riferita all’interessato. Lo stabilisce l’articolo 30-ter del decreto legge Sicurezza (23/2026), inserito durante l’esame parlamentare per la conversione in legge (54/2026). La disposizione integra l’articolo 16, comma 6, del Testo unico dell’immigrazione (decreto legislativo 286/1998), che disciplina l’espulsione applicata dal magistrato quale sanzione alternativa alla detenzione, attivata in relazione a pene, anche residue, non superiori a due anni e inflitte per reati diversi dai delitti previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), del Codice di procedura penale (vale a dire delitti contro la personalità dello Stato, omicidio volontario, delitti di mafia, delitti in materia di armi, di stupefacenti, di criminalità organizzata e altri gravi delitti) e dai reati previsti dallo stesso Testo unico dell’immigrazione e puniti con pena edittale superiore ai due anni.
di Paolo Comi
L’Unità, 11 maggio 2026
Parla Antonio Rinaudo. L’ex Procuratore aggiunto di Torino dice che le preoccupazioni del Procuratore antimafia Melillo sulle intercettazioni sono infondate. La legge concede ampi margini. I limiti sono necessari. Forse oggi i magistrati sono un po’ pigri, indagare davvero richiede fatica. “E diciamolo chiaramente: molte volte i pubblici ministeri costruiscono ipotesi investigative partendo magari da un reato come una corruzione, e poi durante le intercettazioni emerge altro. A quel punto si vorrebbe utilizzare tutto automaticamente anche per i nuovi reati emersi. Ma non si può più”, afferma Antonio Rinaudo, già procuratore aggiunto di Torino e titolare dell’inchiesta sui No Tav.
di Aldo Torchiaro*
Il Riformista, 11 maggio 2026
Il termine è scaduto ieri. Ma sull’Italia pesa ancora un silenzio assordante. L’Unione europea aveva dato tempo fino al 7 maggio per recepire la direttiva contro le Slapp, le azioni legali temerarie utilizzate per intimidire giornalisti, editori, attivisti, ricercatori, autori satirici. Eppure il rischio concreto, denunciato dalla Coalition Against Slapps in Europe (Case Italia), è che il Governo scelga una trasposizione puramente formale, burocratica, sostanzialmente inutile. Perché il nodo vero è semplice: limitare le tutele ai soli procedimenti transfrontalieri significherebbe lasciare senza protezione oltre il novanta per cento delle vittime italiane di querele intimidatorie. Cioè quasi tutti.
di Federica Florian
trevisotoday.it, 11 maggio 2026
Progetto di Cittadinanzattiva sulla prevenzione del carcinoma mammario, per donne detenute. Per il Veneto, il progetto è attivato nelle carceri di Venezia e di Montorio/Verona, tramite i volontari di Cittadinanzattiva Treviso. In questi mesi l’associazione Cittadinanzattiva aps, che promuove l’attivismo dei cittadini per la tutela dei diritti, la cura dei beni comuni e il sostegno alle persone in condizione di debolezza, tramite la sua rete nazionale “Giustizia per i Diritti” ha attivato la terza edizione del progetto “I Care, la prevenzione libera tutte” che si occupa di prevenzione e tutela della salute femminile delle donne detenute nelle carceri italiane.
di Riccardo Radi
terzultimafermata.blog, 11 maggio 2026
Alle volte la cassazione mette una pezza a delle decisioni che paiono dettate da preclusioni aprioristiche. La Cassazione penale sezione 1 con la sentenza numero 16544/2026 ha annullato l’ordinanza impugnata, avendo ancorato il diniego ad un criterio sostanzialmente automatico (mancata frequentazione quale indice assorbente), senza confrontarsi con le allegazioni difensive circa la gravità e le ricadute concrete della patologia sulla possibilità di colloqui in istituto e la natura non volontaria della distanza relazionale, non soddisfa l’esigenza di una valutazione complessiva e individualizzata, richiesta in materia.
avellinotoday.it, 11 maggio 2026
In occasione della Festa della mamma, il Garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello, ha visitato la sezione femminile della Casa Circondariale di Napoli Secondigliano, incontrando le donne detenute. In Italia, su 64.436 detenuti, 2.844 sono donne. In Campania, su 7.807 detenuti, le donne sono 396, di cui 52 straniere. Presso la struttura di Secondigliano sono attualmente presenti 127 detenute: 23 sono ammesse al lavoro esterno ai sensi dell’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario e, nella giornata odierna, 13 erano impegnate in attività lavorative fuori dall’istituto. Dal 20 maggio 2024, a causa degli eventi sismici, è stato chiuso il carcere femminile di Pozzuoli ed è stata aperta una sezione femminile presso Secondigliano.
di Federico Rota
Corriere della Sera, 11 maggio 2026
La giustizia riparativa come strumento di prevenzione. In via Borgo Palazzo nasce la struttura per i percorsi di mediazione tra chi subisce l’offesa e chi la commette. Gestito da InConTra. La giustizia riparativa è uno strumento che “serve a realizzare compiutamente un precetto di carattere costituzionale”. Citando l’articolo 27 della Costituzione, che individua nella riabilitazione del condannato il fine a cui tende la pena, Giulio Marchesi, presidente dell’Ordine degli Avvocati, sgombera il campo da equivoci: “La giustizia riparativa non si sostituisce alla giustizia penale - evidenzia - non c’è alcun buonismo. Non è uno strumento per evitare le conseguenze del reato, ma è anzi un modo per andare a scavare ancora più in profondità nelle conseguenze che ne seguono”.
di Francesco Alberti
buonasera24.it, 11 maggio 2026
Dopo l’allarme lanciato sulle condizioni del sistema penitenziario, interviene anche il sindaco di Taranto Piero Bitetti, che richiama l’attenzione sulla situazione di sovraffollamento che interessa la casa circondariale cittadina, inserendola però in un quadro più ampio che coinvolge numerosi istituti italiani. Il primo cittadino definisce il fenomeno una delle emergenze più rilevanti del sistema carcerario nazionale, sottolineando la necessità di affrontarlo attraverso un approccio complessivo e condiviso tra le diverse istituzioni competenti.
di don Salvatore Saggiomo*
artestv.it, 11 maggio 2026
Dentro il carcere di Santa Maria Capua Vetere qualcosa finalmente si muove. Non una promessa. Non un annuncio vuoto. Ma un risultato concreto. Tre infermerie interne aperte. Operative. Funzionanti. Un passaggio che per molti potrebbe sembrare soltanto amministrativo, ma che dentro un istituto penitenziario significa assistenza, cure, presenza sanitaria, tutela minima della dignità umana. Significa dare una risposta a bisogni rimasti troppo spesso sospesi tra burocrazia, carenze strutturali e silenzi istituzionali.
- Benevento. Carcere, tra sovraffollamento e diritti dei detenuti
- Vibo Valentia. L’agricoltura che unisce: nasce il primo orto sinergico certificato della Calabria
- Palermo. Detenuto con la grazia parziale vince il premio letterario “Tiziano Terzani”
- Siena. I detenuti del carcere di Santo Spirito vincono il premio “Maurizio Costanzo”
- Milano. Musica e parole per raccontare l’umanità in carcere










