di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 2 gennaio 2020
La denuncia arriva dal Garante regionale dei detenuti, Samuele Ciambriello. "Nelle Comunità campane per i minori, il diritto alla salute è negato", ha denunciato il Garante regionale delle persone private della libertà Samuele Ciambriello durante la sua conferenza stampa di fine anno relativa alla relazione sui minorenni e i giovani detenuti.
Il Garante in sintesi denuncia il rischio che alcuni diritti fondamentali siano assicurati per chi è in carcere, mentre siano totalmente negati per chi è affidato alle comunità per minori o per adulti con problemi di tossicodipendenza. Ciambriello e le comunità residenziali della Campania hanno ribadito l'importanza di alcuni diritti fondamentali, e per quanto riguarda il diritto alla salute, il ripristino dell'esenzione del ticket per i minori dell'area penale e corsi di formazione.
"Noi comunità alloggio, insieme al Garante dei detenuti chiediamo aiuto perché stiamo portando avanti una battaglia di civiltà e di giustizia che, al momento, ci vede soccombere. Stiamo provando a riaffermare il diritto alla salute pubblica gratuita per i minori dell'area penale che accogliamo nelle nostre comunità e che viene negato. Una discriminazione ancora più forte se si pensa che per i loro coetanei ristretti presso gli Istituti penali minorili questo diritto è invece garantito", così hanno scritto in una lettera aperta al ministro della Salute Roberto Speranza, e al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca.
"La comunità non può essere una panacea e/o vivere l'isolamento istituzionale e degli enti locali", si legge sempre nella lettera aperta illustrata dal garante Ciambriello che ha fortemente sottolineato un dato allarmante: 7.600 persone detenute nell'area esterna. Nell'ultimo anno si sono verificati tre suicidi per persone sottoposte ad arresti domiciliari. Gli assistenti sociali per quest'area sono solamente ventiquattro.
Altri dati importanti emergono dalla relazione aggiornata al 15 novembre 2019 sui minorenni ed i giovani adulti in carico ai servizi minorili. In Campania vi sono 70 detenuti minorenni detenuti a Nisida e Airola. 1130, invece, sono i minorenni e giovani adulti in carico agli Uffici di servizio sociale per i minorenni a Napoli di cui 387 presi in carico per la prima volta nel 2019. Minorenni ai quali i diritti alla sanità ed alla formazione professionale citati dal garante Ciambriello e dalle comunità sono negati.
La questione centrale sul diritto alla salute è il ripristino dell'esenzione assicurata da leggi nazionali e dal Dpr 448/88, dove vengono descritte le finalità istituzionali rappresentate dall'esecuzione dei provvedimenti dell'Autorità Giudiziaria, soprattutto la garanzia dei diritti soggettivi dei minori come il diritto alla salute ed ad una crescita armonica, sia fisica che psicologica; diritto all'istruzione, al lavoro, alle attività ludiche, alla socializzazione e il diritto alla non interruzione dei processi educativi in atto ed al mantenimento dei legami significativi.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 2 gennaio 2020
Bambini in carcere, da Sollicciano parte un appello al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede affinché si sblocchi la situazione dell'Icam, l'istituto a custodia attenuata per le detenute madri il cui progetto è stato ratificato nel 2010 da Ministero, Regione e Comune ma i cui lavori non sono mai partiti. A lanciarlo è l'associazione Progetto Firenze insieme al cappellano del penitenziario don Vincenzo Russo, che si rivolgono anche al capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Francesco Basentini.
"A Firenze i tempi per l'apertura dell'Icam si sono dilatati all'infinito - ha detto Massimo Lensi di Progetto Firenze - Da quando furono compiuti i primi passi nel lontano 2006, poco è stato fatto di concreto: solo una lunga fila di rinvii a tempo illimitato, burocrazie e tante promesse. Siamo nel 2020 e l'unica struttura territoriale per i bambini e le loro madri detenute è tuttora il nido del carcere di Sollicciano".
L'Icam, secondo l'iniziale progetto, doveva sorgere sulla palazzina di Rifredi donata gratuitamente dalla Madonnina del Grappa. Oggi però l'immobile, la cui gestione spetterebbe alla Società della Salute, affonda nel degrado e la gara d'appalto per iniziare la ristrutturazione non è stata fatta.
"Nel nostro ordinamento - ha proseguito Lensi - esiste una legge, la numero 62/2011, rivolta a favorire il rapporto tra madre e figlio minore, nel corso del processo penale e durante l'esecuzione della pena. Una legge dello Stato che contiene dei limiti e delle incertezze, certo, ma che a Firenze potrebbe essere applicata con facilità grazie alla disponibilità di una struttura di accoglienza e a una forte coesione politica territoriale". Secondo il cappellano don Russo, "da anni si continua a giocare sulla pelle dei bambini, farli crescere in carcere è gravissimo, oltre che incostituzionale". Nel frattempo, per migliorare le condizioni di vita dei bambini di Sollicciano, Palazzo Vecchio ha raccolto la proposta lanciata al Corriere Fiorentino del direttore del carcere Fabio Prestopino di portare all'asilo nido o in ludoteca i piccoli. "Stiamo lavorando a un progetto comune - ha detto l'assessore all'istruzione Sara Funaro - per permettere ai bimbi in carcere di vivere più tempo lontano dalle sbarre". Questo progetto però, secondo l'associazione Progetto Firenze, "non può che essere una misura temporanea".
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 2 gennaio 2020
Capelli rosso fuoco e l'immancabile bandiera No Tav attorno al collo: il volto storico della lotta in Val di Susa, Nicoletta Dosio, 73 anni, si stampa sugli striscioni dei militanti raccolti nella notte di capodanno davanti al carcere Lorusso e Cotugno di Torino in cui la donna è detenuta da lunedì.
"Sto bene, sono contenta della scelta che ho fatto perché è il risultato di una causa giusta e bella, la lotta NoTav che è anche la lotta per un modello di società diverso e nasce dalla consapevolezza che quello presente non è l'unico dei mondi possibili", fa sapere Nicoletta in una lettera dal carcere indirizzata ai tanti che in queste ore le stanno esprimendo solidarietà e sostegno.
In tutta Italia infatti i militanti che si oppongono all'alta velocità si sono raccolti nelle piazze per "brindare simbolicamente con Nicoletta" nella notte più lunga dell'anno ed esprimerle vicinanza e affetto. Dopo il presidio del 31 dicembre a Susa, il fitto programma di incontri è proseguito nella giornata di ieri con una fiaccolata serale a Bussoleno.
"Sento la solidarietà collettiva e provo di persona cosa sia una famiglia di lotta. L'appoggio e l'affetto che mi avete dimostrato quando sono stata arrestata, e le manifestazioni la cui eco mi è arrivata da lontano, confermano che la scelta è giusta e che potrò portarla fino in fondo con gioia.
Parlo di voi alle altre detenute e ripeto che la solidarietà data a me è per tutte le donne e gli uomini che queste mura insensate rinchiudono", scrive ancora Dosio, arrestata lunedì nella sua casa di Bussoleno, dove i cittadini si sono riversati in strada per rallentare l'auto che la trasportava.
Ex insegnante in pensione, la pasionaria del movimento Notav, da due anni anche tra le coordinatrici nazionali di Potere al Popolo, era stata condannata di recente in via definitiva a un anno di carcere per violenza privata e blocco autostradale per una dimostrazione del 2012 sull'autostrada del Frejus: un gruppo di manifestanti aveva aperto le sbarre di un casello autostradale della Torino- Bardonecchia, causando danni alla società autostradale.
A differenza degli altri undici attivisti condannati, Dosio aveva sempre dichiarato di essere pronta ad andare in carcere e di non voler chiedere misure alternative come i domiciliari. "Per ottenerle dovrei riconoscere il disvalore della mia condotta, esercito così, ancora una volta, la mia libertà", aveva ripetuto la donna in questi mesi. Le reazioni di sdegno e denuncia per la sua carcerazione hanno attraversato la politica e le istituzioni, e non solo negli ambienti più vicini al movimento NoTav.
"C'è davvero uno strano concetto di giustizia in questo Paese", ha affermato Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana-Leu, mentre l'esponente Pd e sottosegretario all'Ambiente, Roberto Morassut, ritiene l'arresto "sproporzionato, una misura sbagliata e senza senso".
"Non condivido nulla del movimento No Tav, ma le proteste anche scomode e con le quali non si è d'accordo non vanno ignorate", ha commentato Morassut. Rifondazione comunista e Partito comunista italiano invece parlano di decisione "ingiustificabile" da parte della Procura Generale di Torino che avrebbe dato "dimostrazione dell'ossessione repressiva contro il movimento No Tav". L'unica "colpa" della donna, prosegue Rifondazione "è di essere irriducibilmente No Tav, di continuare ad anteporsi alla realizzazione di un'opera affaristica, inutile, dissipativa di colossali somme di denaro pubblico".
Anche l'Unione sindacale di base esprime piena solidarietà a Nicoletta e "invita tutte le proprie strutture a mobilitarsi per la sua liberazione". Intanto il procuratore generale di Torino, Francesco Enrico Saluzzo, che ha "personalmente emesso il provvedimento di revoca della sospensione dell'esecuzione della pena" replica alle espressioni di critica sulla vicenda definendole "infondate ed anche inappropriate".
"Il mio Ufficio ha applicato con rigore, come fa ogni giorno, le norme che ci sono date e che sono presidio di legalità e di imparzialità", ha spiegato Saluzzo, sottolineando che "la signora Dosio ha avuto molte possibilità di scelta, decisioni, esclusivamente sue, che, come per ogni altro condannato in situazione simile, le avrebbero consentito di non espiare la pena in carcere. Dopo la sospensione dell'ordine di esecuzione, disposta dal mio Ufficio, ha avuto trenta giorni di tempo per chiedere una delle misure alternative previste dal nostro ordinamento. Non lo ha fatto; anzi, ha pubblicamente proclamato anzi di non avere alcuna intenzione di presentare istanze".
Per i Giuristi Democratici si tratta invece di "una storia sbagliata" e intervengono sul caso per esprimere il loro impegno "a difesa del sacrosanto diritto alla protesta contro la regina delle grandi opere inutili".
"I giuristi democratici - si legge in una nota chiedendo un radicale cambio di rotta nella gestione dei conflitti sociali e ambientali, quale è certamente quello relativo al progetto Tav, che dovrebbe tornare a essere materia di un serio, civile, realistico e produttivo confronto tra comunità e governi locali e centrali, anziché materia di giudizi penali e ostentazione di potere militare e di ordine pubblico".
di Enrico Nistri
Corriere Fiorentino, 2 gennaio 2020
Il mondo del carcere interessa relativamente poco all'opinione pubblica. È un mondo chiuso e prevale spesso la convinzione che chi vi è recluso se la sia cercata, anche se buona parte dei carcerati è costituita da detenuti in attesa di giudizio, per cui vale la presunzione d'innocenza.
A maggior ragione, il mondo del carcere sembra interessare poco ai politici. I detenuti non votano, anche perché larga parte di loro è costituita da stranieri; se poi si tratta di bambini, detenuti al seguito delle madri, il disinteresse non cambia. Se non votano i grandi, figuriamoci i piccoli, condannati da colpe non loro a vivere i primi anni della loro vita dietro le sbarre.
Quanto è successo, e soprattutto quanto non è successo a Firenze nella casa di reclusione di Sollicciano ne costituisce una conferma. I servizi sul Corriere Fiorentino lo documentano ampiamente. Esisterebbe una legge dello Stato, la 62 del 2011, che prevede la possibilità di favorire il rapporto fra mamme e figli minori durante l'attesa di giudizio o l'espiazione della pena attraverso l'istituzione di Istituti a custodia attenuata per madri detenute. Ma a Firenze ci sarebbe molto di più: una palazzina, a Rifredi, che la Madonnina del Grappa ha donato dieci anni fa alla Società della Salute per la realizzazione di una casa accoglienza.
E ci sarebbe anche un protocollo d'intesa con le firme di ministero della Giustizia, Tribunale di sorveglianza, Istituto degli Innocenti, nonché della Regione, che ha stanziato 700.000 euro per i lavori di ristrutturazione. Invece tutto è rimasto bloccato, per le more burocratiche, in un disinteresse generale scosso solo nelle ultime settimane dalle dichiarazioni di don Vincenzo Russo, nella sua duplice veste di direttore della Madonnina del Grappa e di cappellano del carcere di Sollicciano, e di Massimo Lensi, dell'associazione "Progetto Firenze".
Esiste, è vero, la disponibilità del Comune a lavorare su un progetto per consentire alle associazioni di volontariato di accompagnare i figli delle detenute all'esterno del carcere, ma si tratta comunque di una soluzione provvisoria. C'è da sperare che, anche una volta venuto meno il clima di commozione legato alle festività natalizie, politica e burocrazia riescano a superare i residui intralci. Chi ha sbagliato è giusto che paghi, anche perché per reati bagatellari è difficile oggi andare in carcere, ma senza pregiudicare il diritto dei bambini a vedere un cielo senza grate. In un'arcaica etica veterotestamentaria le colpe dei padri potevano ricadere sui figli. Le colpe delle madri, nemmeno lì.
palermotoday.it, 2 gennaio 2020
Organizzato un presidio davanti all'istituto penitenziario "in nome di Papa Francesco e Marco Pannella" per ribadire "la necessità e l'urgenza dell'istituzione della figura del garante".
Presidio davanti al carcere Ucciardone ieri per il Comitato 'Esistono i diritti'. Dopo aver manifestato davanti Palazzo delle Aquile, sede del Comune, nel 2019 per chiedere al Consiglio comunale che il regolamento sul garante comunale per i diritti delle persone detenute "venga con urgenza messo in discussione", il nuovo anno per il comitato è iniziato con un sit-in davanti all'istituto penitenziario "in nome di Papa Francesco e Marco Pannella" per ribadire "la necessità e l'urgenza dell'istituzione della figura del garante".
"Abbiamo consegnato una lettera al presidente del Consiglio comunale Orlando con la quale chiediamo di convocare con urgenza la conferenza dei capigruppo affinché venga messa all'ordine del giorno la discussione del regolamento per la sua approvazione. Palermo sia città pilota per tutte le città siciliane", dice il presidente del comitato Gaetano D'amico. Per il vice presidente, Alberto Mangano, "un atto come questo, che tutela diritti fondamentali della persona, non può essere oggetto di tatticismi d'aula o di interessi di partiti e deve vedere un voto di approvazione unanime".
"Le carceri stanno vivendo un momento storico negativo, non solo per il sovraffollamento che rappresenta già un grave problema, ma per la mancanza di una visione generale del sistema carcerario - dice l'ex parlamentare regionale Pino Apprendi, presidente di Antigone Sicilia.
Diminuiscono i reati e aumentano, in maniera sproporzionata, i detenuti. L'area metropolitana di Palermo ospita quattro carceri e circa 1.800 fra uomini, donne e minori detenuti, per questo urge nominare il garante". All'iniziativa hanno aderito l'Osservatorio sulle carceri della Camera penale, l'associazione dei Giuristi siciliani, il movimento No Muos, Antigone e l'associazione Mete Onlus.
di Elia Sanna
L'Unione Sarda, 2 gennaio 2020
I sindacati unitari della Polizia penitenziaria manifesteranno il prossimo 7 gennaio sotto la Assl di Oristano per chiedere di istituire le camere di sicurezza nell'ospedale San Martino.
Sono anni che le organizzazioni sindacali di categoria sollecitano la politica e i vertici della sanità oristanese a mettere mano alla realizzazione delle camere di sicurezza nel principale presidio sanitario della città. L'obiettivo dei sindacati (Sappe, Osapp, Uilpa, Sinappe, Uspp, Cisl, Cgil e Cnpp) è quello di assicurare la tutela dell'incolumità, non solo al personale della polizia penitenziaria, ma anche agli operatori sanitari e degli utenti.
"Ci troviamo costantemente a piantonare detenuti di ogni tipologia e grado di pericolosità nelle corsie degli ospedali - si legge in una nota - senza che possano essere garantiti gli standard minimi di sicurezza. La camera di degenza dei detenuti piantonati può essere raggiunta da chiunque, in qualsiasi momento senza che possa impedirlo con conseguenze gravissime.
Il personale ha giù subito delle aggressioni da qualche paziente ricoverato, esponendosi a rischi e alle criticità conseguenti di eventuali malori dei componenti della scorta come accaduto anche di recente. Le camere di sicurezza danno maggiori garanzie a tutti coloro che all'interno degli ospedali si prodigano per tutelare la salute dei pazienti e l'incolumità del personale civile". La manifestazione è fissata per martedì alle ore 9,30 in via Carducci davanti alla Assl.
di Carolina Masserani
Il Giornale, 2 gennaio 2020
Un incontro d'arte e storia con il genio da Vinci, grazie anche a una collaborazione tra l'ambiente artistico e quello carcerario. In programma nelle sale di Palazzo Morando fino al 5 gennaio (ingresso libero), la mostra "Leonardo prigioniero del volo": esposti 30 abiti ispirati alla creatività leonardesca, un evento per le celebrazioni dei 500 anni dalla morte dello scienziato-artista.
Già, proprio così: la moda e l'arte rendono omaggio al grande personaggio. I "maghi di ago e filo" hanno costruito via via una vera e propria narrazione, ricreando le macchine e le invenzioni di Leonardo da Vinci. Il percorso della mostra si snoda nelle sontuose stanze del Palazzo, dedicate a questi capi di abbigliamento di alta sartoria che raccontano pure mesi di ricerca, precisione, abilità, tecnica e creatività. Le sculture in tessuto riaccendono la macchina dei sogni di Leonardo e sollecitano la fantasia dei visitatori che volano dal passato al presente, attraverso geometrie di stoffa, legno, metallo. In particolare, qualche abito ricorda la passione del genio rinascimentale per il volo e le leggi dell'aerodinamica.
Alla realizzazione dell'esposizione hanno contribuito la onlus Catena in Movimento, con Cristian a capo del laboratorio sartoriale presente all'interno della seconda Casa di Reclusione di Milano Bollate e il Teatro della Moda che ha messo a disposizione dieci creazioni dei suoi allievi. In campo anche stilisti e pittori emergenti e affermati, la mostra è stata curata dal funzionario giuridico-pedagogico del carcere di Bollate, Simona Gallo.
Il progetto di rieducazione e re-inserimento sociale ha coinvolto 40 detenuti che si sono ispirati ai quadri e alle macchine per volare, da guerra e da lavoro di Leonardo. Catena in Movimento, associazione nata circa due anni e mezzo fa, ha già portato avanti dei progetti, tra questi due mercatini il cui ricavato è stato devoluto a fondazioni o associazioni di promozione sociale.
Tutti gli abiti saranno messi all'asta a sostegno della Casa Sollievo Bimbi, hospice pediatrico per l'accoglienza di minori gravemente malati e il sostegno alle loro famiglie aperto ad aprile 2019 da Vidas ("Leonardo prigioniero del volo", allestita a Palazzo Morando Costume Moda Immagine in via Sant'Andrea 6, è visitabile da martedì a domenica dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 17,30, informazioni al numero 02.88465735).
di Amalia De Simone
Corriere della Sera, 2 gennaio 2020
Giuseppina è libera dopo sei anni, Giovanna per la prima volta rivede le sue figlie. E all'interno del carcere si organizza un presepe vivente aperto alla città. Festeggiare il Natale con la libertà è il regalo più grande, talmente grande che non ti fa sentire il freddo. E così Giuseppina varca la soglia del carcere con una t-shirt e una felpa sbottonata, le buste in mano e alle spalle sei anni dietro le sbarre, di sofferenza ma anche di rinascita.
In prigione ha imparato e trovato un lavoro che comincerà appena dopo le feste. Il Natale ha un regalo anche per Giovanna che per la prima volta ottiene un permesso per poter vedere le sue figlie e trascorrere tre giorni con loro. Entrambe escono dal carcere femminile di Pozzuoli dove solo pochi giorni prima avevano avuto l'opportunità di avere un contatto con l'esterno. Grazie all'educatrice Adriana Intilla, al direttore Carlotta Giaquinto e alle insegnanti, le detenute hanno portato in scena un presepe vivente multietnico e multi culturale, aprendo le porte della prigione alla città. E così il mondo di "fuori" ha visto cosa succede "dentro" e ha potuto capire che dietro ogni detenuto ci può essere una storia e una volontà di cambiare.
Nel carcere femminile di Fuorni le detenute hanno fatto un piccolo albero di Natale e poi hanno addobbato le loro stanze con delle palline e dei pupazzi creati con pezzi di stoffa e il polistirolo. "Abbiamo fatto tanti regali per i nostri bambini e per i nipoti", dice Anna mostrando dei pupazzi. Nel carcere si sente la musica di Assia Fiorillo, una cantautrice che sta lavorando con le detenute e che per il Natale prova ad insegnare loro la canzone "Happy Xmas (War is over)" di John Lennon. "La guerra non è solo quella dei paesi lontani, ci sono tanti tipi di guerra: quelle con sé stessi, quelle in casa e poi le guerre sui nostri territori come quelle di camorra", spiega alle ragazze Assia, che tra uno scherzo e l'altro l'ascoltano con attenzione e poi raccontano le loro battaglie.
"La peggior guerra è quella dei cuori bui", dice Giusy. "Questa sofferenza deve aiutarci a non sbagliare più", racconta Giovanna, riflettendo sui tanti errori. Anna pensa ai suoi due figli: di Mario non ha più saputo nulla perché ne ha perso la patria potestà; Carlo invece potrà vederlo per Natale dopo quattro anni lunghissimi.
Il direttore del carcere Rita Romano insieme all'educatrice Monica Innamorato, ha voluto creare un'occasione di incontro tra le detenute e loro figli con uno spettacolo di magia e la distribuzione di regali arrivati da tutta Italia grazie al progetto gli "Ultimi saranno...". E così molte detenute hanno potuto regalare giocattoli, vestitini e dolci a nipoti, pronipoti e figli.
"È un momento bellissimo - dice Giovanna - perché possiamo fare qualcosa insieme ai nostri bambini come se fosse un giorno normale, come guardare questo bellissimo spettacolo". Anche Vincenza è contenta perché suo figlio adolescente è andato a trovarla ed è rimasto per lo show. "È un po' cresciutello e ora si è anche fidanzato - dice mal celando la gelosia - ma tanto lui lo sa che c'è sempre prima la mamma". "Mi è piaciuto che il mago trasformista richiamasse Mary Poppins - dice Rita Romano direttore del carcere - perché Mary Poppins diceva che quando ci credi tutto può accadere e io voglio portare questo messaggio all'interno del nostro carcere perché io ci credo. Io credo che anche qui possono succedere delle cose belle e la cosa più bella che può accadere è che loro non ritornino più in carcere".
riminitoday.it, 2 gennaio 2020
Iniziativa della Caritas riminese voluta fortemente dall'area educativa dell'istituto e organizzata dall'amministrazione penitenziaria. Anche alla Casa circondariale "Casetti" di Rimini si è festeggiato il Natale, grazie a un'iniziativa voluta fortemente dall'area educativa dell'istituto e organizzata dall'amministrazione penitenziaria assieme al Centro per le famiglie del Comune di Rimini (Cpf) e con l'associazione Caritas Rimini, per cercare di accorciare le distanze fra le persone recluse e i loro familiari.
Il Cpf ha svolto il consueto laboratorio a sostegno della genitorialità in quattro pomeriggi all'interno del gruppo settimanale di parola "Caffè corretto" della Caritas Rimini Odv per organizzare con alcune persone detenute le letture da fare ai bambini che quel giorno sono entrati con tanta gioia in carcere assieme alle madri e alle nonne, fidanzate, mogli e madri dei loro padri detenuti. L'animazione è stata coordinata da Monica Raguzzoni, che con grande abilità e sensibilità ha saputo catturare l'attenzione dei più piccoli con giochi di prestigio.
Momento clou le rappresentazioni delle storie del postino, della cena di natale, dell'anfora e l'acqua, del pesce triste e dell'uovo che si trasforma in gallina, seguite con attenzione ed entusiasmo da tutti i presenti grandi e piccoli, una trentina tra familiari, detenuti e volontari. Al termine dell'iniziativa un attesissimo Babbo Natale rappresentato dallo storico volontario Tino - del gruppo diocesano di Rinnovamento nello Spirito Santo - è comparso da dietro le quinte per regalare a tutti i figli più piccoli un pensiero da portare a casa con sé".
di Lorenzo Cremonesi
Corriere della Sera, 2 gennaio 2020
Marcia indietro americana sul ritiro dei soldati dall'Iraq. Il presidente Usa: "L'Iran pagherà, è una minaccia". Khamenei: "Colpiremo senza esitazione". L'Iraq diventa sempre più luogo privilegiato dello scontro tra Stati Uniti e Iran. E ciò non può lasciare indifferenti neppure i responsabili della Difesa a Roma, visto che in Iraq sono stazionati quasi mille soldati italiani sotto il comando americano: una missione volta ad addestrare le forze di sicurezza irachene, oltre a monitorare l'eventualità di un ritorno in forze di Isis. Donald Trump annuncia l'invio di altri 750 soldati americani, destinati ad aggiungersi ai 5.000 che già stazionano in Iraq.
Un netto mutamento di strategia, dopo i ripetuti annunci di voler ridurre drasticamente le truppe Usa nella regione. Ciò avviene mentre la retorica della guerra vede una drammatica impennata. "L'Iran sarà ritenuto pienamente responsabile per le vite perse e i danni di qualsiasi delle nostre sedi. Pagheranno un prezzo salato! Non è un avvertimento, è una minaccia. Buon Anno Nuovo!", ha twittato la sera di Capodanno il presidente Usa. "Se qualcuno ci minaccia, con confronteremo senza esitazione e lo colpiremo", replica dura la Guida Suprema dell'Iran, Ayatollah Ali Khamenei.
Le tensioni sono cresciute dopo che la difficile e controversa alleanza dei soldati americani con esercito iracheno e milizie sciite irachene alleate e sovvenzionate dall'Iran nella comune guerra contro Isis era venuta a scemare con la sconfitta di quest'ultimo a Mosul oltre due anni fa. Negli ultimi tre mesi però lo scenario iracheno si è ulteriormente destabilizzato.
È dalla fine di settembre infatti che le piazze si sono sollevate per chiedere pane, lavoro, lotta alla corruzione e un mutamento radicale dei vertici politici alla guida del Paese. La dura repressione voluta dai vertici militari ha poi causato circa 600 morti e migliaia di feriti tra i manifestanti. Originariamente nate come "apartitiche", le rivolte hanno però gradualmente visto la crescita tra i loro ranghi di gruppi guidati dalle varie fazioni in lotta. Gli attacchi contro i consolati iraniani di Najaf e Karbala hanno avuto come reazione l'arrivo nelle piazze di miliziani armati legati all'Iran privi di qualsiasi scrupolo nell'uso di mitra contro la folla.
La settimana scorsa la situazione è poi degenerata quando un missile sparato contro una base irachena ha provocato la morte di un contractor statunitense. I jet americani hanno replicato domenica bombardando le basi nell'Iraq occidentale e Siria orientale della milizia sciita filo-Teheran Kataib Hezbollah. Raid mirati, ben coordinati, che hanno causato almeno 25 morti tra i guerriglieri.
Le piazze irachene, istigate da elementi fedeli all'Iran, hanno dunque reagito: la folla ha dato l'assalto al compound difeso da alti muri di cemento dell'ambasciata americana nella "zona verde" di Baghdad. Ieri e nelle ultime ore gli attacchi sono stati molto violenti.
Alcuni manifestanti sono riusciti a penetrare le prime barriere e a dare fuoco ad un'area destinata al ricevimento del pubblico. Tanto che i soldati americani di guardia hanno dovuto reagire facendo largo uso di gas lacrimogeni. La polizia irachena è stata quindi inviata in forze a controllare il quartiere. Ma le manifestazioni continuano anche oggi.
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