di Michela Allegri
Il Messaggero, 28 dicembre 2019
Lo scopo della proposta di legge presentata in Parlamento dal Partito democratico è mitigare ad un livello "fisiologico" l'interruzione dei i termini di prescrizione, prevista dal governo a partire dall'inizio del 2020. Una novità introdotta dalla legge Spazza-corrotti e fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle, ma che ha diviso gli addetti ai lavori.
di Alessandro Di Matteo
La Stampa, 28 dicembre 2019
Proposta depositata in Parlamento: "Ma speriamo di non doverla votare". No alla sponda offerta da Forza Italia. Tre anni e mezzo di stop alla prescrizione: è questa "l'offerta" del Pd al Movimento 5 stelle per provare a trovare un'intesa sulla giustizia. I democratici mettono sul tavolo della maggioranza la loro proposta di legge, "con la speranza di non doverla mai votare", come spiegava alla Camera Andrea Orlando prima della pausa natalizia.
di Giulia Merlo
Il Dubbio, 28 dicembre 2019
Al Nazareno sfila compatta la cabina di regia dem per la giustizia. Unico grande assente, l'ex ministro Andrea Orlando, che tuttavia è stato mente e penna nella redazione della proposta di legge. Finalmente, dopo gli annunci, il Partito Democratico ha presentato la sua proposta di legge di modifica alla prescrizione, per come entrerà in vigore con la norma Bonafede il 1 gennaio.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 28 dicembre 2019
Prescrizione fino a due anni dopo la sentenza di primo grado, ripresa del conteggio se l'appello è finito, poi eventuale sospensione di un anno fino in Cassazione. Stop al conto alla rovescia della prescrizione, ma solo fino a due anni dopo la sentenza di primo grado, estendibile fino a due anni e sei mesi. Ripresa del conteggio nel caso che il processo di appello sia concluso. E nuova sospensione, ma solo per un anno, in caso di ricorso in Cassazione. È questa la proposta del Pd per superare la legge Bonafede che, a partire dal 1 gennaio abolisce del tutto la "tagliola" dei processi. E prevede per quelli che inizieranno dal 2020 una conclusione solo per condanna o assoluzione.
Forza Italia: "Ma è la nostra proposta" - Il provvedimento di un solo articolo è stato depositato alla Camera e, alla ripresa, verrà presentato anche al Senato. "Una proposta al servizio dei cittadini", per. Il leader pd Nicola Zingaretti. "Che faccia tosta. Quella è la nostra proposta", attacca Forza Italia, con Enrico Costa, pronta a votarla. "Bonafede faccia la sintesi". La proposta, che differenzia l'iter processuale per chi viene condannato e per chi viene assolto in primo grado, è messa sul piatto della discussione tra gli alleati di governo. Lo dice chiaro Walter Verini, responsabile giustizia dei dem: "Noi non la vorremmo utilizzare. Il nostro auspicio è che la sintesi venga fatta dal Guardasigilli, che non può non tener conto di tre quarti della maggioranza e di tutte le forze che all'esterno del Parlamento hanno fatto sentire la loro voce". E Alfredo Bazoli, capogruppo pd in commissione Giustizia, primo firmatario della proposta, aggiunge: "Ci sono molti modi per trovare l'equilibrio migliore tra il blocco in primo grado della prescrizione ed evitare che processi già iniziati si concludano con una prescrizione, dall'altro evitare che questo si trasformi in processi infiniti. Da un lato proponiamo la distinzione delle sentenze di condanna da quelle di assoluzione, dall'altro in caso di condanna in primo grado si prevede una sospensione della prescrizione per un totale di 3 anni e sei mesi. I processi non possono essere infiniti".
M5S: "Non si sfugge dai processi" - Ora i riflettori sono tutti puntati sul ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Alla sfida del Pd risponderà come quando la proposta non era ancora stata formalizzata: "Si cerca di far passare dalla finestra quelli che non è entrato dalla porta"? Per ora dal Movimento arriva un "no". "Il Pd adesso sbaglia a fare la sua proposta di legge cercando di sparigliare le carte sulla tavola, sarebbe meglio discutere nella maggioranza", dice il vicepresidente dell'Europarlamento Fabio Massimo Castaldo. Che spiega: "Sul tema della prescrizione abbiamo sempre avuto una visione molto chiara: non si può sfuggire dai processi, la prescrizione non comporta l'assoluzione ma la rinuncia da parte dello Stato a stabilire se una persona è colpevole oppure no. Questo va coniugato naturalmente con una riforma più ampia della giustizia".
di Francesco Grignetti
La Stampa, 28 dicembre 2019
La convinzione: gli avvocati troveranno il modo di arrivare alla Corte Costituzionale. Incontro decisivo in calendario il 7 gennaio. Il Pd ha sparato il suo colpo. Subito dopo, però, sorge la domanda: trattasi di proiettile vero o a salve? Davvero i dem sono disposti a immolare il governo per aggiustare la riforma della prescrizione su cui i grillini non hanno ascoltato (e non ascolteranno) le loro ragioni?
A sentire le voci della conferenza stampa, tutto si gioca dopo il 7 gennaio quando è in agenda un incontro tra il ministro Alfonso Bonafede e le delegazioni degli altri partiti di maggioranza. Quel giorno è già stabilito che si cominci a parlare di processo penale, di velocizzazione, di altre riforme collegate. Non di prescrizione.
E sarà quel giorno che si capirà se le strade sono ancora divergenti e quindi la pistola potrebbe servire per uccidere la maggioranza oppure se il clima sarà diventato mite, e allora la pistola tornerà nel cassetto. Dice ad esempio Walter Verini, il responsabile Giustizia dei dem: "Ci aspettiamo che il presidente Conte e il ministro Bonafede raggiungano la sintesi che non si è raggiunta finora. Questa proposta di legge non vorremmo utilizzarla.
Auspichiamo che il governo tenga conto delle esigenze manifestate da tre quarti della maggioranza, dall'avvocatura e dalla magistratura". Dicono altre voci da dentro il Pd: "Bonafede dovrà mettere mano sul serio alla riforma del processo penale. Perché l'unico punto su cui siamo tutti d'accordo è che il processo penale va velocizzato. E invece con la sua riforma, il risultato sarà l'opposto di quanto lui immagina. I processi rallenteranno vistosamente, perché gli uffici non avranno più il pungolo dei tempi di prescrizione".
Il ddl presentato ieri avrà sostanzialmente una funzione di stimolo per la negoziazione. Potrà funzionare come minaccia di creare maggioranze variabili in Parlamento in nome del garantismo, aggregando sinistra e destra, e isolando il M5S. Oppure potrà essere la foglia di fico che coprirà la retromarcia del Movimento, che vanterà di avere tenuto il punto ma sapendo che le cose finiranno in tutt'altro modo. La mossa, insomma, è stata studiata dal Pd per tenersi aperte diverse strade. Con un retro-pensiero a cui ha dato corpo il senatore Stefano Ceccanti: "Se la politica s'imballa, ci penserà la Corte costituzionale a sciogliere il nodo. È scontato che gli avvocati troveranno il modo di arrivare alla Consulta. Ed è pacifico che la sospensione della prescrizione così com'è, senza correttivi per velocizzare i processi, sarà cassata".
Un argomento, peraltro, che un anno fa i dem illustrarono nell'Aula del Senato quando presentarono la loro pregiudiziale di costituzionalità alla Spazza-corrotti. Nonostante un'opinione così tranchant, la trattativa dentro la maggioranza è andata avanti al piccolo trotto per settimane. Tutti sicuri che alla fine Bonafede avrebbe abbozzato. E invece no. Il ministro e il M5S hanno tenuto duro. Finché si è arrivati alla fine dell'anno e a partire dal 1 gennaio lo stop della prescrizione sarà esecutiva. Il punto è che anche dentro il Pd ci sono filoni diversi.
C'è chi era a un passo dal votare la proposta di Enrico Costa, di Forza Italia, pur di sbarrare la strada a Bonafede, a costo di far saltare il governo. E chi, all'opposto, non si straccia le vesti. Tanto più che l'associazione nazionale magistrati ha dato il suo autorevole placet alla riforma, purché lo stop sia accompagnato dalle fatidiche velocizzazioni.
"La verità - commenta un giurista molto ascoltato a sinistra quale Giovanni Maria Flick - è che il processo penale è diventato qualcosa di molto diverso da quanto s'immaginò nel 1989 e la prescrizione è solo uno dei problemi, peraltro meno grave di quanto vuole la vulgata.
Ma vorrei che al riguardo si smettesse di criminalizzare gli avvocati. La prescrizione è essenzialmente figlia di inefficienza e disorganizzazione degli uffici. Averla affrontata così, con una sospensione che si perde nella notte dei tempi, è al di là del bene e del male. E quando sento di uno scambio tra prescrizione e intercettazioni, non penso che sia il modo migliore per riformare la giustizia".
di Guido Neppi Modona
Il Dubbio, 28 dicembre 2019
Il testo che entra in vigore è contrario all'art. 111 della Costituzione. Stupisce che persino la prescrizione sia divenuta oggetto di scontro politico tra le stesse forze della maggioranza di governo. La prescrizione è infatti un istituto che coinvolge fondamentali principi costituzionali in tema di funzionamento della giustizia e diritti dei cittadini, segnatamente il principio del giusto processo e il corollario della sua ragionevole durata, entrambi enunciati dall'articolo 111 della Costituzione. Principi sulla cui attuazione sarebbe ragionevole aspettarsi un sostanziale accordo tra tutte le forze politiche, ferme restando eventuali marginali discordanze tra maggioranza e opposizione.
Si tratta cioè di trovare un punto di equilibrio capace di conciliare contrastanti esigenze. Da un lato la pretesa punitiva dello Stato, volta ad applicare la sanzione penale a chi ha commesso il reato e a rispondere alle aspettative di giustizia della vittima del reato e di sicurezza della collettività; dall'altro il cosiddetto "diritto all'oblio" a favore dell'autore del reato, cioè l'esigenza di evitare che la sanzione penale intervenga in un momento eccessivamente lontano dal reato, cioè quando il processo non è più "giusto", perché le aspettative di giustizia della vittima sono ormai deluse e l'imputato è persona ormai diversa da chi allora aveva commesso il reato.
È invece accaduto che il ministro di Grazia e Giustizia, Alfonso Bonafede, ha presentato un disegno di legge, inspiegabilmente approvato da Camera e Senato, che viola clamorosamente quelle esigenze di equilibrio e, prima ancora, si appalesa manifestamente irragionevole. La nuova legge dispone infatti che, dopo la condanna di primo grado, non esistono più termini oltre i quali, se non interviene una sentenza definitiva di condanna, il reato si estingue per prescrizione, ma l'imputato può essere raggiunto in qualsiasi momento, anche dopo anni o decenni da quando ha commesso il reato, da una sentenza definitiva di condanna.
Prima della legge Bonafede la disciplina della prescrizione, da sempre tormentata da incessanti modifiche, si era attestata su una legge del 2017, che dopo la condanna di primo grado prevedeva, sia in caso di appello che di ricorso per cassazione, la sospensione del decorso dei termini di durata della prescrizione per un anno e mezzo, e così per un totale di tre anni di sospensione nei due gradi giudizio. Soluzione sostanzialmente equilibrata, a fronte della quale la dilatazione infinita dei tempi della prescrizione prevista dalla legge Bonafede appare priva di misura.
Risulta quindi quanto mai tempestiva una proposta di legge di alcuni deputati e senatori del Pd che sostanzialmente ripropone la riforma del 2017, stabilendo la sospensione dei termini della prescrizione per due anni nel giudizio di appello, nel quale più frequenti sono i casi di prescrizione dei reati, e di un anno nel giudizio di cassazione, senza modificare il termine complessivo di sospensione di tre anni. Se la proposta di legge del Pd dovesse tagliare il traguardo dell'approvazione parlamentare, ovviamente risulterà abrogata la legge Bonafede che, destinata ad entrare in vigore a partire dal 1° gennaio 2020, non avrebbe così neppure il tempo di trovare concreta applicazione.
di Francesco Bei
Il Secolo XIX, 28 dicembre 2019
Chi ha ascoltato la conferenza stampa organizzata ieri dal Pd sulla riforma della prescrizione ha capito benissimo che il governo non cadrà su questo. Il Pd non ha alcuna intenzione di usare il suo disegno di legge per scalzare di forza la "Spazza-corrotti" del ministro Bonafede grazie ai voti dell'opposizione. E sì che sarebbe facile, visti i numeri in gioco. Praticamente tutto il Parlamento, a parte i grillini, pensa peste e corna della riforma che ha cancellato l'istituto della prescrizione.
di Fabrizio Ferrante
Ristretti Orizzonti, 28 dicembre 2019
Ieri pomeriggio, 27 dicembre, i Radicali per il Mezzogiorno Europeo hanno inviato una delegazione a svolgere una visita nel carcere femminile di Pozzuoli. Ad accompagnare i Radicali, guidati dall'avvocato Raffaele Minieri, segretario dei Radicali per il Mezzogiorno Europeo, la direttrice del penitenziario, Carlotta Giaquinto (già direttrice a Santa Maria Capua Vetere e Aversa) in carica dallo scorso febbraio, l'assistente capo coordinatore Di Falco e il commissario capo Salvati. I numeri della struttura parlano di 154 detenute in 109 posti di capienza regolamentare. Di queste una settantina sono definitive, vi sono poi numerose posizioni miste e detenute in attesa di giudizio oltre a sette detenute protette che sono in carcere per reati di particolare gravità come ad esempio contro bambini o minori. Il 15% delle ristrette a Pozzuoli sono di nazionalità straniera. Il carcere è composto da tre sezioni, tutte visitate dalla delegazione radicale oltre all'articolazione salute mentale che conta sette ristrette in otto posti. Anche l'articolazione salute mentale è stata oggetto della visita.
La prima sezione è occupata da 20 detenute più le sette protette e contiene sia definitive che ricorrenti; la seconda sezione ospita 68 detenute quasi tutte in attesa di giudizio mentre la terza contiene 46 detenute, tutte in via definitiva. Le celle ospitano da un minimo di quattro a un massimo di dieci detenute e dalla struttura assicurano il rispetto della sentenza Torreggiani, coi tre metri quadri calpestabili garantiti a ogni ristretta. Questo, tuttavia, non è apparso sempre lampante alla delegazione in particolare nella seconda sezione, quella più affollata. In tutte le celle sono presenti bagni in buone condizioni con docce in camera. Ogni reparto è fornito, nei corridoi, di un frigorifero nuovo e vi sono stanze per la socialità dotate di TV, divanetti, libri e calcio balilla. In tutto il carcere vige il regime delle celle aperte dalle ore 7 alle ore 18 ad eccezione delle detenute protette la cui cella è aperta in momenti diversi. Ci sono inoltre circa 20 detenute tossicodipendenti nei vari reparti (oltre ad alcune sieropositive) e sono prese in carico dal Sert, presente in struttura, anche se al momento non vi sono ristrette in trattamento col metadone. Dal Sert passano poi alla psicologa e alla psichiatra, anch'esse presenti nel carcere di Pozzuoli.
Se le detenute sono in sovrannumero rispetto alla capienza regolamentare, vi sono invece carenze di organico per quanto riguarda sia la polizia penitenziaria che gli educatori: la pianta organica degli agenti prevede infatti 135 presenze ma al momento ve ne sono in struttura 119. In particolare mancano ispettori e sovrintendenti. Dei primi ce ne sono tre laddove ne sarebbero previsti 15 mentre dei secondi se ne contano al momento cinque su 18. I commissari sono invece tre su altrettanti previsti dalla pianta organica. Quattro sarebbero gli educatori previsti ma al momento ce ne sono soltanto due. Sul versante della sanità, grande attenzione all'articolazione salute mentale dove sono presenti due Oss, un riabilitatore psichiatrico, un infermiere e due psichiatri. Le sette detenute nell'articolazione sono impegnate altresì in progetti (denominati "amo il verde") legati all'orto e alla floricoltura. Presenti in struttura, inoltre, altre figure mediche fra le quali una ginecologa, un radiologo, un dentista e un oculista. Il rapporto con l'Asl Napoli 2 è buono. Per quanto riguarda l'istruzione, sono 40 le detenute che vanno a scuola. Sono forniti corsi di alfabetizzazione, scuola media e biennio delle superiori mentre grazie a una convenzione con l'Università Federico II di Napoli, due detenute frequentano rispettivamente la facoltà di scienze erboristiche e quella di economia e commercio. Altre detenute, alla luce di una convenzione con la Vanvitelli, hanno seguito un corso di diritto penitenziario. Sul fronte lavoro, cinque detenute sono in articolo 21 (lavoro esterno). Due lavorano presso la cooperativa Le lazzarelle, impegnate nella produzione di caffè. Altre due seguono un corso di cucina da 600 ore presso la Mostra d'Oltremare, dalle ore 9 alle ore 17 mentre per far ripartire la sartoria, alla luce della fine della collaborazione con Marinella per la produzione di cravatte in uso alla polizia penitenziaria, è sul punto di nascere una start up con la creazione di un marchio per il quale alcune commesse saranno assegnate al carcere. Commesse sono inoltre già arrivate da un coro gospel per la creazione di alcune tuniche. Da gennaio, invece, quattro detenute saranno assunte dalla ditta Izzo per la rigenerazione di macchine per il caffè.
Numerose sono le attività che vengono offerte alle detenute nonostante una carenza di spazi all'interno dell'istituto. A gennaio sarà pronto un nuovo centro estetico per corsi di estetista e parrucchiera, c'è inoltre una biblioteca utilizzata sia per la lettura che per consentire alle detenute di studiare. Si tengono altresì corsi di musica, di teatro, di scrittura, di danza, di pilates, di decoupage, di sartoria, di ricostruzione delle unghie e altri ancora. Anche le detenute in articolazione mentale svolgono corsi di musica e solfeggio mentre nel periodo natalizio è stato allestito un presepe vivente che è stato anche aperto al pubblico. Vi è inoltre la chiesa e una boutique gestita dalla Caritas dove le detenute indigenti possono avere gratuitamente generi di prima necessità e vestiti. Un altro problema della struttura, oltre alla carenza di spazi, è quello dell'umidità che in alcune zone del carcere danneggia le pareti. Si registra inoltre una pressoché totale assenza del comune di Pozzuoli che non mostra interesse verso il carcere, al contrario invece di quanto fa il comune di Bacoli grazie al sindaco Giosi Della Ragione che si dimostra disponibile e presente. In programma ci sono alcuni protocolli d'intesa per progetti futuri. Un altro problema, comune anche ad altre carceri, è quello del sopravvitto gestito dalla ditta Saep. I prezzi sono infatti piuttosto alti e anche se il carcere cerca di tenerli sotto controllo non su tutto si riesce a ottenere il ribasso dei prezzi. Per quanto riguarda i colloqui, questi si svolgono su prenotazione tutti i giorni, la mattina dal martedì al sabato mentre il lunedì si svolgono di pomeriggio perché solitamente entrano in carcere i bambini dopo essere stati a scuola. La domenica mattina, invece, si organizzano altri colloqui coi bambini che vanno a trascorrere del tempo con le madri nell'area verde. In generale, l'impressione che la delegazione radicale ha tratto dalla visita e parlando con le detenute è che la gestione della direttrice Giaquinto sia volta al massimo impegno e ad offrire tante opportunità alle donne ospiti della struttura. Cosa che, hanno detto alcune detenute, non avveniva in passato. Come già riscontrato in precedenti visite in altre carceri guidate da Carlotta Giaquinto, insomma, si evidenzia ancora una volta l'ottimo lavoro e l'impegno messo in campo dall'attuale direttrice della casa circondariale femminile di Pozzuoli.
grandangoloagrigento.it, 28 dicembre 2019
La protesta dei detenuti: "Vogliamo parlare con il Prefetto". È stata questa la richiesta di alcuni detenuti del carcere Petrusa di Agrigento che, a cavallo tra Natale e Santo Stefano, hanno dato vita ad una protesta civile lamentando condizioni ormai davvero pesanti e, in particolare, l'assenza dei riscaldamenti e addirittura dell'acqua calda per potersi lavare. I detenuti alla fine hanno incontrato il capo della polizia penitenziaria che ha provato a trovare una soluzione nell'immediato. Una situazione che sta degenerando - quella all'interno del carcere Petrusa di Agrigento - testimoniata anche dai recenti sopralluoghi prima da parte di una delegazione dei Radicali e in seguito anche del Prefetto, del Procuratore Capo di Agrigento e, infine, del governatore Musumeci che ha definito "una vergogna" la struttura agrigentina. La Procura di Agrigento, in seguito ad alcune segnalazioni di detenuti ma anche della delegazione radicale, ha aperto un fascicolo d'inchiesta negli scorsi mesi.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 28 dicembre 2019
Il direttore del carcere, Prestopino: cerchiamo un'associazione che li faccia vivere almeno un po' lontani da qui. "In questi anni a Sollicciano ho visto tanti bambini piccoli vivere dentro il carcere. Ogni volta che li guardo negli occhi, da uomo e da padre provo un sentimento di pena e di pietà, sono bambini che non hanno alcuna colpa, pagano invece le colpe dei loro genitori e questo non è giusto. Questi bambini non dovrebbero crescere con forti limitazioni alla loro libertà".
Il direttore di Sollicciano, Fabio Prestopino, ne ha visti passare tanti di bambini all'interno del penitenziario che dirige da tre anni, tutti figli di madri detenute, arrestate perché hanno commesso reati. Attualmente sono quattro i bambini reclusi nel penitenziario fiorentino, come denunciato dalla visita in carcere dell'associazione Progetto Firenze il 24 dicembre.
"Raramente, durante il mio mandato, sono stati così tanti" afferma Prestopino. La legge dice che fino al terzo anno di vita i bambini possono restare in carcere assieme alla madre, ma questo significa privarli di un pezzo importante della loro libertà. "Questi bambini svolgono attività ludiche ed educative grazie all'associazione Telefono Azzurro, i cui operatori vengono quasi quotidianamente a Sollicciano fornendo un importante supporto alla genitorialità. Ma ovviamente crescono con profonde limitazioni: non possono andare al parco come gli altri bambini, non possono socializzare con i loro coetanei, non possono vedere i parenti".
Però una potenziale soluzione ci sarebbe, secondo il direttore del penitenziario. "Questi bambini vivono in carcere ma, a differenza delle loro madri detenute, possono uscire come e quando vogliono, ovviamente con il consenso della madre e accompagnati da persone esterne al carcere. Ecco perché sarebbe importante trovare qualcuno, penso magari a un'associazione, in grado di portare i bambini ogni mattina all'asilo nido, per poi riprenderli all'ora di pranzo o nel pomeriggio. In questo modo, questi bambini potrebbero vivere metà giornata, o anche più, lontano dal carcere, giocare coi loro coetanei, crescere in ambienti certamente più sani di quelli penitenziari".
Quello di Prestopino, suona come un appello: "Come direzione del carcere, ci mettiamo a disposizione per supportare volontari o associazioni serie che possano aiutarci a portare i bambini all'asilo nido, o magari semplicemente al parco, al fine di rendere meno difficoltosa e traumatica la loro crescita nei primi anni di vita".
Compito certamente non semplice, come spiega Sylke Stegemann di Telefono Azzurro: "Negli ultimi anni a Sollicciano la presenza dei bambini si è fatta più frammentata e flessibile, spesso le madri restano in carcere per pochi mesi e non è semplice inserire i piccoli all'asilo nido in così poco tempo, i bambini hanno prima bisogno di ambientarsi. Nel breve periodo, è più facile portarli fuori al parco, piuttosto che all'asilo".
Per migliorare la situazione dei bambini in carcere, dieci anni fa venne firmato l'accordo per la realizzazione dell'Icam, l'istituto a custodia attenuata per detenute madri a Rifredi, all'interno di una palazzina messa a disposizione gratuitamente dalla Madonnina del Grappa. Ma ancora oggi, a dieci anni dall'intesa, i lavori di messa in sicurezza e ristrutturazione non sono mai partiti. Dovrebbero partire però il prossimo anno per essere terminati entro due anni, assicurano dalla Società della Salute, che ha avuto l'incarico di gestire i lavori di ristrutturazione.
Una buona notizia, anche se quello dell'Icam è un progetto su cui sembra non esserci convergenza politica nelle istituzioni locali, ma sul quale la Regione ha già investito oltre 500mila euro. Un progetto su cui il direttore di Sollicciano si esprime con qualche remora: "Sarebbe un luogo probabilmente meno traumatico del carcere, ma l'Icam è comunque un luogo detentivo dove c'è il personale di polizia penitenziaria che sorveglia le detenute. Ho visitato personalmente l'Icam di Venezia e non l'ho trovato così molto differente dal carcere".










