langheroeromonferrato.net, 9 dicembre 2019
Dal 12 al 14 dicembre spettacoli e performance teatrali, video, mostre e installazioni, incontri di approfondimento, laboratori e sessioni specifiche rivolte a ragazzi e studenti. Saluzzo ospiterà 20 compagnie teatrali con la presenza di attori-detenuti provenienti dalle carceri di tutta Italia.
Inaugura giovedì 12 dicembre, alle ore 10, presso La Castiglia di Saluzzo (piazza Castello), la VI edizione di "Destini incrociati", rassegna nazionale di teatro in carcere, che per la prima volta viene ospitata in Piemonte nel territorio della provincia di Cuneo. Il programma si svolgerà nelle giornate di giovedì 12, venerdì 13 e sabato 14 in diverse location a Saluzzo (La Castiglia, il Teatro Civico Magda Olivero, l'Antico Palazzo Comunale e la Casa di Reclusione "Morandi"), con un'incursione a Savigliano, dove è previsto un appuntamento al Teatro Milanollo.
Fulcro della rassegna sono gli spettacoli portati in scena dai gruppi di detenute e detenuti provenienti da case circondariali e di reclusione di tutta Italia - Cosenza, Palermo, Livorno, Pesaro, Saluzzo - a cui si aggiunge la performance dei pazienti della struttura Rems di Bra. Il programma propone inoltre alcuni incontri di approfondimento, percorsi di avvicinamento per gli studenti, seminari. Una speciale sezione è dedicata ad una rassegna di quindici video prodotti a partire da laboratori teatrali condotti in altrettanti istituti carcerari, compresi due contesti dell'area penale minorile. La Rassegna si colloca nell'ambito del Progetto Nazionale di Teatro in Carcere Destini Incrociati con il contributo del Ministero dei Beni e Attività Culturali e del Turismo ed è promossa in rete da 22 organismi aderenti al Coordinamento Nazionale di Teatro in Carcere, con capofila l'Associazione Teatro Aenigma. Per informazioni e prenotazioni (ingresso spettacoli 5 euro, studenti gratuito) visitare il sito internet www.vocierranti.org o telefonare al numero 340/3732192.
"Sono tanti i temi affrontati dalla VI edizione di 'Destini incrociati', che trova nel luogo che ne ospiterà il momento inaugurale, l'ex carcere La Castiglia, che da spazio di reclusione è passato ad essere spazio per attività culturali, un simbolo del ponte comunicativo tra la realtà interna e quella esterna al carcere che il progetto rappresenta - afferma Vito Minoia, presidente del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere. Gli spettacoli sono frutto della ricerca espressiva nell'ambito di laboratori teatrali svolti negli istituti di varie città italiane. Le performance che ne sono derivate costituiscono un campione rappresentativo di una scena che esprime un nuovo slancio estetico e al tempo stesso manifesta la forza di un vissuto di valori umani comunitari sempre più rari".
In Redemption day, detenuti provenienti da Cosenza raccontano della possibilità di sconfiggere la paura e di maturare l'autostima e la consapevolezza necessarie al reinserimento e all' inizio di una vita nuova. Di seconda possibilità, di sfide e di speranza tratta anche l'atto unico Game over della Compagnia Teatro e Società di Torino, che acquista particolare significato in quanto promosso dal Fondo Musy, creato dalla moglie di Alberto Musy, Angelica, per sostenere chi in carcere ha deciso di dedicarsi agli studi universitari.
Per Radio Rems, invece, saliranno sul palco i pazienti della Rems di Bra con uno spettacolo che elabora, sotto forma di manifesto e di risa, gli spunti nati dalle attività di improvvisazione teatrale, fino ad arrivare a proporre una "radio dal di dentro per chi ascolta dal di fuori".
La malattia mentale è centrale anche nello spettacolo del Gruppo Teatrale Stranità di Genova Sintomatologia dell'esistenza. Un Dsm per medici e poeti in cui un gruppo composto da persone seguite dalle strutture per la salute mentale, volontari, operatori socio-sanitari ed alcuni attori professionisti mettono in scena uno spaccato del mondo della psichiatria visto dal suo interno, presentandone il dietro le quinte.
La rassegna sarà la prima occasione in cui le attrici detenute dell'Istituto Pagliarelli di Palermo porteranno oltre le mura carcerarie il loro lavoro: nello spettacolo In stato di grazia, liberamente ispirato al romanzo di Dacia Maraini "La lunga vita di Marianna Ucrìa", la voglia di libertà e di conoscenza a cui Marianna dà sfogo attraverso i libri diventa metafora del percorso di formazione all'espressione teatrale vissuto dentro il carcere. Anche in Errando.
Dal laboratorio al palcoscenico, performance dei detenuti del Morandi di Saluzzo, si racconta del significato e del senso più profondo che l'esperienza teatrale rappresenta per il detenuto. Infine, anche il corpo è utilizzato come strumento di rinascita e riscatto: i detenuti provenienti da Livorno, insieme con due attrici e a alcune danzatrici, portano in scena Un tuffo al cuore, in cui raccontano attraverso alcune lettere dal carcere destinate a figure femminili l'attesa, la distanza, i sentimenti e le emozioni dei reclusi. In Rugby. Corpo a corpo, invece, gli attori e le attrici del carcere di Pesaro, prendendo spunto da un inedito connubio tra il gioco del rugby e la poesia di Cesare Pavese, arrivano a immaginare il vissuto dei protagonisti come persone che si giocano i loro sogni, nel ricordo di una vita all'interno di una comunità a cui sentono di voler appartenere.
Non mancherà una sezione interamente dedicata alla proiezione di video. L'audiovisivo è infatti uno strumento indispensabile per documentare le esperienze di teatro in carcere, in grado di restituire la ricchezza, l'articolazione e la diffusione ormai capillare di questo importante settore del teatro italiano. Organizzata in due sessioni, la rassegna video proporrà esperienze legate all'attività teatrale e artistica vissute in quindici istituti penitenziari. Tra queste, due sono state realizzate nell'ambito di laboratori condotti nelle realtà minorili di Napoli e Palermo.
Sono inoltre parte del programma una serie di incontri di divulgazione aperti a tutti. Tra gli ospiti, ci saranno l'ex magistrato Elvio Fassone con la sua esperienza di corrispondenza epistolare con un giovane da lui condannato all'ergastolo, il regista italiano Diego Pileggi che lavora nel carcere polacco di Wroclaw, lo scrittore Yosuke Taki e la psichiatra Grazia Ala che condurranno una riflessione sui temi del teatro sociale e del disagio psichico nei luoghi di reclusione, Ronald Jenkins della Wesleyan University che lavora sull' "Inferno" di Dante Alighieri nelle prigioni Usa, Fra Stefano Luca che porta il teatro nelle sue missioni in contesti sociali difficili in giro per il mondo, Claudio Sarzotti dell'Università di Torino che condurrà una tavola rotonda con artisti rappresentanti delle diverse discipline che negli ultimi anni hanno lavorato nelle realtà carcerarie italiane.
Una sessione di formazione - "Ora d'aria" a cura di Marco Mucaria di Voci Erranti - sarà poi destinata in particolare a studenti e operatori teatrali. Per i ragazzi delle scuole sono stati, infine, predisposti in collaborazione con l'Associazione Agita alcuni percorsi di accompagnamento alla visione di alcuni spettacoli - "Game over" e "Rugby. Corpo a corpo" - per promuovere una fruizione consapevole e responsabile tra i più giovani.
La rassegna comprende anche una sezione dedicata alle arti visive con la "La mostra di Destini Incrociati" che presenterà, presso La Castiglia, la sezione "Le recluse: i quadri del tormento" con le opere di Gian Carlo Giordano e Marina Pepino. Sempre a La Castiglia verrà allestita l'installazione architettonica di Voci Erranti e Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri Onlus dal titolo "Itaca: progettazione che incontra il teatro in carcere".
Entrambe saranno visitabili fino al 6 gennaio durante gli orari di apertura ordinaria de La Castiglia. L'iniziativa è promossa dal Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere e dalla Compagnia Voci Erranti, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, del Ministero di Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, la partecipazione della Fondazione Piemonte dal Vivo e il sostegno della Compagnia di San Paolo.
lostrillonenews.it, 9 dicembre 2019
"Se ti raccontassi di..." dall'altro ieri è iniziato il percorso di educazione alla legalità e alla cittadinanza attiva in favore dei minori con provvedimenti dell'Autorità giudiziaria ospiti della comunità Kalika. Il laboratorio, che terminerà ad aprile 2020, è promosso dall'associazione Sinp - Sociologia in progress con la criminologia Maria Nimis e la sociologa Nunzia Conte, e rientra in un'importante ricerca dell'Università del Salento. Sarà svolto insieme ad alcuni studenti del quarto anno del liceo Socio-psico-pedagogico "Palumbo" di Brindisi.
Parlare di legalità è fondamentale per i ragazzi e, in uno scambio di punti di vista tra "dentro" e "fuori", percezione ruolo e importanza della giustizia, sarà poi prodotto un cortometraggio, che già si pensa, in un'ottica di rete e di apertura, di proporre all'Amministrazione comunale di Francavilla Fontana che, per la prima volta ha promosso un'intera settimana dedicata alla legalità e alla cittadinanza.
Altra novità, è stato siglato sempre l'altro ieri il protocollo di intesa tra AiMePe-Associazione nazionale mediatori penali, con la sua Presidente Cristina Ciambrone, e la Cooperativa sociale "La pietra angolare", ente gestore della Comunità Educativa Kalika. Il protocollo d'intesa apre le porte le porte ad un nuovo modo di pensare, di fare e di concepire il rapporto tra gli autori di un reato e le vittime, un incontro, a volte sofferto, ma necessario.
All'interno della cooperativa, infatti, il personale si sta formando, presso l'Accademia di Sviluppo socio educativo per acquisire il titolo di mediatore Penale. L'AiMepe sta conseguendo importanti risultati in tutta l'Italia favorendo laboratori di mediazione penale in favore di detenuti, esperienza fatta anche in Puglia.
La cooperativa La Pietra Angolare, con la sua mission di sostegno e aiuto in tutti i servizi attivi e con la vasta rete sociale già creata e che vuole ulteriormente svilupparsi, ha naturalmente aderito al protocollo di intesa, preludio anche a un modo di pensare non solo individuale, ma collettivo e improntato ad una società armonica.
Giornale di Sicilia, 9 dicembre 2019
Borse di lavoro per garantire l'inclusione sociale. Sono 30 le domande che sono arrivate al Municipio di Porto Empedocle proprio per la selezione delle borse lavoro riservate ad inoccupati e disoccupati, ex detenuti, detenuti in esecuzione penale esterna e in misure alternative e di sicurezza, famiglie di detenuti, ex tossicodipendenti, immigrati (esclusi quanti sono inseriti in centri di accoglienza), disabili anche psichici non istituzionalizzati (esclusi coloro che hanno rette anche parziale), donne vittime di violenza e ragazze madri.
Nell'ambito del piano di zona del distretto socio-sanitario Aod2 di Santa Elisabetta l'obiettivo è quello di promuovere politiche di inclusione sociale favorendo l'integrazione nel mondo del lavoro di adulti a rischio di emarginazione. Trenta appunto le istanze giunte al Comune di Porto Empedocle, con in testa il sindaco Ida Carmina che ha nominato una commissione interna chiamata ad esaminarle per formare dunque la graduatoria per l'assegno economico per servizio civico.
di Anais Ginori
La Repubblica, 9 dicembre 2019
La Francia potrebbe essere uno dei primi Paesi europei a inserire nel codice penale "ecocidio",
ovvero un'azione "concertata e deliberata per causare direttamente un danno diffuso, irreversibile e irreparabile a un ecosistema", come recita una proposta di legge che sarà esaminata giovedì dall'Assemblee Nationale.
Un dibattito altamente simbolico nei giorni in cui i capi di Stato e di governo saranno a Madrid per la chiusura della Cop25. Gli sherpa sono al lavoro in queste ore per delineare il messaggio politico che i Paesi lanceranno entro venerdì, quando si concluderà la Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. In mancanza di impegni precisi, la Cop25 dovrebbe permettere almeno di esprimere una nuova "ambizione", come ha detto il segretario dell'Onu Antonio Guterres, in vista della Cop26 che si terrà fra un anno a Glasgow, nel Regno Unito, a cinque anni dall'accordo di Parigi.
È in Scozia che i Paesi saranno chiamati a vincolare nero su bianco i target di riduzione delle emissioni di gas serra, ora indicati su base volontaria. Ecco perché politicamente il vertice di Madrid è importante. Emmanuel Macron ha fatto della lotta al riscaldamento climatico una sua priorità, schierandosi apertamente contro il presidente americano Donald Trump che ha avviato la procedura per uscire dagli accordi di Parigi.
La Francia appoggia l'obiettivo della neutralità carbonio entro il 2050 per l'Europa. La nuova presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, dettaglierà mercoledì il suo patto verde, alla vigilia del Consiglio europeo di giovedì e venerdì. Nonostante alcuni governi ancora recalcitranti, difficile per i leader rimanere passivi davanti ai dati scientifici ormai inconfutabili e al movimento di Greta Thunberg che accusa: "In un anno non è stato fatto niente".
La proposta francese per equiparare i reati ambientali più gravi sullo stesso piano dei crimini contro l'umanità o i genocidi non viene dalla maggioranza ma è un'iniziativa del gruppo socialista. Un primo testo sull'introduzione dell'ecocidio nel codice penale era stato bocciato dal Senato nel maggio scorso, ufficialmente perché il quadro giuridico non era abbastanza chiaro. Il testo che sarà esaminato dall'Assemblee Nationale questa settimana prevede per chi si rende responsabile di ecocidio condanne fino a 20 anni di carcere e 10 milioni di euro di sanzioni.
Nel caso di società coinvolte la sanzione finanziaria potrebbe arrivare fino al 20 per cento del fatturato annuo. La proposta di legge prevede anche di cancellare la prescrizione in casi di reati contro l'ambiente. La nuova iniziativa parlamentare parte dall'assunto che ci sia una nuova urgenza ecologica e una nuova consapevolezza, sulla scia-del movimento guidato da Greta. Il consiglio per la difesa dell'ecologia, un organismo composto da cittadini estratti a sorte, ha fatto la stessa proposta.
E qualche mese fa lo stesso Macron aveva parlato di "ecocidio" a proposito degli incendi in Amazzonia. Il termine esiste da tempo e ci sono stati in passato vari tentativi internazionali di introdurre questo tipo di reato nelle competenze della Corte penale internazionale. Forse adesso i tempi sono maturi per individuare una responsabilità, anche giuridica, nella protezione del Pianeta. Prima dell'estate un gruppo di Ong francesi aveva presentato una denuncia al Consiglio di Stato per "inazione climatica", accompagnando l'iniziativa da una petizione che aveva raccolto oltre 2,3 milioni di firme, un record.
di Francesca de Carolis
remocontro.it, 9 dicembre 2019
Alcuni brevi dialoghi da "Cosa sono le nuvole" di Pasolini, alcuni brani de "La vita è sogno" di Calderon de la Barca, il laboratorio teatrale del carcere di Perugia, le voci e i volti di persone lì detenute... e nasce "Non è sogno", film di Giovanni Cioni. Ovvero, come trasformare in un sorprendente racconto, decisamente fuori dai canoni dell'ordinario, questo errore di scrittura che credo sia il carcere tutto...
"Perché faccio così schifo, perché dobbiamo essere così diversi da come ci crediamo?". "Eh... figlio mio... Noi siamo in un sogno dentro un sogno...". Otello e Jago, impersonati da Ninetto Davoli e Totò, marionette dai volti dipinti di nero e di verde sul palcoscenico di "Che cosa sono le nuvole", di Pasolini... virano nei volti di Antonio, Rocco, Visar, Salvatore, Osema, Kamal, Alfredo, Hichem... con tutti i colori e gli accenti del sud, il sud del mondo, tanto che quando a parlare è Maurizio, con il suo incedere toscano, pensi quasi a un errore di scrittura, come il professor Giuseppe Ferraro, che in carcere insegna filosofia, definisce i nostri errori.
E solo se hai almeno una sola volta messo piede in un carcere capisci subito in quale mondo sei entrato, perché sai che il carcere, ad ogni latitudine, parla con tutti gli accenti del sud... Un mondo dove si cerca la vita nel sogno e "l'uomo che vive sogna fino a farsi ridestare", proprio come spiega il principe Sigismondo, nel capolavoro di Calderon de la Barca, "La vita è sogno", che tutto gira intorno al conflitto fra la libertà e il destino, ma anche fra la verità e l'apparenza, fra la vita e il sogno, dove questo può essere anche menzogna indotta...
Ho trovato bellissimo questo film nato nel laboratorio teatrale Nuvole, del carcere di Capanne, a Perugia. Costruito intorno alle prove, fatte da un gruppo di persone detenute, di alcuni dialoghi del film di Pasolini e di alcuni brani del drammaturgo spagnolo. Il titolo subito ribalta tutto e t'inchioda: "Non è sogno".
E ancora mi ha stupito, Giovanni Cioni, anche se già avevo conosciuto il linguaggio del suo fare cinema, decisamente fuori dai canoni dell'ordinario, che sempre mescola realtà e finzione, creando orizzonti che spiazzano. Sempre alla ricerca dell'uomo, e di ciò che ci fa umani...
"Io sono assassino... io sono assassino... e chi se lo credeva? Io so' l'assassino... mannaggia... ma perché devo crede alle cose che me dice Jago? Perché so' così stupido?
I volti dei protagonisti sono in primo piano, in un unico spazio sullo sfondo verde di un chroma-key. Volti dentro la scatola del film, che per un attimo pensi sia prigione anch'esso, e un attimo dopo pensi sia la porta che apre a un possibile sogno di vita...
"Ma qual è la verità? È quello che penso io de me? O quello che pensa la gente, o quello che pensa quello là lì dentro?
Le prove si ripetono, si sovrappongono... cambiano le voci, i ritmi... "Cosa senti dentro di te? Concentrati bene, cosa senti?", "Sì sì, sì, sento qualcosa che c'è...", "Quella è la verità, ma... shhh... non bisogna nominarla, perché appena la nomini, non c'è più".
E, magia del cinema... questo continuo provare, correggere, ripetere battute e versi che sono brani di filosofia, che scavano nella vita di tutti, a poco a poco diventano la narrazione della vita vera di ciascuno, e quasi non ti accorgi di quando il racconto è scivolato dalla interpretazione dei testi proposti alla recitazione della propria vita, che non è sogno, ma è parola in cui ciascuno consegna la propria verità. E quale verità, e quali vite... Storie di vite anche terribili, come se ne possono incontrare in un carcere.
"Non so com'è la vita fuori, sono entrato giovanissimo..."... "io facevo il rapinatore, senza mai essere entrato in una banca armato... le pistole... roba da film western... io scavalcavo il bancone ..."... "comm'è brutto addormì sule...senza mai nisciun"... "tu m'è ricere con chi si state"... "Io mi sono anche impiccato. L'ho fatto per attirare l'attenzione, la prima volta. Ma l'ultima volta no" ... "io fra un po' esco, vado fuori nel mondo... pieno di sciacalli, di delinquenti... devo iniziare tutto daccapo..."
Qualche cenno, perplesso, a un destino che puoi anche modificare. Ma soprattutto, molti raccontano dei sogni, non quelli che si dice "sono desideri", ma gli incubi della notte. Confidano di cavalli bianchi cavalcati da cavalieri feroci, di bambini morti e teste insanguinate, di castelli-città abbandonate, con porte che non si aprono e direttori che hanno perso la chiave, di una tavola pronta per un pranzo insieme...
Si percepisce, in questi racconti di sogni, l'eco del lamento del principe Sigismondo... "Io sogno la prigionia che mi tiene qui legato e sognai che un altro stato mi rendeva l'allegria".
Come è stato possibile, ti chiedi, questa trasmutazione, questo passaggio dalla recitazione all'affidare il proprio sé... in maniera così vera, così profonda che riesci a vederle, tutte, le immagini di quelle vite raccontate o sognate, anche se sullo schermo passano solo volti. Perché "Non è sogno" è un film fatto quasi solo di volti, come potesse bastare filmare la parola per raccontare l'anima.
Beh, Giovanni Cioni ci riesce... È stato possibile, spiega il regista, nello spazio di gioco che è stato costruito "come intorno a un tavolo per il gioco delle carte, e intanto costruisci la conoscenza...in un film vissuto tutti insieme". Solo, a tratti, compare qualche sprazzo dello spazio esterno. Poche immagini: un corridoio, una finestra, le foto alle pareti di una cella. Poi la campagna fuori le mura del carcere e un campo con i cavalli... che sono il sogno della vita perduta di Domenico.
Domenico alle cui spalle a un tratto (magia del chroma-key) compare un cielo azzurro pieno di nuvolette bianche, e che, rivedendo poi quella scena, si è stupito e commosso nel vedersi sullo sfondo di quell'azzurro, lui che da anni non può avere come sfondo il cielo.
Nel film che è dentro questo film mi sono sembrati scivolare dentro, insieme al dolente senso della vita di Calderon de la Barca, anche tutta la terribile dolcezza e l'incanto della sorpresa delle nuvole di Pasolini. "Non è sogno" (ha già ricevuto riconoscimenti in Italia e all'estero e se ne volete un assaggio, il trailer https://vimeo.com/353786278), ovvero, come trasformare in un racconto sorprendente questo errore di scrittura che credo sia il carcere tutto.
ansa.it, 9 dicembre 2019
Lo chef Moreno Cedroni firma ricettario coi detenuti Como, Varese e Milano. I piatti delle festività di fine anno e i consigli per il cenone di Natale in un ricettario scritto dai detenuti delle carceri di Como, Varese e Milano (Bollate e Opera) insieme allo chef Moreno Cedroni, patron del ristorante La Madonnina del pescatore di Senigallia, due Stelle Michelin, di Anikò, sempre a Senigallia e del Clandestino sushi bar di Portonovo.
Arriva in libreria "Cucinare al fresco - Christmas Edition", il progetto avviato due anni in alcune carceri lombarde che vede proprio i detenuti alle prese coi fornelli, coordinati dalla giornalista e Pr comasca Arianna Augustoni. Una edizione da collezione, stampata in 150 copie e finanziato dalla Bcc di Cantù per una pubblicazione con 44 pagine di sensazioni, di pozioni magiche, di idee e soprattutto di fantasie culinarie proposte dai quattro gruppi di detenuti.
"Apprezzo tantissimo - sottolinea lo chef Cedroni - l'uso del cibo come mezzo di riabilitazione, e perché no, come mezzo di reinserimento sociale con nuove passioni e nuovi obiettivi. Sono contento nel sapere che questo progetto vada oltre la ricetta e che questa passione è anche unita a nozioni tecniche su cotture e prodotti e su informazioni per una sana e corretta alimentazione, sempre più importante oggi - continua Cedroni.
In questo modo il cibo completerà un percorso che nutrirà sia il corpo che l'anima. Provo solo a immaginare i profumi che si svilupperanno il giorno di Natale, dove ci sarà il desiderio di preparare le ricette più buone e più evocative, chissà quante culture si intrecceranno, religioni diverse, ingredienti diversi, ma tutti accomunati dal valore del cibo".
"Acquistare una copia di "Cucinare al fresco - Christmas Edition" rappresenta - conclude la coordinatrice del progetto Augustoni - un comportamento propositivo per credere che, nella vita, c'è sempre una seconda chance".
di Maria Rosa Tomasello
La Stampa, 9 dicembre 2019
Nelle scuole dilaga l'allarme per "l'uso improprio" dei telefonini in classe. Sono trascorsi dodici anni da quando una circolare del ministero della pubblica istruzione ha formalmente vietato i cellulari a scuola durante le ore di lezione, ma da allora la situazione è progressivamente finita fuori controllo tra atti di bullismo prima ripresi con gli smartphone poi condivisi sui social network e studenti sorpresi a copiare i compiti in classe da telefonini e tablet. Insomma, una valanga di incidenti di percorso "digitali" e utilizzi impropri delle nuove tecnologie.
Un'indagine del Laboratorio Adolescenza di Milano ha rilevato che la quasi totalità degli studenti italiani (98,8%) sono contrari al divieto di portare il cellulare a scuola e solo il 20% ritiene più giusto spegnerlo in classe. Per tutti gli altri basta che venga silenziato. Lo smartphone solo per una minoranza di allievi è utile ad apprendere.
A usare il telefonino per scopi didattici "spesso" sono il 29,4% e almeno "qualche volta" il 47,1%, ma, nonostante sia vietato, i numeri (riportati nella tabella qui accanto) raccontano una realtà opposta e descrivono l'abuso sistematico delle nuove tecnologie tra i giovani. E cioè: l'84% dei preadolescenti ha un profilo social, ma naturalmente al momento dell'iscrizione nessuno ha indicato la sua vera età, neppure chi l'ha fatto con un genitore presente.
Internet per i ragazzi è un mondo a parte: il 91% non parla con i familiari di ciò che vede o dice durante la navigazione, eppure la vita degli studenti è fortemente influenzata dai messaggi che arrivano dai social, tanto che il 60% clicca addirittura sulle pubblicità e 8 su 10 rispondono ai sondaggi virtuali fornendo così dati fondamentali per campagne pubblicitarie mirate. In Italia la profilazione dei minori è vietata fino ai 14 anni, ma è divenuta una prassi.
L'uso incontrollato del web è ormai un allarme che riguarda non solo il comportamento degli studenti ma anche dei professori. Nei giorni scorsi a ritrovarsi nei guai è stato Emanuele Castrucci, docente di Filosofia del diritto all'ateneo di Siena. Finito sotto accusa a causa dei tweet filo-nazisti per cui ora rischia di essere licenziato, il professore si è difeso facendo appello alla "libertà di pensiero" e parlando di "opinioni personali", espresse "fuori dall'attività di insegnamento". Eppure, nonostante la frequentazione quotidiana e spesso ossessiva delle piazze virtuali abbia indotto molti a credere che il web sia una "zona franca", il suo caso ci ricorda, al contrario, che le regole da rispettare ci sono.
Ogni diritto ha un limite
"Non c'è diritto anche costituzionalmente rilevante che non abbia limiti" ricorda Vito Tenore, consigliere della Corte dei Conti e docente di Diritto del lavoro pubblico nella Scuola nazionale dell'Amministrazione, che cita Umberto Eco: "I social media hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar" e "ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel".
"Il tema è antico - ricorda Tenore - e se la libertà di pensiero è scolpita dall'articolo 21 della Costituzione, i limiti sono dati da altri diritti speculari: onore, reputazione, riservatezza, segreti come quello istruttorio o bancario". Oltre che da educazione e buon senso, questi limiti "sono fissati per tutti i cittadini dal codice penale e dal codice civile.
Per certe categorie (giornalisti, magistrati, architetti o notai, militari, forze dell'ordine) sono stabiliti anche in codici deontologici, o, per alcuni dipendenti pubblici e privati, nei contratti collettivi di lavoro. Anche condotte extra-lavorative possono avere rilevanza disciplinare" perché "ledono l'immagine del datore di lavoro o del decoro e della dignità del dipendente stesso", provocando la perdita del vincolo di fiducia. Dal 2013, per chi lavora nella pubblica amministrazione, esiste un codice di comportamento che impone maggiore attenzione nelle esternazioni social.
Il monito del Capo dello Stato
A chiedere maggiore sobrietà anche ai magistrati, nell'aprile scorso, è stato lo stesso presidente Sergio Mattarella. Passando dalla chiacchiera da bar a Facebook o Twitter, insomma, si è realizzato il passaggio dal gruppo degli amici a un "numero indeterminato" e potenzialmente enorme di persone, come ha confermato la Cassazione il 27 aprile 2018 con la sentenza sul post denigratorio pubblicato da una lavoratrice che su Facebook si era scagliata contro la sua azienda: "Mi sono rotta i c... di questo posto di m.." aveva scritto. Ma lo sfogo le era costato il posto.
I social, ha ribadito la Corte il 12 novembre dello scorso anno, devono essere considerati luoghi pubblici, e non serve "privatizzare" il profilo rendendolo visibile a un gruppo ristretto di persone, perché può comunque essere rilanciato da ciascuno dei contatti dell'utente.
I rischi, per chi eccede, sono annidati ovunque: anche i messaggi di Whatsapp o la chat su Skype possono diventare prove documentali. A finire talvolta nella trappola dei social sono anche esponenti delle forze dell'ordine. C'è il poliziotto sospeso per avere usato i dati raccolti durante una denuncia per contattare una donna su Facebook, e il militare incappato nella sanzione disciplinare per avere pubblicato su Fb le foto di un servizio svolto durante l'Expo di Milano con le tende da campo allagate e commenti negativi per sottolineare le condizioni precarie in cui si trovava coi commilitoni.
Con una circolare del 2011, l'Arma dei Carabinieri ha chiesto così "un utilizzo prudente del web". Provvedimenti analoghi hanno assunto l'Amministrazione penitenziaria e la Guardia di Finanza. "Un controllo di tutto ciò che postiamo è impossibile e non esiste un ordinamento che possa prevedere tutto in modo capillare - evidenzia Tenore -. Credo che sarebbe utile definire un "galateo dei social" mettendo attorno al tavolo soggetti come Google, Facebook, il Miur, l'Anac, linguisti e comunicatori".
Commenta Antonello Soro, presidente dell'Autorità Garante della Privacy: "La tensione, per certi versi inevitabile, tra libertà di espressione e diritti che confliggono deve essere composta secondo la gerarchia di valori espressa dalla Costituzione e dal diritto europeo. La libertà di espressione è "pietra angolare della democrazia", ma poiché nessuno diritto "è tiranno" anch'essa deve soggiacere ai limiti necessari alla tutela di altri diritti fondamentali. Diritti che, on-line, devono godere delle stesse garanzie accordate off-line".
Per Soro "il ruolo centrale assunto dalle piattaforme le carica di un potere cui non corrisponde uno statuto giuridico ancora del tutto adeguato in termini di responsabilità". In questo senso, afferma Soro, "si potrebbero promuovere misure che limitino non tanto la libertà di espressione quanto l'amplificazione". E se le grandi piattaforme hanno cominciato a intervenire "per evitare la propagazione di post spesso fortemente lesivi della dignità, aggiunge Soro, "le decisioni di ultima istanza sulla composizione tra diritti fondamentali devono restare di competenza dell'autorità pubblica. E con procedure rapide". Reati di opinione, illeciti contro l'onore, sono "quanto di più complesso e divisivo esista nell'ordinamento: possiamo davvero pensare che decidano sole e con effetto irrevocabile le piattaforme, con una sorta di giurisdizione privata?".
Servono nuove regole
Dice Bruno Saetta, avvocato e blogger, esperto di diritto applicato alle nuove tecnologie: "Una regolamentazione serve, perché il fenomeno si sta espandendo in modo preoccupante. Ma il problema è: che tipo di regolamentazione? Perché hate speech (discorsi d'odio) e fake news (notizie false) sono connaturati alla società, non nascono nei social. Limitarsi a rimuoverli è come nascondere la polvere sotto il tappeto, non risolve il problema, in più quando si parla di hate speech e di fake non c'è una definizione a livello internazionale: ma se non partiamo da una adeguata comprensione delle dinamiche qualsiasi regolamentazione rischia di fallire".
Forse è a uno psichiatra come Federico Tonioni, responsabile del Centro Pediatrico Interdipartimentale per la Psicopatologia da Web alla Fondazione Policlinico Gemelli di Roma, che si può chiedere perché sui social oltrepassiamo così spesso i limiti: "Perché i corpi non sono a portata di contatto fisico, e i corpi quando sono vicini contengono gli istinti.
La persona si esprime da una distanza di sicurezza e si contiene meno, come quando ci si arrabbia al telefono e lo si fa in modo più veemente. Il meccanismo è lo stesso del cyberbullismo: sono situazioni in cui è più facile non prendersi del tutto la responsabilità di quello che si dice e si dà voce anche a pensieri discutibili. Chi scrive è disinibito ma consapevole e forse, com'è possibile quando c'è tanto pubblico, è alimentato anche da un certo narcisismo".
Il Sole 24 Ore, 9 dicembre 2019
Massoud Soleimani, scienziato della Repubblica islamica da un anno in un carcere Usa, e Xiyue Wang, studioso sino-americano dal 2016 prigioniero a Teheran, sono liberi e stanno tornando a casa. Uno scambio di detenuti eccellenti, a conferma che all'ombra di sanzioni e minacce i canali di dialogo tra Iran e Stati Uniti restano di fatto aperti. Massoud Soleimani, scienziato della Repubblica islamica da un anno in un carcere Usa, e Xiyue Wang, studioso sino-americano dal 2016 prigioniero a Teheran, sono liberi e stanno tornando a casa. È il risultato di una trattativa condotta con la mediazione della Svizzera, che cura gli interessi di Washington in Iran dall'interruzione dei rapporti diplomatici dopo la presa di ostaggi all'ambasciata 40 anni fa. Lo scambio è avvenuto a Zurigo.
"Felice che il professore Massoud Soleimani e il signor Xiyue Wang ritorneranno presto dalla loro famiglie", ha twittato il ministro degli Esteri di Teheran, Mohammad Javad Zarif, ringraziando esplicitamente Berna per il contributo e pubblicando sue foto con il professore iraniano. "Dopo oltre tre anni di detenzione in Iran, Xiyue Wang sta tornando negli Stati Uniti", ha confermato in un comunicato Donald Trump. "Ringraziamo i nostri partner svizzeri per l'assistenza nel negoziare il suo rilascio. Liberare gli americani tenuti prigionieri è di vitale importanza per la mia amministrazione e continueremo a lavorare sodo per riportare a casa tutti i cittadini detenuti ingiustamente all'estero", ha aggiunto il presidente americano.
Docente all'università Tarbiat Moddares di Teheran e studioso di ematologia e medicina rigenerativa, Soleimani era stato arrestato dopo l'arrivo negli Usa nell'ottobre 2018, ufficialmente per motivi di ricerca, con l'accusa di voler portare materiale biologico in Iran. Wang, dottorato in storia a Princeton, stava invece scontando una condanna a dieci anni nella Repubblica islamica, dove era finito in carcere per spionaggio nell'agosto 2016 mentre conduceva ricerche sulla dinastia Qajar.
Tra gli americani ancora nelle prigioni nella Repubblica islamica, molti con doppio passaporto, ci sono il veterano della Marina Michael White, l'imprenditore irano-americano Siamak Namazi e suo padre Bagher Namazi, tutti accusati di spionaggio. A inizio ottobre, un altro scambio di fatto tra detenuti era avvenuto con l'Australia con il rilascio della coppia di travel blogger Jolie King e Mark Firkin, inizialmente arrestati per spionaggio, mentre il ricercatore iraniano Reza Dehbashi Kivi era tornato in patria dopo oltre un anno in una prigione australiana.
Lo scambio testimonia l'esistenza di un dialogo sotterraneo tra Washington e Teheran, a dispetto delle forti tensioni bilaterali. Del resto, nei giorni scorsi era stata resa nota una recente iniziativa di cooperazione culturale senza precedenti sotto la Repubblica islamica che ha portato una delegazione dell'Università di Chicago in Iran per restituire 1.783 tavolette di terracotta con iscrizioni in lingua elamitica, risalenti all'Impero Achemenide intorno al 500 a.C., rinvenute nel 1935 a Persepoli e da allora in prestito all'ateneo Usa.
di Monica Ricci Sargentini
Corriere della Sera, 9 dicembre 2019
Altri due leader indigeni dell'etnia Guajajara sono stati assassinati a colpi d'arma da fuoco, mentre due sono stati feriti, in un nuovo attacco armato nel Maranhao, nel nord del Brasile. È successo in una riserva dei Guajajara, nel mezzo dell'Amazzonia a circa 500 chilometri da Sao Louis, quando persone armate hanno attaccato il gruppo di nativi su una strada, hanno riferito i media brasiliani. Si tratta del terzo indigeno dell'etnia assassinato in due mesi, dopo l'uccisione a novembre da parte di tagliatori di legna che erano stati espulsi dalla riserva di Paulinho Guajajara, membro di un gruppo di protezione delle foreste.
Sonia Guajajara, principale leader del gruppo indigeno e candidata vicepresidente nel 2018 con il Psol, ha identificato i due indios uccisi come Raimundo Bernice Guajajara e Firmino Silvino Guajajara, spiegando che stavano tornando in motocicletta da una riunione sulla difesa dei diritti degli popoli nativi.
Secondo la Società del Maranhao sui diritti umani sono 13 gli indigeni assassinati nello Stato negli ultimi 4 anni in conflitti con tagliatori di legna e persone che hanno invaso illegalmente la riserva. Le organizzazioni per i diritti umani imputano la responsabilità dell'aumento degli attacchi alle posizioni e politiche del governo del presidente Jair Bolsonaro, favorevole allo sfruttamento dell'Amazzonia e alla nuova delimitazione delle terre indigene.
"Sono dispiaciuto per l'attentato, accaduto nel Maranhao, terminato con due indios Guajajara uccisi e due feriti. Non appena saputo degli spari, il Funai è stato al villaggio a occuparsene, con le autorità del governo del Maranhao", ha scritto su Twitter il ministro della Giustizia, Sergio Moro. Il Funai è la Fondazione nazionale dell'indio, organo governativo che si occupa delle politiche su indigeni e terre dei nativi. "La polizia federale ha già inviato una squadra sul posto e indagherà il crimine a la sua motivazione. Valuteremo la possibilità di inviare squadre della forza nazionale nella regione", ha aggiunto. Sul posto è stato inviato anche personale della segreteria dei diritti umani del Maranhao.
di Ornella Favero*
Ristretti Orizzonti, 8 dicembre 2019
Le Camere penali avevano indetto il 9 luglio un'astensione dalle udienze culminata in una manifestazione a Napoli dal titolo "Emergenza carcere: riportare l'esecuzione penale nella legalità costituzionale". In quell'occasione la Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, da me rappresentata in qualità di presidente, era intervenuta e aveva poi scritto e pubblicato una lettera aperta con l'invito ad abbandonare la logica della "competizione sul mercato del bene" e la proposta di lavorare insieme superando inutili e pericolose divisioni.









