di Antonio Tagliacozzi
edizionecaserta.com, 17 ottobre 2019
Scadranno il 20 novembre prossimo i termini per la presentazione delle offerte per la partecipazione alla gara di appalto per la realizzazione di un condotta idrica al servizio della casa circondariale e delle due aule bunker di santa Maria.
L'importo a base d'asta è stato fissato in un milione e 400 mila euro e l'appalto sarà aggiudicato con il criterio dell'importo più conveniente. Quindi, dopo oltre dieci anni di promesse e ritardi, qualcosa inizia a muoversi per la eliminazione della carenza idrica al carcere di massima sicurezza "Generale Uccella" che ospita 940 detenuti su una capienza massima di 833, 478 agenti di polizia penitenziaria e circa altre cento figure professionali.
Il carcere non è senza acqua, ma non è attaccato alla rete idrica cittadina e questa "mancanza" crea qualche problema di approvvigionamento che risale alla sua costruzione e da allora si è andati avanti con pozzi artesiani, autobotti e... bottiglie di acqua minerale. Gli uffici comunali competenti, infatti, hanno in precedenza liquidato oltre 52 mila euro ai tecnici che hanno approntato e consegnato gli atti per l'inizio dei lavori quali progettazione, relazioni geologiche, sondaggi ed altro.
La gara per l'affidamento del servizio di progettazione e di tutte le indagini connesse è stata aggiudicata al Rtp (Raggruppamento temporaneo di persone) studio tecnico Colosimo ed altri che ha offerto un ribasso, sull'importo fissato in complessivi 96 mila euro e 600, del 39,25 per cento determinando l'importo netto di aggiudicazione in 58 mila 684 e 50 oltre Iva e cassa Previdenza per complessivi 15 mila 774,00 euro.
È stato il primo atto concreto, questo, per la soluzione del problema che negli ultimi anni è stato più volte denunciato e al centro di vibrate proteste da parte dei detenuti e dei difensori dei loro diritti che hanno posto in essere una serie di iniziative che sono valse a smuovere la burocrazia e concretizzare tutte quelle iniziative necessarie per risolvere la questione.
Il finanziamento dei lavori per l'allacciamento alla rete idrica comunale della casa di massima sicurezza e le due aule bunker è a carico della Regione che ha già stanziato i soldi con una deliberazione dell'aprile del 2016 (un milione e mezzo di euro) ed ora quanto prima si dovrà passare alla fase operativa per la eliminazione del problema.
Certo, ancora molto vi è da fare, siamo solo in una fase preliminare, ma le intenzioni ci sono e basta velocizzare solo le procedure per allacciare finalmente la casa circondariale ed il suo complesso alla rete idrica comunale.
Il Tirreno, 17 ottobre 2019
Nel carcere di Massa Marittima i detenuti stanno imparando l'arte dell'apicultura grazie ai corsi organizzati dalla cooperativa "Together Let's Help the Community!". Si tratta di un progetto che vuole accompagnare i reclusi in un reinserimento graduale nel mondo del lavoro e in società. In particolare, la cooperativa produce un miele millefiori di alta qualità tramite la collaborazione con i detenuti della casa circondariale di Massa Marittima. Due detenuti in particolare si stanno formando da maggio scorso grazie a un percorso della durata di un anno e che terminerà nel maggio 2020. L'obiettivo, nel tempo, è l'assunzione aumentando le attività produttive.
Le api ligustiche, allevate nelle 22 arnie di cui dispone l'associazione mutualistica, vivono in un contesto tranquillo, lontano dal traffico e dallo smog, immerse nel verde delle Colline Metallifere. "Senza aggiunta di antibiotici o uso di prodotti chimici, unitamente all'ambiente tranquillo - dice l'associazione - l'obiettivo è creare un prodotto salubre e genuino, rispettando i limiti imposti da legge. Si unisce, dunque, la qualità insieme a un atto di bene significante per la comunità. Perché è importante credere nelle seconde possibilità".
Per ulteriori informazioni, è possibile contattare la cooperativa all'email
di Cristian Casali
cronacabianca.eu, 17 ottobre 2019
La giustizia riparativa (restorative justice), con un focus sulla situazione e sulle prospettive in Emilia-Romagna, è il tema che verrà approfondito nell'incontro programmato per il prossimo venerdì, 18 ottobre, a Bologna, nella sala 20 maggio 2012 di viale della Fiera 8, dalle 9 alle 18. Allo stesso tavolo i massimi esperti nazionali e internazionali della materia, tra i quali Adolfo Ceretti dell'Università di Milano-Bicocca, il fondatore dell'associazione Sulle Regole Gherardo Colombo, Rossella Selmini dell'Università di Bologna e Michael Tonry dell'Università del Minnesota.
La giustizia riparativa è una pratica innovativa che mette al centro i danni provocati alla vittima, conseguenti al reato, e ha come obiettivo l'eliminazione di queste conseguenze attraverso l'attività riparatrice intrapresa dallo stesso autore del reato. Nel pomeriggio relazioneranno sul tema giurisdizione e innovazione i magistrati Francesco Maria Caruso, Giuseppe Spadaro, Silvia Marzocchi e Antonietta Fiorillo, oltre a Maria Pia Giuffrida dell'associazione Spondè, Maria Rosa Mondini del Centro italiano mediazione e formazione alla mediazione (Cimfm) e i Garanti regionali dei detenuti e dell'infanzia, Marcello Marighelli e Clede Maria Garavini.
L'evento è infatti stato organizzato dagli uffici dei due Garanti regionali e dal centro per la giustizia minorile e ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna per l'Emilia-Romagna e le Marche (ministero della Giustizia), in collaborazione con il dipartimento di Scienze giuridiche dell'Università di Bologna e l'Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia. Considerato il grande interesse suscitato dal tema e le enormi potenzialità di intervento, con questo incontro si vuole appunto dare impulso a pratiche innovative in ambito penale, rivolte sia a persone minorenni sia adulte, per favorire il confronto tra i diversi attori in campo.
ildolomiti.it, 17 ottobre 2019
Nei padiglioni di via Briamasco la Fiera aprirà i battenti venerdì 18 dalle ore 14.30 alle ore 18.30, sabato 19 e domenica 20 ottobre dalle ore 9 alle 19. Un'occasione per conoscere tantissime esperienze e partecipare a laboratori. Dall'agricoltura biologica ai prodotti ecocompatibili per la casa e la persona, dal risparmio energetico al turismo dolce, dalle energie alternative alla mobilità sostenibile. Torna anche quest'anno nei padiglioni di Trento Expo una delle fiere più attese in Trentino e non solo. Stiamo parlando di "Fa' la Cosa Giusta! Trento" arrivata alla quindicesima edizione.
Un'occasione importante per conoscere, informarsi e per scoprire le migliaia di proposte per abbassare il nostro impatto ambientale. I visitatori, dal 18 al 20 di ottobre, potranno trovare tutto quello che serve nella vita di tutti i giorni, con il solito contorno di laboratori, ristorazione bio, e attività per i bambini. Tantissime le iniziative all'interno di questa fiera a partire dall'Economia carceraria. Per tutta la durata dell'evento vi sarà una sezione dedicata alle cooperative che producono in carcere o impiegano persone ex detenute e l'allestimento della "cella in piazza" dell'associazione La Fraternità di Verona.
Venerdì 18 dalle 17 alle 18:30 avrà luogo la tavola rotonda dal titolo "Fare impresa in carcere. Il lavoro dei detenuti conviene a tutti. Esperienze, riflessioni ed opportunità", un'opportunità di incontro tra l'imprenditoria trentina e le realtà che quotidianamente fanno impresa in carcere. Sabato 19 ottobre dalle 15.30 alle 18.30, sempre all'interno della fiera, sarà inoltre realizzata una nuova edizione dell'evento Biblioteca Vivente "Narrazioni oltre le mura del carcere".
I visitatori potranno "prendere in prestito" un "libro umano", conversando a tu per tu in maniera informale con persone che nella quotidianità non avrebbero occasione di incontrare. I libri umani saranno principalmente detenuti o ex detenuti, ma anche familiari e operatori del carcere.
A non mancare quest'anno saranno anche le scuole. Insegnanti, studenti, classi, associazioni legate ai temi della sostenibilità ambientale. I lavori in tema di sostenibilità realizzati nel corso dell'anno scolastico 2018-2019 verranno proposti in mostra ai visitatori della Fiera. Saranno collocati nello spazio scuole, al piano seminterrato.
Ci sarà poi, tra le tante esperienze, anche "Nei piedi dell'Altro". Si tratta di un muro "parlante" sui cambiamenti climatici e le migrazioni umane creato da un gruppo di circa 20 giovani trentini in collaborazione con varie realtà del territorio. Realizzato con scatole da scarpe e scatoloni, l'installazione artistica si inserisce nell'ambito del progetto "Giovani: nuovi narratori e attori della cooperazione allo sviluppo", un'iniziativa nazionale di Educazione alla Cittadinanza Globale finanziata dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo e coordinata, in Trentino, dal Centro per la Cooperazione Internazionale e l'Associazione Viraçao & Jangada. L'inaugurazione di questa iniziativa avverrà il venerdì ore 17.30 con la performance teatrale di un gruppo di 10 studenti delle scuole superiori trentine che partecipano al progetto "Visto Climatico".
Ci sarà poi "Kids Go Green - scopriamo il mondo a piccoli passi" un viaggio collettivo e sostenibile di circa 9 mila chilometri alla scoperta delle città europee che hanno scommesso sulla mobilità sostenibile. L'esperienza di Kids Go Green, gioco didattico all'insegna della mobilità sostenibile, già attivo in numerose scuole del Trentino e dell'Emilia Romagna, viene portata in fiera. Kids Go Green (kidsgogreen.eu) è uno strumento ludico-didattico innovativo, sviluppato da Fondazione Bruno Kessler in collaborazione con Kaleidoscopio e il Comune di Trento, che coinvolge l'intera comunità scolastica (bambini, insegnanti e famiglie) in un percorso ludico-didattico alla scoperta del mondo e all'insegna di una mobilità casa-scuola più sostenibile. La sfida per i visitatori della fiera Fa' La Cosa Giusta di Trento è riuscire a percorrere un viaggio virtuale in Europa alla scoperta di 10 città che hanno puntato su soluzioni innovative di mobilità sostenibile.
Tutti i visitatori che raggiungeranno la fiera utilizzando mezzi sostenibili (a piedi, in bici o con i mezzi pubblici) contribuiranno con i loro kilometri ad avanzare nel percorso virtuale Kids Go Green. I visitatori, per partecipare al viaggio collettivo, possono recarsi allo stand Kids Go Green e dichiarare il modo sostenibile con cui hanno raggiunto l'evento.
In occasione della "Fiera Fa' la cosa giusta! Trento" è stato esteso a educatori e formatori, insegnanti e docenti, l'invito ad un primo incontro per provare a costituire il gruppo dei "Teachers for future trentino" che avrà lo scopo di affiancare gli studenti dei "Fridays for future" in particolare per quanto riguarda uno dei punti del loro programma di azione per contrastare il cambiamento climatico che è quello sulla Formazione e coordinamento tra scuole ed enti formativi ai vari livelli. L'appuntamento è per sabato 19 ottobre dalle 15.00 alle 17.30 al piano interrato.
pisatoday.it, 17 ottobre 2019
L'appuntamento è per venerdì 18 ottobre presso il Mercure Tirrenia Green Park di Calambrone. Gli allievi e le allieve detenuti presso la Casa circondariale Don Bosco, il 18 ottobre, a partire dalle 13, presso il Mercure Tirrenia Green Park di Calambrone, presenteranno pubblicamente, in forma di recital, una selezione di poesie di Alda Merini.
L'occasione per lo spettacolo curato dalla compagnia "I sacchi di sabbia", è data dal meeting "Ti insegnerò a volare", organizzato dalla Fondazione Casa Cardinale Maffi onlus con il patrocinio di Regione Toscana, Università di Pisa e Azienda Usl Toscana Nord ovest. Lo spettacolo avrà nel parterre, ospiti di eccezione e partecipanti al meeting come il rettore Paolo Mancarella, l'arcivescovo Giovanni Paolo Benotto, il vice presidente della Regione Toscana con delega al welfare Stefania Saccardi.
Dalla compagnia teatrale "I sacchi di sabbia" commentano: "È questa una importante occasione di visibilità per i ragazzi, impegnati da qualche anno in un intenso corso di preparazione teatrale, ed è una meritata gratificazione per quest'esperienza che sta diventando punto di riferimento stabile nelle attività della Casa Circondariale Don Bosco, rivelandosi uno strumento che può realmente contribuire al recupero psicosociale, emotivo, culturale del soggetto detenuto e partecipare, così, alla funzione riabilitativa e rieducativa della detenzione".
Il recital segna il continuum del progetto della Scuola di teatro Don Bosco, presentato dall'Associazione Culturale e Compagnia Teatrale pisana I Sacchi di Sabbia, grazie al contributo della Regione Toscana e della Fondazione Pisa, attraverso il bando pubblico dedicato al sostegno delle attività culturali, sociali e di volontariato.
Le lezioni appena ripartite, grazie all'impegno e professionalità di Francesca Censi (coordinatrice dei corsi), Gabriele Carli, Carla Buscemi e la nuova entrata, Letizia Giuliani, ruoteranno in questa prima fase dell'anno accademico, intorno alla parola poetica; attraverso le poesie di Alda Merini gli allievi detenuti lavoreranno sul tema dell'ascolto e della sensibilizzazione all'immagine poetica. Il lavoro della Scuola approderà poi, nella seconda parte dell'anno, nell'allestimento dello spettacolo "In Alto mare" di Mrozek, il cui debutto in forma di studio è previsto durante la giornata nazionale del teatro in carcere prevista per la fine di marzo.
quicomo.it, 17 ottobre 2019
Il 21 ottobre aperitivo a Como con la vita di Johnny Cash Eventi a Como. Il carcere chiude le sue porte e difficilmente permette la comunicazione tra dentro e fuori creando in questo modo una sorta di "isola" separata dalla società civile a qualche chilometro dalla città di Como.
Da quasi due anni, l'associazione culturale Bottega Volante apre metaforicamente queste porte per far uscire i commenti scritti di un gruppo di detenuti che hanno letto alcuni romanzi classici e non. Il progetto si chiama I Classici dentro e fuori il Bassone e, libro dopo libro, ha dimostrato una valenza notevole sia per i detenuti, che scoprono o ri-scoprono il piacere della lettura, il dibattito costruttivo e l'incontro con persone esterne, sia per i lettori liberi, che perdono alcuni preconcetti e pregiudizi legati al mondo della detenzione e leggono punti di vista diversi su celebri romanzi.
Nell'estate 2018 la Bottega Volante ha aiutato l'amministrazione penitenziaria nell'organizzazione della Giornata nazionale della musica nelle carceri. La musica è entrata tra le sbarre per creare un momento di convivialità tra i detenuti, diventando quindi notevole strumento di socializzazione in un contesto drammatico come la prigione. Alcuni musicisti si sono prestati gratuitamente per questa giornata e ora, all'Officina della Musica di Como, aiutano ancora una volta l'associazione a portare avanti il progetto sui Classici.
Per l'edizione 2019 Bottega Volante ha ricevuto un contributo dalla Fondazione Cariplo. Ma come tutti i finanziamenti da bando, una quota deve essere co-finanziata. Grazie alla donazione di alcuni imprenditori del territorio tre quarti di questa cifra è stata raccolta ma ora c'è bisogno dell'aiuto di tutti.
Per questo motivo Bottega Volante ha organizzato un aperitivo solidale, un fund-raising dedicato ai libri e alla musica. L'appuntamento è atteso lunedì 21 ottobre alla Officina della Musica di Como. La gastronomia per l'aperitivo sarà curata da Max Pini de "Il cibo raccontato".
Suoneranno per il progetto la Mosquitos Band e Cristiano Paspo Stella. Maurizio Pratelli ci guiderà invece in un affascinante percorso dentro la vita, tanto geniale quanto tormentata, di un grande della musica, Johnny Cash, intitolato "Man in Black, Wine in Red".
"Questo grande uomo in nero - racconta Pratelli - non ci ha lasciato solo grandi canzoni fino all'ultimo giorno - riascoltatelo cantare Ain't No Grave con la voce consumata dal tempo eppure ancora così vera da renderla immortale - ma tutta una vita su cui riflettere. Una vita vissuta con due porte sempre aperte: quella di una prigione e quella di una chiesa. Ogni volta che le ha varcate, Cash lo ha fatto da "onesto fuorilegge".
Soprattutto quando ha voluto, a dispetto della sua casa discografica, suonare alla prigione di Folsom. Proprio lì, Johnny Cash registrerà uno dei suoi album di maggior successo: At Folsom Prisom dove canterà anche Greystone Chapel, una canzone scritta da un detenuto. Se Johnny Cash fosse stato un vignaiolo, probabilmente avrebbe fatto Barbera nel cuore del Monferrato. E certamente sarebbe stato un magnifico produttore fuorilegge del Piemonte, se è vero, come cantava Bob Dylan in Absolutely Sweet Marie, che per vivere fuori dalla legge devi essere onesto".
di Timothy Ormezzano
Corriere di Torino, 17 ottobre 2019
Sono 30 i detenuti ora seguiti dai tecnici del VII Torino. E c'è chi andrà in permesso ad allenarsi e lavorare. Pasquale ha trascorso gli ultimi sei dei suoi trentacinque anni dietro alle sbarre per una rapina. Ha ancora quattro anni abbondanti da scontare. Anzi, quattro campionati. Perché le parole sono importanti, a volte fanno la differenza. Pasquale è il capitano de La Drola, la prima squadra di rugby composta da trenta detenuti - ex ladri o spacciatori - che dal 2011 è iscritta al campionato regionale di Serie C2. È uno degli appena due italiani nello spogliatoio multietnico, formato da giocatori di sette nazionalità e di quattro culti religiosi. Giocano sempre in casa (circondariale), tra le mura più o meno amiche del carcere Lorusso e Cutugno. E dopo la partita si concedono un terzo tempo a base di bibite analcoliche. No, niente birra.
Pasquale, originario di Matera, è arrivato a Torino quattro anni fa grazie a un bando nazionale di reclutamento per integrare la squadra. "È un grande trascinatore", dicono di lui, che ha fatto suo quel concetto di sostegno al centro del rugby. Il suo unico rimpianto è non aver cominciato prima: "Pasquale mi ha detto che se avesse giocato a rugby da bambino non sarebbe mai finito in galera. Lo sport aiuta a riacquisire le regole perse durante l'adolescenza. Gli è anche venuta voglia di studiare, si è appena iscritto a Scienze Politiche", spiega Walter Rista, presidente di "Ovale tra le sbarre" nonché ex gloria dell'Ambrosetti Torino Rugby e ultimo torinese a vestire la maglia della Nazionale, tra il 1968 e il 1970.
A proposito, Pasquale da quest'anno indosserà una casacca interamente nera, come quella mitica degli All Blacks. Sulla manica avrà il logo del VII Rugby Torino, società di Settimo molto impegnata nel sociale che ieri ha firmato un protocollo di intesa con il carcere Lorusso e Cutugno per mettere a disposizione la sua competenza tecnica.
La Drola continuerà ad allenarsi tre volte alla settimana sul campo, più due sedute in palestra. Ma potrà contare sulla guida di due giocatori del VII con il patentino da allenatore, il trequarti Andrew Robb Fraser e il terza linea Sebastiano Lo Greco, con la supervisione del coach Troy Nathan e del direttore tecnico Chris De Mejer. E visto che da cosa nasce cosa, si lavora affinché qualche detenuto possa andare nel quartier generale del VII per allenarsi o per collaborare nella manutenzione di campi e impianto.
L'affiancamento, cominciato ad agosto, ha già dato i primi frutti: La Drola ha pareggiato un'amichevole contro San Mauro, squadra di Serie C1. Dopo il quinto posto ottenuto l'anno scorso, domenica comincerà il nuovo campionato contro Volvera. Pasquale e compagni intanto contano i giorni che li separano dal 28 novembre, quando andranno a giocare una sfida speciale in trasferta, in casa del Giallo Dozza, la squadra del carcere di Bologna che nel primo match di due anni fa superò (1814) la Drola. "Questa partita richiede uno sforzo organizzativo notevole, visto che si sposteranno trenta detenuti tutti molto ben messi fisicamente", sottolinea Domenico Minervini, direttore della casa circondariale Lorusso e Cutugno.
Banale ma inevitabile: quando lo sport è evasione. Si insegue una palla ovale per non pensare più di tanto a quello che è stato. Si lotta per andare in meta, ma dentro di sé ognuno ne ha una più grande: saper cogliere al meglio la seconda occasione, riuscire a cambiare il proprio destino. Il progetto La Drola ha diminuito le recidive tra gli ex detenuti-rugbisti dal canonico 65% a meno del 20%.
di Gaetano Ravanà
La Sicilia, 17 ottobre 2019
L'iniziativa della Cifa. "Pizziata in compagnia", ha riscosso un grande successo. Si conclude oggi nel carcere agrigentino di contrada Petrusa l'evento "Pizziata in compagnia", due giorni solidali in favore dei detenuti tra degustazione della "Pizza di Qualità Siciliana" e spettacoli dei pizzaioli acrobatici. L'iniziativa è stata promossa dalla Cifa Unione Pizzaioli Italiani in collaborazione con Eap-Fedarcom e la casa circondariale "Pasquale Di Lorenzo" di Agrigento nell'ambito del progetto "Aquilone" finalizzato all'inclusione e all'inserimento socio-lavorativo delle persone in esecuzione penale.
"Iniziative come questa sono importanti - ha detto il direttore della casa circondariale Valerio Pappalardo - per non perdere la speranza e per poter avere momenti di collegamento con la società esterna. Occorre assolutamente scommettere sulla possibilità di un recupero. In tal senso, momenti di contatto con la comunità in cui una persona tornerà a vivere dopo aver scontato il suo debito con la giustizia, a mio modesto avviso, appaiono del tutto fondamentali".
A preparare ieri e oggi più di cinquecento pizze per i detenuti e per il personale della struttura penitenziaria i pizzaioli Giuseppe Agozzino, Paolino Bucca, Francesco Bumbello, Pietro Caruana, Dario Catalano, Giuseppe Cuffaro, Andrea Giannone, Gianluca Graci, Emanuele Gueli, Claudio Leocata, Antonio Lupo, Michele Lupo, Antonino Plano, Gaetano Sferlazza; unica donna davanti al forno Simona Lauri, maestro e formatore di arte bianca di fama nazionale già autrice di quattro libri.
La Cifa Unione Pizzaioli Italiani, tramite il presidente Stefano Catalano che ha coordinato l'iniziativa, "ringrazia per la preziosa collaborazione il direttore della casa circondariale Valerio Pappalardo, il capo area educativa Maria Clotilde Faro, il sostituto capo area educativa Giuseppe Di Miceli e il comandante di reparto Giuseppe Lo Faro. Questa iniziativa fa parte di un più grande progetto di formazione finalizzato al reinserimento sociale e lavorativo. Realizzeremo un laboratorio di pizzeria all'interno della struttura penitenziaria e alcune delle persone che parteciperanno al corso di formazione per pizzaioli avranno poi la possibilità di essere assunte da una cooperativa sociale".
di Sofia Ventura
La Stampa, 17 ottobre 2019
Proprio il 16 ottobre esce sul sito della Stampa di Torino una notizia sconvolgente. "Proprio il 16 ottobre" perché, anche se spesso dimenticata, quella è la data del rastrellamento degli ebrei del ghetto di Roma, avvenuta nel 1943. 1024 persone, tra donne, bambini, uomini, strappate alle loro vite, condotte ad Auschwitz attraverso un viaggio terribile e lì per la maggior parte subito inviate alla morte. Solo 16 tornarono.
Un evento della nostra storia che dovrebbe puntellare con forza la nostra memoria, ma troppo spesso ci accorgiamo che quella memoria, e soprattutto la consapevolezza di quel passato, sembrano perdersi in un tempo presente dove ogni follia trova spazio. Anche tra i giovani. Tra quei ragazzi - questo è il fatto al quale facevamo cenno nelle prime righe -, ad esempio, che da una chat raccapricciante, gestita da due quindicenni di Rivoli, presso Torino, intitolata "The Shoah Party" (sic!), diffondevano foto di estrema violenza e brutalità, si scambiavano video hot e frasi inneggianti all'Isis, a Hitler e Mussolini e commenti violenti contro ebrei e migranti.
Una marmellata malefica, che ci dice degli abissi che può aprire l'ignoranza e la fragilità degli adolescenti e degli spazi che le nuove tecnologie possono offrire a tutto questo. A questo proposito non si tratta di demonizzare la tecnologia e le possibilità che essa offre. Ma è un fatto che la facilità di raccogliere qualunque materiale sul web e di scambiarselo, di costruirsi reti virtuali (spesso bolle virtuali), di attingere alle fonti più radicali ed estremiste è un fenomeno ben noto non solo agli studiosi, ma anche a chi lavora per prevenire atti violenti e terroristici, radicalizzazioni.
Razzismo, antisemitismo di estrema destra, antisemitismo islamista, propaganda neonazista e propaganda a favore del terrorismo islamico, propaganda populista, spesso si incontrano in quelle bolle. Interagiscono perché il loro discorso si fonda su meccanismi retorici simili: le élite nemiche, il "diverso" nemico, gli stereotipi dell'immigrato e dell'ebreo come strumenti di diffusione dell'odio sempre efficaci, Israele come l'incarnazione del male, il complottismo, spesso tanto più creduto quanto più incredibile.
Anche una distorta concezione dell'idea dell'eroismo, dove si perde completamente la capacità di distinguere il bene dal male. Psicologi e sociologi ci potrebbero spiegare come sia possibile che quei ragazzi, probabilmente ragazzi "normali", ora indagati in una inchiesta che sta coinvolgendo diverse regioni, abbiano potuto creare o lasciarsi coinvolgere in una situazione di così grave degenerazione. Tuttavia, dovremmo anche interrogarci su quanto la nostra società sia in grado di creare anticorpi per fenomeni del genere.
Quanto vi sia sempre e prontamente una reazione ad espressioni pubbliche di stigmatizzazione del diverso, di razzismo e di antisemitismo. Da qualunque parte provengano, comunque siano espresse o "mascherate". Ma anche quanto come società, attraverso la scuola, le famiglie, i media, sappiamo insegnare la distinzione tra il bene e il male, la storia e il suo significato, la cronaca e il suo significato, perché anche la cronaca ci restituisce di continuo troppi orrori.
Forse quei ragazzi hanno appreso della Shoah attraverso un videogioco. Nessuno gli ha mai regalato un libro di Primo Levi o di Elie Wiesel. O gli ha consigliato anche un banale Shindler's List da guardarsi nel suo pc. Quella terribile chat forse dice molto non solo di un mondo di adolescenti che sfugge agli adulti, ma anche di una società che non sa più raccontare e riconoscere il male.
di Domenico Affinito
Corriere della Sera, 17 ottobre 2019
È noto: una parte delle bombe piovute in testa ai curdi siriani sono made in Italy. Negli ultimi quattro anni le forniture di armi ad Ankara sono state un crescendo: 128,8 milioni nel 2015; 133,4 nel 2016; 266,1 nel 2017 e 362,3 nel 2018. Elicotteri da guerra, sistemi di precisione, bombe, razzi, missili e armi da fuoco per un totale di 890,6 milioni. La Turchia è nella Nato, è un forte partner commerciale e politico dell'Europa, non è sottoposta ad alcun embargo e compra i nostri armamenti, tutto legale quindi?
Export armi: i vincoli di legge - Non proprio. La legge 185 del 9 luglio 1990 vieta l'esportazione e il transito di materiali di armamento verso Paesi in conflitto, a meno che non siano stati aggrediti da altri Paesi (come stabilisce l'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite), verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell'articolo 11 della Costituzione e verso Paesi i cui governi siano responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate Onu, Ue o Consiglio d'Europa.
Che Ankara violi sistematicamente i diritti umani è un fatto, come lo è l'eterno conflitto con il popolo curdo al confine sud della Turchia. Insomma, non dovremmo vendergli armi da guerra, eppure lo facciamo. Lo fa la Germania, la Francia, l'Olanda. Ora che l'indignazione è esplosa stanno tutti preparando il decreto di sospensione. Un decreto di facciata poiché riguarda le forniture future, mentre i contratti in corso saranno rispettati. Vuol dire che continueremo a vendere almeno per tutto il 2020. Ma quello della Turchia è un caso isolato? Difficile dirlo, perché il mercato delle armi, come quello del petrolio non è per nulla trasparente.
Le opacità dell'Italia - L'Italia rispetta alcune disposizioni internazionali, non produciamo e stocchiamo armi biologiche, chimiche, nucleari o mine antiuomo, ma è molto opaca rispetto ad altre normative. Il nostro Paese, ad esempio, viola il Trattato Onu sul commercio delle armi. L'articolo 13, infatti, prevede che ciascun Stato presenti annualmente un rapporto sulle autorizzazioni o effettive esportazioni e importazioni.
Bene, l'Italia ha presentato i propri dati all'agenzia dell'Onu Unroca fino al 2009. Da allora risultano solo i report 2013 e 2014. Siamo, insieme al Lussemburgo il paese europeo più inadempiente. A livello globale siamo in ottima compagnia, visto che nel 2018 solo 31 Stati hanno inviato il loro rapporto. Nel 2006 lo presentarono in 113. Questo dimostra che i trattati si firmano, e poi non si rispettano. Del resto non risultano applicate sanzioni.
Un trend in crescita - L'unica documentazione che il Governo italiano presenta pubblicamente ogni anno, obbligatoria per legge, è la "Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento" e l'ultima è quella relativa all'anno 2018 (volume I, volume II). Cosa dice questa relazione? A chi vendiamo e quanto, ma non "cosa" vendiamo. Negli ultimi quattro anni (2015-2018) sono stati autorizzati trasferimenti di armi per 36,81 miliardi, cioè oltre 2 volte e mezzo in più rispetto ai 14,23 miliardi autorizzati nei quattro anni precedenti (2011-2014). L'anno scorso abbiamo venduto armamenti ad 80 Paesi. Nella classifica per importi troviamo il Qatar (1,92 miliardi), Pakistan (682 milioni), Turchia (362 milioni) ed Emirati Arabi uniti (220 milioni), poi c'è l'Egitto, l'Afghanistan, l'Iraq, il Marocco, la Nigeria.
Il 72% di autorizzazioni è rivolto a Paesi non appartenenti alla Ue o alla Nato, contro il 57,5% del 2017, e oltre la metà nelle zone calde dell'Africa e del Medio Oriente. Ma, soprattutto, tra i principali destinatari figurano nazioni belligeranti, monarchie assolute, regimi che non rispettano i diritti umani, governi fortemente repressivi.
Il problema delle triangolazioni - Tutte le autorizzazioni che passano dall'Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento presso il ministero degli Esteri (Uama), sono in teoria tracciate. La legge prevede che il destinatario finale non possa rivedere ad altri le armi se non espressamente autorizzato dalla Uama. La garanzia della correttezza del comportamento, però, in un foglio di carta che il cliente finale deve firmare e inviare al ministero degli Esteri entro sei mesi dalla consegna del materiale. Rivendere un elicottero o una corvetta è sicuramente complicato, altra cosa se si parla di partite di mitragliatrici, fucili d'assalto, pistole, munizioni. Chi garantisce che le armi inviate in Nigeria non finiscano anche nelle mani del gruppo terroristico Boko Haram?
La nostra industria di armamenti da lavoro, incluso l'indotto, a circa 150.000 persone. Produciamo per il nostro esercito e le forze di polizia. Forniamo le pistole alla polizia statunitense, vendiamo armi e tecnologia alla Germania e alla Francia. Insomma è un'industria florida. La più importante è Leonardo, (con oltre 3,2 miliardi autorizzati), una società ad alto valore aggiunto, di media e alta tecnologia che agevola le relazioni internazionali, si ramifica in tanti altri settori come i sistemi spaziali e satellitari, quello navali e terrestri e nelle telecomunicazioni.
Ma, soprattutto, garantisce all'Italia visibilità e presenza internazionale: nel 2018 le nostre forze armate hanno partecipato a 36 operazioni in 23 Stati di tre continenti, con un impiego medio di 6400 soldati. Segue Rwm Italia (quasi 294 milioni), Mbda Italia (234 milioni), Iveco Defence (quasi 200 milioni), Rheinmetall Italia (188 milioni), Beretta (76 milioni) e Piaggio Aero (58 milioni). Nel 2018 quasi il 70% del nostro mercato l'ha coperto Leonardo, che è controllata al 30% dallo Stato. In sostanza chi deve controllare è anche il controllato, ed è facile chiudere un occhio quando in ballo ci sono tanti soldi.
Il caso Arabia Saudita - Quel che sta succedendo in Turchia ha avuto un precedente con l'Arabia Saudita. Il Paese degli emiri comprava dalla Rwm Italia con sede a Domusnovas, Sardegna, le bombe aeree Mk che le forze saudite hanno usato nella guerra in Yemen. I bombardamenti aerei hanno fatto 30.000 vittime civili secondo l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani.
Sono state sganciate bombe che formano crateri di circa 15 metri di diametro ed 11 di profondità, penetrano corazze di metallo di 28 cm o colate di cemento di oltre 3 metri di spessore, e spargono schegge di metallo nel raggio di 360 metri. Si tratta di forniture che il Parlamento europeo aveva chiesto di interrompere già nel febbraio 2016 a tutti gli stati membri, ponendo un embargo sugli armamenti destinati all'Arabia Saudita. L'Italia ha interrotto le forniture il 31 luglio scorso.
Siamo il nono produttore mondiale - Secondo la classifica dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), l'Italia tra il 2014 e il 2018 è stato il nono Paese al mondo per export di armi, dietro a Israele, Spagna, Regno Unito, Cina, Germania, Francia, Russia e Stati Uniti, che sono i più grandi esportatori di armamenti di ogni tipo e coprono il 36% del mercato globale.
Washington nel 2018 ha esportato per 10,5 miliardi di dollari e chiuso contratti per altri 55,6 miliardi: dal Sudamerica al Brasile al Medio Oriente, e di nuovo Pakistan, Afghanistan, Iraq, Arabia Saudita. Anche gli Usa hanno firmato il trattato Onu, e hanno molto a cuore la difesa dei diritti umani. Alla fine il giro si chiude: le armi prodotte dai Paesi Occidentali finiscono ad armare milizie e gruppi terroristici. Interi popoli ridotti alla fame o in fuga, e ogni Paese che con una mano ha contribuito alla distruzione, con l'altra dà il suo contributo agli aiuti umanitari.
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