di Riccardo Noury
Corriere della Sera, 28 novembre 2019
L'allevamento di bestiame è il principale motivo di acquisizione illegale di terreni delle riserve e dei territori nativi della foresta amazzonica del Brasile. L'allevamento favorisce la deforestazione e viola i diritti dei popoli nativi e tradizionali a vivere sulla loro terra. Sono queste le conclusioni presentate da Amnesty International in un rapporto sull'acquisizione illegale di terreni protetti nell'Amazzonia brasiliana. La storia non è nuova. Tra il 1988 e il 2014 - si legge nel rapporto - circa due terzi delle zone deforestate dell'Amazzonia sono state recintate e convertite in pascoli. Si tratta di 500.000 chilometri quadrati, cinque volte la superficie del Portogallo.
Ma ora, complice anche lo smantellamento dei programmi federali di protezione dell'ambiente disposta dall'amministrazione Bolsonaro, la situazione si è aggravata, andando a interessare cinque aree protette dell'Amazzonia brasiliana: i territori nativi Karipuna e Uru-Eu-Wau-Wau e le riserve di Rio Ouro Preto e Rio Jacy-Paraná nello stato di Rondônia, e il territorio nativo Manoki nello stato di Mato Grosso. Dati ufficiali, immagini satellitari e visite sul posto hanno consentito ad Amnesty International di verificare come le acquisizioni illegali di terreni, collegate all'allevamento di bestiame, stiano aumentando in tutte e cinque le aree.
Gli allevatori di bestiame e i grileiros - privati che acquisiscono illegalmente i terreni - seguono un modello ricorrente per convertire la foresta pluviale tropicale in pascoli. Prima vengono identificati i lotti, poi vengono abbattuti e portati via gli alberi e infine vengono appiccati gli incendi, spesso ripetutamente, prima di recintare il terreno, seminarlo e portarvi il bestiame. In quattro delle cinque aree protette Amnesty International ha raccolto testimonianze sulle violenze, le minacce e le intimidazioni che hanno spesso accompagnato le nuove invasioni. Nella quinta area, la riserva di Rio Jacy-Paraná, praticamente tutti gli abitanti originari sono stati sgomberati con la forza e hanno paura di rientrare nei luoghi dove ora vivono gli invasori armati coinvolti nell'allevamento del bestiame.
Amnesty International ha presentato una richiesta di accesso alle informazioni agli stati di Rondônia e Mato Grosso per sapere quanto bestiame pascola nelle aree protette e i suoi movimenti. Le autorità dello stato di Rondônia hanno fornito dati incompleti. Nonostante cinque solleciti, quelle dello stato di Mato Grosso non hanno mai risposto. Secondo i dati parziali relativi allo stato di Rondônia, nel novembre di un anno fa c'erano oltre 295.000 capi di bestiame nei territori dei nativi e nelle aree protette.
di Carlo Lania
Il Manifesto, 28 novembre 2019
Riforma di Dublino ma, prima ancora, l'avvio di un meccanismo di distribuzione dei migranti tra gli Stati membri in modo da non vedere più navi cariche di disperati attendere per giorni l'indicazione di un porto sicuro. È lungo questo asse che la commissione guidata da Ursula von der Leyen dovrà provare a riscrivere le politiche europee sull'immigrazione, rese sempre più urgenti anche dalle condizioni drammatiche in cui sono costretti a vivere quasi 40 mila profughi sulle isole greche dell'Egeo.
Sono almeno quattro anni, dalla crisi del 2015, che a Bruxelles si prova a rimettere mano al regolamento di Dublino senza mai approdare a nulla per gli interessi contrastanti delle varie capitali. Al punto che un buon testo che andava incontro alle esigenze dei Paesi di primo ingresso e approvato dal parlamento europeo nel 2017, è rimasto chiuso in un cassetto senza neanche essere discusso dal Consiglio europeo.
Una situazione di stallo insopportabile, che però adesso potrebbe interrompersi. La Germania appare infatti determinata a raggiungere in tempi stretti un accordo tra gli Stati sulla una bozza di riforma del sistema di asilo europeo presentata da Berlino il 13 novembre scorso. Il testo - che potrebbe essere discusso al summit dei ministri dell'Interno del 2 e 3 dicembre prossimi, stabilisce il superamento del principio per cui la responsabilità di un migrante ricade oggi totalmente sul primo Paese nel quale mette piede e, pur prevedendo un primo esame della richiesta di asilo alla frontiera esterna, instaura un sistema obbligatorio di distribuzione dei profughi basato su quote stabilite in base alla popolazione di ogni Stato e sulla sua forza economica.
La determinazione della Germania a superare un meccanismo giudicato "inefficace", come è spiegato nel documento fatto circolare informalmente nelle capitali, è dimostrata anche dalle pressioni che Berlino proprio in questi giorni sta esercitando sui partner europei chiamandoli a discutere la sua proposta. Una prima riunione è prevista per oggi con Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Austria, Svezia, Finlandia, Danimarca e Portogallo. Domani toccherà invece a Italia, Grecia, Spagna e Cipro i Paesi maggiormente coinvolti dagli arrivi dei migranti.
Appare invece sempre più in salita la possibilità che altri Paesi entrino a far parte dell'accordo per la distribuzione dei migranti siglato a settembre alla Valletta da Malta, Italia, Francia e Germania. Nonostante l'ottimismo più volte manifestato dalla ministra dell'Interno Luciana Lamorgese, finora non si è registrata nessun altra adesione oltre a quella già manifestata da tempo da Portogallo, Lussemburgo e Irlanda. La freddezza con cui la proposta è stata accolta prova quanto profonde siano ancora le divisioni tra gli Stati di fronte a una situazione che rischia invece di precipitare in una nuova emergenza, come dimostrano le condizioni di vita dei profughi in Grecia. Ieri il nuovo presidente dei Msf, Christos Christou, ha scritto una lettera ai leader europei dopo aver visitato i campi che si trovano sulle isole dell'Egeo dove vivono stipate come sardine 38 mila persone, 12 mila delle quali sono bambini."Quello che ho visto - ha spiegato - è comparabile a quello che si vede in zone di guerra o colpite da catastrofi naturali".
di Franco Corleone e Katia Poneti
Il Manifesto, 27 novembre 2019
Si presenta oggi a Firenze in Consiglio regionale una ricerca sulle Misure di sicurezza, dal titolo significativo di Archeologia criminale. Si è trattato di esplorare istituti arcaici, ma ancora utilizzati, del nostro sistema penale, destinati a gestire la cosiddetta "pericolosità sociale".
di Tomaso Borzomì
Il Gazzettino, 27 novembre 2019
L'associazione veneziana "La Gabbianella" chiede che si ritorni alla normativa pre-2011. Carla Forcolin: "Poter uscire solo a 6 anni è una limitazione per la socialità dei piccoli".
Una raccolta firme per far sì i bimbi in carcere possano uscire prima dei 6 anni. È questo l'obiettivo che si pone l'associazione La Gabbianella, che per anni si è occupata del rapporto tra madri in carcere e bambini. I volontari si sono decisi a chiedere luce sulla questione dell'infanzia negata ai piccoli che nascono da madri che hanno commesso qualche sbaglio.
di Francesco Urraro*
Il Riformista, 27 novembre 2019
A rischio la presunzione di innocenza, il diritto alla difesa, il giusto processo. La legge voluta dal ministro della Giustizia viola la Costituzione. Parola di senatore Cinque stelle.
Lo stop alla prescrizione in vigore dal primo gennaio per effetto della legge anticorruzione dove fu inserito un emendamento ad hoc, implica qualche urgente riflessione: non sono infatti pochi né irrilevanti i possibili vulnus allo Stato di diritto conseguenti all'applicazione della riforma.
Innanzitutto, occorre rilevare che sull'annunciata riforma insiste un'ombra di non poco rilievo: sussistono infatti nella proposta profili di incostituzionalità, mentre la sua concreta applicazione potrebbe dar vita a pesanti contraccolpi tali da poter compromettere le diverse funzioni della pena che sono sottese alla ragione estintiva del decorso del tempo.
A essere messa in discussione è in primis la presunzione di innocenza sancita dall'articolo 27 della Costituzione. Fermare la prescrizione equivale infatti a considerare l'imputato, anche in caso di assoluzione, sottoposto a un procedimento privo di termini temporali. Il diritto di difesa ex art 24 Cost. risulterebbe inoltre compresso e deteriorato da distanze temporali lunghissime che renderebbero di fatto impossibile una ricostruzione esatta del fatto contestato. Parimenti, la funzione rieducativa ex art 27 Cost. Terzo comma, potrebbe risultare vanificata dal lasso di tempo intercorso in relazione al compimento del fatto.
Ed appare sin troppo evidente, quanto allarmante, l'effetto distorsivo principale prodotto da una riforma che scalfisce un altro principio costituzionale. Lo stop alla prescrizione determinerebbe di fatto un procedimento sine die, che comporterebbe così l'irragionevole durata del processo in violazione di quanto previsto espressamente dall'articolo 111 della Costituzione. Tra l'altro la riforma Bonafede prevede che il tempo della prescrizione si blocchi a partire dalla sentenza di primo grado senza distinguere tra condanna o assoluzione, per cui in entrambi i casi l'appello proposto da chi è stato condannato oppure dal pm in caso di assoluzione dell'imputato, potrà svolgersi senza limiti di tempo anche per molti anni dopo.
Come detto da tempo, per scongiurare tali effetti abnormi, sarebbe necessaria, ovviamente, una preliminare riforma ordinamentale. In questo senso è da accogliere con favore l'opportunità di estendere il patteggiamento, in combinato con altre innovazioni qui di seguito suggerite. In primo luogo, è necessario il potenziamento dei riti alternativi, l'ampliamento del giudizio abbreviato condizionato (quello che avviene con acquisizione della prova nuova rispetto a quella raccolta in fase di indagine), il rafforzamento della udienza preliminare e il consolidamento dei poteri decisori del giudice.
Tutte misure che avrebbero effetti deflattivi sui processi e che comporterebbero una riduzione dei tempi degli stessi, a condizione che si decida di investire seriamente sul sistema giustizia. Si pone infatti davanti a noi il grande tema delle risorse: occorrono investimenti nel settore Giustizia per fare fronte ai sotto-dimensionamenti dei magistrati e degli amministrativi, ma anche fondi per provvedere alla manutenzione degli uffici giudiziari che oggi è centralizzata.
Va notato peraltro che nell'amministrazione prossima della giustizia avranno un nuovo ruolo, sempre più centrale, i diversi processi telematici che pure meritano investimenti e formazione adeguata, se si vuole che funzionino al meglio a tutto vantaggio dei cittadini. La Corte costituzionale con una importante sentenza (la numero 115 del 2018) ha chiaramente rappresentato che la prescrizione debba essere considerata un istituto di natura sostanziale: essa deve dunque rispettare il principio di legalità e determinatezza e come tale è necessariamente immanente nel sistema.
In buona sostanza, la prescrizione è insomma il sintomo di una malattia. non la causa. Se è vero che in Italia i tempi dei processi sono abnormi, bisogna intervenire sulla loro durata senza eliminare un istituto antico di civiltà giuridica.
*Senatore M5S, presidente Ordine degli avvocati di Noto
di Stefano Galeotti
Il Fatto Quotidiano, 27 novembre 2019
Antigone e 4 Garanti contro l'Inps. Il presidente dell'associazione per i diritti dei detenuti Patrizio Gonnella ha promosso un ricorso per impugnare il rifiuto a veder riconosciuto il diritto alla Naspi. "Ricordiamoci sempre che la pena, nel nostro ordinamento, è privazione della libertà di movimento: tutto il resto è afflizione".
Il Riformista, 27 novembre 2019
"A due settimane ormai dal termine del suo mandato di Giudice e poi di Presidente della Corte Costituzionale, Giorgio Lattanzi in una splendida intervista al Corriere della Sera ha reso ben chiaro - a chi voglia intenderlo - il valore irrinunciabile ed anzi salvifico del patto sociale fondativo della nostra democrazia costituzionale", lo scrive l'Unione delle Camere penali rendendo omaggio al Presidente uscente della Consulta.
"I valori costituzionali vanno condivisi ed applicati, non omaggiati come un vuoto atto d'obbligo: questo è il preoccupato monito del Presidente Lattanzi, il quale non a caso si sofferma a lungo sulle reazioni alla recente sentenza sull'ergastolo ostativo, denunciando senza mezzi termini la "falsità" delle conseguenze allarmistiche per la sicurezza sociale da più parti attribuite ad una decisione peraltro ancora non conosciuta nelle sue motivazioni", affermano i penalisti.
"L'Unione delle Camere Penali ha dal primo momento denunziato l'inaudita gravità di quegli attacchi rozzi e sconsiderati ad una sentenza che ha semplicemente rimesso in linea la legge ordinaria con il principio di finalità rieducativa della pena sancito nell'art. 27 della Costituzione", proseguono, "Dal surreale giudizio di "stravaganza" formulato dal frastornato segretario di un partito al governo del Paese, alla immediata ricerca di possibili iniziative di contrasto annunziate dal Ministro di Giustizia, fino all'inaudito invito da parte di magistrati della Repubblica, perfino componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, perché il legislatore intervenisse a porre rimedio agli effetti preconizzati come catastrofici di quella decisione, lo spettacolo andato in scena a seguito della sentenza sull'ergastolo ostativo ha rappresentato la fotografia desolante ed anzi allarmante dell'analfabetismo costituzionale di una intera classe dirigente del Paese",
"Il richiamo forte, appassionato e ad un tempo allarmato del Presidente Lattanzi al "patriottismo costituzionale", cioè alla necessità di operare nella vita pubblica e nei comportamenti privati in nome di una reale, consapevole e non retorica condivisione dei principi fondativi del nostro patto sociale, rappresenta il formidabile testimone che una politica sempre più immiserita e pavida farebbe bene a raccogliere, ove mai ambisse a dare un segno di reazione e di riscatto dalla ammorbante rozzezza dell'imperante populismo giustizialista.
I penalisti italiani, che sono sempre stati e continueranno ad essere i "patrioti costituzionali" di cui questo Paese ha vitale necessità, rendono omaggio al magistero di un Presidente della Consulta che, giungendo perfino a portare i giudici della sua Corte a toccare con mano la dura realtà delle carceri italiane, ha saputo dire, non a parole ma per fatti concludenti, che la Costituzione è ancora viva, e rappresenta la guida cui affidare il Paese con fiducia e coraggio", concludono i penalisti.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 27 novembre 2019
Rapporto dell'Oms Europa sui sistemi sanitari carcerari. negli istituti si possono affrontare le condizioni di salute esistenti e contribuire a stili di vita positivi e a cambiamenti comportamentali. "Una pena detentiva toglie la libertà a una persona, ma non dovrebbe anche togliere la loro salute e il loro diritto alla salute".
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 27 novembre 2019
Il premier: la nuova norma in vigore da gennaio. Zingaretti: "Non decide Di Maio". Questa volta è Conte a far ballare il governo. Interviene per il secondo giorno consecutivo sulla giustizia, materia che sempre più divide i 5 stelle dal resto della maggioranza. E soprattutto dal partito democratico. Conte vorrebbe abbassare i toni e riconosce al Pd che "c'è la necessità di garantire il vincolo costituzionale della ragionevole durata del processo". Ma in sostanza conferma che "la norma per cui dal primo gennaio 2020 la prescrizione viene meno dopo la sentenza di primo grado è giusta".
Proprio quello che il Pd non intende accettare. E se lunedì, davanti ad analoghe dichiarazioni del presidente del Consiglio, il partito di Zingaretti aveva fischiettato, sperando che Conte potesse rientrare nel suo ruolo di mediatore tra le parti, ieri ha deciso di reagire. Con l'unica attenzione di prendersela con Di Maio, che nel frattempo rivendicava la linea 5 Stelle, o con il ministro della giustizia Bonafede, e non ancora con Conte. "Di Maio si tolga dalla testa di dettare l'agenda", dice il capogruppo al senato Marcucci. "Le garanzie proposte da Bonafede per assicurare processi rapidi non bastano", aggiunge Michele Bordo, negoziatore per conto dei dem.
"Le parole di Conte restringono il campo", ragiona invece il capogruppo del Pd in commissione giustizia, Alfredo Bazoli. "Adesso l'unico punto di caduta può essere l'introduzione di termini di durata massima per il processo d'appello, eventualmente con una riduzione della pena in caso di durata intollerabile". Cioè la proposta che il Pd ha portato all'ultimo vertice notturno a palazzo Chigi, fallito e non riconvocato.
Il problema è che dal prossimo primo gennaio entrerà in vigore il blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado. I processi, che oggi nelle aule di tribunale hanno i ritmi scanditi dai tempi della prescrizione, si avviano a diventare eterni. Per tutti, anche per i presunti innocenti. Approvando la legge anticorruzione, Lega e 5 Stelle avevano deciso di rinviare di 12 mesi l'applicazione della riforma della prescrizione per provvedere nel frattempo a norme in grado di velocizzare le udienze.
La famosa riforma del codice di procedura penale ancora ferma al palo. Per questo, spiega Bordo, "se lo stesso Bonafede afferma che il nuovo processo scongiurerà la prescrizione, per quale ragione teme il suo rinvio?". Spostare di sei mesi l'applicazione della riforma è la prima richiesta del Pd. Respinta, adesso, anche da Conte.
"Il Pd - chiarisce però Bazoli - non si sente per nulla vincolato dalla norma introdotta da 5 Stelle e Lega durante il precedente governo. Bonafede ci accusa di sabotare il governo, ma la responsabilità politica di una rottura è tutta sua e di chi non si preoccupa di ascoltare le ragioni della maggioranza". Anche il rappresentante dei renziani Librandi definisce l'uscita di Conte "affrettata e imprudente". E pronostica che "in parlamento troveranno la contrarietà di tanti, non passeranno".
L'incidente parlamentare sulla prescrizione in effetti è dietro l'angolo. Non la prossima settimana, come si augura il deputato di Forza Italia Costa che ha presentato un mini disegno di legge che cancella le nuove norme sulla prescrizione, e che chiede di metterlo ai voti con urgenza. Il Pd infatti si opporrà a questa richiesta, con la semplice argomentazione che, trattandosi di una prima lettura, il dl Costa non servirebbe in alcun caso a fermare la riforma entro il primo gennaio. Ma in ogni caso il provvedimento andrà votato in commissione prima di Natale e in assenza di accordo la maggioranza è destinata a dividersi.
Nel merito Pd e M5S sono agli antipodi. Se Bonafede e Di Maio insistono a dire che la cancellazione della prescrizione dopo il primo grado è niente di meno che "una conquista di civiltà", il Pd condivide le analisi che gli avvocati penalisti ripeteranno oggi in commissione giustizia, durante un'audizione proprio sul disegno di legge Costa.
Orlando, vice segretario del Pd e da ex ministro della giustizia autore di un nuovo regime della prescrizione che grillini e Lega hanno immediatamente cancellato, prova a tenere un canale aperto: "Sono d'accordo con Conte, il problema è trovare un bilanciamento nell'ambito del processo. Al momento però le soluzioni prospettate non sono adeguate". La minaccia di votare con il centrodestra è sul tavolo.
camerepenali.it, 27 novembre 2019
Il rapporto Censis 2019 elaborato sul tema de "L'avvocato nel quadro dell'innovazione forense", dedica una sezione, la terza, all'opinione degli italiani sul nostro sistema giudiziario. Se molte delle risposte sui quesiti formulati sono lo specchio abbastanza fedele del dilagante populismo giudiziario (gli intervistati ritengono le pene troppo poco severe, il sistema giudiziario squilibrato a favore delle élite, i processi troppo lunghi, i casi di prescrizione eccessivi, etc.), sorprende come il campione intervistato, pressoché nella identica percentuale, avverta il rischio di rimanere vittima di un errore giudiziario (57,4%), ma al contempo giudichi troppo benevolo il quadro di garanzia attribuito all'imputato (57,6%).
- Accelerare i processi con termini perentori e sanzioni disciplinari non darà risultati
- Femminicidi. Non solo leggi a tutela delle donne, servono percorsi educativi per gli uomini
- La violenza grave e ripetuta nel tempo è tortura
- La bandiera ammainata del garantismo
- Truffa per chi altera il contachilometri dell'automobile









