di Andrea D'Aurelio
ondatv.tv, 26 settembre 2019
Una convenzione fra il Comune di Sulmona e la Direzione del carcere di via Lamaccio per il volontariato attivo dei detenuti a beneficio della città. È quanto ha annunciato il sindaco, Annamaria Casini, nel corso della cerimonia del 202esimo anniversario della fondazione del Corpo di Polizia Penitenziaria che si è svolta nella struttura carceraria alla presenza del Direttore, Sergio Romice, del Comandante di reparto della Scuola di Polizia Penitenziaria Sarah Brunetti, del rappresentante della Prefettura dell'Aquila e delle altre cariche dello stato.
Una festa che guarda al futuro, all'ampliamento della struttura carceraria, che sarà portato a compimento per la primavera del 2020 con il nuovo padiglione che potrebbe entrare in funzione per dicembre 2020. Ma le difficoltà sono concrete e dietro l'angolo.
"Il carcere di Sulmona"- come ha rilevato il Segretario Confederale Uil Mauro Nardella- "proprio per la carente presenza di baschi blu che dalle 310 unità del 2010 si ritrova ad operare con poco più di 250 persone e per di più in un contesto che, contrariamente a dieci anni fa, conta al suo interno 420 detenuti tutti di elevata caratura criminale, si ritrova a vivere in sofferenza il lavoro dei suoi uomini".
"È una situazione che andrebbe constatata. Mi auguro che nei posti giusti e nei tavoli giusti ci sia questa possibilità per ottenere i giusti rinforzi"- ha esordito il Direttore Romice che auspica un carcere sempre più collegato con le realtà sociali del territorio, alla luce dell'ampliamento della struttura.
Nasce proprio per perseguire questo obiettivo il progetto "Mi riscatto per Sulmona" che vedrà i detenuti impegnati come volontari in lavori socialmente utili come accadde nell'era Federico quando alcuni reclusi coadiuvarono il Comune nelle operazioni di sgombero della neve in piazza Capograssi.
"Con questa convenzione l'apporto delle nostre risorse si struttura meglio"- ha concluso Romice mentre il sindaco di Sulmona, Annamaria Casini, ha ribadito che la convenzione che sarà sottoscritta a breve mira ad agevolare "sia la rieducazione del detenuto ma anche la società stessa che ospita l'istituto e quindi anche queste persone". La Casini ha ricordato che la presenza del carcere di massima sicurezza è fondamentale anche per la battaglia tesa a salvaguardare il Palazzo di Giustizia.
di Vilma Brignone
targatocn.it, 26 settembre 2019
Da domani fino al 29 settembre Saluzzo con il progetto "Un viaggio la città scopre il carcere" è sede della rassegna che ha come obiettivo il diritto di accesso e partecipazione dei detenuti alla vita culturale della comunità. Nel programma la prima dello spettacolo teatrale "Scusate il disturbo" nel carcere Morandi, seminari formativi, il convegno "il valore della scuola in carcere", una mostra alla Croce Nera e visita guidata al museo della Memoria carceraria.
Un singolare "matrimonio" tra Matera 2019 e Saluzzo è quanto si concretizza nella capitale del Marchesato da domani giovedì 26 al 29 settembre prossimo. La città è infatti una delle sedi della rassegna "Con lo Sguardo Dentro, Matera 2019 capitale europea della cultura. Diritto di accesso e partecipazione dei detenuti alla vita culturale della comunità" grazie alla presenza di una "scuola ristretta" nel penitenziario Morandi: il corso carcerario dell' Istituto Soleri Bertoni.
Legato a questo è nato il progetto "Un viaggio: la città scopre il carcere" (che ha come punto nodale il convegno "Il valore della scuola in carcere" venerdì 27 settembre) ed frutto della collaborazione tra il Soleri-Bertoni, le Associazioni Voci Erranti Onlus, Liberi Dentro Odv e Cascina Macondo Aps e la Casa di reclusione "Rodolfo Morandi", con il patrocinio del Comune.
Obiettivi dell'iniziativa, che presenta un programma fatto di teatro, seminari, convegno, mostre, film e una visita guidata al museo della Memoria carceraria in Castiglia, sono garantire il diritto dei detenuti a partecipare alla vita culturale della comunità e far conoscere ai cittadini le attività formative realizzate nell'ambiente carcerario. Info 0175 46662.
Il programma
Giovedì 26 settembre ore 17 Carcere Rodolfo Morandi, Sala Polivalente "Prima" cittadina dello spettacolo "Scusate l'attesa" Il teatro dei ristretti incontra la città (26-29 settembre 2019)
27 Settembre Ore 10.30-12.30 Casa di Reclusione Rodolfo Morandi, Sala Polivalente Seminario di formazione "Cittadinanza e Inclusione" per studenti del territorio e studenti ristretti.
Ore 14.30-17.30 La Castiglia, Sala Rovasenda Seminario di aggiornamento/formazione "Il valore della scuola in carcere" aperto ai docenti e ai cittadini del territorio.
Ore 17.45 Confraternita della Misericordia-Croce Nera Inaugurazione di Opere Libere mostra dei laboratori artistici della scuola in carcere con interventi musicali del Coro della scuola cittadina.
28 Settembre Ore 9.30-12.30 Multisala Italia Proiezione del film La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi incontro di Educazione alla legalità proposto agli studenti della città.
29 Settembre Ore 15-17 La Castiglia Visita guidata al Museo della memoria carceraria.
di Luca Verdolini
lavoce.it, 26 settembre 2019
Si inaugurerà il prossimo 3 ottobre, presso il "Centro Servizi Camerali Galeazzo Alessi", la mostra fotografica "Scatti in Libertà", patrocinata dal Comune di Perugia, che resterà aperta fino a domenica 6. L'esposizione propone 25 scatti d'autore realizzati sia durante le lezioni del corso per "Addetto alla cucina", svolte dai rinomati chef "Moschettieri del Gusto" Catia Ciofo, Andrea Mastriforti, Antonella Pagoni e Cristiano Venturi, sia in occasione della cena di gala "Golose Evasioni", giunta alla sua quinta edizione. Eventi promossi e gestiti dalla cooperativa sociale Frontiera Lavoro presso il Nuovo Complesso Penitenziario di Perugia.
Si tratta di un'esperienza raccontata con bravura e delicatezza da quattro straordinari fotografi, Martina Mencarelli, Luca Michetti, Rita Paltracca e Matteo Vicarelli. Il loro reportage coglie i diversi aspetti "degli attori" di un istituto di pena: insieme ai detenuti, che sono comunque, il soggetto predominante, gli agenti di Polizia Penitenziaria, gli educatori e i volontari.
Il percorso fotografico descrive le numerose iniziative che tali soggetti hanno posto in essere per riempire di contenuto il transito verso il pieno reinserimento nella società. Un passaggio che non è un privilegio, ma al contrario una doppia fatica: quella di condividere con gli altri, nel reciproco rispetto, luoghi, spazi, regole, insieme a quella di fare i conti con il proprio passato e con la possibilità di un cambiamento. Per arrivare a crederci. Fino in fondo.
La fotografia riesce così a rendere percepibile, al di là della retorica e del pregiudizio, qualcosa di intangibile, stimolando uno sguardo diverso su uno spaccato di realtà tanto complesso da decifrare per chi non vi è mai entrato in contatto. Nella splendida cornice dell'ex Borsa Merci nel cuore storico della città, si apre, quindi, per il visitatore un mondo apparentemente lontano che l'esperienza della mostra "Scatti in Libertà" può contribuire a rendere più vicino. I quattro fotografi hanno frequentato la struttura penitenziaria, hanno conosciuto i detenuti, si sono confrontati con loro e li hanno fotografati, immortalandone la volontà e la speranza di un passaggio verso una vita migliore per sé e per la società che saprà accoglierli.
"Ci siamo avvicinati con grande discrezione al mondo penitenziario, dichiarano i quattro fotografi, e abbiamo lentamente maturato il desiderio di realizzare un percorso fotografico che raccontasse quello che avviene dentro. Ci hanno colpito molto questi percorsi in transito, verso una nuova vita. Ragazzi disposti a metterci la faccia. A ripartire dai propri errori. Siamo rimasti colpiti molto dalla disponibilità di questi allievi speciali. In un tempo in cui la gente si fotografa per spirito puramente edonistico, loro hanno accettato di comunicare la loro vita in transito, cogliendo in questo un sincero amore per il lavoro che viene fatto all'interno del laboratorio di cucina del carcere perugino". Guardando le foto esposte nella mostra si avverte la serenità dei semplici momenti di vita quotidiana, si respirano la sofferenza, la speranza di chi è costretto a vivere in quella dimensione, il rispetto di chi prova a rinascere e a riscattarsi. "Scatti in Libertà" è un'occasione per conoscere il carcere, capirlo, guardarlo con occhi diversi, lontano da pregiudizi, stereotipi e luoghi comuni. Le porte del carcere si aprono. La speranza viaggia sulle immagini.
chietitoday.it, 26 settembre 2019
Venerdì 27 settembre, alle ore 16, i cancelli del carcere di Lanciano si apriranno per accogliere la comunità esterna. Infatti, esperite tutte le necessarie procedure autorizzative, ospiti esterni potranno partecipare a un evento a carattere culturale ed artistico, ma soprattutto di grande spessore umano e per finalità di solidarietà sociale.
All'interno del teatro del carcere "Il Piccolo Fenaroli", la compagnia teatrale di detenuti "Il Ponte per la Libertà", condotta dal produttore e regista Carmine Marino, interpreterà "L'Avaro" di Moliere nella libera rivisitazione di Carmine Marino. I detenuti hanno scelto e voluto far dono del loro lavoro artistico alla comunità esterna ed all'associazione "Alliance for stroke unit", che col suo presidente Gabriele Lombardozzi, dirigente medico della omonima unità ospedaliera di Pescara, si pone al servizio del reparto e della cittadinanza tutta.
Gli ospiti esterni hanno scelto di versare un libero contributo e l'intero generoso incasso verrà devoluto dal carcere all'associazione per l'acquisto di strumentazione utile alla cura dell'ictus cerebrale. Lombardizzi, da parte sua, farà precedere alla rappresentazione un suo intervento formativo sul tema dell'ictus, della sua notevole diffusione, della prevenzione e cura, con un approccio incentrato sulla centralità della persona e della sua dignità in ogni fase e tempo della sua esistenza.
cronachepicene.it, 26 settembre 2019
Il garante dei diritti della persona della Regione Marche Andrea Nobili sarà in città il 27 settembre per un incontro con lo scrittore Franco Arminio, previsto nell'ambito del progetto "Ora d'aria" che riguarda le attività trattamentali della Casa circondariale di Marino del Tronto. Il progetto prevede alcuni laboratori e la partecipazione diretta di importanti poeti italiani. Nella stessa giornata Arminio si confronterà con i detenuti anche nella casa di reclusione di Fermo.
"Sarà una nuova occasione per monitorare ulteriormente la situazione e per confermare l'importanza delle attività trattamentali che hanno l'obiettivo di dare una nuova dimensione alla permanenza in carcere" spiega Nobili. Il quale coglie l'occasione per esprimere vicinanza agli agenti di polizia penitenziaria.
"Abbiamo evidenziato più volte le numerose difficoltà che incontrano nell'espletare il loro lavoro, rappresentandole nella loro complessità alle autorità competenti per un sollecito intervento. Anche sul versante penitenziario le Marche hanno la necessità di una maggiore attenzione e di una diversa progettualità".
"Nell'ambito di una visione a tutto campo del nostro sistema penitenziario - conclude - non possono essere più trascurate le questioni legate alle carenze di organico; alla complessità delle mansioni che riguardano sicurezza, trattamento e percorso di reinserimento dei detenuti; alla mancanza di operatori ed educatori, nonché di adeguate e costanti attività trattamentali. È l'intera organizzazione che va rivista".
di Benedetto Vecchi
Il Manifesto, 26 settembre 2019
Il diritto all'oblio, cioè la cancellazione ogni cinque anni dei dati raccolti su un singolo utente, era stato voluto inizialmente dalla Spagna e poi accolto dall'intera Ue, grazie all'attivismo dei movimenti sociali e al paziente, sensibile e accorto lavoro di tessitura di studiosi e giuristi, tra i quali va ricordato Stefano Rodotà.
È stata considerata una vittoria di Google, la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea che ha accolto il ricorso della società americana contro la multa inflitta da un tribunale francese per non avere applicato la normativa del diritto all'oblio su dati di utenti memorizzati nei server del motore di ricerca al di fuori del territorio europeo. Sentenza anacronistica, ha commentato il Garante per la privacy italiano Antonello Soro, in quanto la riservatezza e l'integrità dei dati personali sono un diritto universale che ignora i confini nazionali, o continentali.
La vicenda del ricorso di Google apre tuttavia una ulteriore porta su un continente - quello della gestione economica e politica dei dati - diventato una componente centrale, essenziale nel business dentro e fuori la Rete. Le imprese raccolgono informazioni individuali e collettive, le elaborano, le impacchettano, le vendono al miglior offerente, sia che si tratti di società pubblicitarie che altre imprese dei Big Data. Si può chiamare capitalismo delle piattaforme o della sorveglianza, ma al di là della terminologia la sentenza europea ha quindi un valore politico altissimo.
Il diritto all'oblio, cioè la cancellazione ogni cinque anni dei dati raccolti su un singolo utente, era stato voluto inizialmente dalla Spagna e poi accolto dall'intera Ue, grazie all'attivismo dei movimenti sociali e al paziente, sensibile e accorto lavoro di tessitura di studiosi e giuristi, tra i quali va ricordato Stefano Rodotà. Il diritto all'oblio era stato voluto perché appunto la privacy non solo era ed è violata sistematicamente dalle piattaforme digitali, ma proprio perché i dati stavano diventando una merce pregiata per fare profitti.
Il motore di ricerca di Larry Page e Sergej Brin è finito sotto accusa più volte. È stato multato per aver violato leggi nazionali e norme europee. Ha dovuto in alcuni paesi del vecchio continente, ma anche in alcuni stati degli Stati uniti, ridimensionare i progetti di accumulo dei propri Big Data. Street View, cioè l'uso di foto e informazioni a scopo promozionale di angoli di città, di paesi, e di paesaggio "postati" dagli utenti, è vietato ad esempio in Germania per violazione della privacy, ritenuta una materia politica e economica "sensibile" proprio perché ibrido di diritto individuale e materia prima economica.
Del rischio politico di finire nel tritatutto delle polemiche e degli j'accuse ne sono consapevoli a Mountain View. Non vogliono certo finire come i "cugini" amati-odiati di Facebook, considerati oramai dopo la vicenda di Cambridge Analytica, la bestia nera della violazione della privacy in tutto il mondo. Per questo sono intervenuti con solerzia, mobilitando eserciti di avvocati e puntando moltissimo su questa sentenza.
La posta in gioco, infatti, è un modello di business e delle sue prospettive. Gratuità di alcuni servizi in cambio della cessione della proprietà dei propri dati personali: è questo il canone dominante, che ha reso Google uno dei Big Five della Rete. Ma quello che preme ora agli strateghi di Mountain View è il futuro, cioè machine learning, predittività, intelligenza artificiale, sistemi esperti nella gestione dei Big Data cioè quell'evoluzione del proprio modello di business a portata di click che fa sì che l'insieme della infrastruttura tecnologica e del software sia piegata non solo a prevedere i comportamenti futuri degli utenti, ma a plasmarli, modificarli, condizionarli a proprio piacimento all'interno di un dispositivo di soft power.
In altri termini, acquisterai una certa merce, aprirai un certo sito internet con la sensazione di aver agito in libertà e con il proprio libero arbitrio, mentre le strategie di "accompagnamento" alla scelta sono state una costante sia quando si è connessi o si è logout dalla Rete. È questo futuro che Google vuol affermare.
C'è però la possibilità che la vittoria di Google si risolva in una vittoria di Pirro. Il motore di ricerca ha fatto leva su un tronfio sovranismo digitale tornato in auge dopo la grande sbronza globalista dei decenni passati. In punta di diritto la Corte di giustizia europea ha ragione quando afferma che ciò che è fuori dall'Unione europea non è sottoposto alle leggi continentali. Ma è difficile tracciare confini per affari che prosperano solo senza frontiere. La privacy è certo un diritto individuale ma funziona solo su base universale. E globale. Lo stesso vale per i Big Data. Così Google può aver vinto una battaglia, ma rischia di perdere la guerra globale del capitalismo della sorveglianza per aver rinunciato a dare un contentino alla vecchia Europa.
di Carlo Lania
Il Manifesto, 26 settembre 2019
"La Francia non può accogliere tutti se non può accogliere bene". Lunedì prossimo l'Assemblea nazionale francese discuterà il nuovo piano del governo sull'Immigrazione e da New York, dove si trova per l'assemblea dell'Onu, Emmanuele Macron anticipa la linea scelta dal governo. Ma le parole del presidente francese si allungano inevitabilmente anche sulla bozza di accordo per il ricollocamento dei migranti siglata alla Valletta tra i ministri dell'Interno di Malta, Italia Francia e Germania, e finiscono con alimentare le perplessità che, a poco più di 48 ore dalla firma, già sono state espresse da più parti sulla reale fattibilità degli impegni presi.
Sarà il vertice dei ministri dell'Interno dell'Ue, fissato per il 7 e 8 ottobre a Lussemburgo, a sciogliere gli ultimi dubbi. Nel frattempo a Bruxelles più di una fonte diplomatica mette in fila tutte le difficoltà presenti nel documento di 5 pagine e 15 articoli siglato sull'isola Stato. A partire proprio dal fatto che tutto il meccanismo di distribuzione dei migranti tratti in salvo nel Mediterraneo si basa sulla volontarietà dei Paesi che decideranno di aderire, volontarietà che però può interrompersi in qualsiasi momento se il flusso degli arrivi dovesse aumentare in maniera decisiva o se le vicende interne di uno Stato - vedi elezioni - dovessero suggerire di farlo.
Altro punto sul quale è facile ipotizzare uno scontro tra i 28 riguarda l'obbligo per uno Stato di far sbarcare i migranti salvati da una propria nave militare. Condizione che sembra pensata apposta in vista di un possibile ritorno all'impiego delle navi da parte della missione europea Sophia, sospeso alla fine dello scorso anno per il rifiuto del governo gialloverde di far arrivare nei porti italiani tutti i naufraghi soccorsi da EuNavFor Med. Dopo mesi passati a litigare su dove far sbarcare i naufraghi, non è scontato che adesso i 28 possano trovarsi improvvisamente d'accordo.
Le parole pronunciate a New York da Macron fanno poi dubitare della reale volontà di Parigi di prendere tutti i migranti che, dopo essere stati salvati da una nave militare, di una ong o da un mercantile, faranno richiesta di asilo, come invece ipotizzato a Malta. Ma l'ostacolo principale potrebbe riguardare la decisione di intervenire solo in aiuto di Italia e Malta privilegiando la rotta del Mediterraneo centrale. Scelta che non è piaciuta a Spagna e Grecia che, al contrario di quanto successo da noi, hanno visto aumentare il numero degli sbarchi: secondo uno studio dell'Ispi, dei 67 mila migranti irregolari arrivati in Europa nell'ultimo anno solo il 13% è sbarcato in Italia, contro il 57% della Grecia e il 29% della Spagna (dove tra un mese e mezzo si vota).
A Bruxelles fanno inoltre notare come aver scelto di intervenire solo sulla Mediterraneo centrale rischia di frammentare ulteriormente il sistema di gestione degli arrivi dei migranti n Europa. Vista dall'altra parte della barricata, dalla parte cioè di chi salva i migranti, nel documento sono stati inseriti una serie di paletti per le ong. Le quali dovranno impegnarsi a "rispettare le istruzioni impartite dal competente Centro di coordinamento di salvataggio, non spegnere i transponder di bordo, il sistema di informazione automatizzato (Ais) per non inviare segnali luminosi o qualsiasi altra forma di comunicazione" che possa "agevolare la partenza" dei barconi. Ma anche a "non ostacolare le operazioni di ricerca e salvataggio da parte delle navi ufficiali della Guardia costiera, compresa la Guardia costiera libica". Impegni che per l'avvocato Alessandro Gamberini, difensore di molte ong, non rappresentano un problema: "Tutti i controlli vanno bene, perché non faranno altro che confermare la regolarità del lavoro svolto dalle ong", spiega il legale. Per il quale il problema vero è un altro: "Riproporre un ruolo alla Guardia costiera libica, perché tutti sanno che è fortemente inquinata da milizie in combutta con i trafficanti e perché riporta i migranti nei centri di detenzione".
Corriere della Sera, 26 settembre 2019
Hanno già aderito Italia, Malta, Francia, Germania e Finlandia e la clausola inserita rischia di penalizzare il nostro Paese. L'accordo sulla distribuzione dei migranti potrà essere sospeso se i flussi migratori dovessero aumentare in maniera considerevole. È una delle clausole inserite nel documento sottoscritto a Malta che potrebbe trasformarsi in una penalizzazione per l'Italia. Nella bozza si specifica che l'eventuale stop dovrà essere discusso dagli Stati che hanno firmato l'accordo, ma rimane comunque un punto controverso.
Testualmente nell'intesa è scritto: "Il meccanismo per il ricollocamento dei richiedenti asilo sarà valido per almeno sei mesi, e potrà essere rinnovato", ma nel frattempo occorrerà "andare avanti sulla riforma del Sistema comune d'asilo, sulla base di un'iniziativa della Commissione". Se "nei sei mesi il numero dei ricollocati dovesse aumentare in modo sostanziale, gli Stati che partecipano si riuniranno per consultazioni. Durante le consultazioni il meccanismo potrà essere sospeso". Oltre all'Italia hanno già aderito all'accordo Malta, Germania, Francia e Finlandia. La Commissione europea avrebbe però già ricevuto rassicurazioni sulla partecipazione di Portogallo, Belgio, Irlanda e Lussemburgo. Nel testo di cinque pagine si sottolinea che "ogni Stato membro può sempre offrire un posto alternativo di sicurezza su base volontaria. Nel caso di uno sproporzionato aumento della pressione migratoria in uno degli Stati partecipanti, calcolato in relazione ai limiti delle capacità di accoglienza, o ad un alto numero di richieste per la protezione internazionale, un posto di sicurezza alternativo sarà proposto su base volontaria". E ancora: "I Paesi che aderiscono all'accordo "si impegnano a rafforzare le capacità dei Guardacoste dei Paesi Terzi del Mediterraneo meridionale, incoraggiando Unhcr e Iom a sostenere modalità di sbarco in quei Paesi".
C'è poi la parte dedicata alle Ong: "Occorre assicurare che questo meccanismo temporaneo per la ripartizione dei richiedenti asilo non apra nuove strade irregolari verso le coste europee ed eviti la creazione di nuovi fattori di attrazione". E dunque "tutte le navi devono essere registrate secondo la legge nazionale dello Stato di bandiera. Dove possibile, le imbarcazioni per il salvataggio saranno registrate come tali. L'amministrazione dello stato di bandiera assicurerà che tali imbarcazioni siano qualificate in modo adeguato ed equipaggiate per condurre tali operazioni". Ieri è stata decisa la ripartizione dei 182 migranti sbarcati dalla Ocean Viking: a Francia e Germania andranno 50 ciascuno, 20 al Portogallo, 2 all'Irlanda, 2 al Lussemburgo, i restanti 58 saranno presi in carico dalle strutture della Cei.
di Alberto Custodero
La Repubblica, 26 settembre 2019
Poi denuncia "interferenze" di Francia, Emirati, Egitto. L'intervento del leader di Tripoli alle Nazioni Unite: è la prima volta che attacca apertamente i tre Paesi. Il premier del governo libico di unità nazionale (Gna), Fayez al-Serraj, ha denunciato alle Nazioni Unite "l'interferenza" di Paesi stranieri in Libia e ha definito il suo avversario Khalifa Haftar un "criminale assetato di sangue".
"È deplorevole che altri Paesi continuino a interferire" in Libia, ha detto Serraj all'Assemblea generale, citando Emirati Arabi Uniti, Francia ed Egitto. Appena quattro giorni fa il comando generale del sedicente esercito nazionale libico (Lna), guidato da Haftar, aveva dichiarato "che tutte le sue forze di terra, navali e aeree stanno partecipando a un grande attacco contro le milizie nei pressi di Tripoli".
Il giorno prima intensi combattimenti erano scoppiati anche a sud di Tripoli, con le forze fedeli al maresciallo Haftar che hanno lanciato una nuova offensiva verso la Capitale - con la copertura di bombardamenti aerei - denominata Martire Mohsen al Kani. La crisi libica è al centro dei pensieri del premier italiano Giuseppe Conte. Nel suo discorso di ieri notte alle Nazioni Unite il presidente del Consiglio aveva manifestato tutta la sua preoccupazione per una escalation militare che sta destabilizzando la Regione ogni giorno di più. "È arrivato il momento della pacificazione - aveva affermato il premier - e tutti dobbiamo agire a sostegno dell'azione delle Nazioni Unite. Il primo passo indietro è un cessate il fuoco credibile". Tutti gli Stati membri delle Nazioni Uniti devono rispettare l'embargo delle armi, prevenendo un'escalation dei conflitti in Libia", aveva poi ammonito, cercando l'appoggio del presidente Usa Donald Trump per il raggiungimento dei due obiettivi, il cessate il fuoco e l'embargo della fornitura di armamenti.
di Riccardo Noury
Corriere della Sera, 26 settembre 2019
Sono passati cinque anni dalla sparizione forzata, in Messico, dei 43 studenti dell'istituto magistrale di Ayotzinapa: 43 di oltre 40.000 scomparsi nel paese centroamericano di cui non si hanno più notizie. Dopo quattro anni trascorsi tra coperture, insabbiamenti, arresti basati su prove raccolte illegalmente (tanto che alcuni di loro sono stati rilasciati), il nuovo governo del presidente López Obrador ha preso qualche impegno.
Nei primi 10 mesi in carica, il governo ha creato una commissione speciale e un'unità speciale all'interno della procura generale. Inoltre, il sottosegretario per i Diritti umani ha annunciato che il Messico accetterà la competenza del Comitato sulle sparizioni forzate delle Nazioni Unite che potrà dunque esaminare casi di sparizione nel paese.
Inoltre, in un recente incontro coi familiari dei 43 studenti scomparsi, il presidente Obrador e il suo governo si sono impegnati a chiedere a tutte le istituzioni di collaborare alle indagini e ad avere incontri regolari di aggiornamento tanto con le famiglie quanto con l'ufficio della procura generale. Naturalmente, non basta e non tutto ciò che è stato fatto è stato di segno positivo. Le indagini continuano a mancare di trasparenza e l'attività degli organismi di nuova istituzione non ha ancora prodotto risultati.
Due cose sono certe. La prima è che cinque anni dopo la sparizione forzata dei 43 studenti di Ayotzinapa, le autorità messicane sono ancora in enorme debito con le vittime, le loro famiglie e la società nel suo complesso. La seconda è che non vi sarà giustizia fino quando coloro che hanno ostacolato la ricerca della verità non saranno indagati.
Queste persone sono responsabili del fatto che la sorte degli studenti non sia tuttora chiarita. In occasione di questo triste anniversario, le organizzazioni locali e internazionali per i diritti umani hanno ribadito che resteranno al fianco delle famiglie degli scomparsi fino a quando non si arriverà alla verità e alla giustizia.










